
Litalia dopo la prima guerra mondiale Il governo Mussolini dal 1922 ai Patti Lateranensi La crisi economica e l'Italia: corporativismo e cultura L'Impero, la guerra di Spagna e l'Asse Roma-Berlino Dalla fine della guerra ai nostri giorni L'Italia dopo IL 1919 L'Italia usciva dalla I Guerra Mondiale esaltata e vincitrice, ma allo stesso tempo incerta sui fini che la vittoria avrebbe dovuto assicurare. Da un lato c'era la voglia di un rinnovamento interno che portasse al governo uomini nuovi capaci di attuare profonde riforme, dall'altro i sentimenti nazionalistici già presenti ed esasperati dalla disfatta di Caporetto assegnavano alla vittoria il fine preminente di ottenere acquisti territoriali. Questi erano già in parte previsti dal Patto di Londra, in base al quale l'Italia era entrata in guerra, ma intorno a quegli accordi le cose si erano complicate. Concluso quando non erano previste né la dissoluzione dell'Impero Asburgico, né Nel novembre del 1919 le elezioni politiche sconvolsero l'assetto politico precedente. Il partito socialista conquistò ben 156 seggi, mentre il partito popolare, che si sottoponeva alla prima prova elettorale (era nato nel gennaio dello stesso anno), conquistò 100 seggi. IL 1920 Nei primi mesi del 1920 si susseguirono ininterrottamente agitazioni, violenze e scioperi. Soprattutto gli operai metalmeccanici della FIOM organizzarono queste agitazioni, che ebbero il culmine nel settembre con l'occupazione delle fabbriche. Anche i lavoratori agricoli occuparono le terre, in quanto erano meno tutelati rispetto ai lavoratori delle fabbriche. Non si può dire che le richieste dei lavoratori fossero esorbitanti, a parte qualche rara eccezione, ed erano compatibili con il quadro istituzionale vigente. Tuttavia le agitazioni provocarono un vivo allarme nel Paese, in quanto si pensava con paura che la rivoluzione bolscevica fosse alle porte I risentimenti di fronte alle agitazioni sociali e alle violenze dei socialisti dettero luogo alla nascita del Movimento Fascista, ad opera di Benito Mussolini il 23 marzo 1919, con il nome di Fasci di Combattimento. Una delle prime imprese dei gruppi fascisti fu l'incendio dei locali del giornale socialista "Avanti!". Successivamente, Mussolini e i Fascisti si schierarono a fianco di D'Annunzio e dell'impresa fiumana. Alle elezioni del 1919 Mussolini presentò la sua candidatura ottenendo una dura sconfitta, e fino alla prima metà del 1920 il ruolo dei Fascisti fu marginale. Riguardo alla questione di Fiume, l'Italia aveva stipulato il Trattato di Rapallo (12 novembre 1920) con Il governo Giolitti aveva dimostrato scarsa volontà di reprimere le agitazioni socialiste, e tutto ciò aveva fatto aumentare il risentimento. I Fasci si moltiplicarono ed adottarono una struttura paramilitare, e formarono le Squadre d'Azione, cioè nuclei armati per azioni contro gli oppositori. Alcuni simboli del Fascismo furono l'adozione della camicia nera, il saluto romano a braccio teso e il grido di battagliaEia eia alalà. Si trattava di tradizioni provenienti dai gruppi speciali di arditi e dalle azioni di D'Annunzio. Fu determinante la lezione della guerra per la formazione degli squadristi, che erano diventati come degli specialisti. Gli obiettivi degli squadristi erano spezzare il movimento operaio, rovesciare le amministrazioni comunali di sinistra ed agire contro qualsiasi sindacato. La prima azione di grande rilievo degli squadristi fu l'attacco al Palazzo d'Accursio, sede del comune di Bologna, dove il 21 novembre 1920 si stava insediando il nuovo governo socialista. L'azione dello squadrismo si muoveva dal centro alle zone circostanti, organizzando spedizioni punitive. In questo modo, si otteneva il controllo del territorio in maniera graduale. Gli avversari non potevano opporre resistenza, in quanto i Fascisti erano esperti nell'uso delle armi e nel combattimento corpo a corpo, inoltre godevano dell'appoggio della forza pubblica. Alle elezioni politiche del 15 maggio 1921 i Fascisti ottennero 35 seggi, mentre dalla parte socialista si stava verificando una grande instabilità interna. Nel novembre del 1921 il Movimento Fascista si era trasformato inPartito Nazionale Fascista (PNF). "O Roma o morte!" -27 ottobre 1922 L'idea di marciare a Roma era già stata fatta circolare dai legionari fiumani, ma anche i Fascisti avevano simulato una "marcia" su Ravenna, alla guida di Italo Balbo. La decisione di marciare su Roma fu presa durante l'adunata di Napoli, il 24 ottobre 1922. Furono prescelti i comandanti delle varie colonne (Perrone Compagni, Bottai e Igliori, al comando rispettivamente di 4000, 8000 e 2000 Fascisti, provenienti da Civitavecchia, Tivoli e Monterotondo), e al termine della parata per le vie della città Mussolini proclamò: "O ci daranno il governo o lo prenderemo, calando su Roma". Il 27 ottobre il governo Facta dà le dimissioni, mentre i Fascisti cominciano la marcia di avvicinamento. Durante la marcia si impadroniscono senza resistenza di uffici postali e telegrafici, di grande utilità per i collegamenti delle varie colonne. Anche le stazioni ferroviarie furono occupate, permettendo ai Fascisti di "marciare" in treno fino all'interruzione delle linee. Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, Facta chiese al Re di firmare lo stato d'assedio, in modo da far intervenire il Regio Esercito, ma ottenne un rifiuto. Infatti, Vittorio Emanuele III diede ascolto ai consigli di Federzoni, noto nazionalista, e al generale Armando Diaz, che proponevano un accordo con Mussolini. Mussolini era rimasto a Milano per attendere lo sviluppo degli eventi, e nella notte raggiunse Roma in un vagone letto. Il 28 ottobre si presentò al Sovrano che gli diede incarico di formare il governo. Il governo fu formato il 30 ottobre 1922, mentre le squadre marciavano per la città. Il Governo era composto da una coalizione di Fascisti, nazionalisti, popolari, democratico-sociali nittiani, giolittiani, salandrini, indipendenti filofascisti. Non era un vero e proprio governo di coalizione, in quanto Mussolini non aveva consultato i gruppi parlamentari, ma si era rivolto direttamente ai singoli. Il Duce, oltre che essere Capo del Governo, assunse ad interim i ministeri dell'Interno e degli Esteri. Ai fascisti andarono i ministeri di Giustizia, Affari di Culto, Finanze, Tesoro, Assistenza e Pensioni, Terre Liberate. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio fu nominato Acerbo, l'estensore della legge elettorale del 1924. Il governo Mussolini dal 1922 aiPatti Lateranensi Il primo provvedimento preso da Mussolini fu, il 15 dicembre 1922, la costituzione delGran Consiglio del Fascismo. Era essenzialmente un organo di partito, ma aveva anche un ruolo governativo, in quanto i suoi componenti ricoprivano cariche dello Stato. Poco più tardi, il 28 ottobre 1922, trasformò le squadre fasciste ilMilizia Volontaria per Il 23 luglio 1923 predispose una legge elettorale in grado di fargli mantenere il controllo del Governo, la cosiddetta "legge Acerbo", dal nome del suo proponente. Tale legge prevedeva un premio di maggioranza, ossia la lista che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti e avesse superato tutti gli altri partiti avrebbe ottenuto i due terzi dei seggi. La legge doveva essere approvata dalla Camera, dove il voto decisivo era quello dei deputati del Partito Popolare di don Luigi Sturzo. Mussolini riuscì ad ottenere aiuto dalla Santa Sede, che impose al sacerdote di ritirarsi dalla politica. Privi della guida del sacerdote, i popolari si arresero e uscirono di scena. La legge fu approvata il 23 luglio 1923; don Sturzo prese la via dell'esilio per ritornare in Italia solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il 6 aprile 1924 si tennero le elezioni politiche con il nuovo sistema maggioritario. Il governo aveva promosso il cosiddetto "listone", una lista di coalizione che includeva oltre ai fascisti alcuni elementi della tradizionale classe dirigente. La lista fascista ottenne il 65% dei voti e 374 deputati, dei quali ben 275 erano iscritti al Partito Fascista. Riconfermatosi come Duce del Fascismo e sancendo l'impotenza dell'opposizione con il discorso del 3 gennaio 1925, Mussolini soppresse le libertà politiche, e da quel periodo si comincia a parlare di regime fascista. Le leggi più significative di quel periodo furono: Dopo di allora, il partito ebbe il ruolo di inquadrare nelle sue strutture il maggior numero di italiani, e di svolgere una intensa opera di propaganda. Nacquero varie organizzazioni specifiche: l'Opera Nazionale Balilla (ONB), più tardi Gioventù Italiana del Littorio (GIL), per l'inquadramento dei bambini e dei giovani; i Gruppi Universitari Fascisti (GUF), a cui aderivano gli studenti universitari; le Massaie Rurali e i Fasci Femminili, rivolte delle donne di campagna e di città; l'Opera Nazionale Dopolavoro, per assicurare ai lavoratori una rete di attività assistenziali e ricreative, e con la quale ci fu un tentativo ben riuscito di avvicinare al partito il ceto operaio. La "Battaglia del Grano" La politica agraria del regime si realizzo dopo che il fascismo aveva organizzato una politica brutale nei confronti delle campagne, eliminando ogni conquista dei contadini e dei braccianti ottenuta subito dopo la guerra. Inoltre fu introdotta una legge per limitare i movimenti dei contadini dalle campagne alle città. Nel giugno del 1925 fu lanciata la "battaglia del grano", con l'obiettivo di raggiungere l'autosufficienza in campo granario, grazie anche al reinserimento di un dazio sulle importazioni di grano. Erano previste la meccanizzazione della produzione, la concimazione chimica, la sperimentazione culturale. L'obiettivo non fu raggiunto, ma la campagna ebbe un forte effetto propagandistico, e le foto del Duce che trebbiava il grano a torso nudo erano molto popolari negli anni Trenta, facendo aumentare il consenso. La rivalutazione della Lira: Quota 90 Nel 1926 il ministro De Stefani diede le dimissioni e alle Finanze fu chiamato Giuseppe Volpi, che ottenne un ingente prestito dagli Stati Uniti. Abbandonato il precedente liberismo, Volpi attuò una politica protezionistica favorevole alle grandi imprese, efficacemente detta di "privatizzazione dei profitti" e di "socializzazione delle perdite". Nel 1927 la lira fu rivalutata, fissando il tasso di cambio a 90 lire per una sterlina, mentre prima ne occorrevano I rapporti tra l'Italia e Il 24 marzo 1929 si svolsero le prime elezioni del regime fascista, quasi un plebiscito. L'affluenza fu quasi del 90%, altissima per l'epoca. I sì furono 8.506.576, mentre i no furono solo 136.198. Il Fascismo era ormai saldamente insediatoalla guida dello Stato Italiano. A partire dalla fine del XIX secolo, gli Stati Uniti conobbero un forte sviluppo economico e demografico. Nel 1890 la popolazione americana era di 63 milioni di abitanti; nel 1910 era salita a 92 milioni; nel 1930 aveva raggiunto quota 123 milioni. Gran parte dell'incremento era stato provocato dall'immigrazione, ma, se in un primo periodo gli immigrati erano dell'Europa nord-occidentale, in un secondo tempo erano dell'europa sud-orientale. Questo problema non era da poco, in quanti i primi immigrati erano facilmente assimilabili nella società americana, ma i secondi portavano il timore della diffusione del socialismo e dell'anarchia. Lo sviluppo industriale negli Stati Uniti era stato molto rapido. Le varie attività produttive tendevano ad accentrarsi nelle mani di poche società, come A partire dal 1920 e fino al 1932, vi fu un seguito di presidenti repubblicani che inasprirono il protezionismo, isolando gli USA dal resto del mondo. Come ritorsione da parte degli altri paesi, vi furono ostacolazioni alla circolazione delle merci americane, limitandone le vendite. Al tempo stesso, i presidenti americani diedero mano libera all'iniziativa privata, riducendo l'intervento statale, e abbassando le tasse. In questo modo, aumentavano le risorse dei privati, inducendoli a una corsa verso i consumi. Gli Stati Uniti, sia come governo che come banche private, erano creditori di molti stati europei per il pagamento dei debiti di guerra; se gli affari in Europa andavano male, il pagamento di questi debiti era in pericolo. Il protezionismo americano faceva contrarre il reddito dei ceti rurali e questa contrazione influì sull'industria, che trovava dei limiti alla propria espansione. L'euforia del mercato finanziario americano non corrispondeva allo stato dell'industria. I crediti erano facili da ottenere, soprattutto quelli ipotecari, ed era stata introdotta una nuova forma di pagamento, quella rateale. Il numero di operatori che speculavano in Borsa era sempre maggiore: i guadagni erano rapidi, basati sulla differenza tra minor prezzo di acquisto e maggior prezzo di vendita. Questo incremento di valore delle azioni trattate in Borsa non corrispondeva ad alcuna ricchezza reale, in quanto lo stato delle industrie era ben diverso. Si speculava su di una ricchezza fittizia. frutto di un giro di affari artificioso. Alla fine dell'estate 1929 i più accorti operatori finanziari avvertirono i primi segni di pericolo, e ritirarono i propri investimento dalla Borsa. Quando il timore aumentò, ognuno cercò di convertire i propri risparmi in denaro, e il 24 ottobre 1929, il famoso "giovedì nero", il volume di vendite fu tale che il valore dei titoli precipitò. Sia i grandi patrimoni che i risparmi di piccoli risparmiatori furono bruciati in poche ore. Nessuno era in grado di pagare i propri debiti, così le banche che li avevano concessi andarono in fallimento. La crisi ebbe effetti sul mondo intero, e in Germania favorì l'ascesa al potere di Hitler e del partito nazionalsocialista Dopo Adolf Hitler (1889 - 1945) nacque in Austria da una povera famiglia. Aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale come volontario, e si distinse per i suoi meriti. Dopo la sconfitta si unì ai gruppo nazionalistici tedeschi, fondò un partito e partecipò a un tentativo di insurrezione in Baviera, fallito. Condannato a un anno di carcere, scrisse ilMein Kampf, pubblicato nel 1925, considerato una testimonianza personale e un manifesto politico. In quell'opera Hitler esponeva le proprie teorie e in particolare sul darwinismo sociale, sostenendo che la razza ariana era quella destinata a prevalere sulle altre. L'ebreo era invece considerato il peggiore nemico, in quanto gli ebrei erano da sempre legati a professioni con ampi giri di denaro: banchieri, orefici, strozzini, eccetera. L'ebreo aveva colpa di tutto ciò che stava accadendo in Germania, ed era considerato bolscevico e inferiore. Uscito dal carcere, Hitler si dedica alla ricostituzione delPartito Nazionalsocialista, attribuendogli una gerarchia: alla testa del Partito vi era il Führer, cioè egli stesso, mentre ogni regione aveva un Gauleiter, dal quale dipendevano i funzionari minori. Il Partito aveva anche la propria formazione paramilitare, Nelle nuove elezioni per il Reichstag, il 31 luglio 1932, il Partito Nazionalsocialista ottenne il 37,4% dei voti, diventando il primo partito tedesco. Nelle elezioni successive, nel novembre 1932, i nazisti persero due milioni di voti, ma il 30 gennaio 1933 Hindenburg nominò Hitler Cancelliere del Reichstag. Il 27 febbraio dello stesso anno il Reichs tag viene incendiato; la colpa è data ai comunisti, e questo è il pretesto per l'emanazione di nuovi decreti repressivi contro le libertà personali e politiche. Si svolsero nuove elezioni politiche, il 5 marzo 1933, e i nazisti ottennero così il 43,9% dei voti. I deputati comunisti erano stati arrestati, quindi non potevano nuocere. I nazionalsocialisti avevano così un'ampia maggioranza. Nacque così ilTerzo Reich. La crisi economica e l'Italia: corporativismo e cultura Gli effetti immediati della crisi colpirono non le industrie, ma i lavoratori. Con un'intensità mai vista prima, lo stato intervenne sull'economia, con una politica di salvataggio delle industrie in dificoltà. L'IMI, nato nel 1931, si sostituì alle banche nel finanziamento delle industrie. Nel Il corporativismo: ideologia e realtà Considerato il prodotto originale del Fascismo (ma in realtà già presente nella politica dei cattolici), e guardato - grazie all'abile campagna propagandistica del regime - con interesse all'estero come possibile rimedio alla crisi economica dei primi anni Trenta, il corporativismo riscosse più fortuna tra gli intellettuali che tra gli imprenditori. Bonifiche e ruralizzazioni Grande impulso fu dato alle grandi opere pubbliche. La bonifica integrale era già stata avviata nel 1928; oltre che alla bonifica idraulica e alla lotta contro la malaria si intendevano appotare migliorie con la costruzione di strade, acquedotti, case coloniche. Nel 1934 fu conclusa la bonifica dell'Agro Pontino, ove furono fondate cinque nuove città: Littoria (oggi Latina, 50.000 abitanti), Sabaudia (5.000 abitanti), Pontinia (4.000 abitanti), Aprilia (3.000 abitanti), Pomezia (12.000 abitanti). La fascistizzazione della cultura Già nel giugno 1925 fu fondato per ordine del PNF, l'Istituto Nazionale Fascista di Cultura, con lo scopo di tutelare e diffondere (con la rivistaEducazione Fascista) la cultura nazionale e le idealità fasciste. Dello stesso anno fu la progettazione dellaEnciclopedia Italiana a cura dell'Istituto Giovanni Treccani: realizzata tra il 1929 e il 1935, vide la collaborazione di fascisti, afascisti, non fascisti e antifascisti. La voceFascismo era firmata da Mussolini. L'Impero, la guerra di Spagna e l'Asse Roma-Berlino Negli anni Venti, tracciati i confini europei alla conferenza di Versailles, la diplomazia italiana operò in un contesto internazionale di relativa pace. L'ideologia fascista, contenente uno spiccato senso nazionalista e rivendicazioni imperialiste, impresse un segno forte alla politica estera di Roma. La nomina di Dino Grandi a Ministro degli Esteri nel 1929 inaugurò la strategia del "peso determinante", volta alla ridiscussione dei trattati di pace. Negli anni Trenta la politica estera del regime si fece più aggressiva, culminando con con la guerra di Etiopia e con l'intervento in Spagna al fianco dei nazionalisti di Francisco Franco. Questa strategia gettò le premesse per l'alleanza sempre più stretta con Gli anni Venti L'imperialismo prefascista presupponeva un diritto dell'Italia all'espansione nel Mediterraneo (ilMare Nostrum), in Africa e nell'Adriatico. Con l'ascesa al potere del Fascismo le rivendicazioni dell'Italia si estesero ai paesi balcanici. Nuovo fu però il modo di procedere di Mussolini, con colpi a sorpresa, discorsi minacciosi e esaltazione del mito della vittoria mutilata. La politica estera fu inoltre uno strumento di politica interna, per mobilitare le masse (indirizzandole verso le colonie di popolamento) e per diffondere il Fascismo in Europa con il sostegno a movimenti e regimi affini. Di continuità con la politica estera liberale si può parlare solo fino agli anni 1925-26. Due i problemi principali di quegli anni: il possesso del Dodecaneso, già stabilito dal trattato di Sevres e confermato dalla conferenza di Losanna del 1923, e la questione delle riparazioni, sollevata dalla Germania, nella quale l'Italia rimase defilata. Nel 1923 venne occupata Corfù, in seguito all'eccidio della missione militare italiana che doveva fissare il confine greco-albanese; all'ultimatum di Roma alla Grecia, responsabile dell'accaduto, seguì l'occupazione dell'isola. Ciò provocò tensioni con l'Inghilterra, ma la questione si risolse con il ritiro delle truppe e un indennizzo di 50 milioni di lire all'Italia. Nel 1924, dopo aver riconosciuto l'URSS, l'Italia si accordò con Nei primi giorni dell'ottobre 1935 Mussolini decide l'aggressione dell'Etiopia, e le truppe italiane decidono l'occupazione di quel territorio. L'invasione dell'Etiopia era stata decisa per vari motivi: Dato che l'Etiopia era membro della Società delle Nazioni, su pressioni inglesi venivano imposte all'Italia le sanzioni economiche, ossia il divieto di esportare merci in Italia. Grazie all'autarchia l'Italia non risentì molto di questi provvedimenti, e anzi rafforzò la sua alleanza con L'intervento italiano in Spagna La repubblica spagnola, guidata nel 1931-32 da una coalizione di repubblicani e socialisti e poi dal centro-destra, era sconvolta dalle agitazioni nazionaliste in Catalogna e dalla rivolta sociale nelle Asturie nell'ottobre 1934; a reprimerla fu inviato il generale franco, che nel luglio 1936 promosse l'insurrezione dei generali contro il governo del Fronte Popolare di Azaña (formato da repubblicani, socialisti e comunisti) uscito vittorioso dalle elezioni del febbraio. Al fianco della Repubblica affluirono molti intellettuali e operai anche da stati esteri, mentre a sostegno di Franco si schierarono il Vaticano e i regimi fascisti. L'Asse Roma-Berlino Al termine della Guerra di Spagna Italia e Germania erano ormai alleate, dopo che Mussolini aveva lasciato mano libera ad Hitler per l'annessione dell'Austria al Reich. Nell'ottobre 1936 i due paesi stipularono un'intesa che riconosceva il dominio italiano sull'Etiopia, ribadiva la lotta al bolscevismo e impegnava le due parti a collaborare economicamente sull'area danubiano-balcanica: era l'Asse Roma-Berlino. Un mese dopo, Mussolini annunciò la nascita dell'Asse, attorno al quale avrebbe dovuto ruotare la politica europea. Nel |