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Veda

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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vediVeda (disambigua).

IVeda (in alfabetodevanāgarī वेद[1],sanscrito vedicoVedá) sono un'antichissima raccolta in sanscrito vedico di testisacri dei popoliarii che invasero intorno alXX secolo a.C. l'India settentrionale, costituenti laciviltà religiosa vedica, divenendo, a partire dalla nostra era, opere di primaria importanza presso quel differenziato insieme di dottrine e credenze religiose che va sotto il nome diInduismo.

Origine deiVeda

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«Il Veda è Brahma; è uscito da Lui come suo alito.[2]»

(Pranatoshimi, 19)

Il terminesanscrito vedicoveda indica il "sapere", la "conoscenza", la "saggezza", e corrisponde all'avesticovaēdha, algreco anticoοἶδα (anticamente ϝοἶδα , da leggere "woida"), allatinovideo. Per il fatto che essi non hanno un autore umano ma sono stati solo "uditi" vengono chiamatiShruti (“ciò che è udito”).[2]

La letteraturavedica origina da un popolo, gliArii, che intorno al2200 a.C. migrò verso l'India nord-occidentale (allora indicata comeSaptasindhu सप्त सिंधु, Terra dei sette fiumi, in avestico Hapta Hindu) provenendo dall'area diBalkh (oggi inAfghanistan settentrionale). Un altro raggruppamento di questo popolo, gliIranici, sempre provenienti dalla medesima area, invase invece l'attualeIran fondandovi una cultura religiosa che successivamente fu in parte raccolta nell'Avestā. Fu dunque nell'area dell'Afghanistan settentrionale che i Veda acquisirono le loro prime caratteristiche religiose e linguistiche[3].

Elemento centrale delle credenze religiose degli Arii era loṚta (in alfabetodevanāgarī ऋत, in avesticoAša) ovvero la Legge cosmica, e il suo "guardiano"Asura Varuṇa (वरुण devanāgarī, avesticoAhura Mazdā), concentrandosi il sacrificio religioso nella bevanda sacra, ilsoma (सोम devanāgarī, avesticohaoma) e sul rito del fuoco (devanāgarī अग्निagni, avesticoāthra).

Con il successivo accoglimento anche di culti autoctoni, spesso fondati su pratichesciamaniche e sull'utilizzo di formule magiche (mantra, मन्त्र), la cultura religiosa degli Arii si sviluppò e si diffuse sul territorio indiano in quelle caratteristiche che saranno poco dopo organizzate dai "cantori" (devanāgarī: ऋषिṛṣi) dei primi dueVeda: ilṚgveda e alcune parti dell'Atharvaveda (2000-1700 a.C.).

La suddivisione deiVeda e loro datazione

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Veda

La raccolta dei Veda consiste[4]:

  • nelle quattroSaṃhitā (संहिता):Ṛgveda (ऋग्वेद),Sāmaveda (सामवेद),Yajurveda (यजुर्वेद) eAtharvaveda (अथर्ववेद), composte tra il 2000 a.C. e il1100 a.C.[5];
  • neiBrāhmaṇa (ब्राह्मणं), commentari alle quattroSaṃhitā composti tra il 1100 a.C. e l'800 a.C.;
  • nelleĀraṇyaka (आरण्यक), testi esoterici riservati agli eremiti delle foreste o recitati fuori dai villaggi, composti tra il 1100 e l'800 a.C.;
  • nelleUpaniṣad (उपनिषद्), opere di ulteriore approfondimento composte tra l'800 e il500 a.C.;
  • neiSūtra (सूत्र) e neiVedāṅga (वेदाङ्ग), opere di codificazione dei riti, composti dal 500 a.C. in poi.

Questa suddivisione è quella universalmente considerata dagli studiosi. In un significato più stretto e più comune, perVedà si intendono solo i quattroSaṃhitā, mentre dal punto di vista tradizionale solo i primi quattro raggruppamenti (i quattroSaṃhitā, iBrāhmaṇa, gliĀraṇyaka e leUpaniṣad) sono consideratiapauruṣeya, cioè non composti dagli esseri umani e quindi appartenenti allaŚruti.

La datazione deiVeda è controversa: le edizioni 1998 e 2005 dellaEncyclopedia of Religion, varata su progetto dellostorico delle religioni rumenoMircea Eliade e che coinvolge centinaia di accademici di tutto il mondo, riporta, nella voce curata daRamchandra Narayan Dandekar, un periodo compreso tra il2000 a.C. e il1100 a.C.[6]Mario Piantelli[7] data la composizione dei Veda con l'arrivo degli indoari in India, datando questo arrivo nel XVI secolo a.C.[8] La nuova tesi promossa dopo gli anni ottanta sull'origine autoctona degli Arii, fermo restando il 1000 a.C. come data di completamento della composizione degli inni raccolti nelRig Veda, rimane aperta sulla data d'inizio. Questa potrebbe essere assai più antica del 1500 a.C., considerato dalle teorie generalmente supportate e risalirebbe al 3000, al 4000 o addirittura al 7500 a.C.[9] Tra gli indologi che spostano ben oltre la data del 1500 a.C., Torri cita[9]:David Frawley,K.D. Sethna eShrikant Talageri. MentreStephanie W. Jamison eMichael Witzel[10] se da una parte limitano il periodo vedico al 1500-500 a.C. dall'altra notano che i RigVeda menzionano in fondo unicamente rovine e non città, il che indicherebbe una data di stesura fra il 1990 e il 1100 a.C. PerJ. L. Brockington invece i più antichi inni dei Veda, appartenenti al Rig Veda, vanno fatti risalire al 1200 a.C.[11] Tuttavia altri autorevoli studiosi offrono datazioni più recenti. CosìSaverio Sani data tra il XV e il V secolo a.C. la composizione delṚgveda[12].

Ṛgveda. Manoscritto indevanāgarī, XIX secolo. Dopo una benedizione ("śrīgaṇéśāyanamaḥ ;; Aum(3) ;;"), la prima riga apre con il primo verso del primo inno delṚgveda (1.1.1)- L'accento vedico è segnalato da sottolineature in inchiostro rosso

IlVeda più antico è senza dubbio ilṚgveda, cui seguono gli altri tre:Sāmaveda,Yajurveda, eAtharvaveda. Nel complesso questa letteratura religiosa descrive gli indoari comenomadi guerrieri in conflitto con le popolazioni locali, eredi dellaCiviltà della valle dell'Indo. I testi vedici descrivono le popolazioni autoctone come di pelle scura oggi identificate comedravidiche. Gliindoari indicavano sé stessi comeārya (nobili) riservando il terminedāsa (anchedasyu, successivamente col significato di "schiavo") alle popolazioni autoctone con cui erano venuti a contatto. Secondo gli indoari, questidāsa non veneravano divinità né possedevano riti religiosi quanto piuttosto veneravano un "fallo" (pene eretto,sanscritoliṅgaṃ, denominato dio-pene o dio-codaSiśnadeva). Secondo Alf Hiltebeitel[13] la scoperta di oggetti di forma fallica nellaValle dell'Indo fa supporre come corretta la descrizione vedica di questi culti, peraltro anticipatori del culto delLiṅgaṃ nelloŚivaismo[14][15].

Le quattroSaṃhitā

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«Io mi rifugio nella Parola che si manifesta come Ṛg-veda, / nella Mente come Yajur-veda, / nel Respiro come Sāma-veda. / Io faccio assegnamento sulla vista e sull'udito.»

(Vājasaneyī Saṃhitā XXXVI; citato inRaimon Panikkar,I Veda. Mantramañjarī, a cura di Milena Carrara Pavan, traduzioni di Alessandra Consolaro, Jolanda Guardi, Milena Carrara Pavan, BUR, Milano, 2001)

Il più antico testo dei Veda è ilṚgveda, che risulta essere anche la più antica opera della culturaindoeuropea. Nelle sue parti più antiche (inserite nei libri dal II al VII compresi) viene datato tra ilXX e ilXV secolo a.C.Esso si compone di una raccolta di 1.028 inni denominatisùkta (lett. "ben detto"), composti da complessive 10.462strofe di diversi versimetrici denominatemantra (o più comunemente comeṛks, "versetto, invocazione"), suddivisi in dieci libri indicati comemaṇḍala (lett. "cicli"), di diseguale ampiezza, struttura e datazione, per un totale di 153.836 parole. Il contenuto di questoVeda corrisponde ad elementi di cultosacrificale propri della civiltà degliArii (con particolare riguardo alle divinità diAgni,Ṛta-Varuṇa eSoma) appena giunti nell'India nordoccidentale, che intersecano aggiunte poco più tarde inerenti alla valorizzazione di divinità guerriere comeIndra, il dio delfulmine.

IlSāmaveda si fonda sulṚgveda. Esso consiste in una raccolta di strofe (complessive 1.875, comprese le ripetizioni) la cui maggior parte (salvo 78) già compaiono nelṚgveda (nei libri VIII e XIX). Esso non si compone quindi di "canti" (sāmans) piuttosto dimantra cantati da unsacerdote, l'udgātṛ (oudgātár) e dai suoi tre assistenti. La più nota versione delSāmaveda, quella dei Kauthuma trasmessa nelGujarāt, si compone di due raccolte:

  • ilPūrvarcika che si compone di 585 inni suddivisi in quattro sezioni. Le prime tre sezioni sono dedicate rispettivamente agli Dèi Agni, Indra e Soma; la quarta, non sempre riportata in tutte le edizioni, si compone di canti da recitarsi all'interno dei villaggi (grāmageyagāna) e canti da recitarsi al di fuori di essi (araṇyageyagāna);
  • loUttarāchika che si compone di 400 inni rituali da recitarsi secondo delle melodie.

Una terza suddivisione di questoVeda inerisce ilMahānāmnyārcika, riportato in diecimantra, che tuttavia viene omesso nelle più recenti edizioni.

LoYajurveda è il trattato di formule inerenti al sacrificio (yajus). Mentre ilSāmaveda si occupa esclusivamente del rito delsoma, loYajurveda riassume tutto il rituale vedico.Contiene le formule sacrificali, scritte talvolta come litanie, che erano praticate dall'officiante denominatoadhvaryu. Ne disponiamo due versioni:Kṛṣṇa Yajurveda (Yajurveda nero) eŚukla Yajurveda (Yajurveda bianco). Sono composti in parte in versi e in parte in prosa ed è il più antico esempio di prosa letteraria insanscrito.

L'Atharvaveda (ancheAtharvāṅgirasaḥ oBrahmaveda) è il trattato delleformule magiche e della medicina.Consiste di una raccolta di formule magiche (brahman) sia positive (atharvan) sia negative (aṅgirga), di carattere popolare. Inizialmente non fu considerato autorevole ma poi venne inglobato nella raccolta della letteratura religiosa degliarii e adottato come manualerituale deibrahmani. Esistono due recensioni di questoveda denominateŚaunaka ePaippalāda.

IVeda nelle tradizioni hindu

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«Quello enunciato nelVeda è ilDharma supremo; in secondo luogo viene quello della tradizione sacra; segue poi quello praticato dagli uomini dabbene. Ecco i tredharma eterni.»

(Mahābhārata, XIII, 141, 65; citato inLa saggezza indiana, a cura diGabriele Mandel, Rusconi, 1999)

La posizione assunta dalle varie tradizioni religiose e scuole religioso-filosofiche dell'Induismo nei confronti deiVeda, è da un lato strettamente connessa alla considerazione dellaparola in sé, dall'altro all'aspettorivelatorio deiVeda stessi, laśruti. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, va fatta una prima distinzione fra tradizioni vicine all'ortodossia brahmanica, e che riconoscono l'autorità deiVeda, e tradizioni che invece se ne allontanano.

Fra leDarśana, per laMīmāmsā, che considera le parole eterne, iVeda risultano essere senza tempo e increati. Differente è la posizione dei razionalisti delNyāya, per i quali iVeda sono emanati da Dio.[16]

Note

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  1. Questa grafia, come quelle che seguiranno in questa voce per riportare i suoi termini principali, è ildevanāgarī, una grafia comunemente utilizzata anche per riportare ilsanscrito vedico. Va tuttavia tenuto presente che la prima attestazione indevanāgarī risale all'VIII secolo d.C. Ildevanāgarī, peraltro, deriva dalla grafiabrāhmī le cui prime attestazioni risalgono al VI secolo a.C. e che a sua volta deriva dall'alfabeto aramaico la cui influenza nel sub continente indiano non può farsi risalire precedentemente agli inizi della seconda metà del primo millennio a.C. Quindi iVeda furono trasmessi per secolioralmente.
  2. 12 Michel Vâlsan,Sufismo ed esicasmo, Edizioni mediterranee, p. 53,ISBN 88-272-1369-4.
  3. Tra gli altri cfr.
    «Before the Vedic Aryans migrated into the northwestern region of India, then called Saptasindhu (“land of seven rivers”), their ancestors had lived together with the ancestors of the Iranian Aryans, presumably in Balkh and its environs, for a fairly long time (2200–2000 BCE).»

    (Veda, InEncyclopedia of Religion vol.14. NY, Mac Millan, 2005, pag. 9550)

  4. Da tenere presente che nel suo stretto significato perVeda si intendono solo le quattroSaṃhitā.
  5. Le ipotesi dello studioso Ramchandra Narayan Dandekar riportate nellaEncyclopedia of Religion, vol. XIV, New York, MacMillan, 2005, p. 9550..
  6. Encyclopedia of Religion, Vol. XIV, New York, MacMillan, 2005, p. 9550.
  7. Filoramo, 2007, p. 5.
  8. Mario Piantelli,Le preghiere del mondo, Torino, San Paolo, 1998, p. 137.
    «Le date generalmente reperibili nei manuali (dal 1300 al 700 a.C.) sono solo indicative e non hanno basi al di fuori delle congetture delle passate generazioni di indologi; è possibile che si debba tener conto d'uno scarto di almeno mezzo millennio per le parti linguisticamente più antiche, anche alla luce del lessico, in cui compaiono piante e animali non tipicamente indiani.»
  9. 12 Michelguglielmo Torri,Storia dell'India, Bari, Laterza, 2000, p. 32.
    «Il primo elemento a supporto di questa è tratto dall'astroarcheologia, cioè dal fatto che all'interno dei Veda vi sia una serie di riferimenti astronomici che, una volta decodificati, fanno pensare che i compositori degli inni vedici abbiano vissuto sotto un cielo caratterizzato da configurazioni stellari e da parabole solari caratteristiche di periodi ben più antichi del 1500 a.C.»
  10. Vedic Hinduism, p. 5.
  11. (EN) Brockington,Concise encyclopedia of language and religion, Oxford, Elsevier, 2001, p. 126.
  12. Saverio Sani,Ṛgveda, Venezia, Marsilio, 2000, p. 19.
  13. Hiltebeitel, p. 3990.
  14. Alf Hiltebeitel,Hinduism, inEncyclopedia of Religion, vol. 6., Nuova York, Macmillan, 2005[1987], pp. 3988 e segg..
  15. Filoramo, 2007.
  16. Giuseppe Tucci,Storia della filosofia indiana, Editori Laterza, 2005; p. 396-397.

Bibliografia

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  • Inni del Rgveda, a cura di V. Papesso, Ubaldini Editore, Roma s.d. (riproduzione dell'edizione originale in due volumi, Zanichelli, Bologna 1929-31)
  • Rgveda le strofe della sapienza, a cura di Saverio Sani, Letteratura Universale Marsilio, Venezia 2000.
  • Rgveda, traduzione integrale in italiano con testi originali a fronte (2096 pagine), a cura di Tommaso Iorco, La Calama editrice 2016.

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