L'espressioneStunde Null («ora zero»), mutuata dalgergo militare, designa intedesco la data dell'8 maggio1945 e, più in generale, il periodo dell'immediatodopoguerra in Germania eAustria. Si riferisce allaresa incondizionata dellaWehrmacht (avvenuta in quella data) e al crollo delTerzo Reich, che offrirono ai due paesi l'opportunità di ripartire da zero.
L'espressioneStunde Null deriva dal linguaggio della pianificazioneorganizzativa, tipico delleforze armate. Designa in genere il momento decisivo in cui inizia a svolgersi una nuova catena d'eventi. Ad esempio, un ordine di manovra potrebbe così suonare:Abmarsch 04:15. Erreichen des Punktes P in null plus 3 Stunden («Partenza 04:15. Raggiungere il punto P a ore zero più 3»). Si parlò per la prima volta di «ora zero» per il dopoguerra tedesco in riferimento allastoria della letteratura, ma non è possibile stabilire quando.[1]
Lo sloganStunde Null sottintendeva che lo smembramento della Germania nazista aveva recato con sé un sovvertimento pieno e radicale della società tedesca, al punto d'escludere qualsiasi continuità tra la nuovarepubblica federale e il suo precedente immediato.[2] Dal 1945, con la perdita dell'autodeterminazione del popolo sotto l'occupazione militare, la stessa vecchia società tedesca avrebbe cessato d'esistere, e l'insieme dei suoi antichi valori da quel momento si sarebbe inteso respinto. In tal modo si sarebbe affermata una situazione di «tabula rasa», dalla quale «tutto» avrebbe dovuto svilupparsi daccapo. Alcuni studiosi hanno criticato il mancato sfruttamento di quest'opportunità di rinascita negli anni dell'occupazione e nell'era Adenauer: al contrario, sarebbe avvenuta una sorta di restaurazione delle stesse condizionicapitalistiche che avevano condotto al fascismo,[3] ovvero di un «Cristianesimo bigotto» tipico della prima metà del secolo.[4]
La tesi è stata ampiamente contestata. Nel discorso dell'8 maggio 1985, il presidente federaleRichard von Weizsäcker affermò non essere esistita una vera e propria «ora zero», ma solo un «nuovo inizio».[5] La mentalità della società tedesca sarebbe cambiata lentamente e in senso solo parzialmenteinnovativo. Come sottolinea lo storico della cultura Bernd Hüppauf, neppure nella storia letteraria vi fu un'«ora zero». Molti scrittori tedeschi indicarono infatti la presunta novità radicale della loro scrittura nella cosiddettaTrümmerliteratur del dopoguerra, ma anche in questa le somiglianze con gli anni appena trascorsi prevalevano sulle differenze. In luogo della radicale espressioneStunde Null si dovrebbero dunque piuttosto distinguere continuità e cambiamenti.[6]
Si potrebbero semmai individuare diverse e comunque non generali «ore zero» della Germania del dopoguerra. Le famiglie (ad es. con il ritrovarsi di genitori e figli in condizioni di vita completamente nuove), le imprese (ad es. con la ripresa della «produzione di pace»), le forme dell'arte dei nuovi artisti emergenti (con la riabilitazione delle tendenze marchiate dainazisti comearte degenerata; vedasi laprima documenta), le istituzioni (ad es. il servizio di ricerca delle persone disperse dellaCroce Rossa tedesca) e i partiti (qui ad es. laCDU e laCSU come movimenti di coalizione cattolico-evangelica) possono ciascuna aver vissuto la propria «ora zero». Fu soprattutto la riforma monetaria del 20 giugno 1948 a essere vista da molti tedeschi come una cesura netta, e ad apparire punto di vista storico-sociale anche come il punto d'emersione di una «società delceto medio livellato».
Hans Braun, Uta Gerhardt e Everhard Holtmann descrivono nella loro antologia il periodo quadriennale dell'occupazione dellaGermania Ovest come una «lunga ora zero» nella quale si sarebbe affermata, in particolare sotto il comando del governo militare statunitense, la trasformazione della società tedesca da nazionalsocialista a democratica.[7]
Quando le forze sovietiche (le prime ad arrivare in città) arrivarono a Berlino, constatarono come la città era stata completamente distrutta dai bombardamenti aerei e dalla guerriglia urbana. La città fu descritta come una Geisterstadt ("città fantasma").
Il compito di ripulire la città ricadde sui sovietici, essendo stati i primi ad entrare nella città (gliAlleati vi arrivarono solo il 4 luglio). Secondo le loro stime, le operazioni di bonifica avrebbero impiegato 12 anni.
Il 29 maggio, tutte le donne di età compresa fra i 15 e i 65 anni furono arruolate comeTrümmerfrauen(donne delle macerie). In tutto, 60,000 donne lavorarono per ricostruire Berlino.
Il più grosso problema che i berlinesi dovevano affrontare era la minaccia di unacarestia. La tessere di razionamento usate dai tedeschi al tempo della guerra non erano più valide, e tutte le rimanenti razioni o erano usate per sfamare i soldati sovietici, oppure erano rubate da tedeschi affamati.
Il 15 maggio, i sovietici introdussero un nuovo sistema di razionamento con delle tessere a cinque livelli. Il livello più alto era riservato agli intellettuali ed agli artisti. Le donne impegnate nelle operazioni di pulizia e gliSchwerarbeiter(manovali) ricevevano una tessera di secondo livello, considerata più preziosa degli stessi 12 marchi che ricevevano durante il proprio lavoro. La carta di livello più bassa, soprannominataFriedhofskarte(il biglietto per il cimitero) era rilasciato alle casalinghe ed agli anziani.
Durante questo periodo il peso medio di un berlinese scese tra i 6 ed i 9 chili.
A causa delle scarsa quantità di viveri ottenibile tramite le razioni, il mercato nero prosperò, e migliaia di cittadini commerciavano in questo mercato ogni giorno. Il pagamento avveniva o tramite sigarette o tramite baratto. Durante quel periodo ci furono anche voci di casi dicannibalismo e di commercio di carne umana.
La situazione era talmente drammatica che due nuove parole entrarono nel vocabolario tedesco durante il 1945.
L'inverno del 1945-46 fu uno dei più freddi a memoria d'uomo. Le temperature crollarono sino a -30° e non vi era alcuna protezione dal freddo pungente nelle case bombardate. Circa 40.000 persone soffrirono di ipotermia e 1000 morirono a causa di ciò. IlMagistratdi Berlino, l'autorità municipale dell'epoca, creò delleWärmeräumeufficiali (stanze calde) per le persone che volevano riscaldarsi.