Contado Venassino Nel corso del Medioevo, vari regni europei furono occasionalmente considerati domini infeudati ai loro stessi sovrani da parte del sommo pontefice, benché fossero dotati di piena sovranità. Tra i principali:
Oltre 44.000 km² nel1649, dopo la perdita, a cavallo fra ilXV eXVI secolo, di alcune città padane cedute in feudo aiFarnese e agliEstensi e alla successiva acquisizione, o riacquisizione, dei Ducati diFerrara,Urbino eCastro. Tale superficie fu mantenuta fino al1791, anno delle annessioni diAvignone e delContado Venassino alla Francia. Nel1859 lo Stato aveva un'estensione di 41.740 km², mentre alla vigilia dell'incorporazione alregno d'Italia (1870) non superava i 12.100 km².
LoStato Pontificio, detto ancheStato Ecclesiastico oPatrimonio di San Pietro (Stato della Chiesa fu il suo nome ufficiale fino al 1815[8]), fu unoStato italiano costituito dall'insieme dei territori su cui laSanta Sede esercitò il propriopotere temporale dal756 al1870. La forma di Stato era lamonarchia assolutista d'ispirazione religiosa (ierocrazia) rappresentata dalPapa, che esercitava la sua giurisdizione con pieni poteri.
Durante la sua esistenza, ebbe periodi in cui il prestigio e l'influenza dellaSanta Sede sullo scacchiere politico europeo furono rimarchevoli; la proiezione internazionale del pontefice è sempre stata notevolmente superiore rispetto a quella dello Stato Pontificio, dati i limiti territoriali che le circostanze storiche avevano assegnato allo Stato, in quanto la quasi totalità degli Stati europei erano retti da monarchie cattoliche che riconoscevano come suprema autorità quella del papa, che poteva scomunicare i sovrani e sciogliere feudatari e sudditi dal giuramento di fedeltà al proprio sovrano. Inoltre, i vincoli di vassallaggio dettati dalla Santa Sede condizionarono talvolta importanti Stati indipendenti come ilRegno di Sicilia, ilRegno di Napoli, ilRegno d'Inghilterra, ilRegno di Francia, ilRegno di Spagna, ilRegno del Portogallo, ilSacro Romano Impero, laCorona d'Aragona, ilRegno d'Ungheria, l'Impero austriaco e tanti altri.
Già nel IV secolo laVitaSilvestri delLiber Pontificalis elenca 27massae situate nelSuburbio, nel Lazio, in Italia meridionale, in Africa e a Gaudos (Malta).[10] Vi furono arredi sacri, immobili urbani e proprietà fondiarie che Costantino il Grande e altri membri della famiglia imperiale e trasferirono a sette chiese e due battisteri in Roma, nonché a quattro basiliche di fondazione Imperiale a Ostia, Capua, Albano e Napoli. Nel V secoloGregorio Magno amministrava grandi proprietà terriere che erano estese in Sicilia, Sardegna, Corsica, Africa e Gallia meridionale[11]. La Chiesa gestiva già forse la più grande proprietà terriera del mondo latino.[12]
Le origini del dominio temporale dei papi possono essere considerate sotto due aspetti, uno di fatto e l'altro di diritto:
di fatto: con la progressiva dissoluzione del potere bizantino inItalia centrale e la costituzione delDucato romano (ultimi decenni delVI secolo), la figura del papa venne prima ad affiancarsi, poi a sostituirsi, a quella deldux di nomina imperiale. Nell'Urbe e nell'Agro romano i papi subentrarono ai suoi poteri,in primis nell'esercizio della giustizia di appello, nella riscossione delle imposte, nella possibilità di imporre la fedeltà politica e l'aiuto militare ai vassalli loro sottoposti[13]. In seguito alla caduta dell'Esarcato d'Italia e alla fine del dominio dell'Impero bizantino sull'Italia centro-settentrionale, i papi divennero pienamente possessori di poteri sovrani nell'Italia centrale[14];
A partire dalIV secolo (dopo l'editto di Milano) la Diocesi di Roma divenne proprietaria di immobili e terreni, frutto delle donazioni dei fedeli. Il patrimonio terriero del vescovo di Roma era denominatoPatrimonium Sancti Petri perché le donazioni erano indirizzate ai santi Pietro e Paolo. NelVI secolo aveva assunto un'estensione di rilievo (Patrimonia).[15]
L'Italia, divisa tra longobardi e bizantini, alla morte del re longobardoLiutprando (712-744)
Dopo la guerra di riconquista dell'Italia da parte dei Bizantini (guerra gotica (535-553)), laDiocesi di Roma entrò a far parte dell'Impero romano riunificato daGiustiniano. I Bizantini ebbero il controllo dell'Italia centrale fino alla metà dell'VIII secolo. Durante questo periodo la Diocesi di Roma fece parte dell'Esarcato d'Italia, con capitaleRavenna. Il papa era un cittadino dell'impero; oltre che vescovo di Roma epatriarca d'Occidente, il suo titolo ufficiale era quello dipontifex maximus, secondo una tradizione ormai secolare che datava dal382. Tuttavia, la sua elezione era sottoposta all'approvazione imperiale.
Rispetto ai lasciti e alle donazioni che giungevano da tutto il mondo cristiano allaSanta Sede, il papa era giuridicamente un semplice possidente; il legittimo sovrano era l'imperatore. IlPatrimonium Sancti Petri consisteva, in questa fase storica, neilatifondi gestiti dalvescovo di Roma come possesso privato. Si distingueva dalpatrimonium publicum, ovvero i latifondi gestiti dai governatori bizantini (duces emagister militum) e dai latifondi dellearcidiocesi di Ravenna e diMilano.
Secondo la ripartizione dell'Italia voluta dall'imperatoreMaurizio (582-602), l'Esarcato si componeva di sette ducati, ciascuno comandato da undux omagister militum. Il Duca (dux) era un capo militare, al comando di un esercito. A Ravenna sedeva unesarca, governatore di tutta l'Italia bizantina, e a Roma un duca. I Bizantini decisero di proteggere principalmenteRavenna, lasciando progressivamente Roma abbandonata a sé stessa. Il vescovo dell'Urbe si trovò a dover supplire nell'amministrazione e nel mantenimento della città. Di fatto il pontefice cominciò a svolgere funzioni di governo nel proprio territorio.
Il pontefice vide così aumentare le proprie prerogative, lasciando aldux un ruolo prettamente militare[16]. La debolezza della classe senatoriale, decimata dalle guerre gotiche ed emigrata in gran parte aCostantinopoli, la lontananza da Roma dell'esarca che manteneva la propria residenza a Ravenna e, non ultimo, il prestigio personale di alcuni grandi papi, fecero sì che il pontefice divenne, di fatto, la massima autorità civile del Ducato romano. Gliimperatori bizantini lo percepirono in alcuni casi come un contropotere rispetto a quello ufficiale dell'esarca.
Una grande figura del tempo fupapa Gregorio I (590-604): egli riorganizzò l'amministrazione pontificia, le attività ecclesiastiche nella città e i possedimenti terrieri che consentivano alla Chiesa di farsi carico dell'assistenza ai cittadini. Inoltre, quandoAgilulfo stipulò la pace con Costantinopoli, il re longobardo volle che, oltre all'esarcaCallinico, anche Gregorio I firmasse il trattato come rappresentante di Roma (598)[17]. Per quanto riguarda la difesa della città, il pontefice promosse la creazione di una milizia locale (exercitus), costituita inizialmente dallescholae (corporazioni che radunavano i residenti di varie nazionalità), dalle corporazioni di mestiere e dalle associazionirionali. La milizia, insieme al clero e alpopulus (i capi delle grandi famiglie) ottenne il diritto di partecipare alle elezioni papali.
Dapapa Bonifacio V (625) ogni pontefice, dopo l'elezione, si rivolse direttamente all'esarca per ottenere l'approvazione imperiale.Papa Zaccaria fu il primo pontefice a non chiedere conferma della propria elezione né a Ravenna né a Costantinopoli.
Il potere civile effettivo assunto dalla Santa Sede fin dall'epoca di costituzione del ducato romano, unitamente a una sempre maggiore debolezza degli imperatori bizantini in Italia, resero possibile quell'atto passato alla storia come la «Donazione di Sutri». Nel728 i Longobardi strapparono ai bizantini la fortezza diNarni, posta a presidio dellaVia Flaminia, che conduceva a Todi e Perugia. A presidiare lavia Amerina-via Annia rimasero le fortezze diAmelia eOrte. Più a sud, difendevano lavia Cassia, nel tratto lungo lavalle del Tevere, icastra diSutri,Bomarzo eBlera.[18]Papa Gregorio II (715-731) si rivolse direttamente al reLiutprando, chiedendogli di rinunciare ai territori già conquistati e di restituirli all'esarca bizantino in quanto legittimo possessore. Liutprando, invece, donò ilcastrum di Sutri alpontefice. Secondo gli storici, con la «Donazione di Sutri» il pontefice acquistò per la prima volta unpotere temporale formalmente riconosciuto.
Al di fuori dei suoi possedimenti, la supremazia del pontefice era tuttavia ben lontana dall'essere effettiva: nei territori longobardi i vescovi locali erano pressoché indipendenti, mentre nelle terre bizantine si faceva sentire l'influenza delpatriarca di Costantinopoli, spesso al fianco dell'imperatore. A Roma il pontefice era la personalità più prestigiosa, ma i poteri municipali erano in mano all'aristocrazia (e lo rimasero anche dopo la dissoluzione dell'Esarcato).[17]
I rapporti con i Longobardi, che continuarono a essere tesi, precipitarono nel739, quando Liutprando cinse d'assedio Roma.Papa Gregorio III riuscì a farlo desistere solo grazie all'intervento (allora soltanto diplomatico) diCarlo Martello, maestro di palazzo delre dei Franchi. Il pontefice gli indirizzò una lettera in cui comparve per la prima volta la locuzionepopulus peculiaris beati Petri, riferita alle popolazioni delDucato Romano, delRavennate e dellaPentapoli[19], riunite insieme in unarespublica di cuisan Pietro era il protettore e l'eroe eponimo.
Di fronte a una nuova crisi con i Longobardi,Zaccaria (741-752), da poco asceso al soglio pontificio, non esitò a trattare direttamente con Liutprando. Nella primavera del743 i due si incontrarono aTerni. Il pontefice ottenne dal re longobardo la restituzioneper donationis titulo di quattro città da lui occupate (tra cuiVetralla,Palestrina,Ninfa eNorma) e di una parte dei patrimoni della Chiesa inSabina, a essa sottratti oltre trent'anni prima dai duchi diSpoleto. Costantinopoli era debole e perdeva continuamente terreno a vantaggio dei Longobardi, mentre le sue relazioni col papato peggioravano ulteriormente. A metà dell'VIII secolo, con Astolfo, ilRegno longobardo volle sferrare il colpo definitivo all'esarca bizantino invadendo il cuore delle terre imperiali italiane. CadderoRavenna e laPentapoli (751).
L'evoluzione dello Stato Pontificio dalle donazioni carolinge degli anni 750 al papato diInnocenzo III (1198-1216)
Con la fine del dominio bizantino in Italia nel 752, le minacce delre dei LongobardiAstolfo nei confronti di Roma si fecero sempre più pericolose, per cuipapa Stefano II si recò in Gallia per chiedere il supporto diPipino il Breve. Nella città diQuierzy (Carisium in latino), Pipino promise al papa che, una volta recuperati i territori conquistati dai Longobardi, li avrebbe donati alla Santa Sede. Tale atto è oggi ricordato comePromissio Carisiaca (754). Incoronatore di Francia, Pipino inviò[20] i suoi eserciti in Italia nel 755 e nel 756. In entrambi gli scontri i Franchi riportarono la vittoria sui Longobardi.[21]
In attuazione dellaPromissio Carisiaca l'Esarcato di Ravenna, le duePentapoli e le città sullavia Amerina (tra cuiOrte,Todi ePerugia), un tempo territori dell'Impero bizantino, passarono alla "Sede dell'Apostolo Pietro" (Seconda pace di Pavia, giugno756)[22][23]. Come ricompensa, papa Stefano II conferì a Pipino la legittimazione del suo potere con la nomina per sé e per i suoi figli apatricius Romanorum (cioè protettori di Roma). Il titolo dipatricius non era mai stato fino ad allora una prerogativa pontificia: la nomina di unpatricius spettava infatti all'imperatore. A quel tempo, in Italia, solo l'esarca di Ravenna possedeva questo titolo e dal 751 era vacante. Dal punto di vista dell'imperatore, il pontefice si arrogava un diritto non suo. Stefano II, d'altra parte, innovò il titolo dipatricius con l'attribuzioneRomanorum, distinguendolo così, almeno formalmente, dal titolo imperiale[24].
L'imperatore bizantino ovviamente protestò e inviò due messi presso il re franco, contestando la sua nomina apatricius e invitandolo a restituire l'Esarcato all'Impero romano d'Oriente; ma Pipino rispose negativamente, congedando i due ambasciatori.[25] Senza più la mediazione diCostantinopoli, il pontefice esercitò direttamente la propria signoria sui nuovi territori. Non furono invece esercitati direttamente dalla Santa Sede:a) la sicurezza militare dello Stato, che fu garantita dall'esercito dell'Impero carolingio; b) il governo locale: non avendo lo Stato Pontificio strutture amministrative, furono i membri delle aristocrazie cittadine a governare i territori della Chiesa per conto del Papa, cui riconobbero formale supremazia.
Il figlio di Pipino,Carlo Magno, devotissimo di S. Pietro, scese a Roma cinque volte[26] e altrettante volte arricchì di doni ilpatrimonium Sancti Petri:
Nel781, il giorno di Pasqua, fece consacrare i figli:Pipino comeRe d'Italia (regem super Italiam) eLudovico come re d'Aquitania; inoltre si accordò con papa Adriano, il quale rinunciò aTerracina e, in cambio, ottenne laSabina;
Nel787 decise di ritenere per sé il Ducato di Benevento; da esso poi staccò alcune città che consegnò al pontefice:Sora,Arpino,Arce,Aquino,Teano eCapua (dette anchecivitatibus in partibus Beneventanis)[27];
In occasione della propria consacrazione a imperatore (Natale dell'anno800), Carlo arricchì di molti doni d'oro e d'argento le principali basiliche romane.
Il papa amministrò i nuovi territori medianteactionarii, lasciando però le forme di vita municipale, tipiche del governo bizantino. Roma era in mano all'aristocrazia che intendeva mantenere in vita l'antico Senato, mentre il popolo era diviso inscholae: dodici per i quartieri sulla riva sinistra delTevere, due per ilTrastevere; vi erano inoltre unaschola Graecorum e quattro scuole per Sassoni, Frisoni, Franchi e Longobardi, all'interno dellabasilica di San Pietro. Il papa cominciò a coniare moneta con il suo nome e la sua effigie e, dal781, cominciò a datare i documenti secondo gli anni del suo pontificato invece degli anni di regno dell'imperatore[28].
In realtà la Santa Sede:
non entrò mai in possesso dei territori della prima e della quarta donazione carolingia poiché l'imperatore, nel suo testamento, le assegnò ai suoi successori;
entrò in possesso dei territori della seconda donazione, ma successivamente perse la Tuscia longobarda;
Per quanto riguarda le donazioni ricevute da Pipino, se ne impadronirono i vari Re d'Italia, dopo lo smembramento dell'impero carolingio (887). La Santa Sede ne rientrò in possesso solamente dopo lunghe e mirate campagne, non escludendo l'opzione militare, e per la forte iniziativa di alcuni papi, a cominciare daInnocenzo III (1198-1216).
Nel774Carlo Magno confermava laPromissio Carisiaca di Pipino il Breve del 754. Per giustificare il nuovo Stato Pontificio, erede dell'Esarcato di Ravenna, in quegli stessi anni era stata redatta anche la cosiddettaDonazione di Costantino alpapa Silvestro I, un documento inventato per favorire il passaggio di sovranità (potere temporale) sullo stesso dall'Impero bizantino al Papato romano, allora contrastato dagli ambasciatori bizantini diCostantino V alla corte del re Pipino di Francia.
Secondo quanto affermato nel documento, l'imperatore romanoCostantino il Grande, trasferendosi nellaNuova Roma, già nel 321 avrebbe lasciato a papa Silvestro I e ai suoi successori il dominio esclusivo sulla vecchia Roma, oltre alPalazzo del Laterano (sede patriarcale/papale) e tutte le basiliche romane e pertinenze.
Ilpatrimonium Sancti Petri alla metà dell'XI secolo
Nell'812 un accordo sancì il riconoscimento da parte dell'imperatore bizantino dell'autorità dell'imperatore franco sull'Occidente. In cambio della rinuncia dell'Impero bizantino a ogni rivendicazione territoriale, Carlo Magno cedette a Costantinopoli il litoraleveneto, l'Istria e laDalmazia[29]. Nell'anno824 la sovranità papale sullo Stato della Chiesa e gli stretti vincoli che legavano tale entità politico-territoriale all'Impero franco furono ribaditi e rafforzati mediante laConstitutio romana, emanata dal figlio dell'imperatore carolingioLotario I nel corso di un suo soggiorno a Roma. Egli cercò di porre un freno alle ingerenze dell'aristocrazia romana nell'amministrazione della giustizia. Lotario, Re d'Italia e figlio dell'imperatoreLudovico il Pio, si pose come arbitro tra le famiglie nobili e la Sede Apostolica: riconobbe all'aristocrazia, erede dell'antico Senato, la potestà municipale, ma pose sopra di essa il pontefice. L'imperatore, riconosciuto comepatricius, cioè protettore di Roma, doveva vigilare sull'Urbe affinché regnasse l'ordine. La costituzione infine stabilì il risarcimento dei danni provocati dalle lotte per il potere al fine di prevenirne il ritorno.
Con lo smembramento dell'impero carolingio cadde in disuso anche laConstitutio. Negli anni successivi la Santa Sede cadde in balia dell'aristocrazia romana, che tentò di sottrarre al pontefice il potere temporale (amministrazione della giustizia, governo della città di Roma), che fu temporaneamente conquistato (nel 932) da Alberico, figlio diMarozia, che instaurò in questo periodo nell'Urbe una dittatura. Tale situazione si protrasse per tutto ilX secolo.
Un tentativo di uscire da tale difficile situazione fu effettuato dapapa Giovanni XII, che nel960 chiese al re di GermaniaOttone I di Sassonia di imporre la propria autorità, come sovrano della maggiore potenza temporale della cristianità, al popolo e all'aristocrazia romani. Ottone I scese in Italia (settembre961) e fu incoronato imperatore dallo stesso Giovanni XII (2 febbraio962). I due sovrani ripristinarono di comune accordo laConstitutio romana e stipularono un nuovo patto, ilPrivilegium Othonis, con il quale l'imperatore prometteva di restituire al pontefice quei territori che gli imperatori carolingi gli avevano donato e poi i Re d'Italia gli avevano sottratto.
Ma con il pretesto della sacradefensio ecclesiae, ilPrivilegium consentiva anche la diretta intromissione dell'Imperatore negli affari delpatrimonium S. Petri e riaffermava la sovranità dell'impero sullo Stato della Chiesa. IlPrivilegium fu riconfermato con ilDiploma Heinricianum, stipulato il giorno diPasqua del1020 trapapa Benedetto VIII (1012–1024) edEnrico II (1002–1024). Nel1052 un accordo stipulato frapapa Leone IX e l'imperatoreEnrico III aWorms[30], stabilì l'acquisizione da parte della Santa Sede della città diBenevento, la quale rimase parte dello Stato Pontificio per diversi secoli, fino al1860. Alla fine del secolo, iNormanni si espansero nell'area adriatica dall'Apulia verso nord fino a conquistare vasti territori dellaMarca Fermana. Nel1081papa Gregorio VII eRoberto il Guiscardo sancirono la fissazione del nuovo confine al fiumeTronto[31]. Tale confine non è più mutato: oggi separa leMarche dall'Abruzzo. Sempre grazie allariforma del medesimoGregorio VII (1073-1085), l'indipendenza dello Stato della Chiesa rispetto all'Impero si accrebbe.
Sotto l'impero diFederico Barbarossa (1155-1190), che tentò di intervenire negli affari italiani, nella penisola si creò una divisione politica traguelfi e ghibellini: i primi sostenevano il primato del papa, i secondi dell'imperatore. Con lapace di Venezia, che nel 1177 pose fine alla prima fase delle guerre tra i due partiti, Federico tra l'altro riconobbe formalmente l'indipendenza dello Stato della Chiesa dalla tutela imperiale.
All'inizio delXIII secolo la Santa Sede esercitava un'effettiva sovranità solamente sul territoriolaziale. Gli Stati della Chiesa erano formati dai seguenti territori: a nord di Roma, laTuscia, ovvero la Toscana romana, e laSabina; a sud di Roma, la Marittima (il Lazio marittimo) e la Campagna (l'interno). ConInnocenzo III (1198-1216) lo Stato Pontificio cominciò a uscire dal Ducato romano per assumere una nuova fisionomia, interregionale[33]. Il suo pontificato fu caratterizzato dallericuperazioni del Patrimonio di San Pietro.
Il Papato e l'Impero, usciti da pochi decenni dalla lunga lotta per le investiture, non avevano ancora definito completamente a livello politico e territoriale i rispettivi poteri. Non era chiaro quali fossero i territori sottoposti al dominio temporale della Santa Sede e quali i territori dell'Impero. L'imperatoreFederico I Barbarossa dopo la sconfitta nellabattaglia di Legnano (1176), aveva fatto atto di sottomissione alla Chiesa e si era impegnato a restituire alla Sede Apostolicauniversa regalia et alias possessiones Sancti Petri, che i suoi predecessori avevano sottratto negli anni precedenti. Ma tale atto era rimasto sulla carta. Il 12 luglio1213 l'imperatoreOttone IV confermò le promesse di restituzione; nel1219Federico II di Svevia, in procinto di essere incoronato imperatore, rinnovò la cessione di una parte dell'Italia settentrionale al papa.
Nello stesso periodo sorsero nell'Italia centrale e settentrionale iliberi comuni. Essi acquisirono un potere economico sempre maggiore e cominciarono ad aspirare a una maggiore libertà politica. Lo Stato della Chiesa sostenne la lotta dei comuni contro Federico II al fine di riequilibrare il potere del sovrano germanico. Innocenzo III si pose anche l'obiettivo di rendere effettivi i «diritti concreti legati alla sovranità»[34] che fino ad allora erano stati riconosciuti dagli imperatori soltanto a parole. Il pontefice ottenne daMarcovaldo di Annweiler (il vicario dell'imperatore in Italia) la restituzione alla Santa Sede dei territori dell'exEsarcato di Ravenna (laRomagna ma non solo: tutti i territori dall'Adige e dalPanaro fino adAncona), oltre all'Alta valle del Tevere. In modo simile, i Ducati diSpoleto,Assisi eSora vennero ripresi al tedescoCorrado di Urslingen. Dopo tali recuperi, il pontefice creò tre nuove province (Marca Anconitana,Ducato di Spoleto eProvincia Romandiolæ), che si unirono alle due preesistenti:Patrimonio di San Pietro eCampagna e Marittima. Il territorio dello Stato della Chiesa risultò dunque costituito da cinque province[35]. Nelle terre recuperate, le città si distinguevano inmediate subiectae eimmediate subiectae alla Santa Sede. Le prime si autoamministravano come i feudi, cioè erano governate da un signore, nelle seconde invece era prevista una forma di governo mista: il signore rivestiva la carica di capitano del popolo; la Santa Sede inviava un rettore, il quale era il solo detentore del potere temporale. Spesso la Chiesa manteneva in vita gli organi comunali (Anziani e Consiglio), specialmente dove questi erano radicati, i quali avevano il potere di eleggere il capitano del popolo[36][37].Papa Onorio III (1216-1227) proseguì la politica territoriale di Innocenzo III. Ma nel1230 l'esperimento amministrativo, a ventotto anni dal suo inizio, fu concluso senza successo.Gregorio IX (1227-1241) pertanto decise di inviare funzionari ecclesiastici, irettori, che risiedessero permanentemente nella provincia e la governassero (o meglio rappresentassero il governo centrale) per un certo numero di anni[38]. Nel1244Innocenzo IV nominò il cardinaleRaniero Capocci suo rappresentante in tutto lo Stato della Chiesa.
Nella maggior parte delle tre nuove province la sovranità pontificia rimase sulla carta. La Santa Sede dovette continuare l'opera di riconquista dei territori del centro e del nord, impiegando mezzi sia diplomatici sia militari. Nel1248 l'azione fu coronata da successo grazie alle vittorie nella Pianura Padana dell'esercitoguelfo guidato daOttaviano degli Ubaldini (maggio-giugno 1248). Negli anni seguenti, però, le forzeghibelline ripresero il controllo suBologna e le cittàromagnole. Illungo interregno che seguì la morte dell'imperatore Federico II (durato dal 1250 al 1273), creò in Italia uno stato di incertezza e precarietà. Invece che favorire la Santa Sede, ne limitò l'azione.
In questo periodo la Chiesa dovette fronteggiare la grave minaccia diFederico II di Svevia e del dilagante ghibellinismo dell'Italia centro-settentrionale. La Santa Sede tentò lungamente di tenere loro testa appoggiandosi alle forze guelfe, ma quando si arrivò allo scontro decisivo contro i ghibellini, esse furono gravemente sconfitte (battaglia di Montaperti, 4 settembre1260). Al papa non restò che ricorrere al sostegno di un principe straniero, il franceseCarlo d'Angiò. Questi, disceso in Italia e sconfitti gli Svevi a Benevento (1266), s'insediò incontrastato sulRegno di Sicilia, riconoscendo peraltro su di esso l'alta sovranità della Chiesa.
I territori nella Pianura Padana ritornarono sotto il governo pontificio con i papiGregorio X (1272-1276) eNiccolò III (1277-1280). Nel1273 gli incitamenti di Gregorio X affinché fosse eletto un nuovoRe dei Romani furono ascoltati: il 1º ottobre1273 i principi elettori di Germania elessero il nuovo sovrano, ponendo fine alla lungavacatio imperii iniziata nel1250. La scelta cadde per la prima volta su un membro dellaCasa d'Asburgo, il conteRodolfo.Alconcilio ecumenico di Lione il cancelliere imperiale, Ottone di Spira, giurò in nome del suo sovrano che i possedimenti della Chiesa di Roma sarebbero rimasti integri, con la rinuncia a qualsiasi rivendicazione sulla Sicilia[39]. Il papa incontrò l'imperatore un anno dopo, aLosanna (tra il 18 e il 21 ottobre 1275)[40]. I colloqui ebbero esito positivo e il pontefice invitò il re a Roma per l'incoronazione imperiale. La data venne fissata per il 2 febbraio del 1276, con tanto di consenso al matrimonio di sua figlia Clemenza con Carlo Martello, nipote di Carlo d'Angiò[39]. Rodolfo rinnovò la propria disponibilità, ma i brevi pontificati che si susseguirono negli anni successivi (tre in un anno e mezzo) gli impedirono di ratificare gli accordi.
Papa Niccolò III (1277-1280) riuscì a concludere gli accordi. Innanzitutto chiese che si stabilisse con esattezza scrupolosa, e per iscritto, l'estensione totale dei territori ecclesiastici, elencandone anche tutte le città. La risposta dell'imperatore fu che gli Stati della Chiesa si estendevano daRadicofani (Siena) aCeprano. Confermava che la Santa Sede vantava diritti sull'exesarcato di Ravenna, sull'exPentapoli bizantina e anche sullamarca di Ancona e ilDucato di Spoleto[41].
Rodolfo nominò un proprio legato per la Sede apostolica, ilfrate minore Corrado (Konrad). Egli si recò a Roma, dove sottoscrisse per procura l'atto con cui Rodolfo confermava le promesse fatte a Losanna (4 maggio 1278).Niccolò III, al fine di fugare ogni dubbio, fece trarre dagli archivi pontifici tutte le pergamene riguardanti le donazioni imperiali alla Santa Sede, dalla più antica, ilPrivilegium diLudovico il Pio, fino ai più recenti diplomi diOttone I edEnrico II. Poi ne fece fare copia e le spedì a Rodolfo affinché le controfirmasse. Cosa che egli fece, anche se con riluttanza (gli imperatori germanici definivano l'ex Esarcato “orto dell'impero”). Il 30 giugno1278 aViterbo, residenza pontificia dell'epoca, il legato tedesco consegnò al papa il diploma con il quale l'imperatore confermava la cessione dei territori promessi. In questo modo Niccolò III ottenne la conferma dell'appartenenza, di diritto, alla Santa Sede dei territori rivendicati.
Il processo di organizzazione unitaria dello Stato fu interrotto a causa del trasferimento della sede pontificia adAvignone, inFrancia (1309-77). Fu il periodo detto della "cattività avignonese"[42]. I transalpini monopolizzarono tutti i conclavi, facendo eleggere solo pontefici francesi. Le province dello Stato Pontificio, a causa della lontananza della sede papale, caddero in preda all'anarchia e furono dilaniate dalle lotte interne alle principali famiglie nobiliari romane (ad esempio tra iColonna e gliOrsini, narrata anche daGiovanni Boccaccio).
Durante la cattività avignonese il papato perse il controllo di gran parte dei propri territori. Lo Stato Pontificio si frazionò in una serie di potentati locali. Nel1353Innocenzo VI, anche in previsione del possibile ritorno del papato nella sede di Roma, incaricò il cardinale spagnoloEgidio Albornoz di restaurare l'autorità papale nei territori della Chiesa in Italia. Con la Bolla del 30 giugno 1353 gli furono conferiti poteri straordinari (vicario generaleterrarum et provinciarum Romane Ecclesie in Italiane partibus citra Regnum Siciliae).
L'Albornoz riuscì nell'impresa sia con la diplomazia sia con le armi. Il cardinale intraprese una serie di campagne, che si prolungarono per alcuni anni. Trascorse il primo anno inLazio eUmbria (Spoleto). Successivamente si diresse verso il nord, dove attaccò l'egemonia deiMontefeltro diUrbino e deiMalatesta diRimini. Dopo aver preso possesso dei loro castelli, il cardinale consentì alle famiglie di rimanere in città: per esse fu istituita la nuova carica divicario apostolicoin temporalibus. La stessa intesa fu raggiunta coiDa Polenta di Ravenna e gliAlidosi di Imola. GliOrdelaffi, che comandavano suForlì eFaenza, invece si rifiutarono di accordarsi con la Santa Sede. Questi ultimi furono piegati solo quando papa Innocenzo VI proclamò unacrociata contro i Forlivesi. La crociata durò dal 1355-56 fino al 1359, quando si giunse a un compromesso: Forlì ritornò alle dirette dipendenze pontificie.Forlimpopoli eCastrocaro rimasero all'Ordelaffi, che le governava a titolo di vicario pontificio. Al termine della campagna, l'Albornoz fissò la propria sede a Forlì, dimostrando, anche simbolicamente, che le operazioni di riaffermazione dell'autorità pontificia sui territori della Chiesa si erano positivamente concluse.
Al Nord, soloBologna rimaneva indipendente. Il recupero dei possedimenti nelleMarche e nellaPianura Padana fu fondamentale poiché gran parte del reddito che alimentava le finanze papali proveniva da questi territori. Solo con la ricostituzione di tali possedimenti sarebbe stato possibile il ritorno del papato a Roma[43]. Una volta ricostituita l'unità dello Stato della Chiesa, il cardinale Albornoz creò un'amministrazione basata suldecentramento provinciale, codificata nel1357 nelle cosiddetteCostituzioni egidiane[44]. Il modello organizzativo introdotto da Albornoz fu successivamente ripreso e adottato dagli altri Stati italiani. Lo Stato risultava suddiviso nelle seguenti province:[45]
Le province erano finanziariamente autosufficienti; Roma esercitava solo un coordinamento. La suprema autorità di ogni singola provincia era ilLegato pontificio, il quale operava con pieni poteri in nome del pontefice. Il legato governava insieme alRettore. La fisionomia territoriale delle diverse province rimase incerta a lungo. Solo conpapa Pio IV (1559-1565) si ebbe una certa e determinata individuazione di ciascuna provincia.
Intanto il periodo dicattività avignonese volgeva al termine. Nel1367Urbano V fece ingresso aRoma, ma ci rimase solo tre anni, poiché nel1370 fece ritorno ad Avignone, dove morì nello stesso anno. Nel1378, mortoGregorio XI, i cardinali riuniti inconclave, sotto le pressioni insistenti dei romani, elesseropapa Urbano VI, un italiano che, a differenza dei suoi predecessori, restò in città. I francesi, non volendo perdere il proprio controllo sul pontefice, dichiararono l'elezione nulla, adducendo come prova le pressioni esercitate dalla folla sui cardinali. Alcuni cardinali abbandonarono Roma e si riunirono in una città situata oltre il confine dello Stato,Fondi. Qui elessero unantipapa,Clemente VII (1378-1394). Fu l'inizio del grandeScisma d'Occidente.
Dopo ilconcilio di Costanza (1418), che mise fine allo scisma, il papa assunse sempre di più la duplice veste di capo della Chiesa universale emonarca assoluto dello Stato della Chiesa. Nei decenni successivi nacquero degli organismi per aiutare il pontefice nel disbrigo degli affari interni e nei rapporti con l'esterno:papa Martino V (1417-31) istituì laCamera Secreta per la trattazione dei rapporti diplomatici; nel1487papa Innocenzo VIII fondò laSecreteria Apostolica per la corrispondenza ufficiale inlingua latina. Si trattava di una commissione composta da 24 cardinali, coordinati da un cardinaleSecretarius Domesticus. All'inizio delXVI secoloLeone X istituì l'ufficio delSecretarius Intimus, al quale fu affidata la corrispondenza pontificia inlingua italiana (il primo a ricoprire questo incarico fuPietro Ardighello). Infine, un cardinale esperto di questioni politiche assunse la direzione pratica degli affari di Stato (il primo fuGiulio de' Medici). Prese così fisionomia laSegreteria di Stato della Santa Sede.
Alla metà delXV secolo si avviò un processo di trasformazione che si concluse alla metà delXVII secolo. Lo Stato Pontificio, da entità territoriale disaggregata, divenne uno Stato accentrato, assumendo le stesse caratteristiche degli altri Stati italiani ed europei. In particolare, la nuova organizzazione dello Stato riguardò[52]:
Consolidamento delle frontiere;
Centralizzazione del controllo del territorio (politica antifeudale);
Burocrazia centralizzata (con dicasteri centrali a Roma e organi decentrati nelle province);
Creazione di un moderno sistema d'imposte;
Creazione di un sistema di annona, di trasporti e di posta.
Tale trasformazione coinvolse anche lo stessopontefice che, in ragione del peso crescente dello Stato temporale, assunse il duplice ruolo di papa-re, e ilcollegio cardinalizio, che vide diminuire le proprie prerogative di fronte al pontefice, sovrano assoluto, fino a svolgere la sola funzione della scelta del nuovo successore di Pietro[53].
Espansione territoriale e consolidamento dei confini
Negli ultimi anni delXV secolo la politica dello Stato Pontificio si orientò sempre più nettamente verso la cura dei propri possedimenti nell'Italia settentrionale, dando l'avvio, a partire dal pontificato diAlessandro VI (1492-1503) a una serie di campagne militari atte soprattutto a sottomettereBologna e le ultime città romagnole. Ai primi del CinquecentoGiulio II completò la riconquista dei territori settentrionali dello Stato:
Nel 1506 Giulio II effettuò un viaggio nei territori riconquistati. Fu il primo viaggio di un papa nella veste di Capo di Stato. Nel1508 il pontefice fu invitato ad aderire allaLega di Cambrai, un'alleanza internazionale che coinvolgeva le maggiori potenze europee contro laRepubblica di Venezia. Giulio II aderì alla Lega allo scopo di recuperare la sovranità pontificia sulle città occupate dai Veneziani inRomagna:Ravenna,Cervia,Rimini,Faenza eForlì. Venezia, sconfitta, dovette arrendersi (1510). Riottenute le città rivendicate, Giulio II si alleò con Venezia in chiave anti-estense: nel luglio-agosto1510 l'esercito pontificio occupò tutte le località romagnole delDucato di Ferrara[55].
Nel1511 venne formata su iniziativa di Giulio II un'alleanza contro la Francia. LaLega Santa aveva l'obiettivo di contrastare le mire espansionistiche di Luigi XII e di "liberare l'Italia", ovvero di porre fine all'occupazione francese delDucato di Milano. L'11 aprile1512 l'alleanza subì una clamorosa sconfitta nellabattaglia di Ravenna, ma l'anno seguente ebbe la sua rivincita costringendo i francesi ad abbandonare Milano e la Lombardia. Nel corso di questo conflitto Giulio II aveva annesso Parma e Piacenza (che in futuro diventeranno un Ducato dei Farnese) allo Stato Pontificio. Aveva anche ottenuto che il Regno di Napoli fosse riconosciuto come feudo papale da Ferdinando D'Aragona, e pianificava una congiura per scacciare gli Spagnoli dalMezzogiorno. Giulio II poté proclamare la libertà d'Italia e la centralitá dello Stato Pontificio nella penisola al Congresso di Mantova del 1512. Tuttavia la sua morte l'anno successivo vanificò i suoi ulteriori progetti.
Con il pontificato diPio IV (1559-1565) si raggiunsero insieme due obiettivi: una certa e determinata suddivisione territoriale e la fine del grande nepotismo. Rafforzata al proprio interno, per circa un secolo la Santa Sede si impose come uno dei grandi protagonisti della politica italiana del tempo. A partire dagli anni trenta del XVI secolo lo Stato della Chiesa si estese e consolidò notevolmente, raggiungendo attorno alla metà del secolo successivo la sua massima estensione: oltre 44 000 km2. Fra le Signorie e gli Stati passati da una condizione di blando vassallaggio (ma in realtà semi-indipendenti) a un vero e proprio assorbimento all'interno dello Stato Pontificio vi furono, fra ilCinquecento eSeicento, i seguenti:
1649: ilDucato di Castro è l'ultimo a scomparire; era stato un vero e proprio Stato nello Stato costituitosi all'epoca di Paolo III Farnese (1534-1549).
Amministrazione dello Stato
Nel periodo considerato si verifica il rovesciamento del rapporto tra donazioni alla cattedra di Pietro ed entrate tributarie dello Stato. Se prima le entrate dello Stato erano abbastanza trascurabili rispetto a quelle destinate alla Chiesa universale, divennero ora uno dei pilastri fondamentali della finanza pontificia[58]
Lo sforzo maggiore fu compiuto nell'uniformazione delle leggi. Dalla metà del XV secolo furono emanate una serie di disposizioni volte a smantellare le basi giuridiche del feudalesimo. L'azione coerente dei papi fu volta a imporre la superiorità gerarchica della legislazione statale su quella locale. I principali provvedimenti furono[59]:
Con tali strumenti giuridici la Santa Sede manifestò l'estendersi del proprio potere a spese dei poteri locali. Nonostante il loro estendersi su un ampio arco di tempo, laratio che li ispirò era univoca: gli statuti locali preesistenti non possono mettersi in contrasto con i diritti della Chiesa e soprattutto con le norme del diritto canonico. I provvedimenti colpirono la vecchia nobiltà feudale, accelerando il processo già in atto della sua sostituzione con la nuova aristocrazia terriera, in gran parte composta dapatriziati di origine comunale. Nel nuovo ordine giuridico emerso nel XVII secolo non c'era più spazio per il diritto feudale, sostituito ormai dal diritto proprietario[62]
Organi di governo centrale
Il processo di riforme interessò da vicino anche ilcollegio cardinalizio. Fino al XV secolo era considerato il "Senato" dello Stato della Chiesa. Il pontefice doveva consultarlo prima di prendere importanti decisioni. Ma daPio II (1458-1464) in poi venne progressivamente svuotato delle sue competenze: da autonomo centro di potere, che poteva far tremare il papa quando gli si opponeva, rimase unicamente come corpo elettorale del pontefice[63]. Parallelamente acquisirono importanza le congregazioni. Nate dapprima come commissioni temporanee interne al concistoro per l'esame di problemi contingenti, si distaccarono a poco a poco dal collegio cardinalizio per divenire gli organi centrali di collegamento tra politica e amministrazione[64]. Inizialmente le congregazioni erano temporanee con compiti circoscritti: esse dovevano risolvere le questioni minori e preparare quelle maggiori in vista della loro discussione nel concistoro. Successivamente nacquero le prime congregazioni permanenti (la prima in assoluto fu l'Inquisizione, fondata nel1542) a cui il papa affidò in esclusiva determinate materie, sottraendole al collegio cardinalizio. Le congregazioni raggiunsero la loro fisionomia definitiva come dicasteri, assumendo cioè la direzione delle varie branche dell'amministrazione dello Stato Pontificio[65]. In pochi decenni quasi tutta l'attività del governo spirituale e temporale dei papi passò attraverso le congregazioni cardinalizie e non fu più mediata dalla consultazione del concistoro.Sisto V portò a maturazione il processo di trasformazione già in atto: con la costituzione apostolicaImmensa Aeterni Dei (1588) le congregazioni vennero costituite in sistema di governo[66].
Lo Stato Pontificio aveva ereditato dal Medioevo la tradizionale divisione territoriale in cinque province (Campaniae eMarittimae si possono considerare una sola provincia). La fisionomia politica e territoriale delle diverse province rimase incerta a lungo.Solo conpapa Paolo III (1534-1549) la Provincia conobbe una prima e completa sistemazione giuridico-amministrativa, con la raccolta di leggi e decreti (Constitutiones) promulgata da monsignor Gregorio Magalotti nel 1536. Si prescrissero i compiti del presidente e dei suoi funzionari, nonché quelli dei governatori delle singole città. Il governatore locale fu il principale ministro della Legazione sul territorio.
NelXVII secolo gli Stati della Chiesa erano costituiti da una serie di entità amministrative autonome, distinte inLegazioni, Territori, Paesi titolati e governatorati. Ecco come apparve la suddivisione amministrativa comparata con quella delXVI secolo:
Suddivisioni amministrative dello Stato Pontificio tra XVI e XVII secolo
Ad Avignone: legato[79] Nel Contado Venassino: rettore
Il governo della Santa Sede, se da un lato operò per lenire, soprattutto nella generale crisi che colpì il mondo mediterraneo e centroeuropeo, a partire dal1620 circa[80], le sofferenze delle classi più umili attraverso la creazione di una serie di istituzioni benefiche (fra cui i primiMonti di Pietà apparsi in Europa, ospedali pubblici, mense per poveri, ecc.), dall'altro non riuscì a rinnovarsi e modernizzarsi in forma soddisfacente allorquando si ebbe, nella prima metà delSettecento, in Italia e in altri Paesi, una generale ripresa economica e culturale. Fino almeno allo scoppio dellaRivoluzione francese (1789), lo Stato Pontificio godé tuttavia di un moderato consenso popolare e di un fermo appoggio da parte delle sue classi dirigenti, grazie anche al sostegno di una borghesia di estrazione non mercantile, legata all'apparato burocratico dello Stato, e a quello della nobiltà locale, ricompensata con feudi, prebende e, in alcuni casi, anche con l'ascesa al soglio pontificio di alcuni fra i suoi rappresentanti più influenti.
Patrimonio (Viterbo), Campagna e Marittima, Perugia e Umbria, Urbino, Marche, Romagna, Bologna, Ferrara e Avignone. Dopo la seconda metà del XVII secolo le legazioni continuarono a esistere solo al Nord.
Nella prima metà del Settecento si ebbe, in Italia e in altri Paesi, una generale ripresa economica e culturale. Alcuni papi avviarono una serie di riforme, sia sociali sia economiche. I primi tentativi, volti a migliorare la condizioni di vita dei sudditi e a rilanciare l'economia, ebbero però esito negativo.Clemente XI istituì nel1701 una «Congregazione del sollievo», che mise a punto un programma economico e sociale che prevedeva il frazionamento dei latifondi, l'istruzione agraria, il miglioramento delle condizioni igieniche dei lavoratori, l'organizzazione del credito agrario, il miglioramento delle comunicazioni e del commercio. I proprietari terrieri si opposero fermamente alle riforme e il piano naufragò. Nel1715 il pontefice sciolse la Congregazione.
Fu portata a termine con esito positivo, invece, la nuova ripartizione del territorio dello Stato. La riforma comportò la creazione di nuove province e la riorganizzazione delle varie circoscrizioni su basi territoriali più omogenee. Si voleva in tal modo effettuare un controllo più efficace del territorio e attenuare gli effetti negativi dei tanti privilegi (sia aristocratici sia comunali) che impedivano il corretto funzionamento della macchina statale. La nuova e più articolata ripartizione territoriale prevedeva:
Nella seconda metà del secolo furono avviate nuove riforme in campo economico.Papa Pio VI (1775-1799), mise mano a un programma di riassetto delle finanze che si concretizzò nella semplificazione delle imposte e nella creazione di un primo catasto, detto "catasto piano" (1777). Inoltre, cercò di rendere più efficace il controllo fiscale sulle Legazioni istituendo una Camera dei conti in ciascuna di esse. Nel1786 il pontefice eliminò le dogane interne (rimasero in attività solamente quelle dei centri più importanti: Bologna, Ferrara, Benevento e Avignone), rafforzando nel contempo il controllo sulle merci in circolazione all'interno dello Stato, con l'istituzione di ottanta nuovi uffici di frontiera. Infine il pontefice promosse la bonifica dellepaludi pontine. Secondo i suoi intenti, la bonifica avrebbe permesso l'avvio di nuove coltivazioni, con un effetto benefico sull'occupazione e sulla produzione, ma le nuove terre finirono in mano ai grandi proprietari assenteisti, che fecero fallire il progetto.
L'invasione napoleonica sconvolse gli equilibri settecenteschi italiani e lo Stato Pontificio rischiò di scomparire definitivamente. Il 12 giugno1796 una divisione dell'esercito francese guidata dal generalePierre Augereau invase i territori pontifici dalla Lombardia. In pochi giorni i francesi entrarono aBologna (presa il 19 senza colpo ferire),Ferrara eRavenna. Il 23 giugno fu firmato a Bologna un penalizzante armistizio.[83] Nel giugno1797, con iltrattato di Tolentino,Bologna,Ferrara e laRomagna furono annesse alla neonataRepubblica Cisalpina.Napoleone inoltre fece riconoscere dapapa Pio VI la cessione allaFrancia diAvignone e delContado Venassino (già occupati alcuni anni prima inetà rivoluzionaria). Nei mesi successivi, le truppe napoleoniche irruppero a Roma, tra eccidi e saccheggi di edifici statali e privati.
Nel febbraio1798 venne proclamata l'effimera Repubblica, storicamente conosciuta comeRepubblica Romana, strettamente legata alla Francia. Per la prima volta dal 1309, Roma non era più capitale dello Stato della Chiesa.[84] Papa Pio VI fu arrestato e esiliato; morì prigioniero in Francia il 29 agosto 1799. In settembre cadde definitivamente, dopo alterne vicende, la Repubblica Romana con l'occupazione di Roma da parte dell'esercito borbonico (che già si era impossessato della città per alcuni giorni nel novembre-dicembre del1798). Gli austriaci occuparono le Legazioni e le Marche, gli inglesi sbarcarono aCivitavecchia cacciando i francesi, poi instaurarono in varie città amministrazioni militari[85]. A Roma, in attesa della nomina del nuovo pontefice, il generale napoletano che guidò la liberazione della città,Diego Naselli, assunse le funzioni di «comandante militare e politico dello Stato romano»[86] e istituì una Suprema giunta di governo, composta da quattro persone, per dirigere e coordinare le magistrature romane. Nelle regioni occupate dalle truppe imperiali l'Austria costituì un governo generale denominato «Cesarea regia provvisoria reggenza di Stato». Anche in questo caso furono ripristinate magistrature e legislazione pontificie[85]. Il 22 giugno1800 Roma fu riconsegnata al governo pontificio[87]. Entro quattro giorni cessò l'amministrazione provvisoria nelle Marche e nelle Legazioni.
La Repubblica romana sostituisce lo Stato Pontificio (1799)Lo Stato della Chiesa (in inglesePapal States) e gli Stati vicini in epoca napoleonica (1806)
Il nuovo pontefice giunse nella città eterna in luglio.Papa Pio VII impose fin da subito misure radicali e senza precedenti per sopperire alle difficoltà economiche generali, anche a causa delle devastazioni dell'invasione francese: in particolare liberalizzò il commercio e il prezzo delle granaglie all'interno dello Stato con ilmotu proprioLe più colte del 1801. Tuttavia il 14 giugno1800 Napoleone sconfisse aMarengo l'esercito dellaSeconda coalizione e rifondò laRepubblica Cisalpina. Le legazioni di Bologna, Ferrara e della Romagna furono nuovamente sottratte alla Santa Sede. Nel 1805 esse furono inglobate nel neonatoRegno d'Italia. I francesi organizzarono l'amministrazione inbureaux sotto il controllo degli occupanti: i documenti pubblici iniziarono a essere emessi nelle due lingue italiano e francese. In questo frangente, furono approvate nuove misure d'emergenza per raggiungere il pareggio del bilancio statale.
Nel novembre1807 furono nuovamente occupate le province di Urbino, Macerata, Fermo e Spoleto[85]. Pio VII protestò ufficialmente, ma non bastò: nell'aprile del1808 le province occupate vennero annesse al Regno d'Italia. Tra il gennaio e il febbraio 1809 furono occupate il Lazio e l'Umbria a nord di Spoleto. Il 2 febbraio i francesi entrarono a Roma. Il 17 maggio Napoleone decretò la soppressione del potere temporale, annettendo Umbria e Lazio all'Impero francese. Lo stesso Pio VII fu arrestato (6 luglio 1809) e deportato oltralpe. La sua prigionia in Francia si protrasse fino al1814.
Dipartimenti della Repubblica Cisalpina (1801), della Repubblica Italiana (1802) e quindi del Regno d'Italia (1805-1814) costituiti nel territorio pontificio:
Fin dal suo insediamento sul trono pontificio (1800), Pio VII tentò di avviare la modernizzazione dello Stato, spesso ispirandosi al modello francese e ricercando un compromesso tra il potere papale assoluto e le richieste riformistiche ormai diffuse in tutta Europa. Il pontefice cercò così di contenere moti e sommosse tipici del periodo post-rivoluzionario. Pio VII, che già prima dell'elezione aveva dichiarato la Chiesa non incompatibile con la democrazia, già nel primo anno di regno emanò ilmotu proprioLe più colte che ordinava la liberalizzazione del settore agrario e di alcune antiche corporazioni. Il motu proprio rispondeva a un duplice obiettivo: venire incontro alle esigenze materiali della popolazione, immiserita dagli anni dell'occupazione francese, e accogliere le istanze liberali che si stavano rapidamente diffondendo in tutta Europa.
Un'ulteriore occasione di apertura, questa volta in ambito scientifico, si presentò nel secondo periodo del papato di Pio VII, ossia con il ritorno a Roma al termine della prigionia francese (1809-1814). Pio VII accolse infatti l'appello del professore di matematicaGiuseppe Settele alla pubblicazione del suo saggio di astronomia che trattava lateoria eliocentrica diNiccolò Copernico in termini di verità scientifica accettata e non come mera ipotesi. Superando le resistenze alla pubblicazione da parte del cardinaleFilippo Anfossi, veniva così smentita la posizione tradizionalmente conservatrice che ilSant'Ufficio aveva assunto su questa materia fin dall'epoca diGalileo. L'imprimatur al trattato di Settele fu concesso nel 1820. Due anni dopo Pio VII avallò formalmente la libertà di trattare nelle pubblicazioni il modello copernicano come verità scientifica accettata, cosa che peraltro avveniva in ambito cristiano già nel secolo precedente[92].
Altre riforme di Pio VII poterono contare sull'importante collaborazione delSegretario di StatoErcole Consalvi. Nel 1815 il pontefice promosse l'istituzione della prima cattedra universitaria diclinica chirurgica presso l'Università La Sapienza nell'antico nosocomio diSan Giacomo in Augusta, affidandone la direzione aGiuseppe Sisco. Nel 1816 con il motu proprioQuando per ammirabile disposizione fu consentita la costituzione a Roma di un'università per ingegneri, sul modello di quella francese, con il fine della supervisione delle strade e delle opere civili. Con lo stesso motu proprio fu promossa la riforma del catasto (da quel momento noto comeCatasto Piano-Gregoriano) per rendere più efficace la tassazione soprattutto dei possedimenti agricoli. Infine, il mercato agricolo fu spostato dalCampo Vaccino, sede dell'anticoforo romano: l'intento era quello di conservare e tutelare l'area. Tale iniziativa denotava l'inizio dell'interesse per le vestigia del passato classico, con i primi scavi archeologici sistematici conCarlo Fea, che intraprese scavi anche sulcolle capitolino.
Nonostante gli sforzi riformistici di Pio VII, dopo laRestaurazione nacquero delle società segrete che si diffusero rapidamente nel territorio dello Stato della Chiesa, ricevendo stimoli sia dalle organizzazioni d'ispirazione buonarrotiana, sia dallaCarboneria.[93] I primi moti scoppiarono nel 1820-1821. Gli Stati assolutisti italiani diedero luogo a un inasprimento delle contromisure per reprimere il fenomeno. Nello Stato Pontificio e nelRegno delle Due Sicilie tali contromisure ebbero minore effetto dal momento che la repressione era una costante nei metodi governativi pontifici.[94]. Nel1823 l'arrivo del successore di Pio VII, il nuovopapa Leone XII, segnò una netta svolta conservatrice, in opposizione alle molte aperture del predecessore, e lo Stato divenne oppressivo[95], concentrandosi sulla persecuzione dei cospiratori politici e delle società segrete tramite numerose restrizioni, sancite nella bollaQuo Graviora (anche se avviò, in parallelo, una razionalizzazione tanto dell'assistenza ospedaliera che dell'istruzione universitaria, cercando di uniformarle - quest'ultima con bollaQuod divina sapientia). Un episodio paradigmatico delle tensioni del periodo è il ghigliottinamento inpiazza del Popolo di due carbonari proprio durante ilGiubileo del 1825 indetto dallo stesso Leone XII. Il malessere assunse all'epoca, in alcuni territori pontifici, forme di aperta ribellione domata talvolta da bande armate disanfedisti: inRomagna, alcuni anni più tardi, acquistò una triste notorietà il capobanda e avventurieroVirginio Alpi, che operava nelle zone comprese traForlì eFaenza[96].
Nel gennaio1831, avvenne una repressione particolarmente dura delle agitazioni popolari nella Legazione di Forlì, nota comeStragi di Cesena e Forlì; nello stesso anno, su impulso del modeneseCiro Menotti, scoppiò una sommossa aBologna, la seconda città dello Stato. Larivolta si estese alleLegazioni diFerrara,Forlì,Ravenna e alleMarche. Gli insorti presero il potere e insediarono un governo provvisorio (marzo-aprile 1831). Tra i protagonisti vi fuFrancesco Orioli. In genere, le autorità pontificie legittimarono l'investitura dei governi provvisori, definendoli "straordinari"[97]. Solo aForlì vi fu uno scontro armato che provocò alcuni morti e feriti. Il 17 marzo trovò la morte nella città romagnola, per un'epidemia dimorbillo,Napoleone Luigi Bonaparte. Il Bonaparte si era volontariamente impegnato nel sostegno dell'insurrezione comecarbonaro, assieme al fratello, il futuroNapoleone III, che divenne un ricercato della polizia austriaca (entrambi erano stati espulsi mesi prima da Roma per il loro attivismo politico).Quando le nuove autorità provvisorie proclamarono la nascita di una repubblica parlamentare con capitaleBologna (Province Unite Italiane), si rese necessario un intervento armato dell'Austria, che ripristinò l'ordine (aprile 1831).
Nello stesso periodo laFrancia organizzò una conferenza internazionale cui invitò quattro grandi Stati europei:Austria,Inghilterra,Prussia eRussia. Le cinque potenze inviarono al pontefice la richiesta di una serie di riforme nello Stato Pontificio (memorandum del 21 maggio 1831). Per il bene generale dell'Europa, si richiedevano aGregorio XVI: la creazione di una Consulta (indipendente) con funzioni di controllo del bilancio statale; un miglioramento del sistema giudiziario; l'ammissione dei laici agli uffici amministrativi; la fine dell'accentramento statale con la creazione di consigli municipali autonomi e di consigli provinciali con ampi poteri.[98] Il pontefice non rispose alla richiesta, considerandola un attacco indiretto all'esercizio dellasovranità temporale della Santa Sede.[99] In luglio i tumulti nelle Legazioni ripresero e l'esercito austriaco fu richiamato a pacificare gli animi. La Francia, che non voleva cedere agli Asburgo il controllo sull'Italia, reagì immediatamente e occupò la piazzaforte di Ancona.
Notificazione del card.Giuseppe Albani ai popoli delle quattro Legazioni pontificie.Forlì, 25 gennaio1832.
Nell'estate del1836 a Roma giunse l'epidemia dicolera che stava attraversando l'Europa: in questo periodo, si consolidò l'abitudine di seppellire i defunti in luoghi extraurbani per limitare il contagio della malattia. Nel1838 le truppe austriache lasciarono finalmente le Legazioni; la Francia allora richiamò la propria guarnigione da Ancona[100].
Nei primi anni di pontificato,papa Pio IX governò il Paese con una progressiva apertura alle richieste liberali di una parte della popolazione. Ebbe inizio una stagione di grandi riforme: lalibertà di stampa (15 marzo 1847) e la libertà agli ebrei; l'inizio delle ferrovie (vediInfra); il Senato e il Consiglio Municipale di Roma (1º ottobre); la Consulta di Stato (istituzione che rappresenta legalmente le province, 14 ottobre); un governo, formato da nove ministeri. Il primo presidente del Consiglio fu il card.Gabriele Ferretti. Il 5 luglio ricostituì la Guardia Civica,[101] che era stata sciolta durante la parentesi napoleonica.
Sul piano delle relazioni con gli altri Stati italiani, il pontefice promosse inoltre la costituzione di unaLega doganale tra gli Stati italiani, che rappresentò il più importante tentativo politico-diplomatico dell'epoca volto a realizzare l'unità d'Italia per viefederali. Nel1847 Pio IX istituì ungabinetto ministeriale sul modello degli Stati costituzionali.
L'anno1848 si aprì con una serie di rivolte e sollevazioni in tutta Europa. Il 21 gennaio il cardinal Ferretti rassegnò le dimissioni. Il nuovo governo, guidato dal cardinaleGiuseppe Bofondi ebbe all'inizio solo ministri ecclesiastici, ma il 12 febbraio, due giorni dopo il famoso proclama: “Benedite, gran Dio, l'Italia e conservatele il dono di tutti il più prezioso, la Fede”, entrarono nel governo i primi ministri laici. Successivamente il cardinale Bofondi dovette negare l'appoggio del Governo pontificio al nuovo regime costituzionale delRegno delle Due Sicilie[102].
Nello stesso periodo « [...] l'azione governativa [rimase]...del tutto estranea a ogni istanza di progresso posta dallo sviluppo economico europeo...».[103] Neanche laRepubblica Romana (1849) seppe avviare una vera stagione di riforme. I rivoluzionari presero il controllo della città dopo la fuga del pontefice (Pio IX aveva lasciato Roma occupata il 24 novembre) e convocarono l'elezione di un'Assemblea costituente il 29 dicembre.
Dal suo esilio aGaeta, Pio IX richiese l'intervento delle potenze cattoliche. Le truppe francesi sbarcarono nel Lazio il 24 aprile, seguite dalle truppe spagnole; a nord quelle austriache attraversarono il Po prendendo possesso delle Legazioni e delle Marche. Il primo attacco dei francesi su Roma, il 30 aprile, fu respinto.Il generale franceseOudinot decise allora di porre sotto assedio l'Urbe. Il 3 giugno lanciò un secondo attacco. I combattimenti infuriarono per tutto il mese di giugno. Il 1º luglio fu stipulata la tregua, il giorno successivo i francesi fecero il loro ingresso nella città riconquistata. Dal1849 al1866[104] la Francia mantenne una guarnigione armata a difesa della capitale dello Stato Pontificio.
Quando papa Pio IX rientrò a Roma, nel1850, la situazione dello Stato era peggiorata: il bilancio presentava un deficit di ben due milioni di scudi. Le finanze erano vicine al dissesto. L'amministrazione pontificia, ripreso il controllo dell'economia, cominciò un'opera di risanamento che portò in otto anni al pareggio di bilancio.[105] Il decennio successivo al 1850 vide una crescita economica costante nello Stato Pontificio, come nel resto degli Stati italiani. L'agricoltura era fondata sulla coltivazione di canapa e seta, che venivano esportate in notevole quantità. Tutto il commercio, interno ed estero, beneficiò della fase di crescita dell'economia.[106]
Successivamente Pio IX stanziò degli investimenti per favorire lo sviluppo dello Stato.[107]. Fra le principali opere pubbliche cominciate o portate a compimento nello Stato della Chiesa a metà dell'Ottocento vi furono:
ammodernamento delle strade con la costruzione di venti importanti viadotti, tra cui spiccò quello fraAlbano eAriccia; completamento della retetelegrafica, con il raggiungimento di tutti i principali centri dello Stato;
realizzazione di una rete ferroviaria. Il primo collegamento fuRoma-Frascati, inaugurato il 14 luglio1856. Seguirono l'Ancona-Falconara (1861)[108], la Roma-Civitavecchia (1859), la Roma-Orte (1865) e la Orte-Falconara (1866). Per quanto riguarda i collegamenti con ilRegno delle Due Sicilie, nel1862 fu completato il collegamento conCeprano, nel frusinate[109]. Tale rete risultò tuttavia essere inadeguata, così come lo fu la rete stradale costruita nei decenni che precedettero l'annessione all'Italia. Secondofonti di alto profilo[non chiaro] vi fu, all'epoca, uno « [...] scarso interesse governativo per la rete stradale e l'avversione verso le ferrovie... ».[103]
Nel gennaio1852 lo Stato della Chiesa fu il primo in Italia, con Firenze, Modena e Parma, a introdurre l'uso delfrancobollo[110]. I dati del censimento del1853 mostravano che, su una superficie di 41 295 km², viveva una popolazione di 3 124 668 abitanti. Lo Stato Pontificio era il terzo Stato italiano per superficie e il secondo per popolazione (dopo i Regni delle Due Sicilie e di Sardegna). Nei due decenni che precedettero l'annessione dello Stato Pontificio alRegno d'Italia, furono in massima parte completati i lavori di bonifica dell'Agro romano e cominciati quelli relativi alla rete idrica per il soddisfacimento del fabbisogno diacqua potabile degli abitanti di Roma, opere che tuttavia vennero portate a compimento solo dopo l'unione della città alloStato italiano.
Papa Pio IX, 164º e ultimo sovrano dello Stato Pontificio (1846-1870)
I principali difensori dello Stato della Chiesa erano stati ladinastia dei Savoia, ladinastia dei Borbone e l'Impero austriaco. Ma dalla metà degli anni cinquanta la politica dei Savoia, con ilRegno di Sardegna, mostrò una netta virata in senso anticlericale.Il 29 maggio1855 il Parlamento di Torino approvò una legge che sopprimeva gli ordini religiosi e ordinava l'incameramento e la vendita di tutti i loro beni. Il reVittorio Emanuele controfirmò, sancendo così la sua rottura con la Chiesa. Non era mai successo prima che la dinastia Savoia si fosse messa frontalmente contro la Santa Sede. Il papa condannò fermamente la legge con l'allocuzioneCum saepe.
L'anno seguente, in aprile, lo Stato Pontificio subì un duro attacco diplomatico dal primo ministro di casa Savoia,Camillo Cavour. Il Regno di Sardegna aveva partecipato allaguerra di Crimea come alleata delle potenze europee occidentali. Vinta la guerra, poté sedersi al congresso di Parigi a fianco di Francia e Inghilterra. Cavour pronunciò un discorso che conteneva un attacco ben calcolato allo Stato Pontificio. Il conte affermò infatti: "Gli stati della Santa Sede non furono felici che sotto Napoleone I"[111].
LaSanta Sede capì che il piano di Cavour fosse la conquista di Roma solo nel1859, quando laLegazione delle Romagne fu invasa da due battaglioni di truppe piemontesi senza che l'atto fosse stato anticipato da una dichiarazione di guerra. Si configurò una situazione di stallo, che si protrasse per tutto il resto dell'anno: la conquista era fatta ma non aveva base legale. All'inizio del1860 il governo di Torino chiese al Papa di rinunciare volontariamente alle Legazioni; ottenendo un netto rifiuto, furono organizzati dei plebisciti di annessione. L'11-12 marzo si tennero le consultazioni nei territori delle ex Legazioni[112]. Alle nuove province fu immediatamente applicata la legge sarda, che comprendeva la soppressione degli ordini religiosi e l'incameramento dei loro beni.
L'obiettivo successivo del Regno di Sardegna fu la conquista diMarche eUmbria (che comprendeva laSabina). Con il pretesto di fermare l'avanzata diGaribaldi dal Sud, dopo la conquista del Regno delle Due Sicilie, l'esercito sardo attraversò il confine con le Marche dirigendosi verso la piazzaforte diAncona. La Santa Sede, non disponendo di un esercito regolare, lanciò una chiamata alle armi per raccogliere volontari da tutta Europa. Fu costituito un esercito multinazionale (italiani, austriaci, olandesi, polacchi, belgi, svizzeri e irlandesi) di circa quindicimila uomini, sotto la guida del generale franceseChristophe de Lamoricière.
L'esercito piemontese, guidato dal generaleEnrico Cialdini, attaccò l'11 settembre. Lo scontro militare durò una settimana (11-18 settembre1860). La battaglia decisiva fu combattuta aCastelfidardo, nell'Anconetano. Labattaglia di Castelfidardo (18 settembre) si concluse con la vittoria dei piemontesi; le truppe papaline superstiti si asserragliarono nella piazzaforte diAncona e furono definitivamente sconfitte dall'esercito sardo dopo un difficile assedio. Il 4 novembre si svolsero i plebisciti di annessione. Perse le Marche, l'Umbria e la Sabina, lo Stato Pontificio fu così ridotto allaLegazione di Marittima e Campagna e alCircondario di Roma, poco più dell'odiernoLazio.
Il 25 marzo1861, pochi giorni dopo la proclamazione del nuovoRegno d'Italia, Cavour annunciò alla Camera dei Deputati che «Roma sola deve essere capitale d'Italia»[111].
Roma era protetta, per antichissima tradizione, dal re di Francia (in quest'epoca il sovrano era l'imperatoreNapoleone III). Ma Napoleone III era, al contempo, il principale alleato del neonato Regno d'Italia (anche a prescindere dagliaccordi di Plombières, da lui firmati nel1858 all'insaputa del pontefice). Il governo italiano propose allaFrancia il ritiro del contingente di stanza nell'Urbe; ma la Francia inizialmente oppose un diniego. Si arrivò così allaConvenzione del 15 settembre1864. Le due parti convennero sull'intangibilità dei confini pontifici; la Francia si impegnava a ritirare la propria guarnigione a Roma nel giro di due anni; in cambio l'Italia rinunciava a prendere Roma e s'impegnava a rispettare i confini dello Stato Pontificio[113]. Al momento di ratificare l'accordo venne però inserita una postilla: nel caso i cittadini romani avessero espresso il desiderio di essere uniti all'Italia, il governo italiano non avrebbe lasciato inascoltata la loro richiesta. La Santa Sede fu tenuta all'oscuro anche di questo patto.[114] SubitoGiuseppe Garibaldi tentò una marcia su Roma partendo dallaSicilia. Ma, non avendo chiesto il consenso a Parigi, l'esercito italiano fermò la sua azione quando i volontari erano da poco sbarcati in Calabria per evitare un incidente diplomatico[115] (29 agosto1862). Nel1866 laSanta Sede fece una scelta in favore dello spazio monetario italiano: sostituì loscudo con lalira pontificia, avente lo stesso valore dellalira italiana. Nel dicembre dello stesso anno la Francia ritirò le sue truppe da Roma, in applicazione della Convenzione. L'anno seguente Garibaldi ritentò l'attacco: formò un esercito di volontari e nel settembre del1867 invase il Lazio da nord. Fu fermato e sconfitto aMentana (3 novembre 1867) da una forza costituita dalle truppe pontificie e da un corpo di spedizione francese venuto in soccorso del pontefice.
Lo Stato Pontificio nel 1870
Nel1868 Pio IX convocò unconcilio ecumenico; i lavori delConcilio Vaticano I iniziarono l'anno seguente, l'8 dicembre1869. Il risultato più importante fu l'affermazione deldogma dell'infallibilità del magistero delPapa in materia di fede e di morale (quando tale magistero rispettasse alcune condizioni) per contrastare alcuni pericoli religiosi del tempo. Lo scoppio dellaguerra franco-prussiana (19 luglio1870) interruppe i lavori[116].Il 1º settembre1870 la Francia, in guerra con la Prussia dovette richiamare in patria anche le forze militari dislocate a Roma, rinunciando a proteggere lo Stato del Papa. CosìVittorio Emanuele II ne approfittò per invadere il Lazio e attaccare Roma. Il 20 settembre avvenne lapresa di Roma da parte dei bersaglieri sabaudi. Il combattimento fu poco più che simbolico e venne concluso immediatamente da un armistizio, onde evitare un inutile spargimento di sangue. Successivamente il corpo internazionale dei volontari pontifici fu sciolto e i soldati partirono da Roma, con l'onore delle armi. Il Regno d'Italia procedette all'annessione del Lazio: liberazione secondo l'ottica italiana, occupazione secondo quella pontificia. I plebisciti si svolsero il 2 ottobre nelle cinque province che costituivano lo Stato. Complessivamente, su 167 548 elettori, 135 291 si recarono alle urne. I favorevoli all'annessione furono 133 681; 1 507 i contrari; i voti nulli furono un centinaio. Il 9 ottobre Vittorio Emanuele II promulgò un decreto (n. 5903) con cui sanciva l'annessione dei territori conquistati al Regno d'Italia.[117] Evidentemente l'annessione rese nulla laConvenzione di settembre del 1867, che pure non era stata abrogata.
Nel1867 il Parlamento del Regno, che intanto aveva trasferito la capitale aFirenze, aveva approvato una legge che prevedeva l'incameramento dei beni mobili e immobili di conventi e monasteri in tutto il territorio del Regno e comprendeva anche il divieto per tutti i cittadini italiani di pronunciare voti. Il 13 maggio1871 il Parlamento approvò una nuova legge che elencava i diritti della Santa Sede all'interno del Regno d'Italia. Era la «legge delle Guarentigie», un provvedimento che riconosceva il papa come sovrano indipendente, con il possesso (ma non la proprietà) dei palazzi e dei giardini del Vaticano, dei palazzi delLaterano,della Cancelleria a Roma e dellavilla diCastel Gandolfo. Stabiliva inoltre che il governo italiano non sarebbe intervenuto nella nomina dei vescovi.Pio IX non accettò la legge, perché unilaterale, ne scomunicò gli autori e continuò a considerarsi prigioniero in Vaticano. E l'occupazione sarebbe durata quasi sessant'anni, in attesa di una possibile pace.
Bandiera che sventolò su Porta Pia nel 1870 durante la caduta di Roma
La Chiesa tradizionalmente usava una bandiera di colore giallo e rosso, che ricordava l'oro e l'amaranto, i colori tradizionali delSenato romano (S.P.Q.R.).[119]
La prima menzione storica di una bandiera papale (una bandiera rossa con una croce bianca) risale al1195. Nel1204 cominciano ad apparire anche le chiavi di San Pietro bianche.La prima immagine di una bandiera pontificia risale al1316, e rappresenta uno stendardo allungato, a due punte, con quattro chiavi bianche attorno a una croce. Questa disposizione è visibile nellostemma di Viterbo (e dal 1927, anche dellasua provincia): già nel 1188, secondo il cronista Lancillotto,papa Clemente III concesse al Comune il diritto di apporre tale vessillo.
Nel1808papa Pio VII ordinò allaGuardia nobile e alle altre truppe di sostituire i colori rosso e giallo con il giallo e bianco; l'unica eccezione furono le truppe incorporate nell'esercito francese, sotto il comando del generale Sestio A.F. Miollis, alle quali fu permesso di continuare a usare i vecchi colori.
La più antica bandiera bianco-gialla risale al1824, quando fu inalberata per la prima volta dalla Marina mercantile; in essa però le bande erano poste in diagonale.[119] Nel 1831 la bandiera giallo-bianca divenne ufficialmente la bandiera di Stato pontificia.FuPio IX che nel 1848, rese le bande verticali e nel 1850, tornato a Roma dopo l'esilio aGaeta per la parentesi dellaRepubblica Romana, vi appose anche lo stemma papale.[119]
Lo Stato Pontificio, per la sua particolare conformazione di entità statale e religiosa, ha da sempre rappresentato uno dei capisaldi della chiesa cristiano cattolica in Occidente. Ilcattolicesimo era dichiarato per costituzione religione di Stato e solo la sua professione di fede dava pieno godimento di tutti i diritti statali.
Fino a tutta la prima metà delXVI secolo vi erano tuttavia numerose comunità ebraiche sparse per lo Stato, fra cui si segnalavano per importanza quelle diRoma,Ancona,Ravenna,Orvieto,Viterbo,Perugia,Spoleto eTerracina. In etàcontroriformistica una legislazione sempre più restrittiva, inaugurata durante il pontificato diPaolo IV con la bollaCum nimis absurdum e culminata conHebraeorum gens, spinse molti ebrei a emigrare. Durante il pontificato diSisto V, caratterizzato da una relativa tolleranza religiosa, quattromila o cinquemila ebrei fecero ritorno nello Stato Pontificio a seguito della promulgazione della bollaChristiana pietas (1586)[120]. Ma il ripristino di una legislazione antiebraica voluta dapapa Clemente VIII con la bollaCaeca et obdurata ebbe effetti devastanti per tutti i sudditi di religione ebraica. Molte comunità sparirono (fra cui quelle di Terracina, Spoleto e Viterbo), altre si ridussero a poche decine di unità (Perugia e Ravenna). Solo a Roma (e, in minor misura, ad Ancona), sopravvisse un nucleo ebraico di una certa consistenza. Gli ebrei romani, relegati nelghetto, dovettero tuttavia attendere l'età napoleonica per vedere riconosciuti i propri diritti che con la Restaurazione tornarono a essere conculcati. Durante laRepubblica Romana si produsse una nuova emancipazione, che subì forti limitazioni dopo il1849 per opera diPio IX, che pure agli inizi del suo pontificato aveva mostrato una certa tolleranza nei confronti dei propri sudditi israeliti. Con l'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia (1870) gli ebrei tornarono nuovamente a godere di pieni diritti civili.
L'idioma ufficiale dello Stato Pontificio era illatino, in cui venivano redatte le pubblicazioni ufficiali e istituzionali, ma non parlata usualmente nello Stato. Il latino fu anche molto utilizzato come lingua veicolare dalle gerarchie ecclesiastiche in epoca medievale, per essere in età moderna gradualmente sostituito dall'italiano. In italiano veniva impartita l'istruzione elementare, che era obbligatoria e gratuita per tutti i bambini dello Stato. Nell'Ottocento l'italiano era ormai ampiamente utilizzato anche per i documenti ufficiali. In italiano è, ad esempio, redatto loStatuto fondamentale.La popolazione, tuttavia, parlava abitualmente dialetti locali come testimoniato (ad esempio) dallaCronica dell'anonimo romano, testo del XIV secolo[121]. AdAvignone, città pontificia per quasi cinque secoli, la lingua più diffusa fra le classi popolari e la borghesia minuta era una varietà dell'occitano, ilprovenzale, mentre nell'aristocrazia, nell'alta borghesia e fra gli uomini di cultura era frequente il bilinguismo (francese e provenzale) e, nel caso di cittadini legati allaCuria, anche il trilinguismo (provenzale, francese e italiano).
255.Papa Pio IX (1846-1878) -Giovanni Maria Mastai Ferretti, Senigallia (Ancona), 13 maggio1792 - impedito dal31 dicembre1870 alla morte (per l'occupazione italiana).
^Il nuovo pontefice intendeva tornare aRoma, per abitare accanto allatomba di Pietro; maCarlo II d’Angiò era contrario. Lo sedusse, lo circuì con promesse e buoni propositi, lo convinse che doveva trasferirsi aNapoli, capitale del suo regno, e lì fissare la residenza della Santa Sede (tratto da:Barbara Frale,L'inganno del gran rifiuto. La vera storia di Celestino V, papa dimissionario, UTET ed., 2013, p.19). Decisione che venne revocata sotto il successore diCelestino V,papa Bonifacio VIII, per sottrarre laCuria all'influenza di re Carlo II d'Angiò
^Celestino V, intreccani.it.URL consultato l'11 marzo 2023.
^Giampiero Brunelli,Le istituzioni temporali dello Stato della Chiesa, Università La Sapienza, a.a. 2007/2008.
^Girolamo Arnaldi e Alberto Cadili,Le donazioni e la formazione del Patrimonium Petri in «Enciclopedia Costantiniana» (2013)
^Arnaldi, p. 28. «Con l'istituzione del ducato di Roma [...] cominciava a profilarsi una nuova antitesi fra una romanità, a un tempo ecclesiastica e civile, incarnata pressoché esclusivamente dal clero locale e dal [vescovo dell'Urbe], e una romanità militare, di frontiera, incarnata dal duca bizantino [...]»
^ab Edoardo Martinori,Annali della Zecca di Roma. Serie del Senato romano, Parte prima, p. 37 (256).
^ Ottorino Bertolini,Roma di fronte a Bisanzio ed ai Longobardi, Bologna, Cappelli, 1941, pp. 370-371.
^Possedimento bizantino che si estendeva fra la Romagna e le Marche, comprendente le cinque città di Rimini, Fano, Pesaro, Senigallia e Ancona.
^Pipino non poté partecipare personalmente alla guerra, poiché il suo casato e quello del re longobardo erano imparentati.
^ Gregorio Penco,Storia della Chiesa in Italia, I, Milano, Jaca Book, 1978, p. 155.
^Fu in quell'occasione che, per giustificare la cessione forse dubbia anche agli occhi dei diretti interessati, venne verosimilmente falsificato il documento dellaDonatio Constantini.
^Dopo il ritorno dei papi da Avignone il governo dei dominii temporali della Chiesa venne riformato. Fu istituita la carica diVicariato apostolico in temporalibus.
^Il governo di un rettore era condizione abituale nelle altre province dello Stato della Chiesa già dal tempo di Innocenzo III.
^Dal 1441 Ravenna era sotto il dominio della Repubblica di Venezia.
^ Don Mino Martelli,Storia di Lugo di Romagna in chiave francescana, Lugo, Walberti, 1984, p. 125.
^ Antonio Leoni e Agostino Peruzzi,Ancona illustrata ... Colle risposte ai Sigg. Peruzzi, ... e il compenio delle memorie storiche d'Ancona, etc..
^ Ella Noyes,The story of Ferrara. Ferrara e Inghilterra: letteratura ed esperienze di viaggio dal Grand tour alla storia ferrarese, traduzione di G. Dall'Olio, Corbo Editore, 1998,ISBN9788882690076.
^ Marzio Bernasconi,ll cuore irrequieto dei papi: Percezione e valutazione ideologica del nepotismo sulla base dei dibattiti curiali del XVII secolo, Peter Lang, 2004.
^Con giurisdizione anche sul territorio di Comacchio.
^Nel1649 fu inglobato nel Patrimonio di S. Pietro.
^Con giurisdizione su tutto il ducato di Avignone e sul ducato diCarpentras.
^SecondoRuggiero Romano, che generalizza per l'intera Europa dei dati cronologici precedentemente proposti daCarlo Maria Cipolla per la sola Italia, la crisi economica ha inizio negli anni1619-1622. Entrambi gli autori, e le rispettive posizioni sul tema, sono citati daGuido Quazza,La Decadenza italiana nella Storia europea, Torino, Einaudi, 1971, p. 59.
^Quasi sempre un referendario della Segnatura Apostolica; in alcuni casi è nominato governatore un vescovo residenziale.
^Ecclesiastici di rango inferiore, tra cui anche i monsignori.
^La Santa Sede fu chiamata a versare nelle casse dell'esercito francese 21 milioni di franchi, oltre alle contribuzioni estorte alle singole città occupate.
^Dal1309 al1377 la sede papale fu fissata ad Avignone.
^Comprende le ex Legazioni di Bologna e Ferrara; nel 1797 è annessa la Romagna.
^In quel mese il potere temporale della Chiesa fu dichiarato decaduto. La costituzione formale della Repubblica Cispadana seguì di qualche mese.
^ Alex Witula,Titoli di Stato. Catalogazione e quotazioni dei titoli degli Stati Preunitari, del Regno d'Italia e dello Stato Italiano,ISBN 978-88-95848-12-9, p. 245.
^ J. Casanovas,Giuseppe Settele and the final annulment of the decree of 1616 against Copernicanism, inMemorie della Societa Astronomica Italiana, vol. 60, 1989, p. 791.
^Woolf (2005), p. 281. «[...] Gli anni successivi a quelli in cui fallirono i moti rivoluzionari [del 1820-21] sono considerati tradizionalmente come il periodo delle repressioni più severe avvenute in tutta l'età del Risorgimento in tutti gli Stati italiani, eccettuati forse lo Stato della Chiesa e il Regno delle Due Sicilie, dove la dura e ininterrotta repressione governativa rende difficile e superfluo qualsiasi giudizio qualitativo. Il rigore della repressione era probabilmente avvertito tanto più gravemente a causa della sua coincidenza con la fase più acuta della crisi economica.»
^ Marianna Borea,L'Italia che non si fece, Roma, Armando, 2013.
^ Mino Martelli,Pio IX quando era vescovo d'Imola, Imola, Galeati, 1978, p. 30..
^Corpo paragonabile alla odierna Polizia municipale, con la differenza che era composto da volontari.
^Cfr. Francesco Traniello,Religione cattolica e Stato nazionale. Dal Risorgimento al secondo dopoguerra, Bologna, il Mulino, 2007, p. 87.
^abCit. Nicola Crepas,Le premesse dell'industrializzazione, inStoria d'Italia, vol. 15 degliAnnali: L'industria, Torino, Einaudi, 1999. Ripubblicato nellaStoria d'Italia Einaudi, vol. 21, Milano, il Sole 24 Ore, 2005, p. 169.
^In base allaConvenzione di settembre del1864, la Francia si impegnò a ritirare le proprie truppe di stanza a Roma nel giro di due anni. Il ritiro fu completato l'11 dicembre 1866.
^Secondo laStoria d'Italia, Einaudi, tali riforme risultarono tuttavia tardive e, in molti casi, inefficaci. CfrIbidem, p. 169
^Progettata nel 1856 come tratto della lineaBologna-Ancona, entrò in servizio quando i territori interessati erano entrati a far parte delRegno d'Italia, così come la Bologna-Forlì, che fu aperta il 1º settembre1861.
^La tratta Ceprano-Napoli fu realizzata sotto il Regno d'Italia.
^ Roberto De Mattei,Pio IX, Casale Monferrato, Piemme, 2000..
^ab Andrea Tornielli,Pio IX. L'ultimo Papa re, Milano, il Giornale, 2004.
^I plebisciti si svolsero contemporaneamente nell'ex Granducato di Toscana.
^In seguito alla presa di Roma il concilio fu sospeso e non venne più riconvocato. Non fu ufficialmente chiuso se non nel 1960 dapapa Giovanni XXIII, come formalità prima dell'apertura delConcilio Vaticano II.
^Tale sovranità potrebbe far considerare laCittà del Vaticano come un vero e proprio stato successore (o fra gli stati successori, insieme alRegno d'Italia) dell'antico Stato Pontificio. Il tema divide tuttora gli storici e continua a essere oggetto di dibattito.
^Attilio Milano,Storia degli Ebrei in Italia, Torino, Einaudi, 1992, p. 258,ISBN 88-06-12825-6
^«Entrato là, tolle uno tabarro de vile panno, fatto allo muodo pastorale campanino. [...] Misticaose colli aitri. Desformato desformava la favella. Favellava campanino e diceva [...]»,Cronica dell'anonimo romano
Leopoldo Galeotti,Della sovranità e del governo temporale dei papi libri tre, Tipografia elvetica, 1847.
Andrea Gardi,Lo stato in provincia. L'amministrazione della legazione di Bologna durante il regno di Sisto V (1585-1590), collanaStudi e ricerche, n. 2, Bologna, Istituto per la Storia di Bologna, 1994.
Ludovico Gatto,Storia universale del Medioevo, Roma, Newton Compton, 2003.
(EN) Leopold G. Glueckert,Between Two Amnesties: Former Political Prisoners and Exiles in the Roman Revolution of 1848, New York, Garland Press, 1991.
Paolo Prodi,Il sovrano pontefice, Bologna, il Mulino, 1982.
(EN) Allan J. Reinerman,Austria and the Papacy in the Age of Metternich, 2 voll., Washington, Catholic University of America Press, 1979-1990.
Gabriella Santoncini,Ordine pubblico e polizia nella crisi dello Stato Pontificio (1848-1850), Milano, Giuffrè, 1981.
Hercule de Sauclières,Il Risorgimento contro la Chiesa e il Sud. Intrighi, crimini e menzogne dei piemontesi, Napoli, Controcorrente, 2003,ISBN978-88-89015-03-2.
Adriano Sconocchia,La banda Panici al tramonto dello Stato pontificio, Roma, Gangemi, 2008.
Adriano Sconocchia,Le camicie rosse alle porte di Roma. La rivolta di Cori, Roma, Gangemi, 2011.
Giovanni Tabacco,Dal tramonto dell'impero fino alle prime formazioni di Stati regionali, inStoria d'Italia, vol. II:Dalla caduta dell'impero romano al secolo XVIII, tomo I, Torino, Einaudi, 1973.
Angelo Turchini (a cura di),Atti del Convegno «La Legazione di Romagna e i suoi archivi: secoli XVI-XVIII», Cesena, Il ponte vecchio, 2006.
Stuart Woolf,L'Illuminismo e il Risorgimento. La storia politica e sociale, inStoria d'Italia, vol. III:Dal primo settecento all'Unità, Torino, Einaudi, 1975. Ripubblicato nellaStoria d'Italia Einaudi, vol. 5, Milano, il Sole 24 Ore, 2005.
Piero Zama,La Rivolta in Romagna fra il 1831 e il 1845, Faenza, Fratelli Lega, 1978.