
Fortissimo attaccante argentino approdato in Italia, al Parma verso la fine degli anni 90. La sua carriera, oltre a parecchi dispiaceri dati al Milan, anche una parentesi (breve e dolorosa) in maglia rossonera. Avrebbe meritato maggiori successi, sfumati anche per un pizzico di sfortuna.Nasce a Florida (Argentina) il 5 Luglio del 1975 uno dei più grandi "mattatori" della storia rossonera recente:Hernan Crespo. Attaccante tosto, tecnico e prolifico. Tira le prime pedate al pallone nei campetti di periferia, ma in una nazione assuefatta dal calcio decine di occhi si posano subito su di lui e sul suo talento. E' poco più di un ragazzo quando diventa un calciatore professionista nelle file delRiver Plate nel 1991. Nel 1993 debutta in prima squadra, davanti al bollente pubblico della“Bombonera” di Buenos Aires. Il suo talento è indiscutibile. Una punta centrale abile nel gioco aereo e con ottima tecnica individuale. Nei primi tre anni con ilRivermette a segno 24 reti. Da un centravanti con le sue potenzialità ci si potrebbe aspettare (numericamente) qualcosa di più ma, in fondo è ancora solamente un ragazzo e i margini di miglioramento in fase di realizzazione sono immensi. Nel1996, ilParma, orientato (anche per questioni di marketing della Parmalat) a “scovare” fuoriclasse nella penisola sudamericana, acquistaHernan perotto miliardi di lire (equivalente di quattro milioni di Euro). Il centravanti passa da uno stadio da centomila spettatori ad uno da poco più di ventimila, però grandi sono le ambizioni del presidente Tanzi e della squadra gialloblù. A Parma infatti arrivano grandi campioni comeEnrico Chiesa, Veron,Boghossian,Thuram e si punta davvero in alto. In soli quattro anni, il club porta a casa unaCoppa Italia, una Supercoppa italiana ed unaCoppa Uefa. In ognuna delle finali di queste competizioni (Andata e Ritorno di Lega e quelle “secche” di Supercoppa Italiana e Coppa Uefa),Crespova a segno, dimostrandosi maturo per conquistare trofei importanti. Durante la sua esperienza emiliana raccoglie un bottino di 62 reti in 116 partite e mettendo in vetrina una propensione a segnare in tutte le maniere possibili: dal gioco aereo al colpo di tacco. Nell'estate del 2000, un ridimensionamento delParma, spinge la società a cedere il bomber argentino alla Lazio, dopo un lungo corteggiamento. Il presidente Cragnotti, dopo avere conquistato il suo primo tricolore cerca rinforzi per andare all'assalto dellaChampions League. La squadra parte bene conquistando laSupercoppa Italiana, superando con il pirotecnico punteggio di 4 a 3 l'Inter all'Olimpico. Crespo non segna ma dimostra subito di essersi ambientato bene con i compagni e i nuovi schemi di MisterDino Zoff. Al termine della stagione, l'argentino verrà premiato come capocannoniere della Serie A grazie ai suoi 26 gol, cifra che gli permette di aggiungere anche laScarpa d'argento(come vice capocannoniere europeo). Un infortunio frena il suo rendimento nell'annata successiva successiva (2001-2002). Le reti segnate saranno “solamente” 13 ma laLazio di Cragnotti, squadra tosta e spettacolare, capace di restare ai vertici per un lustro in Italia e in Europa, sembra giunta al capolinea. Schiacciata dai debiti, la società si trova costretta a privarsi di pezzi pregiati.Il capitano Alessandro Nesta finisce al Milan mentre Crespo passa ai cugini dell'Inter. Una stagione complicata la sua con i nerazzurri. Pochi gol segnati (7) e presenze col contagocce. Un'amara parentesi aperta e chiusa in fretta, con il passaggio alChelsea, nell'estate del 2003. Anche lì, una condizione non eccelsa e qualche fermata ai box di troppo ne limitano il rendimento ma la sensazione è di avere sottocchio un campione da preservare per riportarlo al massimo splendore. Ed ecco che entra in causa ilMilan che decide di accettare il calciatore argentino con la formula del prestito. Un “nemico” di sempre (in campo, s'intende) si unisce alla lotta per i colori rossoneri. Il centravanti denota i limiti evidenziati nelle ultime stagioni. Riflessi non certo da rettile, condizione fisica altalenante, una leggera sensazione di goffagine. Poi, nell'inverno del 2004 il fiore argentino sboccia e pianta radici.Crespo comincia a segnare gol a raffica e (soprattutto in Champions League) mette a segno reti pesantissime che trainano il Milan fino alla finale di Istanbul, persa nella maniera più amara, contro il Liverpool (rimonta subita da 3 a 0 a 3 a 3 e sconfitta ai calci di rigore), dopo che lo stessoCrespoaveva messo a segno una splendida doppietta. Anche in campionato le cose terminano nella maniera peggiore e lo scudetto (poi assegnato all'Inter dalla giustizia sportiva) viene “vinto” al termine di una lunghissima volata, dalla Juventus, sui rossoneri. L'amarezza per l'epilogo della stagione porta alcuni cambiamenti nella rosa del Milan.Hernan Crespo torna in Inghilterra, dopo il mancato riscatto del club di via Turati e gioca un campionato da protagonista con i blues di Abramovich. Nel 2005-2006, con il suo Chelsea, trionfa in Premier League. Tuttavia, la sua voglia di tornare in Italia, manifestata attraverso parole di rammarico per la mancata riconferma in rossonero, si traduce in un desiderio di riaccasarsi a Milano per una nuova avventura in nerazzurro. Lo scandalo Calciopoli, nel frattempo, ha cambiato il panorama della Serie A (Juve retrocessa e molte big penalizzate) e l'Inter conquista agevolmente (anche grazie alle 14 reti di Crespo) il tricolore dopo quasi un ventennio. A seguito di un primo anno che conferma le aspettative, l'argentino subisce un calo fisiologico.Nel Gennaio 2009, passa al Genoa dove c'è grande entusiasmo per il suo arrivo. Ma le sue reti risultano rare e ancor di più, sembrano esserlo le belle giocate di qualche anno prima. Dai rossoblù passa nuovamente al Parma nel 2010. Chiude la sua “circonferenza” italiana con un ritorno alle origini. Le sue prestazioni si elevano ad ottimi livelli, spinte da nuove motivazioni. Tornano anche i gol: nove nella sua prima stagione bis in Emilia. Raggiunge nell'Ottobre 2011 il traguardo di 600 partite ufficiali con squadre di club. Nel Febbraio successivo però, dopo avere masticato amaro per una serie di esclusioni dalla formazione titolare, annuncia il ritiro. Con la nazionale e con le squadre di club avrebbe potuto raccogliere maggiori soddisfazioni ma spesso, sul più bello, il sogno si è spezzato. Circostanze. Le lacrime di Istanbul ancora rigano le guance e i cuori del popolo milanista. Una serata che cambia la storia di un calciatore. Quella doppietta “inutile” da conservare tra i rimpianti e non assieme ai trofei. Di Hernan avrei potuto raccontare tra i grandi campioni rossoneri (perché tale è stato), ma di fatto, sono stati più i “dispiaceri” inflitti ai nostri colori da avversario che i trionfi di un'isolata stagione in prestito. Non mancherò di ricordare però la sua abilità di trasformare in pericolo i palloni vaganti e di crearsi spazi ed opportunità in area. Un grande campione, un grande avversario degno del rispetto che merita, sempre, chi, nel corso di una carriera, versa anche qualche lacrima rossonera.
Enrico Bonifazi
(Foto di Zimbio)
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