Warren Sturgis McCulloch (16 novembre1898 –24 settembre1969) è stato unneurofisiologostatunitense, noto per la sua attività sulle teorie sulla struttura del cervello ed i suoi contributi allacibernetica[1].
Warren Sturgis McCulloch nacque ad Orange, nelNew Jersey, nel 1898. Frequentò l'università diHaverford e successivamente studiò filosofia e psicologia aYale, ove ricevette una laurea di primo livello nel 1921. Continuò negli studi di psicologia allaColumbia, a New York, ottenendo un master nel1923. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina nel1927 presso il Collegio di Medicina e Chirurgia della Columbia, iniziò a lavorare al Bellevue Hospital, sempre a New York, prima di tornare all'università nel 1934.
Lavorò al Laboratorio di Neurofisiologia a Yale dal 1934 al 1941, prima di passare al Dipartimento di Psichiatria dell'Università dell'Illinois aChicago. Dal 1952 lavorò presso ilMassachusetts Institute of Technology aCambridge, nelMassachusetts, poi ancora a Yale e più tardi all'Università di Chicago.
Fu membro fondatore dell'American Society for Cybernetics ed il suo secondo presidente nel biennio 1967–1968. Fu il mentore del pioniere dellaricerca operativa in UKStafford Beer.
McCulloch coltivò un numero ragguardevole di interessi. In aggiunta al suo lavoro scientifico, scrisse poesie, oltre a progettare e costruire degli edifici ed una diga nella sua azienda agricola adOld Lyme, nelConnecticut.
Morì a Cambridge, nel Massachusetts, nel 1969.
McCulloch viene ricordato per il suo lavoro con Joannes Gregorius Dusser de Barenne di Yale[2] e, più tardi, conWalter Pitts dell'Università di Chicago, col quale gettò le basi di una teoria della struttura del cervello in alcuni classici studi, tra i quali"A Logical Calculus of the Ideas Immanent in Nervous Activity" (1943) e"How We Know Universals: The Perception of Auditory and Visual Forms" (1947), ambedue pubblicati nel Bulletin of Mathematical Biophysics dell'Università di Chicago. Il primo è"ritenuto un contributo fondamentale alla teoria delle reti neurali, alla teoria degliautomi, alla teoria della computazione ed allacibernetica".[1]
Nell'articolo del 1943 McCulloch e Pitts cercarono di dimostrare che unamacchina di Turing poteva essere realizzata con una rete finita dineuroni (nel caso in esame, la macchina di Turing "contiene" il modello di McCullouch e Pitts, ma il contrario non è vero[3]), per dimostrare che il neurone era l'unità logica di base del cervello. Nell'articolo del 1947 svilupparono metodi di progetto di "reti nervose" in grado di riconoscere stimoli visivi rappresentanti la stessa forma nonostante cambiamenti di orientamento o dimensioni.
Dal 1952 lavorò al Research Laboratory of Electronics al MIT, in particolare sulla creazione di modelli basati sureti neurali. Il suo gruppo di lavoro esaminò il sistema visivo dellarana sulla base dell'articolo del 1947, scoprendo che l'occhio fornisce al cervello informazioni che sono già, in qualche modo, organizzate ed interpretate, invece di trasmettere semplicemente un'immagine.
McCulloch inoltre ipotizzò l'esistenza di formazioni reticolari "poker chip" per spiegare come il cervello gestisca informazioni contraddittorie in una rete neurale democratica e somatotopica. Il suo principio di "Redundancy of Potential Command"[4] fu sviluppato davon Forster ePask nel loro studio sull'auto-organizzazione[5] e da Pask nella suaTeoria della Conversazione andTeoria dell'Interazione e degli Attori.[6]
McCulloch scrisse un libro e diversi articoli:[7]
Opere pubblicate dal Chicago Literary Club:
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