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Sionismo

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Ilsionismo è un'ideologia politica il cui fine è l'affermazione del diritto allaautodeterminazione delpopolo ebraico e il supporto a uno Stato ebraico nella regione che, dalTanakh e dallaBibbia, è definita "Terra di Israele".[N 1][1][2][3] Tale obiettivo è stato perseguito attraverso lacolonizzazione dellaPalestina storica[4][5][6] tentando, almeno a partire daglianni trenta delNovecento,[7] di ottenerne un territorio il più esteso possibile e di ridurre al minimo la presenza di arabi palestinesi al suo interno.[8][9][10]

Theodor Herzl, fondatore del sionismo moderno

Il sionismo emerse alla fine delXIX secolo nell'Europa centrale eorientale come effetto dellaHaskalah (illuminismo ebraico) e in reazione all'antisemitismo, inserendosi nel più vasto fenomeno delnazionalismo moderno.[11][12] Il movimento tra la fine del XIX e l'inizio delXX secolo si sviluppò in varie forme, tra le quali ilsionismo socialista, quelloreligioso, quellorevisionista e quello di ispirazioneliberale deiSionisti Generali. Esso favorì a partire dalla fine del XIX secolo flussi migratori verso laPalestina, prima sotto l'Impero ottomano e dopo laprima guerra mondiale affidata all'amministrazione britannica dallaSocietà delle Nazioni, che rafforzarono la presenza ebraica nella regione e contribuirono a formare unNuovo Yishuv. Il sostegno al sionismo crebbe in particolare nelsecondo dopoguerra, successivamente all'Olocausto e allo scadere delmandato britannico della Palestina: ciò portò condizioni più favorevoli per unadichiarazione d'indipendenza israeliana. La nascita delloStato di Israele nel 1948, e soprattutto lanakba che ne conseguì, provocarono il rafforzamento dell'antisionismo, epicentro politico deiconflitti tra Israele e il mondo arabo.

Storia

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Il protosionismo

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Nel corso dei secoli, vi è sempre stata una corrente migratoria ebraica verso laPalestina, motivata essenzialmente da ragioni religiose. Il sionismo trae le sue radici dal nuovo ambiente culturale generatosi nell'ambito dell'emancipazione degli ebreieuropei avviatasi a partire dallaRivoluzione francese e per tutto ilXIX secolo e dallaHaskalah. Le prime espressioni di un protosionismo si sostanziano ad esempio nella fondazione dell'Alleanza israelitica universale nel 1860, organizzazione volta all'emancipazione dellecomunità ebraiche inMedio Oriente eNordafrica, e nella pubblicazione di varie opere, tra le qualiRoma e Gerusalemme, redatta nel 1862 dal filosofo ebreo tedescoMoses Hess,Derishat Zion del rabbino polacco-prussianoZvi Hirsch Kalischer, e l'innoHatikvah, il cui testo venne scritto daNaftali Herz Imber e che divenne poi inno delloStato di Israele.

L'idea di uno Stato ebraico in cui l'antisemitismo fosse assente per definizione circolava daglianni 1880 con i movimenti delBilu e delHovevei Zion, i cui manifesti ideologici furono il laicoSelbstemanzipation, scritto daLeon Pinsker nel 1882, e il religiosoAruchas Bas-Ammi, scritto dal rabbinoIsaac Rülf nel 1883. Molti dei promotori di questa idea individuavano come obiettivo la fondazione di un'entità statale nella regione storica definita "Terra di Israele", corrispondente geograficamente allaPalestina. Numerosi esponenti proposero invece altre regioni geografiche, comeArgentina,Ecuador,Suriname,Amazzonia,Uganda,Kenya,Stati Uniti d'America,Canada,Australia. L'opzione di gran lunga più popolare restava però l'idea della Palestina, all'epoca regione governata dall'Impero ottomano, la quale sarebbe prevalsa a partire dal 1905.

Già nella seconda metà del XIX secolo vennero avviate iniziative finalizzate alla creazione di insediamenti ebraici nell'alloraPalestina ottomana. Il filantropoMoses Montefiore finanziò nel 1861 la costruzione di un sobborgo ebraico aGerusalemme, mentre nel 1870 venne fondata laMikveh Israel, la prima scuola agraria ebraica, a cura diCharles Netter. A partire dal 1882Edmond James de Rothschild divenne uno dei principali finanziatori del movimento sionista e acquistò il primo sito ebraico inPalestina, l'attualeRishon LeZion; sempre dal 1882 ancheMaurice de Hirsch fu un grande finanziatore di insediamenti, sia sionisti siaterritorialisti. È nel 1882 che venne organizzata laPrimaAliyah, che portò lacomunità ebraica palestinese (loYishuv) a passare dalle25000 persone a oltre il doppio.

La nascita del sionismo

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Prima pagina dell'edizione delThe Jewish Chronicle del 17 gennaio 1896, che mostra un articolo diTheodor Herzl, un mese prima della pubblicazione del suo pamphletDer Judenstaat

Il fondatore del sionismo è consideratoTheodor Herzl, giornalistaaustro-ungarico assimilato. Nel 1895 Herzl fu inviato come corrispondente del suo giornale aParigi per seguire il processo dell'affare Dreyfus, esploso nel 1894 e che fu accompagnato da una feroce campagna di stampa francese che riproponeva stereotipi antisemiti. In seguito a questa esperienza Herzl si rese conto che l'assimilazione degli ebrei in Europa non potesse portare a una piena integrazione e che le comunità ebraiche necessitassero di un proprio Stato, dove potessero prosperare in sicurezza e lontani dell'antisemitismo. La sua conclusione derivava dalla sua esperienza nell'Impero austro-ungarico: in una compagine nazionale eterogenea, tutti i gruppi etno-nazionali disponevano di propri rappresentanti nel parlamento imperiale e potevano appellarsi a una propria "nazione" e "patria" dentro o fuori dai confini dell'impero, tutti tranne gli ebrei, né gli altri popoli riconoscevano gli ebrei come parte di essi.

Herzl avrebbe sviluppato la sua idea e l'avrebbe tradotta inDer Judenstaat, volume pubblicato all'inizio del 1896, senza conoscere gli scritti dei suoi predecessori, e subito tradotto in varie lingue. All'immediato successo del volume e al dibattito suscitato, Herzl fece seguire ilprimo congresso sionista, che si tenne aBasilea dal 29 al 31 agosto 1897, in modo da costituire un movimento permanente. IlProgramma di Basilea affermò che «il sionismo si sforza di ottenere per il popolo ebraico un focolare garantito dal diritto pubblico in Palestina». I metodi da adottare per il raggiungimento di questo obiettivo comprendevano l'incoraggiamento dellacolonizzazione ebraica in Palestina, l'unificazione e l'organizzazione di tutte le comunità ebraiche, il rafforzamento della coscienza ebraica individuale e nazionale e iniziative per assicurarsi l'appoggio dei diversi governi per realizzare gli obiettivi del sionismo. Herzl si inserì in una tradizione di pensiero dilingua tedesca iniziata con Hess, e in quella tradizione riunì attorno a sé la prima generazione di leader sionisti:Max Isidor Bodenheimer,Max Nordau,Otto Warburg,David Wolffsohn, cui furono vicine anche personalità comeAlbert Einstein. Questa tradizione è quasi compattamente parte della corrente deiSionisti Generali di ispirazioneliberale.

Le idee di Herzl si inseriscono in un ampio movimento migratorio ebraico già in atto, causato nell'Impero russo daipogrom degli anni 1881-1882 e poi degli anni 1903-1906. Secondo dati del 1930, dal 1880 al 1929 emigrarono dalla Russia2285000 ebrei e di questi45000 si stabilirono in Palestina, mentre la grande maggioranza dei restanti scelse gliStati Uniti d'America. Nello stesso periodo952000 ebrei abbandonarono laPolonia e l'Austria-Ungheria, di questi40000 emigrarono verso la Palestina.[13][14] La rilevanza demografica dell'emigrazione dalle terre soggette all'Impero russo portò all'emergere di una leadership di tali origini nel movimento sionista. La prima generazione comprese nomi attivi in campo culturale, tra i qualiAhad Ha'am,Eliezer Ben Yehuda eAaron David Gordon, oltre che nella politica sionista, comeChaim Weizmann,Nahum Sokolow,Leo Motzkin,Menahem Ussishkin eNachman Syrkin, come anche i primi rabbini che legittimarono il sionismo in ambito religioso, tra i qualiAbraham Isaac Kook,Moshe Leib Lilienblum,Samuel Mohilever eYitzchak Yaacov Reines. Nel sionismo statunitense, importante più dal punto di vista del sostegno finanziario che dell'emigrazione, svolse un ruolo fondamentale il rabbinoSolomon Schechter.

Le migrazioni verso la Palestina ottomana

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Asilo aRishon LeZion, 1898

Herzl fece invano appello ai ricchi filantropi ebrei europei perché appoggiassero le sue proposte, ma scoprì la tradizione protosionista dell'Europa orientale, che egli ignorava e che lo sostenne. Dal 29 al 31 agosto 1897 Herzl organizzò ilprimo congresso sionista aBasilea, dove creò l'Organizzazione sionista mondiale, il massimo organismo politico ebraico fino alla istituzione delloStato d'Israele. Herzl ottenne poi colloqui con vari capi di Stato (tra i qualiAbdul-Hamid II,Guglielmo II di Germania,Vittorio Emanuele III epapa Pio X, oltre ai governi britannico e russo) per ottenere, invano, il loro assenso ufficiale al suo progetto. Inoltre Herzl pubblicò nel 1902 il romanzo utopicoAltneuland. Non avendo ottenuto il sostegno ufficiale dell'Impero ottomano, fino al 1917 l'Organizzazione Sionista perseguì l'obiettivo della costruzione del progetto sionista mediante l'organizzazione dellaaliyah, strategia di immigrazione continua su piccola scala appoggiata attraverso istituzioni qualiDie Welt, il giornale del movimento sionista, ilFondo Nazionale Ebraico, ente finalizzato all'acquisto di terreni agricoli ed edificabili, il Jewish Colonial Trust e la Anglo-Palestine Bank.

Tra il 1904 e il 1914 si verificò laSeconda Aliyah, che portò in Palestina circa30000 persone dalla Russia, evento favorito anche dallo scoppio di varipogrom sostenuti dalla pubblicazione deiProtocolli dei Savi di Sion. Alcuni dei nuovi colonizzatori furono spinti da idealisocialisti e crearono i primikibbutz, comunità organizzate secondo criteri collettivisti che vivevano diagricoltura. Molti degli immigrati si sistemarono nelle città o ne fondarono di nuove, comeTel Aviv, che da quartiere diGiaffa, crebbe fino a inglobare l'antica città, rendendola un sobborgo della nuova Tel Aviv. I pionieri sionisti portarono in Palestina la loro forza lavoro e l'idea europea dinazione. La comunità ebraica in Palestina si organizzò a livello associativo e istituzionale; grazie ai lavori diEliezer Ben Yehuda si diffuse l'uso dellalingua ebraica, la quale sostituì nell'ambito quotidiano loyiddish e le altre lingue tradizionalmente usate dagli immigrati ebrei. Nel corso degli anni successivi si formò la seconda generazione di leader sionisti, tra i qualiDavid Ben Gurion,Yitzhak Ben-Zvi,Ber Borochov,Berl Katznelson,Arthur Ruppin,Pinhas Rutenberg,Zalman Shazar,Iosif Trumpeldor,Meir Bar-Ilan eVladimir Žabotinskij; a eccezione di Žabotinskij e Bar-Ilan, la leadership sionista era costituita quasi completamente da socialisti.

Il mandato britannico della Palestina

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In pienaprima guerra mondiale, nell'imminenza dell'ingresso delle truppe britanniche aGerusalemme, strappata nel dicembre 1917 all'esercito ottomano, ilRegno Unito si impegnò, con una lettera del segretario per gli affari esteriArthur James Balfour aLionel Walter Rothschild, banchiere britannico e attivista sionista e membro del movimento sionista britannico, a mettere a disposizione del movimento sionista, in caso di vittoria, dei territori in Palestina per costituire un "focolare nazionale", con il vincolo che questo non avrebbe dovuto pregiudicare "né i diritti civili e religiosi" delle popolazione preesistenti, "né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni". Il documento, realizzato tra l'estate e l'autunno 1917, venne scritto e mediato con la collaborazione di diversi esponenti del mondo ebraico, sia favorevoli sia contrari alla posizione sionista[15], tra cui il futuro presidente israelianoChaim Weizmann, porta il nome didichiarazione Balfour. Dopo aver occupato la regione nel corso della prima guerra mondiale e aver ottenuto dall'Impero ottomano il riconoscimento della conquista neltrattato di Sèvres nell'agosto 1920 l'Impero britannico chiese e, il 24 luglio 1922, ottenne dallaSocietà delle Nazioni unmandato sulla Palestina, che includeva anche laTransgiordania.

Nel frattempo si era già verificata unaTerzaAliyah, anche quest'ultima principalmente dalla Russia, sconvolta dallarivoluzione. La comunità ebraica in Palestina costituì nel 1923 l'Agenzia ebraica come organo di autogoverno, che nel 1929 fu riconosciuto dai britannici ricevendo la gestione di scuole, ospedali e infrastrutture. Nel frattempo si costituì clandestinamente l'Haganah. Nel 1924Edmond James de Rothschild fondò la Palestine Jewish Colonization Association, che comprò più di125000 acri di terreno, continuando dopo di lui l'opera che egli aveva intrapreso oltre quarant'anni prima. Tutto ciò favorì unaQuartaAliyah, proveniente soprattutto dall'Europa orientale. In questi anni in cui iniziò la costruzione dello Stato, si formò la terza generazione di leader sionisti, fra cuiAbba Ahimeir,Haim Arlozoroff,Levi Eshkol,Nahum Goldmann,Uri Zvi Greenberg,Golda Meir eMoshe Sharett. Nel 1925 si formò lacorrente revisionista, per opera diVladimir Žabotinskij, in reazione ai primi scontri con gli arabi palestinesi e alla decisione britannica di chiudere la Transgiordania all'insediamento ebraico nel 1922 e in opposizione all'atteggiamento conciliante delle altre correnti sioniste.

Negli anni successivi al 1930 l'immigrazione ebraica aumentò notevolmente con laQuintaAliyah, per via dell'alto numero di ebrei che abbandonavano laGermania a causa dell'ascesa al potere diAdolf Hitler e in seguito alleLeggi di Norimberga. Tra il 1929 e il 1939 la Palestina precipitò neimoti del 1929 e poi nellagrande rivolta araba, nell'ambito dei quali si verificarono vasti scontri tra lo Yishuv e la popolazione araba palestinese, che furono sedati dall'esercito britannico, con un alto numero di vittime da ambo le parti. Nel 1939 i britannici, dopo aver proposto inutilmente diversi piani di divisione del territorio mandatario in due Stati distinti,[N 2] emisero una legge, illibro bianco, che limitò l'immigrazione ebraica a75000 persone per una durata di cinque anni, cifra a cui sarebbero stati sottratti gli eventuali immigrati illegali individuati, e che dal punto di vista del movimento sionista sembrò favorire le ragioni degli arabi. Oltre a questo i britannici, ritenendo dopo i tentativi falliti che una spartizione sarebbe risultata impossibile perché rifiutata sia dal movimento sionista sia dalla popolazione araba, previdero la creazione di un unico Stato federale entro il 1949, dove i coloni ebraici sarebbero tuttavia stati una minoranza stimata, anche in base alle restrizioni sull'immigrazione, in un terzo della popolazione totale.

Durante laseconda guerra mondiale aumentò enormemente il numero di ebrei che cercavano rifugio in Palestina per sfuggire aglieccidi effettuati dai nazisti. Molti rifugiati ebrei dovettero entrare illegalmente in Palestina (fenomeno conosciuto comeAliyah Bet). Le organizzazioni ebraiche più moderate, come l'Haganah diDavid Ben Gurion, si limitarono agli scontri con gli arabi, mentre le organizzazioni sioniste più estremiste arrivarono ad aggredire apertamente i britannici, militari e civili. Fra queste ultime si distinsero l'Irgun diMenachem Begin e laBanda Stern, descritte dai britannici come organizzazioni terroristiche.

La nascita dello Stato di Israele e la guerra arabo-israeliana del 1948

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In questo periodo la popolazione totale della Palestina di circa1 846 000 abitanti era composta per due terzi circa da arabi (1 203 000, comprendenti anche una minoranza arabo-cristiana) e da un terzo di ebrei (608 000), con una piccola minoranza di altre etnie (35 000).[16]

Ilpiano di spartizione della Palestina votato dall'ONU

Nel maggio 1947 i britannici annunciarono il disimpegno dal mandato sulla Palestina e il suo abbandono entro un anno. Il 15 maggio 1947 fu quindi costituito l'UNSCOP, che il 3 settembre raccomandò a maggioranza la divisione della Palestina occidentale (quella orientale aveva già formato ilRegno Hascemita di Giordania) in due Stati di simile estensione, uno a maggioranza ebraica (secondo le stime dell'UNISCOP498 000 ebrei e407 000 arabi e altro[16] per il 56% del territorio[17]) e l'altro a quasi esclusiva popolazione araba (10 000 ebrei e725 000 arabi e altro[16] per il 43% del territorio[17]), mentreGerusalemme sarebbe diventata una città internazionale (Corpus separatum) controllata dall'ONU (100 000 ebrei e105 000 arabi e altro[16]). L'UNSCOP nel suo piano raccomandava l'istituzione di forme di unione e collaborazione economica e commerciale tra i due Stati (con possibilmente anche una moneta comune), per cercare di diminuire le disparità economiche tra le due aree e cercare di minimizzare nel tempo gli attriti tra le due etnie.[16]

Il 29 novembre 1947 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite votò (33 sì, 10 no, 13 astenuti) larisoluzione 181, contenente ladivisione della Palestina.

Le principali organizzazioni sioniste accettarono la proposta (rifiuti provennero dai gruppi più estremisti che puntavano alla costituzione di una "Grande Israele", comprendente tutto il territorio mandatario e parte delle nazioni confinanti), mentre gli arabi palestinesi e iPaesi arabi la rifiutarono.[18] L'Agenzia ebraica dichiarò quindi l'indipendenza dello Stato d'Israele, che venne attaccato lo stesso giorno daSiria,Egitto,Iraq eGiordania in quella che fu laguerra arabo-israeliana del 1948, vinta dalle forze israeliane e che si concluse con una sequenza di armistizi, ma nessun trattato di pace. In seguito alla guerra, Israele conquistò un territorio più ampio di quello assegnato dalle Nazioni Unite, mentre la Giordania annesse laCisgiordania e l'Egitto occupò laStriscia di Gaza. Gerusalemme restò divisa tra Israele e Giordania, assetto territoriale che rimase intatto fino allaguerra dei sei giorni. Lo Stato di Israele venne riconosciuto alla nascita dalle Nazioni Unite e da buona parte dei Paesi del mondo, ma la totalità dei Paesi arabi rifiutò di fare altrettanto.

Dal 1949 a oggi

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Il 23º Congresso sionista, tenutosi aGerusalemme nel 1951, si aprì simbolicamente davanti alla tomba diTheodor Herzl, che venne traslata daVienna secondo il suo testamento. Con l'istituzione delloStato di Israele il Programma di Basilea era stato realizzato e il congresso ridefinì quindi i compiti del movimento nel Programma di Gerusalemme, che identificò come principale obiettivo il consolidamento del nuovo Stato. Per quanto riguardava il rapporto fra Stato di Israele eOrganizzazione sionista, il congresso approvò una risoluzione che chiedeva allo Stato di riconoscere l'organizzazione come organo rappresentativo del popolo ebraico in materia di partecipazione organizzata della diaspora alla costruzione di Israele. Nel 1952 laKnesset approvò una legge in tal senso. Nel 1950 lo Stato israeliano riconobbe con lalegge del ritorno il diritto di qualsiasi ebreo del mondo di stabilirsi in Israele e ricevere lacittadinanza israeliana.

Caratteristiche

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Il termine "sionismo" deriva dal nome delmonte Sion, il primitivo nucleo della città diGerusalemme. L'espressione fu coniata nel 1890 dall'editore ebreo austriacoNathan Birnbaum nella sua rivistaSelbstemanzipation, la quale riprendeva il titolo di un libro diLeon Pinsker del 1882. Il sionismo è quindi definito come il movimento obiettivo alla costituzione di un'entità statale ebraica specificamente inPalestina. Altri movimenti nazionalisti ebraici attivi nel XIX secolo furono ilterritorialismo, senza preferenze sul luogo e che trovò il suo massimo rappresentante inIsrael Zangwill, e l'autonomismo, che chiedeva l'autonomia politica degli ebrei (soprattuttoaschenaziti) nei loro tradizionali territori di insediamento dell'Europa centrale eorientale, idea fatta propria soprattutto dal movimento ebraicosocialista delbundismo. Il movimento territorialista e autonomista furono poi marginalizzati dal sionismo. Il sionismo si divise nel corso del XX secolo in varie correnti; oltre a quello di ispirazioneliberale, soprattutto tra i sionisti dell'Europa orientale si diffusero ilsionismo socialista e ilsionismo religioso. In Palestina nacque poi ilsionismo revisionista.

I sionisti tendevano a rifiutare lalingua yiddish e le lingue nazionali europee, a favore della rinascita dell'anticalingua ebraica, tradizionalmente riservata solo all'ambito liturgico, come madrelingua, grazie agli sforzi diEliezer Ben Yehuda nell'orale, diMendele Moicher Sforim nella prosa e diHaim Nachman Bialik nella poesia. Nella prima metà del XX secolo si diffuse tra alcuni intellettuali sionisti la cosiddettanegazione della diaspora, consistente nell'assimilazione di elementi della culturamediorientale, e ilcanaanismo, ideologia nata in seno al sionismo revisionista che esaltava l'identità culturalesemitica che legava gli ebrei alle altre popolazioni del Medio Oriente. Il movimento sionista non vedeva originariamente come un problema la presenza della popolazione araba in Palestina, sostenendo che essa avrebbe tratto giovamento dall'immigrazione di europei in vasta scala, che avrebbe rivitalizzato la regione, e credendo che comunque la popolazione araba non costituisse in nessun modo un popolo con una propria identità nazionale, in quanto si sarebbe integrata, sempre secondo i sionisti, nel nascituro Stato (Herzl, Congresso di Basilea).

Sionismo e colonialismo

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I primi sionisti descrivevano sé stessi come colonizzatori e il sionismo come un progetto dicolonizzazione.[19]

Il sionismo è stato definito da numerosi accademici come un esempio dicolonialismo d'insediamento.[20] Il più importante precursore di questa idea è statoFayez Sayegh. Con il suo saggio del 1965Zionist Colonialism in Palestine ha evidenziato le differenze tra il colonialismo sionista e quello europeo, descrivendo come il primo tenda allo sradicamento delle popolazioni indigene e alla loro sostituzione con la popolazione dei coloni.[20][21] Le tesi di Sayegh hanno avuto risonanza in Europa grazie aMaxime Rodinson con il saggioIsraël, fait colonial? del 1967.[22]

La ricerca accademica sul colonialismo d'insediamento ha avuto un importante impulso negli anni duemila grazie al lavoro dello storico australianoPatrick Wolfe. Wolfe ha definito Israele come una forma moderna di colonialismo d'insediamento.[23]Lorenzo Veracini, nel 2013, ha argomentato che il colonialismo d'insediamento ha avuto successo nei territori dello Stato di Israele, ma ha sostanzialmente fallito nei territori occupati dal 1967.[24] Veracini ha inoltre fondato la rivista accademicaSettler Colonial Studies,[25] che negli anni 2010 ha pubblicato numerosi studi che analizzano il sionismo secondo la struttura concettuale del colonialismo d'insediamento.[26]

Alcuni studiosi, pur accettando la definizione di colonialismo d'insediamento, sottolineano come il carattere fortemente nazionalista del sionismo "diluisca" quello colonialista. Lo storico israelianoIlan Pappé è uno dei principali sostenitori di questa tesi.[27][28]

La definizione è tuttavia dibattuta in ambito accademico. In particolare, i critici sostengono che prima del 1967 il sionismo e lo Stato di Israele non possano essere definiti come colonialisti. Laguerra dei sei giorni e la conseguenteoccupazione dei territori conquistati costituirebbe il punto di svolta dopo il quale Israele può essere definito uno Stato colonialista.[29][30] Tra i critici della definizione di sionismo come colonialismo d'insediamento ci sono soprattutto studiosi israeliani, comeIlan Troen,[31]Benny Morris oTom Segev.[senza fonte]

Sostegno al sionismo

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Il sostegno al sionismo aumentò generalmente tra gli ebrei di tutto il mondo nel periodo successivo all'Olocausto.

Nel XX eXXI secolo negliStati Uniti d'America importanti fra i sostenitori del sionismo sono state alcune componenti delprotestantesimoevangelico che esposero il cosiddetto "sionismo cristiano". Tra i sionisti cristiani vi sono anche gruppi fondamentalisti che vedono nel ritorno degli ebrei nellaTerrasanta il compimento di quanto scritto nell'Apocalisse.[32]

Anche tra alcune figure musulmane vi è una minoritaria tradizione in appoggio al sionismo, della quale fecero parte, per ragioni politiche ed economiche,Al-Husayn ibn Ali e i suoi figliAbd Allah I di Giordania eFaysal I re d'Iraq, oltre aNasser al-Din Shah e a figurenazionaliste curde eberberiste. Vi è poi un filone sionista musulmano che si appoggia a interpretazioni delCorano, presente tra alcuni esponenti musulmani attivi inOccidente.

Opposizione al sionismo

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Lo stesso argomento in dettaglio:Antisionismo.

Durante glianni 1960 buona parte dei movimenti di liberazione nazionale delterzo mondo identificarono il sionismo con una forma dicolonialismo, tesi rafforzata dal sostegno degliStati Uniti d'America aIsraele, sempre più forte dopo laguerra dei sei giorni. Anche l'Unione Sovietica, dopo l'appoggio iniziale dato a Israele, si schierò a favore deiPaesi arabi e condannò la politica di Israele e le sue basi costitutive. LeNazioni Unite in una risoluzione del 1975 equipararono il sionismo alrazzismo; la risoluzione fu poi ritirata nel 1991, come condizione da parte di Israele per partecipare allaconferenza di Madrid.

Il movimento sionista è stato oggetto di molte critiche da parte dei suoi oppositori proprio per l'indifferenza nei confronti della popolazione araba palestinese presente nella regione; in particolare la critica più diffusa è l'accusa dipulizia etnica nei confronti dei palestinesi mossa da vari storici.[33][34] In seguito allaguerra dei sei giorni, neiterritori occupati da Israele inCisgiordania e nellaStriscia di Gaza venne creata una moltitudine diinsediamenti israeliani.[35]

Il sostegno al sionismo non è unanime nel mondo ebraico. Inizialmente la maggioranza delle comunità ebraiche era rimasta indifferente o contraria. In particolare, il sionismo suscitò indifferenza tra gliebrei ortodossi dell'Europa orientale e tra gli ebrei del mondo arabo.[36] La maggioranza del mondo ebraico considerava un'eresia religiosa l'idea di rientrare in massa in Israele prima dell'arrivo delMessia. Il sionismo infatti, in particolare quello laico, è spesso entrato in conflitto con gliebrei ultraortodossi; il principale gruppo ebreo ultraortodosso a manifestare la propria opposizione al sionismo sono stati iNeturei Karta. Si opposero al sionismo anche gliebrei riformati, sostenendo che gli ebrei costituissero una comunità religiosa e non un'entità etnica o nazionale, e che il regno messianico atteso non sarebbe che una metafora per un futuro di libertà religiosa, giustizia e pace da realizzarsi in ogni società. In ambito laico, si oppongono al sionismo ilBund e molte personalità ebreesocialiste ecomuniste, per i quali l'antisemitismo si combatte attraverso la rivoluzione sociale.

Note

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Annotazioni
  1. Corrispondente geograficamente alle definizioni diCananea,Terrasanta ePalestina.
  2. Piani elaborati dallaCommissione Peel nel 1937, dallaCommissione Woodhead nel 1938 e dallaConferenza di St. James nel 1939.
Fonti
  1. Zionism: The National Liberation Movement of The Jewish People,World Zionist Organization, January 21, 1975, URL consultato il 17/08/2006.
  2. Shlomo Avineri:Zionism as a Movement of National Liberation, Hagshama department of theWorld Zionist Organization, December 12, 2003, URL consultato il 17/08/2006.
  3. Neuberger, Binyamin.Zionism - an Introduction, Israeli Ministry of Foreign Affairs, August 20, 2001, URL consultato il 17/08/2006).
  4. (EN) Ran Aaronsohn,Settlement in Eretz Israel — A Colonialist Enterprise? "Critical" Scholarship and Historical Geography, inIsrael Studies, vol. 1, n. 2,Indiana University Press, 1996,DOI:10.1353/is.2005.0011.
  5. (EN) Emma C. Murphy,Zionism and the Palestine Question, in Youssef M. Choueiri (a cura di),A Companion to the History of the Middle East, 1º gennaio 2005, p. 278,DOI:10.1002/9780470996423,ISBN 9780470996423.
  6. Ilan Pappé,Zionism as Colonialism: A Comparative View of Diluted Colonialism in Asia and Africa, inSouth Atlantic Quarterly, vol. 107, n. 4, 1º ottobre 2008, pp. 611–633,DOI:10.1215/00382876-2008-009.URL consultato il 19 febbraio 2025.
  7. (EN) Derek Penslar,Is zionism a colonial movement?, in Ethan B. Katz, Lisa Moses Leff e Maud S. Mandel (a cura di),Colonialism and the Jews, collanaThe Modern Jewish Experience,Indiana University Press, 2017, p. 280,DOI:10.2307/j.ctt1zxz145,ISBN 978-0-253-02462-6.
  8. La «Grande Israele» e la terra palestinese: cosa c’è dietro l’annuncio di Smotrich, su24+, 20 agosto 2025.URL consultato il 1º settembre 2025.
  9. Adel Manna,Nakba and Survival. The Story of Palestinians Who Remained in Haifa and the Galilee, 1948–1956., University of California Press, 2022, p. 2,ISBN 978-0-520-38936-6.
    «the principal objective of the Zionist leadership to keep as few Arabs as possible in the Jewish state»
  10. Tom Segev,A State at Any Cost: The Life of David Ben-Gurion, Farrar, Straus and Giroux, 2019, p. 418.
    «the Zionist dream from the start—maximum territory, minimum Arabs»
  11. Cfr. il lemma «Zionism»sull'Encyclopaedia Britannica.
  12. Ministro de Netanyahu pede votos para "qualquer partido sionista" - Notícias - R7 Internacional, sunoticias.r7.com.
  13. (EN)Jewish Emigration from Russia: 1880 - 1928, sufriends-partners.org.URL consultato il 18/10/2008(archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2018).
  14. (EN) Shmuel Ettinger,Emigration during the Nineteenth Century, sumyjewishlearning.com.URL consultato il 18/10/2008(archiviato dall'url originale l'11 giugno 2007).Migration--within and from Europe--as a decisive factor in Jewish life., sumyjewishlearning.com.URL consultato il 18 aprile 2007(archiviato dall'url originale l'11 giugno 2007).
  15. (EN) J. C. Hurewitz,The Middle East and North Africa in World Politics: A Documentary Record - British-French Supremacy, 1914-1945, Yale University Press, 1 gen 1979,pag 101 e seg.
  16. 12345(EN)United Nations Special Committee on Palestine, Recommendations to the General Assembly, A/364, 3 September 1947, suun.org(archiviato dall'url originale il 30 novembre 2022).
  17. 12Colbert C. Held, John Thomas Cummings,Middle East Patterns: Places, People, and Politics, 6th ed.Hachette UK, 2013,p.255 "It called for three entities: a Jewish state with 56 percent of Mandate Palestine; an Arab state, 43 percent."
  18. Medoff, Rafael, "MENACHEM BEGIN AS GEORGE WASHINGTON: THE AMERICANIZING OF THE JEWISH REVOLT AGAINST THE BRITISH", inAmerican Jewish Archives, 47, no. 2 (July 1994): 185-195.
  19. John Collins,A Dream Deterred: Palestine from Total War to Total Peace, in Fiona Bateman (a cura di),Studies in Settler Colonialism: Politics, Identity and Culture, Palgrave Macmillan, 2011, pp. 169–185,DOI:10.1057/9780230306288_12,ISBN 978-0-230-30628-8.
    «and as subsequent work (Finkelstein 1995; Massad 2005; Pappe 2006; Said 1992; Shafir 1989) has definitively established, the architects of Zionism were conscious and often unapologetic about their status as colonizers»
  20. 12 Enrico Bartolomei,Sionismo come colonialismo di insediamento. La ridefinizione del discorso su Israele/Palestina, inAmérica Crítica, vol. 5, n. 2, Cagliari, UNICApress, 2021.URL consultato il 20 agosto 2025.
    «Recentemente, grazie al consolidamento in ambito accademico dei Settler Colonial Studies si è posto di nuovo al centro del dibattito il colonialismo di insediamento come paradigma per comprendere il sionismo e la decolonizzazione come soluzione alla questione palestinese.»
  21. Fayez Sayegh,Zionist Colonialism in Palestine, 1965.URL consultato il 20 agosto 2025.
  22. (EN) Sune Haugbolle e Pelle Valentin Olsen,Emergence of Palestine as a Global Cause, inMiddle East Critique, vol. 32, n. 1, gennaio 2023.URL consultato il 20 agosto 2025.
  23. (EN) Patrick Wolfe,Settler colonialism and the elimination of the native, inJournal of Genocide Research, vol. 8, n. 4, dicembre 2006.URL consultato il 20 agosto 2025.
  24. Lorenzo Veracini,The Other Shift: Settler Colonialism, Israel, and the Occupation, inJournal of Palestine Studies, vol. 42, n. 2, 2013.URL consultato il 21 agosto 2025.
  25. Lorenzo Veracini Bio, suexperts.swinburne.edu.au.URL consultato il 21 agosto 2025.
  26. A titolo d'esempio:
    • Shalhoub-Kevorkian (2014):«This article investigates the ways in which European colonialism and Zionist settler colonialism evicted the Palestinians from humanity [...]».
    • Svirsky (2016):«the article rereads ‘the logic of elimination’ upon which settler colonialism is founded in order to suggest that as a settler colonial project Zionism historically evolved via a process of ‘double elimination’ – of indigenous life and of shared life».
    • Stelder (2017):«This article examines Zionist sexual politics as a particular modality of settler colonial subject making».
    • Alloun (2017):«This article examines the contemporary animal rights movement in Palestine–Israel and compares Jewish Israeli activism to Palestinian activism to illuminate the ways in which the settler colonial context shapes animal politics».
    • Venczel (2023):«Through an examination of the history of settler colonial violence against Indigenous peoples and lands in Canada, Palestine, and Australia, this paper exposes the links between colonialism and the penitentiary, across borders».
  27. Muhannad Ayyash,Zionism, Settler Colonialism, and Nationalism: On Motivations and Violence, inMiddle East Critique, 2024.
  28. Ilan Pappé,Zionism as Colonialism: A Comparative View of Diluted Colonialism in Asia and Africa, inSouth Atlantic Quarterly, 2008.
  29. Ytzhak Sternberg,46. The Colonialism/Colonization Perspective on Zionism/Israel, inHandbook of Israel: Major Debates, 2016.
    «Two major approaches are discernible in the colonialism debate on Zionism, the Yishuv and Israel: a deterministic approach and a non-deterministic approach. The former argues that Zionism is a colonialist movement, and Israel a colonial state. [...] Supporters of the non-deterministic approach see in 1967 (and the settlement project in the West Bank which the state is increasingly supporting) a major turn-ing-point in Israel’s history. Those observers contend that Zionism is not a colonial-ist movement and that until 1967, the Yishuv and the State of Israel were not colonial.»
  30. Ethan B. Katz, Lisa Moses Leff e Maud S. Mandel,Colonialism and the Jews, Bloomington, Indiana University Press, 2017, p. 339.
    «The most promising recent scholarship on the Zionist project either offers a clear, specific, and situationally relevant definition of colonialism or avoids the term in favor of more capacious categories of encounters and interactions (which are by no means always pleasant or on equal terms)»
  31. S. Ilan Troen,De-Judaizing the Homeland: Academic Politics in Rewriting the History of Palestine, inIsrael Affairs, vol. 13, n. 4, 2007, p. 872–884.
  32. Christian Science Monitor, "Christian Zionists are growing in influence - even as they fight for policies their critics say work against peace in the Mideast. For these believers, it's all about fulfilling biblical prophecy.", luglio 2004, sucsmonitor.com.
  33. Benny Morris,Vittime, Milano, Rizzoli, 2001,ISBN 88-17-10756-5
  34. Ilan Pappé,La pulizia etnica della Palestina, Fazi Editore, 2008,ISBN 978-88-8112-908-9
  35. Shelef, Nadav G., "From "Both Banks of the Jordan" to the "Whole Land of Israel". Ideological Change in Revisionist Zionism", inIsrael Studies, 9, no. 1 (Spring 2004), pp. 125-148.
  36. Shohat.

Bibliografia

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  • Vincenzo Pinto,I sionisti, M&B Publishing, Milano 2001.
  • Theodor Herzl,Lo stato ebraico, Il Melangolo, Genova 2003.
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  • Vittorio Dan Segre,Le metamorfosi di Israele, Utet, Torino 2008.
  • Claudio Vercelli,Israele. Storia dello Stato (1881-2008). Giuntina, Firenze 2008.
  • Giulio Schiavoni e Guido Massino (a cura di),Verso una terra 'antica e nuova'. Culture del sionismo (1895-1948), Carocci, Roma 2011.
  • M. Berkowitz,Zionist Culture and West European Jewry before the First World War, Chapel Hill, North Carolina University Press, 1993.
  • Paolo Di Motoli, Sionismo“Gli Ismi della politica. 52 voci per ascoltare il presente” a cura di A. D'Orsi, Viella Editore 2010.
  • Vincenzo Pinto,Kadimah! Saggi sull'identità ebraica (1998-2012), Free Ebrei, Torino 2013.
  • Herzl T.,Lo Stato ebraico, riproduzione anastatica della traduzione italiana del 1917, Lanciano, Rocco Carabba, 2016.
  • Shapira A.,Land and Power: The Zionist Resort to Force, 1881-1948, New York-Oxford, Oxford University Press, 1992.
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  • Greilsamer I.Il sionismo, trad. R. Riccardi, Bologna, Il Mulino, 2007.
  • Schiavoni G. e Massino G. (a cura di),Verso una terra 'antica e nuova'. Culture del sionismo (1890-1945), Roma, Carocci, 2011.
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  • Manna A.,Nakba and Survival. The Story of Palestinians Who Remained in Haifa and the Galilee, 1948–1956, University of California Press, 2022.
  • Segev T.,A State at Any Cost: The Life of David Ben-Gurion, Farrar, Straus and Giroux, 2019.
  • Collins J.,A Dream Deterred: Palestine from Total War to Total Peace, in Fiona Bateman (a cura di),Studies in Settler Colonialism: Politics, Identity and Culture, Palgrave Macmillan, 2011.
  • Ilan Pappé,Zionism as Colonialism: A Comparative View of Diluted Colonialism in Asia and Africa, inSouth Atlantic Quarterly, vol.107, n.4, 1º ottobre 2008, pp. 611–633,DOI:10.1215/00382876-2008-009.

Voci correlate

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