dalmedioinglesedo, derivato dall'anglosassonedōn, a sua volta dalla radice proto-germanica*dōną, "fare", (da cui anche iltedescotun, l'olandesedoen), discendente del proto-indoeuropeo*dʰeh₁-, "fare,collocare,porre,allestire,mettere inatto". Dalla stessa radice indoeuropea, attraverso varie variazione fonetiche, discendono anche ilsanscritoदधाति (dádhāti), "collocare,porre,instaurare,fare"; la radice balto-slava*dēˀtei, da cui illituanodėti, "collocare,porre"; ilgreco anticoτίθημι (títhēmi), "collocare,porre,instaurare",θεσμός (thesmós), "regola,precetto",θετός (thetós), "collocato,stabilito",θεμέλιον (themélion), "fondamenta"; la radice proto-italica*fakiō da cui illatinofacio, "fare"; e la desinenza-dos dellatino(sacer)dos, "sacerdote"
l'utilizzo dido comeausiliare per la costruzione diinterrogative enegative è peculiare dell'inglese, e non si riscontra niente di simile nelle lingue germaniche (ancora in anglosassone si utilizzava la particellane per il negativo, poi caduta in disuso, di discendenzagermanica e correlata altedesconein; si vedano anchenone eno); potrebbe essere di derivazionecelticabrittonica
la forma flessa moderna di terza persona singolaredoes era nel medioevo una variante nel dialetto dellaNorthumbria; iniziò ad affermarsi in inglese nel XVI secolo, accanto alle forme più antichedoth/doeth edost/doeth e (si veda la sezione "uso" per approfondimento), rimpiazzando poi queste ultime solo nel XVII secolo
come sostantivo, derivato dal verbo; originariamente con il significato (oggi obsoleto) di "disputa,confusione,conflitto,agitazione", divenuto poi, verso la metà del XVII secolo, "qualcosa da fare,avvenimento"