Tengo molto alla casa aPantelleria, in piena riserva, una casa isolata, in mezzo alle montagne. Lì posso starmene nudo, non c'è nessuno, posso avere quella libertà nel rapporto con la natura che più amo. Sopra casa mia c'è un falco che ha fatto il nido. [...] Per me le vacanze sono dove non c’è nessuno.[1]
Se devo dire cosa mi è rimasto davvero dentro, rispondo di essere rimasto profondamenteantifascista, è un sentimento forte.[1]
Sono un timido e odio il tappeto rosso. Per me il mestiere d’attore è solitario, interiore. Non appartengo alla categoria di quelli che dicono: mi diverto e mi pagano pure.[2]
Intervista di Paola Piacenza,Iodonna.it, 17 giugno 2016.
Il linguaggio delcorpo è il linguaggio del silenzio.
Noiattori siamo manovali della poesia, lavoriamo una materia complessa: movimenti, suoni, pause.
Per un attore il corpo è la geografia del linguaggio: il mio approccio al personaggio lo chiamo "l'avvicinamento".
Ilnostro cinema è pieno di parole, è un cinema "over-talked" come dicono gli americani. Un vizio demagogico, il nostro.
Antonio Rezza, che è un artista monumentale, racconta, nei suoi spettacoli, semplicemente stando fermo, guardandoti: basta il modo in cui occupa lo spazio. Una sua espressione vale 10 pagine di dialogo. [...] Uno come Antonio può recitare in tutto il mondo, varcare i confini, lui non ha bisogno di parole.