Nel corso dei secoli viene citato ripetutamente con i nomi diAlvergnandus nel1041,Alvernantus nel1338,Alvergnandum nel1513,Alvergnantus nel1554 quindiAlvernant verso la metà delXVI secolo e infine nell'attualeVernante.
La radice del nome pare derivare dal terminecelticoverna, vocabolo che indicava l'albero dell'ontano nero molto diffuso nella valle e che appare oggi nello stemma del paese.Sembra invece priva di fondamento l'altra ipotesi che vorrebbe il nome derivato dal latino volgaread vernandum che starebbe a significarecentro di fondovalle idoneo allo sverno.[6]
Il 26 marzo1614 venne confermato come stemma del paese«[…] l’arma antichissima della quale è sempre stato ed è solito servirsi in tutti gli occorrenti occasioni […] che è un arbore di verna in campo d’oro con la scritta “salus in silvis”».[7] Laverna è l'ontano; il motto viene anche attestato come“In silvis salus” (“Nei boschi la salute”).[6]
È probabile che, nellaPreistoria, il territorio vernantino fosse abitato dalle stesse popolazioni che colonizzarono la vicinaValle delle Meraviglie, ossia dailiguri-alpini o liguricapillati (così detti per l’uso di portare i capelli lunghi)[6], ovvero i liguriBagienni oVagienni. Essi, sulMonte Bego, nei pressi diTenda, lasciarono, nel 2900 a.C. circa,incisioni rupestri legate ai loro culti.[8]
Vernante entrò a far parte, inepoca romana, della provincia“Alpium Maritimarum”. Sotto Nerone, gli abitanti della zona divennero cittadini romani ed entrarono a far parte della tribù Quirina, inserita nelMunicipum diPedona (l’attualeBorgo S. Dalmazzo).
Per comunicare con laGallia, i romani costruirono la Via Imperia, che collegavaRoccavione al Monte Cornio (Colle di Tenda) e attraversava proprio Vernante.[7]
La religione cristiana iniziò a diffondersi nellaVal Vermenagna nelIII secolo d.C. grazie aSan Dalmazzo, predicatore laico martirizzato, secondo la tradizione, con un colpo di spada sul capo il 5 dicembre254 nei pressi diPedona.
Il 18 giugno901 Vernante venne data in feudo adEilulfo, vescovo diAsti.
Dal904 al980 iSaraceni invasero ripetutamente i territori di Vernante, saccheggiandoli (è curioso notare che alcune parole dialettali vernantesi siano derivate proprio dalla lingua saracena: si pensi adabricoch, albicocca;articioch, carciofo;ramasin, susina;meschin, poveretti).
Nel1258, Vernante fu ceduta aCarlo d'Angiò; nel1268 passò sotto il dominio di Ardizzone, abate di Pedona, per poi ritornare agliAngiò.[7]
Dopo la battaglia diRoccavione (10 novembre1275), Vernante ridivenne terra dei Conti di Tenda (che avevano nel frattempo preso il nome di Conti Lascaris: infatti, nel1266, il Conte di Tenda Guglielmo Pietro sposòEudossia, l’ultima figlia dell’Imperatore d’OrienteTeodoro II Lascaris; da quel momento, il nome di famiglia fu cambiato da Guerra in Lascaris).
Nel1280 venne eretto, per volere diPietro Balbo di Tenda, il Castello di Vernante (laTurusela oTourousela), tutt’oggi esistente (del maniero sono rimasti il torrione centrale a forma di esagono irregolare, le mura, una torretta laterale e una torre difensiva più esterna).[6]
Nel1293 fu approvata dai Conti la prima raccolta statutaria di Vernante (purtroppo non sopravvissuta ai secoli; lo scritto è andato perduto).[9]
Il dominio dei Conti di Tenda si protrasse fino al1580.[6]
Furono redatti il 3 agosto1554 i più antichiStatuti di Vernante giunti fino a noi (gli Statuti contenevano leggi su diritti e doveri degli amministratori e della comunità, con particolare attenzione per le pene, le tasse, le imposte, le norme igieniche da seguire).[6]
Vernante, grazie al tollerante Conte Claudio, divenne centro ereticale; vennero accolti in paesePastori di Valdo eugonotti (che tentarono di conquistare la chiesa parrocchiale, la quale venne però difesa dai cristiani).[6]
Nel1722 il paese venne infeudato aFrancesco Guilliers di Giacomo, oriundo della Savoia, che acquistò Vernante per 65000 lire. Egli ne divenne il Marchese.[6][7]
Nel1744 l'esercito gallo-ispanico assediò la fortezza diDemonte. Gli abitanti dellaValle Gesso e dellaValle Vermenagna (fra i quali figuravano circa cinquecento vernantini) difesero la zona del Colletto fin quando, il 5 agosto, arrivò a dar loro man forte ilReggimento Piemonte del maggiorBrondello. ABorgo S. Dalmazzo giunse, nel frattempo, il SerenissimoInfante di SpagnaFilippo di Borbone, che pretese da Vernante derrate per il suo esercito. Il paese rifornì lentamente le truppe spagnole (cosa che fece indispettire gli invasori). L'esercito spagnolo attaccò dunque Vernante, che però insorse, riuscendo a cacciare gli invasori. I vernantini bloccarono poi la fuga del nemico a Passo Murato. I prigionieri spagnoli vennero portati dagli abitanti di Vernante al vicino forte diSaorgio. Due delegati del paese si presentarono poi di fronte al Generale Comandante nemico per protestare per la richiesta troppo elevata di approvvigionamenti da destinare alle truppe degli invasori. I due vennero arrestati, ma riuscirono a salvarsi dalla prigionia gettandosi neltorrente Gesso in piena. Tornati a Vernante, i delegati raccontarono ciò che era loro accaduto. Tal fatto spinse i paesani a dichiarare guerra ai franco-spagnoli. I vernantini, dopo essersi armati al forte diSaorgio, attaccarono l'esercito nemico, sbaragliandolo. Temendo però ritorsioni, le donne e i bambini di Vernante si nascosero sui monti circostanti; i documenti comunali vennero, invece, celati nel monumento sepolcrale della parrocchia. Intanto, ilMarchese di Ormea avvertìCarlo Emanuele III dell'invasione in corso; appresa la notizia, questi inviò milizie di supporto ai vernantini. I gallo-ispanici vennero attaccati dagli abitanti di Vernante a Robilante. Gli spagnoli, sconfitti, tolsero l'assedio daCuneo e si ritirarono inValle Stura.[6][7]
Nello stesso anno venne registrata un'epidemia dipeste epizootica, che decimò il bestiame.[6]
Nel1755 una serie di valanghe colpì la frazione vernantina di Palanfrè, causando 44 morti.[6]
Risulta che, a metà '700, a Vernante vi fossero ben quaranta telai destinati alla produzione di due tipi di tela. Da tali tele, sia vendute nel territorio, sia esportate aNizza[6], si ricavavano lenzuoli, tende, pagliericci per truppe.[7]
Con l'armistizio di Cherasco (28 aprile1796) ilPiemonte venne incorporato allaFrancia.[6] I napoleonici imposero agli abitanti di Vernante i costumi rivoluzionari; pretesero, inoltre, grandi quantità di derrate e denaro. I vernantini, esasperati, insorsero.[7]
Il 12 agosto1809 transitò a VernantePapa Pio VII, prigioniero diNapoleone. Si dice che, in quella tremenda giornata afosa, il papa, già provato per il lungo viaggio, consumò cibo indigesto preso frettolosamente aLimone Piemonte; cosa che fece peggiorare le sue già precarie condizioni di salute. Il corteo fu dunque costretto a fermarsi al centro della Piazza della Mandulera di Vernante. Boissard, il colonnello dei gendarmi che scortava il prestigioso prigioniero, si rivolse alle donne radunatesi nella piazza chiedendo loro:«Un verre d’eau!» (dal francese: «Un bicchiere d’acqua!») Il papa, dopo aver aperto lo sportello della carrozza che lo ospitava, sfiorò ciascuno dei numerosissimi bicchieri colmi d’acqua che le vernantine gli porsero, benedicendoli. Infine, ne scelse uno: quello più in alto, allungatogli da una povera madre il cui figlio aveva appena preso l’acqua dalla sorgente.Pio VII ne bevve un sorso e, voltandosi verso MonsignorDoria Pamphili, il cappellano che gli stava seduto accanto, disse: «Sembra l’acqua di Fontainebleu!» Da quel momento, in ricordo dell’accaduto, la fonte dalla quale venne presa l’acqua che fu offerta al pontefice prese il nome di Fontana Bleu, tuttora visitabile. Il passaggio di PapaPio VII a Vernante è documentato storicamente. Nella Cappella dell’Assunta, infatti, è presente una nota su una “cartella da morto” che recita:“Nell’anno 1809, alli 12 di agosto, circa le ore quattro pomeridiane, è passato in vettura, partito da Tenda, il Sommo Pontefice Pio VII, accompagnato da due o tre prelati e scortato da gendarmi: prigioniero, andò quella sera a pernottare a Cuneo, poi a Mondovì, quindi a Savona.” Inoltre, risulta che, in quell’occasione, la Mairie (il Consiglio Comunale), le Confraternite di S. Croce e le Compagnie dei Figli e delle Figlie di Maria attesero il papa presso la Cappella di S. Rocco (che sorgeva nella zona ove ora vi è la casa di riposo); il Clero, invece, aspettò sulla soglia della chiesa parrocchiale. Pio VII giunse alla Cappella di S. Rocco alle 15.45. La sosta fu breve (il papa ebbe appena il tempo di benedire la folla).[6][7]
Nella notte fra il 23 e il 24 aprile1815 spirò a VernanteGiovanni Boccaccio, primo carabiniere caduto nell’adempimento del suo dovere.[6][10] Egli trovò la morte nellaContrada Maestra (attuale Via Umberto I)in cima alla Villa per mano diStefano Rosso, dettoil Fratin oil Sardo, precedentemente arrestato per uso di monete false ed evaso con altri otto criminali dal carcere diCuneo.[11][12]
Il1816 fu un anno di miseria: i vernantini, per sopravvivere, furono addirittura costretti a mangiare erba non condita.[6][7]
All’inizio delXX secolo a Vernante era presente un’industria artigianale specializzata nella fabbricazione dicoltelli (i famosiVernantin).[6][7] Era inoltre attiva la fucina ad acqua delMartinet (Martinetto), utilizzata per produrre attrezzi agricoli.[6]
NellaGrande Guerra (1915-1918) cento vernantini caddero in battaglia.[6]
Allaseconda guerra mondiale parteciparono moltialpini di Vernante; sessantaquattro di essi morirono o vennero dichiarati dispersi (sei perirono neilager nazisti).[6]
A partire dagli anni sessanta del Novecento, a causa dello sviluppo dell'industria vetraia e della silice, che portò nuovi posti di lavoro, a Vernante si registrò uno spopolamento delle montagne: i nuovi operai, difatti, per esser più vicini al luogo di lavoro, si trasferirono in paese.[6]
Oggi Vernante è divenuto centro turistico, anche grazie alla presenza deimurales diPinocchio, unici al mondo, e del museoAttilio Mussino.[13]
Sono presenti sulle facciate del centro storico di Vernante numerosimurales narranti le avventure di Pinocchio; realizzati da due pittori del luogo (Bruno Carletto detto “Carlet” e Bartolomeo Cavallera, detto “Meo”), sono un omaggio alle tavole del pittoreAttilio Mussino che visse i suoi ultimi anni nel paese cuneese e il cui lavoro più importante fu l'illustrazione del libro diCarlo Collodi“Le avventure di Pinocchio” , in occasione dei trent'anni dalla sua prima pubblicazione.[14][15]
Nel2005 è stato inaugurato, nei pressi della chiesa parrocchiale, all'interno dei locali sottostanti l'ex confraternita (risalenti al1200), il museoAttilio Mussino, che si propone di conservare e divulgare il lavoro dell'artista e di presentare ai visitatori opere lasciate in dono alla Pro Loco dalla seconda moglie dell’illustratore, Margherita Martini. Nel museo sono presenti numerose tavole, dipinti, bozzetti, libri e riviste illustrate da Mussino; vi si possono inoltre ammirare l'edizione illustrata del1911 della fiaba di Collodi, il libro con le pagine animate uscito nel1942 e le 33 tavole illustrate dell'ultima edizione pubblicata suIl Giornalino nel1952.[13]
Il paese ha reso omaggio al suo famoso artista intitolandogli, nel1978, i giardini pubblici (dello stesso anno è il monumento a Mussino sito nei suddetti giardini e realizzato dal vernantesePietro Dalmasso) e, nel1989, lascuola elementare.[14][15]
Vernante ha inoltre ricordato la più celebre opera dell’illustratore apponendo, nei pressi della tomba di Mussino, situata nel cimitero del paese, un bassorilievo raffigurante unPinocchio in lacrime.[13]
Austeramente veglia dal1280 su Vernante laTourousela (Turusela),torrione fortificato fatto costruire daPietro Balbo, conte diTenda, per difendere la contea.
LaTourousela (Turusela) appartiene alla prima tipologia dicastelli eretti nell’epoca feudale (fra il1100 e il1300), ossia ai castelli torrioni o castelli fortezze.
Il castello medievale di Vernante, utilizzato in passato come dimora saltuaria e come posto di guardia per le sentinelle, è tuttora detto castelloLascaris, dal nome dei suoi ultimi proprietari, i conti Lascaris diTenda, discendenti del fratello diPietro Balbo.
LaTourousela (Turusela) ha un unico torrione centrale a forma diesagono irregolare. Ilmaschio, all’epoca, possedeva, probabilmente, diversi piani aballatoio, comunicanti fra loro tramite botole e scale a pioli, ed era circondato da mura munite di altre tre torri. Una galleria sotterranea, ora praticamente inaccessibile, collegava il castello con il torrenteVermenagna; il che permetteva il rifornimento d’acqua per icavalli.
LaTourousela (Turusela) divenne, nel1540, la temporanea prigione diOnorato II Lascaris, catturato dal brigante franceseArcembaldo de Abzat dopo che egli ebbe preso d’assalto il maniero diTenda.
Il castello vernantino venne distrutto nel1557 dalle truppe spagnole decise ad assediareCuneo, scontratesi con un’orda di 400 vernantini.[6]
Nel marzo del1966, la torre centrale dellaTourousela (Turusela), dichiarata pericolante, venne fatta saltare in aria con più di una carica diesplosivo. I resti vennero però recuperati e la torre ripristinata.[16]
Ad oggi si possono ammirare, oltre almaschio, i resti delle antiche mura e di una delle tre torri, nonché un'altratorre che apparteneva ad un sistema difensivo più esterno.[6]
Il santuario dellaMadonna (o Madonnina) della Valle risale alXV secolo ed è frutto di un ex voto fatto dai vernantini in occasione di un grave pericolo collettivo (forse un'epidemia dipeste). Opera del lavoro dei valligiani, è acroce greca con pavimento amosaico in pietra e mura costruite a calce calda.
All'interno del santuario si possono vedere numerosi quadri "ex voto" in onore della Vergine per grazie ricevute dai valligiani nel corso dei secoli.
Entrando nella struttura, a destra, si può ammirare iltrono della Vergine risalente alla fine delXVII secolo, esempio dibarocco piemontese. La statua della Vergine, rivestita di un manto d'argento tessuto a mano, è in legno; ha un peso complessivo di oltre 640 kg.
Secondo la tradizione, il trono fu portato a spalle daTorino, luogo in cui fu fabbricato, a Vernante, ove attualmente si trova, in circa 40 giorni di viaggio. I portatori furono i Landra provenienti dal Vallone Secco (valle laterale rispetto alla Valle Grande di Palanfrè). Tutt'oggi sono i loro discendenti a portare a spalle il trono durante leprocessioni.[15]
Lachiesa parrocchiale di Vernante è dedicata a San Nicolao. Una suastatua troneggia nella prima grandenicchia dellanavata sinistra. Il santo è inoltre raffigurato su un quadro posto dietro l'altare riportato su parte dellafacciata.
Le notizie riguardo alla chiesa parrocchiale sono frammentarie. Pare che fin dal1200 ci fosse un edificio senzavolta (ossia con le travi del tetto a vista) a trenavate, con seicolonne di pietra (tuttora presenti: sono le più vicine all'ingresso, con qualche piccolo ornamento aicapitelli). Della stessa epoca è la parte delcampanile in pietre grosse e rotonde. Nel1700, con l'aumentare della popolazione, l'edificio fu allungato (vennero aggiunte novecolonne) e alzato con le finestre aflabello dellanavata centrale; furono inoltre realizzate le volte. Nello stesso periodo, ilcampanile fu sopraelevato con pietre e mattoni. Nel1870 fu costruita lacupola. Della stessa data sono pure i duealtari marmorei a fianco dell'altare maggiore, dedicati rispettivamente allaMadonna del Carmine (destra) e allaMadonna del Rosario (sinistra). Le pitture sono del1971.[14]
La facciata è stata riaffrescata nel1990 con figure di Santa Teresa, Sant'Elisabetta e, al centro, il "Miracolo di San Nicolao".[15]
La chiesa disan Bartolomeo, risalente alXVII secolo, si trova nella frazione Folchi di Vernante. Il santo viene festeggiato dalla popolazione il 24 agosto di ogni anno.
La cappella di san Giacomo aPalanfrè, datata fineXVII secolo, parzialmente distrutta nel1755 a causa di unavalanga e poi ricostruita, porta, sullafacciata, unaffresco raffigurante la Madonna conGesù Bambino in braccio,San Giacomo e Sant’Anna, restaurato negli anni '80 delNovecento dal pittore vernantinoClaudio Giordano. All’interno della cappella si trova una statua del santo circondata da numerosi “ex-voto”. Vi si celebra la festa del santo patrono il 25 luglio.
La cappella disan Giovanni Battista e san Grato, abbattuta durante i lavori per la costruzione dellaferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza, è stata ricostruita tra il1899 e il1902 a 200 metri di distanza dal suo antico sito. È stata poi ridecorata negli anni '80 da Cavallera e Pellegrino. Le feste dedicate ai due santi si svolgono il 24 giugno e l’ultima domenica di agosto.
La cappella di san Macario, risalente alXV secolo, è stata restaurata negli anni ’80 e contiene un’icona e tre quadri opera del pittoreBruno Carletto. La festa della cappella si svolge la prima domenica di luglio.
La cappella dellaMadonna della Neve, sita nelVallone Ciastellar, risale alXVII secolo. Fu eretta, secondo la tradizione, per ringraziare la madre di Gesù che, con una nevicata d’agosto, fece cessare lapeste. Il dipinto centrale della cappella, raffigurante la Madonna con ai lati san Magno esan Grato, è stato restaurato fra gli anni ’80 e ’90 dai pittori Bruno Carletto, Bartolomeo Cavallera eClaudio Giordano. La festa della Madonna della Neve viene celebrata la prima domenica di agosto.
La cappella disanta Lucia sorge nel luogo ove, sin dal1792, era presente unpilone dedicato alla santa. La cappella è stata costruita fra il1988 e il1989. Vi si celebra la festa della santa nella seconda domenica di luglio.
La cappella disan Rocco e la cappella disan Sebastiano, entrambe risalenti alXVI secolo, sono invece state abbattute negli anni ’70 delNovecento perché pericolanti. Stessa sorte è toccata alla cappella disant'Eligio, demolita, assieme alla croce di legno ad essa connessa, negli anni ’50 delNovecento.[17]
Vernante è un comune ricco difontane,definite "le più prestigiose di tutta la vallata".[senza fonte] Tal prestigio è dovuto soprattutto ai depositi diarenarie quarzitiche, dei quali laValle Vermenagna è ricca, che permettono un ottimale filtraggio delle acque.
Fra le fontane di Vernante spicca per particolarità e importanza Fontana Bleu, sita allo sbocco delVallon Secco, sul versante destro, a monte del santuario della Madonnina. L’acqua che sgorga da tal fontana èoligominerale. È una fontana datata (sul frontale è impressa la data1812); il suo gettito non è abbondante nei periodi di siccità (probabilmente, vi sono perdite nel tragitto sorgente-fontana). A Fontana Bleu è legato il passaggio a Vernante dipapa Pio VII (si veda il paragrafo “Età Moderna”).
Un'altra fontana di Vernante, situata in un piccolo parco all’inizio della strada che conduce a Folchi, è la Fontana di Rocca Muller, con gettito regolare, la cui acqua ha all’incirca le stesse caratteristiche di quella di Fontana Bleu.
Sulla sinistra del torrenteVermenagna, sono presenti le fontane san Macario e Sassi. L’acqua di quest’ultima fonte ha una buona aliquota disolfati (composti non negativi).
La fontana della sposa si trova nella Valle Grande, in localitàtetti Ciastel (compresa nel comune di Vernante). Alla fine della strada che attraversa il vallone, invece, vi è la fontana di Palanfrè, con acque di ottima qualità.[18]
Già nel primo cinquantennio delXIX secolo l’attività di produzione della varietà dicoltelloVernantin era già fortemente diffusa e notevolmente sviluppata: nel suddetto periodo, difatti, lungo la strada principale del Comune (ossia l’attuale Via Umberto I), si contava un numero notevole di botteghe appartenenti ai circa venti coltellai (detticutlé) del paese. Tali botteghe erano così numerose da risultare posizionate l’un'accanto all’altra.[6][19] Ogni giorno, icutlé realizzavano centinaia diVernantin alama lineare o sagomata o ricurva, che venivano poi inviati in tuttaItalia. I coltelli di tipologiaVernantin erano però talmente richiesti che la produzione non riusciva mai a soddisfare tutte le richieste. NellaProvincia Granda, all’epoca, non esisteva agricoltore che non possedesse almeno due o treVernantin.
Dalla metà delXX secolo, la produzione deicoltelli di tipoVernantin cominciò a declinare: dall’inizio degli anni ’80 delNovecento, purtroppo, non vi eran più sul territorio vernantino coltellinai professionisti a tempo pieno. Negli stessi anni, però, si era pensato di riaprire una scuola-laboratorio così da diffondere e tramandare la tradizione deicutlé.
Siule Piene - Cipolle ripiene
A Vernante, ad oggi, vi sono pochissimi anziani artigiani che ancora conoscono e applicano le regole dell’antico processo produttivo deiVernantin.[19]
Tre sono i piatti tipici della cucina vernantina che hanno ottenuto laDe.Co. nel2016:le siule piene (cipolle ripiene);i raviole 't Vërnant (leraviole di Vernante o raviole alla vernantina);la turta 't cusa e melia (torta dizucca emeliga).[5][13]
^abcdefghijklmnopqrstuvwxyzaaabacadaeafagah Vittorio Caraglio,'Ou Vernant – Vernante. Storia, tradizioni e folclore di un paese delle valli occitane, Borgo San Dalmazzo, Martini, 1988.
^ Domenico Dalmasso,Cenni storici su Vernante raccolti da Domenico Dalmasso, Cuneo, Tipografia Operaia G. Franchino, 1918.
^ Paola Casana,Gli Statuti di Vernante e il diritto locale della Contea di Tenda con edizione critica del Codex statutorum loci Vernanti (1554), Cuneo, Società per gli Studi Archeologici ed Artistici della Provincia di Cuneo, 2000.
^ Caraglio V., Carletto B., Giordano A., Giordano M.,Luoghi e gente di Vernante dal 1900 ai nostri giorni, Borgo San Dalmazzo, Tipografia Martini, 2008.