Ch'io mi inabissi in te,Trinità beata, nei misteri del cielo donde in te, con te, potrò, d'un solo sguardo abbracciare tutta la Chiesa e in te, con te, per te, attirare a te tutte le anime! "Ecce venio". Accetto la separazione dal creato che pure porta l'impronta mirabile del tuo Spirito creatore, per essere tutta in te, Luce increata! E nell'attesa ch'io operi, preghi e soffra, ch'io viva e muoia negli abissi della tua vita, Trinità eterna! Ch'io nel profondo mi perda in te e consumi la mia oblazione e sia questa la mia opera per il Corpo mistico! Ch'io da tutto sia separata per aderire a te solo, Dio uno e trino, inabitante nell'anima mia.[1][2]
[Il dolore diCristo] È nostro come tutte le cose che appartengono a noi e Lui insieme. Noi prendiamo questo dono supremo dal Maestro e a Lui lo riportiamo nel seno della Trinità... perché per Lui possa essere presentato al Padre e divenga prezioso ai suoi occhi. Allora il dolore di una piccola anima diventa ancora il dolore del Cristo, del Verbo umanato, e si trasforma in sorgente di grazia... per molte anime.[3]
Effettivamente con il passare degli anni e l'aumentare dell'infermità fisica, la vita di Itala Mela diventava sempre più un riflesso incandescente dell'amore divino e nessuna parola le bastava ad esprimere ciò che avveniva nella profondità del suo essere. Perciò, scendendo nell'abisso del silenzio, stava sotto lo sguardo di Dio come una semplice offerta. Amore e dolore, infatti, sono spesso inseparabili e quando la loro intensità è estrema, soltanto il silenzio li può esprimere, poiché appartengono alla sfera dell'ineffabile. (Anna Maria Canopi)
La consapevolezza dell'inabitazione della Trinità nella sua anima la spinse non solo a fare i voti classici di povertà, castità e obbedienza, ma anche quelli di vita eremitica e di totale abbandono alla divina provvidenza. Itala non voleva più appartenersi. Voleva essere tutta di Dio, come figlia obbediente del Padre, discepola fedele di Cristo, tabernacolo puro dello Spirito Santo. [...] L'intensa carità trinitaria la riversava sul prossimo bisognoso con delicatezza, dolcezza e concretezza. Oltre alla preghiera e al consiglio, Itala, nonostante le sue non floride condizioni economiche, era generosa nella beneficenza, aiutando gli indigenti con collette in denaro, offerte di vestiti e di cibo, aiuto nella soluzione dei tanti problemi della vita quotidiana. E tutto ciò nonostante le difficoltà di una salute cagionevole, che la portò prematuramente alla morte. [...] Nella beata Itala Mela la Chiesa offre un messaggio di fiducia nella possibilità del laicato non solo di vivere in pieno la santità cristiana, ma anche di essere artefice e protagonista del rinnovamento culturale e spirituale della società. (Angelo Amato)
↑DaNel dialogo delle tre Persone. Preghiere, La Spezia, 1993. pp. 51 s. Citato inGiuseppe Dossetti,La parola e il silenzio.Discorsi e scritti 1986-1995, a cura della Piccola famiglia dell'Annunziata, introduzione di Agnese Magistretti, Paoline, Milano, 2005,p. 346. ISBNISBN 8831529579
↑Dams.3-51,79, citato in AA.VV.,La trasfigurazione di Gesù,Communio,Rivista internazionale di teologia e cultura, n. 215, gennaio-febbraio-marzo 2008, Jaca Book, Milano, 2008,p. 57.ISBN 881670215X