Come tutti i miei colleghi del Consiglio della rivoluzione sono giunto alla conclusione che non vi sono soluzioni militari alla ribellione. È perciò che uno dei primi gesti del governo rivoluzionario è stato quello di proclamare il diritto alla autonomia delle popolazioni del sud. Noi siamo pronti a riconoscere questo stesso diritto a tutti gli altri gruppi etnici, al nord e all'est o all'ovest, laddove lo reclamino. A condizione però che il principio della unità della Repubblica sudanese non venga messo in discussione. (Ja'far al-Nimeyri)
Quando alla fine del 1955 le truppe di sua Maestà britannica se ne partirono, esplose la guerra civile. I ribelli del Sud si chiamavanoanyanya, dal nome di un serpente velenoso, il loro emblema. Combattevano come consumati guerriglieri e tennero testa durante 17 anni all'esercito regolare. Interi villaggi distrutti, massacri di gente inerme. (Igor Man)
La guerra attualmente in atto nel Sudan meridionale sta scavando una fossa capace di diventare la tomba dell'unità africana.
La prima guerra sudanese durò dieci anni, fino al 1972. Poi, per i dieci anni successivi, si instaurò una fragile pace provvisoria. Quando, nel 1983, il governo islamico di Khartoum tentò di imporre la legge islamica (sharia) a tutto il paese, cominciò la nuova e più terribile fase di questa guerra ancora in atto.
Sono stato nel Sud nel 1960. Mi sono fermato a Wau e a Giuba, capitali di due province meridionali di cui poi ho percorso qualche centinaio di chilometri in macchina. Erano gli anni del regime di Abbud. Ho visto i campi di concentramento dove i prigionieri vivevano sulla nuda terra, senza un tetto, morendo per la fame e per il sole.