Questa voce o sezionesull'argomento Religione è ritenutada controllare.
Motivo:incongruenza: se il satan è diffuso in "molte religioni del Medio Oriente Antico, come può dunque nascere a partire dal monoteismo israelita"? Sembrerebbe più corretto asserire che la figura di Satana procede inglobando nomi e proprietà di Divinità presenti nel Vicino Oriente Antico
Nellereligioni abramitiche derivate da quella ebraica, questa figura diventa l'incarnazione e/o agente delmale, in contrapposizione aDio, considerato principio delbene.
Il nome risale, tramite ilgreco koinè "Σατανᾶς" (Satanâs) e illatino "Satănas" o "Satan", all'ebraicoשָׂטָן (Satàn); Il termineSatana in ebraico letteralmente significa "oppositore in giudizio",pubblico ministero, e può anche indicare sia i propri nemici e avversari di guerra, politici israeliti e stranieri, sia i nemici di fede religiosa.[17] Il suo significato sul dizionario italiano è "avversario"[18][19], "colui che si oppone"[17], "osteggiatore", "aggressore"[18], "colui che complotta contro l'altro".[19]
La radice ebraica ש - ט - ן (sin - tet - nun; la nun èsofit in quanto a fine parola) sottende appunto al senso di "opposizione", "ostacolo".
Non inerisce al senso e al concetto di "male", né fisico, né, tantomeno, metafisico. Probabili origini del lemma potrebbero risiedere in:
il verbo שוט (sut), (sterzare o cadere -lontano-),
Questa voce o sezionesull'argomento ebraismo è ritenutada controllare.
Motivo:informazione probabilmente non pertinente e/o fuorviante: le credenze in spiriti maligni, effettivamente importate anche come "prestito" nella cultura israelita, da sole, non bastano a configurare un "Satana" interno all'ebraismo che, di fatto, considera alcuni testi necessari allo sviluppo di questa figura come apocrifi (ad es.i libri di Chenoch)
L'influenza zoroastriana e caldea tuttavia fu molto importante anche per il passaggio dal concetto diSheol a quello dell'Inferno (insieme allavisione greca delRegno dei Morti), del giudizio divino, della punizione per i malvagi, dell'identificazione del male con ilserpente[20], e, infine, con la nascita dellademonologia nelgiudaismo rabbinico[23].
Studiosi[24] ritengono che la figura di Angra Mainyu sia equivalente alla figura abramitica di Satana e quello deiDaēva a quella deiDemoni: nell'antica religione mazdea (o religione zoroastriana) infatti,Angra Mainyu era l'angelo caduto che scelse liberamente la sua natura e la sua vocazione malefica, divenendo un'entità malvagia e distruttrice, guida di una schiera di angeli malvagi che si trascina con sé (chiamati Daeva) e contrapposti al Dio unico (chiamato Mazda) che viene assistito dai suoi 7 angeli del bene (spiriti santi il cui capo è Spenta Mainyu e gli altri 6 sono chiamatiAmeša Spenta); nello stesso identico modo nella successiva religione ebraica Satana era l'angelo caduto, divenendo un'entità malvagia, guida di una schiera di angeli malvagi che si trascina con sé (chiamati Demoni) e contrapposti al Dio unico (chiamato Yhwh) che viene assistito dai suoi7 angeli del bene (conMichele alla guida di altri 6) evidenziando il fin troppo ovvio spunto che la popolazione ebraica aveva tratto nel periodo Babilonese.
Satana nella tradizione ebraica
Il vocaboloשָׂטָ֣ןśaṭan si presenta per la prima volta nellaTōrāh inNumeri 22.22:
(italiano) «La partenza di Balaam provocò lo sdegno di Dio. Balaam cavalcava l'asina, accompagnato da due servitori. L'angelo del Signore andò a piazzarsi sulla strada per sbarrargli il passaggio.»
esso è unangelo (מַלְאַ֨ךְ,mal'akh) di Dio[27] il cui scopo è di porsicome avversario controBalaam ergendosi lungo il suo camminocon la spada sguainata nella mano. In tale parte del testo, secondoGiulio Busi, esso riassume alcuni attributi fondamentali delśaṭan biblico; in quanto inviato di Dio, del quale segue il comando (anche se R.S. Kluger osservò che il «vero» avversario di Balaam è Dio stesso), il suo obiettivo è di evitare che Balaam percorra unastrada storta, e ch'esso cada in un errore irreparabile. Attraverso la provocazione l'avversario ingenera ira alla vittima, alla quale però diventa evidente quanto è in atto.[28]
Questa voce o sezionesull'argomento ebraismo è ritenutada controllare.
Motivo:verificare fonte!: Satan-el compare in Chenoch II, questi è un testo che al massimo getta luce solo su una corrente ebraica, ma non sull'ebraismo in sé. Per di più in tale opera il satan-el è un mal'akh caduto in un cielo più basso e non un diretto e consapevole messo divino
Nell'angelologia enochica ebraica è presente la figura diSatanael, angelo al quale viene affidato daDio il compito di verificare il livello dipietas dell'Uomo (Libro di Giobbe), ovvero del suo amore e della sua dedizione verso Dio stesso. Questo angelo, tuttavia mai menzionato come Satana-el all'interno del Tanakh, riporta infatti al Signore tutti i peccati dell'uomo: durante il giorno diYom Kippur una preghiera rivolta a Dio afferma:fai tacere il Satan/chiudi (tappa) la bocca al Satan, richiesta fatta in vista del perdono e dell'espiazione dei peccati.
Questa voce o sezionesull'argomento ebraismo è ritenutada controllare.
Motivo:probabile confusione sulla lingua ebraica: il fatto che compaia l'articolo (il-satan) pone in seri dubbi il fatto che tale termine sia qui usato a guisa di nome proprio
IlTanakh o "Bibbia ebraica" è molto povero di riferimenti a Satana (viene citato solo quattro volte)[29], e comunque viene relegato ad un ruolo minore nei pochi libri in cui compare[20]. La maggior parte dei demoni che vengono citati sono in realtà delle divinità presenti nei pantheon cananei ed egizi, che sono stati "demonizzati" in seguito alla divisione degliantichi israeliti dal popolo di Canaan e dalle altre popolazioni che all'epoca risiedevano inPalestina e nelLevante, per ragioni di caratterenazionalistico eindipendentista[30][31][32][33].
Nonostante Satana venisse già citato nellibro di Zaccaria, il primo manoscritto biblico in cui Satana fa la sua vera comparsa è illibro di Giobbe, uno dei testi prodotti dalla corrente delgiudaismo sapienziale, la quale, così come gli apocalittici, cercava un modo per spiegare l'origine del male e la sofferenza umana[22].
Satana nelTanakh svolge sempre il ruolo di angelo subordinato aDio ed esegue gli ordini di quest'ultimo, senza mai ribellarsi. L'interpretazione teologica che vede Satana nel serpente diGenesi è in realtà molto tardiva, e non venne formulata dagliebrei ma dai cristiani, che ancora oggi utilizzano questo modo di considerare il suddetto animale nelmito in questione. Sta di fatto però che nellacultura ebraica il serpente non ha nessun significato particolare[20].
In Isaia 14 - 12,13,14,15, come poi verrà evidenziato nella tradizione cristiana di seguito richiamata, viene citato il legame Satana-Lucifero: "Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell'aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell'assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all'Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell'abisso!".
Questa voce o sezionesull'argomento ebraismo è ritenutada controllare.
Motivo:interpretazione personale: nel TNK, parafrasando Isaia, viene anche scritto che Dio crea il bene ed il male, la luce e le tenebre; il fatto che Dio sia [solo] benevolente è materia di non facile dibattito
Dopo la scomparsa della corrente apocalittica giudaica e la fine delperiodo del Secondo Tempio, i cui unici rimasugli furono le sette delgiudeo-cristianesimo e una minore influenza sull'ebraismo rabbinico[34], gli ebrei rabbinici abbandonarono le idee apocalittiche e tornarono a considerare l'esistenza di un esclusivo Dio benevolente, usando come basi gli insegnamenti deirabbini delTalmud, e l'impossibilità di ribellione da parte degliangeli, in quanto creati senzapeccato[10] o, come poi esplicita Maimonide, essendo questi non esseri senzienti propriamente detti, ma "atti divini nel mondo".
Nonostante ciò le tradizioni ebraiche suSamael, che comprendono racconti, leggende ecc. riportati nell'Aggadah (ereditate anche dai cristiani) e le spiegazioni sull'esistenza del male presenti nellaQabbalah continuarono in momenti diversi a far riemergere la figura di un angelo ribelle[35]. Ma nell'ebraismo il diavolo (costruito soprattutto su religioni e tradizioni straniere) rimane un'allegoria delle inclinazioni o comportamenti negativi che fanno parte dellanatura umana[35].
Nelcontesto cristiano Satana, iconograficamente designato comeArcangelo del male, è la figura in netta contrapposizione conDio. La storia riportata dallaBibbia cristiana e dagli scritti deiPadri della Chiesa sembra talvolta identificarlo conLucifero, ossia ilserafino più bello, più splendente e più vicino a Dio, perciò chiamatoLucifero ("portatore di luce"), che però, proprio per questa sua vicinanza, credette d'essere non solo come Dio, ma più potente dell'Onnipotente stesso, peccando così di blasfema superbia e ribellandosi al volere di Dio.[36]
IlNuovo Testamento presenta Satana, o il diavolo, molto più di frequente rispetto alTanakh, in una maniera del tutto nuova e assolutamente negativa di questo personaggio[20]. Egli acquisisce un ruolo molto importante nelle narrazioni suGesù come tentatore o accusatore rispetto a quest'ultimo. viene inoltre associato a numerosi demoni-divinità straniere delTanakh, comeBaal oBeelzebub[37], e a figure mostruose dellamitologia ebraica, come ilLeviatano, soprattutto nell'Apocalisse diGiovanni.
Il Nuovo Testamento contiene una sorprendente agitazione di forze demoniache. Nelgiudeo-cristianesimo, prodotto delgiudaismo enochico così come l'essenismo e influenzato anche da quest'ultimo (cfr.Rotoli del Mar Morto)[35][38], Satana assume definitivamente negli scritti evangelici lo stesso ruolo cheAngra Mainyu ricopre nello zoroastrismo, cioè di spirito maligno e portatore dell'oscurità contrapposto al Dio buono della luce, in questo casoAhura Mazdā[12][13][20].
Ivangeli hanno contribuito enormemente a costruire una identità malvagia vera e propria di Satana, attribuendogli la totalità del male[39], molto distinta dal suo ruolo di angelo obbediente inviato da Dio, come invece era raffigurato nelTanakh[20].
Il primo scrittore cristiano a identificare il serpente diGenesi con Satana fu probabilmenteGiustino, nei capitoli 45 e 79 delDialogo con Trifone[39]. Altripadri della Chiesa a menzionare questo punto di vista furonoTertulliano eTeofilo[39].
Ulteriori interpretazioni errate cristiane sulTanakh riguardo alla presenza o riferimenti a Satana sono ad esempio il passo biblico14,12-15[40] dellibro di Isaia, nel quale viene citata la "stella del mattino", cioè ilpianeta Venere, che però in questo contesto diventa unametafora per la sconfitta del sovrano babiloneseNabucodonosor II, nemico degli israeliti, presente anche lui nel medesimo capitolo[20].
Questa interpretazione cristiana va attribuita asan Girolamo, che tradusse, verso il408[5], la Bibbia dalgreco allatino, quindi dal termineΦωσφόρος (Phosphoros, cioè "portatore della luce") dedusse quello diLucifer ("Lucifero"), il quale era già ricco di significati e proveniente da una tradizione letteraria e mitologicagreco-romana affermata, che lo metteva in relazione con il leggendarioPrometeo[20]. A causa di questa traduzione, laVulgata, ma più che altro della suainterpretazione letterale, nella quale Girolamo considerava la "stella del mattino" diIsaia un angelo ribelle che cade dal cielo, egli pensò che si riferisse a Satana, e non al sovrano Nabucodonosor II, facendo entrare il termine "Lucifero" nel linguaggio cristiano come uno dei nomi di Satana.
Allo stesso modo anche altri passi delTanakh; ad esempio il28,14-15[41] dellibro di Ezechiele viene interpretato dai cristiani come un riferimento a Satana, perché narra di uncherubino che, nonostante la sua perfezione, cade in disgrazia. Il passo in questione, insieme all'intero capitolo, è però riferito al re diTiro[42].
La concezione dualistica tra bene e male del paleocristianesimo venne influenzata anche dal contrasto tra materia e spirito dell'orfismo eplatonismogreci[43]. Già dal94-97 i cristiani delMediterraneo concepivano Satana come un antagonista il cui obbiettivo è di condurre la cristianità alladannazione.Ignazio di Antiochia affermava nelle suelettere che Satana regna sul mondo da quando quest'ultimo è nato e che, grazie all'incarnazione diGesù e all'imminenteparousia, la fine del suo dominio sarebbe arrivata molto presto.
È chiaro quindi che Ignazio, così come la stragrande maggioranza dei successivi padri della Chiesa e leader cristiani, prendeva la Bibbia alla lettera invece diinterpretarla. Ad ogni modo, le opere di Ignazio sono importanti dal punto di vistalinguistico, poiché egli utilizza per primo per riferirsi a Satana la parolaἄρχων ("arconte")[43], termine che avrebbe assunto un particolare significato nellognosticismo.
L'insistenza di Ignazio per Satana era dovuta al suo continuo e incessante pensiero verso ilmartirio, ed era tale da considerare persino un'iniziativa ecclesiastica priva dell'autorizzazione di unvescovo come un atto effettuato da un adoratore del diavolo[35]. In seguito venne bollata come un'opera di Satana la comparsa discismatici ederetici, contro i quali la Chiesa pronunciavaanatemi sull'impossibilità di raggiungere ilregno di Dio[44][45][46]. Dopo ilI secolo diventò una misura standard da parte della Chiesa, accusare gli eretici o glieterodossi di essere alla mercé deldiavolo.[47]
«[...] Satana ha per fine, come disse egli stesso poco tempo fa inFrancia, per bocca di un indemoniato, di screditare Dio presso la creatura e la creatura presso Dio. Egli cerca d'influire nelle nostre cose per turbare l'ordine dellaProvvidenza, e farcelo apparire illogico e tiranno. [...] fa apparire come una fresca e deliziosa spensieratezza la vita del mondo e come un'oppressione la vita dello spirito. [...] L'arte satanica è più sottile e insidiosa di quel che pensiamo, perché il demonio si cela sempre sotto una forma a noi familiare per non destare i nostri sospetti, e in più egli si serve delle leggi e dei fenomeni naturali per insidiarci. La sua malignità è terribile perché egli è malizia assoluta, senza temperamento di sensibilità di cuore e di compassione [...]; ama dunque fare il male, e si diletta nel veder le creature agitate ed impacciate nelle sue insidie; per questo niente più lo sconcerta quanto la pazienza, l'umiltà, la carità e la mansuetudine. [...]»
Lateologia cristiana ritiene il demonio non solo un'allegoria del male, ma un reale spirito angelico che opera contro il bene, avendo sceltoliberamente di non servire Dio e di usare contro di lui i suoi doni. Dio, secondo il Cristianesimo, è una potenza infinitamente superiore al demonio, in quanto suo creatore ed essere onnipotente, perciò fondamento del suo essere e della sua essenza (come per tutte le altre sue creature). Pertanto, la concezione cristiana di Satana non deve essere confusa, ad esempio, con loZoroastrismo o con qualsiasi altra concezione che opponga due principi equipotenti (cioè il bene e il male). Le ragioni che portano al rifiuto della possibilità di un doppio principio sono puramente teoretiche, come ebbe a dimostrareSant'Agostino contro l'eresia delManicheismo che proponeva una visione dualistica della metafisica, divisa in parti uguali tra bene e male.
Il Cristianesimo non nega ilmale, ma vi vede la spiegazione del sacrificio di Cristo sulla croce: senza questo evento non sarebbe stato possibile nient'altro che il male, per l'uomo. Infatti ad un male apparentemente così vincitore è contrapposto un bene ancora più potente ("lì dove ha abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia" affermaSan Paolo), il bene assoluto e vittorioso. Con il Cristianesimo l'attenzione verso il male si sposta dai mali terreni, comecataclismi,terremoti emalattie, ai mali dell'anima, all'azione del demonio che non mira tanto a peggiorare l'esistenza terrena dell'uomo, quanto a farlo peccare e dannare in eterno, provocando la cosiddetta"morte secunda", com'è chiamata daSan Francesco, ovvero la morte dell'anima.
Tuttavia sarebbe errato costringere per intero il Cristianesimo nella posizione unilaterale già sostenuta daPlatone (il quale ebbe comunque il merito enorme della sua scoperta come dimensione fondante dell'uomo), e tuttavia enfatizzata (per via di fattori storici e intellettuali) dal Cristianesimomedievale: la cura dell'anima non prescinde dall'attenzione verso il mondo, non è una fuga, al contrario, è il compimento dell'uomo verso il mondo e nel mondo. Radice di tale punto di vista è il passo biblico in cui aMosè viene ordinato di innalzare il serpente di rame, affinché gli Israeliti morsi dalle serpi nel deserto non morissero: Dio non elimina il male (fisico o metafisico) nell'uomo, ma gli dà invece i mezzi con cui affrontarlo e superarlo.
Addirittura nellibro di Giobbe Satana si rivolge a Dio istigandolo a mettere Giobbe (paradigma dell'uomo giusto), alla prova. Satana, come tutti gli angeli e come l'uomo, possiede intelligenza e volontà, pertanto la possibilità di scegliere se porre come fine delle proprie azioni Dio (corrispondendo a Dio e quindi permettendo l'instaurazione di una relazione d'amore), oppure no. Nel caso di Lucifero si tratta della prima infrazione. Tenendo ben fermo che l'uomo non è in grado di esulare dal proprio contesto spazio-temporale, e che quindi la riflessione verte su un tempo eternamente presente (ovvero: la caduta di Lucifero e dell'uomo non è interna alla creazione fisica, quindi un fatto; è bensì uno stato spirituale), "prima" che Lucifero si ribellasse non esisteva il male.
Sant'Agostino si interrogò a lungo sul problema del male, sulla natura del male. Per quel che riguarda il male morale: non si tratta di scegliere tra un bene e un male, bensì di decidersi tra un bene inferiore e uno superiore, in quanto nulla di ciò che è stato creato da Dio può essere detto cattivo, a meno che non ci si voglia assurgere a giudici della creazione. Non si può scegliere il male: si può solo scegliere male. Il peccato è un disordine dell'anima che invece di rivolgersi a ciò che è migliore, più elevato, si abbassa.
Differenze con Lucifero
Secondo tradizioni cristiane più propriamenteesoteriche, Satana è un essere differente da Lucifero, sebbene entrambi rappresentino due aspetti diversi di uno stesso principio delMale. MentreLucifero è il «Diavolo» in senso letterale che opera per risvegliare nell'uomo il suolibero arbitrio, conducendolo però in tal modo a un'esaltazione di superbia e di egoismo, Satana sarebbe una potenza più antica identificabile piuttosto conArimane oMefistofele, che cerca di degradare l'uomo trascinandolo nella materialità e inducendolo a riconoscersi soltanto nella natura e negli aspetti più bassi della creazione.[48] Lucifero sarebbe cioè il Tentatore per eccellenza che agisce nell'interiorità dell'uomo, mentre Satana lavorerebbe dall'esterno per vincolare l'umanità alla terra, sovrintendendo allo sviluppo dei mezzi mondani e tecnologici che occultino le sue origini spirituali.[49]
AnalogamenteRudolf Steiner distingue Arimane da Lucifero,[50] sostenendo come «gli spiriti arimanici, o spiriti mefistofelici, sono quelli che propriamente (se si prendono i nomi con esattezza) vengono chiamati dalla concezione medioevale gli spiriti di Satana, da non confondersi con Lucifero».[51] «La forza [di Arimane] impedisce all'uomo durante l'esistenza fisica di vedere le entità spirituali animiche del mondo esteriore nascoste dietro alla superficie del mondo sensibile», mentre «gli spiriti luciferici diedero all'uomo la possibilità di esplicare nella sua coscienza piena libertà di azione, ma lo esposero al contempo anche alla possibilità dell'errore e del male».[52]
L'attuale evoluzione della storia umana per Steiner non è che un riflesso della contesa tra l'arcangelo Michele e Satana svoltasi nel XIX secolo, e della conseguente caduta di quest'ultimo sulla terra:
«Per comprendere meglio gli avvenimenti del presente, occorre tener conto dei retroscena spirituali delle potenze arimaniche e micaelitiche: la lotta fra loro, la cacciata sulla Terra, l'influenza di tali avvenimenti sugli animi degli uomini. In che cosa consiste la lotta fra Michele e il drago? Quale fu la conseguenza della lotta per il mondo terreno? Fu un insinuarsi degli impulsimaterialistici nell'umanità: ci fu un enorme sviluppo dell'intelletto umano; ci fu la nascita dellospiritismo (metodo medianico, materialista, per conoscere il mondo spirituale). Ma questi due fattori sarebbero stati infinitamente più potenti nell'uomo se la lotta fra Michele e il "drago" nel mondo spirituale l'avesse vinta il drago, cioè gli spiriti delle tenebre.»
Di diverso avviso è la traduzione del Nuovo Testamento greco, di Nestle-Aland (ed. 27). Secondo la grammatica greca il nome proprio di persona e di cosa è sempre accompagnato dall'articolo determinativo, come accade nella maggior parte delle occorrenze del nome "Satana" nei 4 evangeli, in cui è associato articolo / verbo e aggettivi al singolare,segno che l'autore lo considera un individuo, non un'entità astratta o collettiva[senzafonte][55] (esempio, le occorrenze nel Vangelo di Marco: Mt 4,10; 12, 26; Lc 10,18 / Lc 11,16/ Lc 13,16/ Lc 22,31; Mc 1,13/ Mc 3,26/ Mc 4,15; Gv 13,27).
Nella Bibbia e nel simbolismo satanico, il demonio è rappresentato dal numero 666. Nella Bibbia 3 è il numero perfetto che rappresenta la Trinità nei suoi vari aspetti. Il 333, indicato una volta, cioè per 1, esprime il mistero dell'unità di Dio; il 333, indicato due volte, indica le due nature, quella divina e quella umana, unite nella Persona divina di Gesù Cristo; il 333, indicato tre volte, cioè per 3 (come 999), indica il mistero delle Tre Persone divine, distinte e una sola. 999 è il numero più sacro (3 x 3 scritto per tre volte), mentre 666 è il rovesciamento del più sacro dei numeri. Nell'Apocalisse di San Giovanni (13,18):Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d'uomo; e il suo numero è 666.
Nell'Islam,Iblīs (inarabo إبليس?), è il diavolo principale. Appare più spesso nelCorano con il nome diShayṭān (inaraboشيطان?): Iblis è citato 11 volte e Shayṭān 87 volte.
La grande stele che rappresenta il diavolo, presso laʿAqaba, in un momento in cui non v'è ilhajj, con il relativo lancio di sette pietruzze da parte dei pellegrini
Nell'Islam, Iblīs (conosciuto in occidente sotto il nome di "Lucifero" o "Satana") appartiene alla razza dei jinn (creature incorporee create a partire dalla "fiamma senza fumo", a differenza degli angeli, creati dalla luce e gli esseri umani, creati dalla terra). Egli era inizialmente una creatura molto fedele e ubbidiente aDio, tuttavia divenne ribelle e da Lui maledetta nel momento in cui, dopo la creazione di Adamo, si rifiutò di obbedire all'ordine di Dio; infatti, quando a lui e agli angeli venne ordinato di prosternarsi di fronte ad Adamo (in segno di rispetto della superiorità che Dio gli diede su di loro) lui fu l'unico a ribellarsi e a non prosternarsi. La spiegazione di questo comportamento si può trovare in numerosi passaggi del Corano che raccontano questo avvenimento. Un esempio si può trovare nei versetti 11-18 della sura (capitolo) "Al-A'raf" (La barriera) in cui si legge:
11. In verità vi abbiamo creati e plasmati (voi, esseri umani), dopodiché dicemmo agli angeli (tra cui si trovava anche Iblīs): «Prosternatevi ad Adamo». Tutti si prosternarono eccetto Iblīs, che non fu tra i prosternati.12. Disse [Allah]: «Cosa mai ti impedisce di prosternarti, nonostante il Mio ordine?». Rispose: «Sono migliore di lui; hai creato me dal fuoco, mentre creasti lui dall'argilla».
Fu quindi cacciato dal Suo cospetto e maledetto a causa della propria superbia nei confronti di Adamo. Da allora è noto in ambientearabofonoislamico come Shayṭān oShayṭān il lapidato (Shayṭān al-rajīm ), come affermato nel versetto 98 dellasūra XVI delCorano che riferisce l'episodio in cui egli aveva tentatoIbrāhīm (Abramo), o secondo alcuni suo figlioIsacco o Ismāʿīl (Ismaele), perché non ubbidisse all'ordine di Dio - che voleva mettere alla prova l'ubbidienza del Suo servo - che Gli sacrificasse il figlio. Con la formulaapotropaicamusulmanaAʿūdhu bi-llāh min al-Shayṭān al-rajīm (mi rifugio in Dio da Satana "il lapidato"), sempre in ottemperanza con quanto prescritto daCor., XVI:98, si usa avviare la lettura testuale del Testo sacro dell'Islam, facendola seguire dallabasmala che, salvo in un caso, premette qualsiasisūracoranica. La lapidazione con pietre (jimār ) di 3 diverse colonne nella zona dellaʿAqaba diMecca, nel corso della conclusione del rito canonico delhajj, costituisce uno dei momenti obbligatori della cerimonia e uno dei suoi momenti più spettacolari, anche se potenzialmente pericolosi a causa dell'affollamento e delle pietre che possono colpire i fedeli più a ridosso delle colonne che rappresentano appunto Shayṭān.
La caduta di Satana in un'illustrazione diGustave Doré
La dettagliata e straordinaria storia di Satana in versione "Lucifero" è narrata dal poeta ingleseJohn Milton nel poema epicoParadiso perduto (Paradise Lost, 1667), che racconta esattamente della ribellione e della guerra in Cielo, della caduta, della Creazione del mondo (posteriore alla caduta di Lucifero) e dell'uomo, e infine della tentazione e della caduta diAdamo edEva. L'interpretazione di Lucifero quale Angelo Ribelle è quella comune alla visione patristica accettata cioè dai padri della chiesa (Tommaso D'Aquino, San Benedetto, San Girolamo, Tertulliano, Origene, nonché San Gregorio Magno, San Cipriano di Cartagine, San Bernardo di Chiaravalle e Sant'Agostino di Canterbury). Questa visione nasce da un passo dell'Antico Testamento, che viene tradizionalmente interpretato come un riferimento a Lucifero anche se il suo nome non compare mai. I brani del libro di Isaia in questione si riferivano, infatti,in origine, al re di Babilonia, che i cortigiani adulavano chiamandolo "Portatore di Luce" (in latino Lucifer). Isaia, nella sua invettiva contro il re di Babilonia (che inizia con "In quel giorno il Signore ti libererà dalle tue pene e dal tuo affanno e dalla dura schiavitù con la quale eri stato asservito. Allora intonerai questa canzone sul re di Babilonia e dirai: «Ah, come è finito l'aguzzino, è finita l'arroganza!", Isaia, 14, 3-4) gli rinfaccia questo soprannome dicendo, per l'appunto (Isaia, 14, 12-14).
"Come mai sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell'aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli?
Eppure tu pensavi nel tuo cuore: Salirò in cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono, dimorerò sul monte dell'assemblea, nelle vera dimora divina. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all'Altissimo."
Come rappresentazione di Satana, Lucifero nelMedioevo fu descritto come un mostro gigantesco, con tre facce (ad immagine distorta della trinità divina): una nera (il colore simbolo dell'ignoranza) una gialla (simbolo di collera) e una rossa (l'impotenza), con ali di pipistrello che agitate producevano un vento gelido che ghiacciava il profondo dell'Inferno. Impressionante e spaventevole è la precisa descrizione data nella"Divina Commedia" daDante Alighieri, che, insieme aVirgilio, incontra Lucifero di persona:
«[...] Lo 'mperador del doloroso regno da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia; e più con un gigante io mi convegno,
che i giganti non fan con le sue braccia: vedi oggimai quant' esser dee quel tutto ch'a così fatta parte si confaccia.
S'el fu sì bel com' elli è ora brutto, e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, ben dee da lui procedere ogne lutto.
Oh quanto parve a me gran maraviglia quand' io vidi tre facce a la sua testa! L'una dinanzi, e quella era vermiglia;
l'altr' eran due, che s'aggiugnieno a questa sovresso 'l mezzo di ciascuna spalla, e sé giugnieno al loco de la cresta:
e la destra parea tra bianca e gialla; la sinistra a vedere era tal, quali vegnon di là onde 'l Nilo s'avvalla.
Sotto ciascuna uscivan due grand' ali, quanto si convenia a tanto uccello: vele di mar non vid' io mai cotali.
Non avean penne, ma di vispistrello era lor modo; e quelle svolazzava, sì che tre venti si movean da ello:
quindi Cocito tutto s'aggelava. Con sei occhi piangëa, e per tre menti gocciava 'l pianto e sanguinosa bava.
Da ogne bocca dirompea co' denti un peccatore, a guisa di maciulla, sì che tre ne facea così dolenti.
A quel dinanzi il mordere era nulla verso 'l graffiar, che talvolta la schiena rimanea de la pelle tutta brulla. [...]»
Nel romanzo novecentescoIl maestro e Margherita, scritto daMichail Afanas'evič Bulgakov, Satana in persona, giunto aMosca sotto le spoglie di un mago insieme con un bizzarro corteo di diavoli aiutanti, sconvolge la pigra routine della capitale sovietica.
«Western notions of hell, Satan, and demons represent a synthesis of influences from different cultural traditions. The two most significant sources for this diabolical mythology are Judaism and Zoroastrianism, though it should be noted that even the Zoroastrian influence was mediated to Christianity by Judaism. Judaism's history exhibits many different layers of religious development, some of which are reflected in Hebrew scriptures [...].»
(Lewis, J. R.Satanism Today: An Encyclopedia of Religion, Folklore, and Popular Culture, p. 135. ABC-CLIO 2001,ISBN 1-57607-292-4.)
↑(EN) G. J. Riley,DEVIL Διάβολος, in Karel van der Toorn, Bob Becking, Pieter Willem van der Horst (a cura di),Dictionary of Deities and Demons in the Bible (DDD), Wm. B. Eerdmans Publishing; pag. 244, 1999.URL consultato il 5 agosto 2011.
«The term 'devil' is a rendering of the Greek word διάβολος, used as loan word by Latin Christian writers asdiabolus. As a proper noun in intertestamental Jewish texts and Christian writers the word denotes the great Adversary of God and righteousness, the Devil. It is so used in the Septuagint as a translation for the Hebrewśāṭān (→Satan)(e. g. Job 1 and 2; 1 Chr 21:1), and appears often with this meaning in the New Testament (e.g. Matt 4:1)»
↑Cfr. Paul Du Breuil,Zarathustra (Zoroastro) e la trasfigurazione del mondo (1998). Genova, ECIG, pp. 220 e segg.
12Winn, Shan M.M. (1995).Heaven, heroes, and happiness: the Indo-European roots of Western ideology. Lanham, Md.: University press of America. p. 203.ISBN 0819198609.
↑David A. Leeming,The Oxford Companion to World Mythology. Oxford University Press, 2005, pp.411-412.ISBN 0-19-515669-2.
↑Fabio Giovannini e Marco Zatterin,Il libro del diavolo: le origini, la cultura, l'immagine, p.17, Edizioni Dedalo, 1996: «Mefistofele è denominazione recente per indicare Satana».
12 Giulio Busi, Śaṭanשטן. Avversario, inSimboli del pensiero ebraico. Lessico ragionato in settanta voci, pp.318-320.
«Il sostantivośaṭan ha dunque, in ebraico, il significato di «colui che si oppone (oppositore)», e di «avversario», anche nel senso generico di nemico di guerra. Così, nellibro dei Re, vengono indicati con tale termine i nemici diSalomone[IRe II.I4, II.23 e II.25], mentre neilibri di Samueleśaṭan è siaDavide — in tal modo definito dai suoi antagonistifilistei[ISam.29.4] — sia, in senso collettivo, i rivoltosi che si oppongono al ritorno di Davide stesso[ISam.19.23]. In due passi la parola è poi impiegata nel senso tecnico di «colui che sostiene l'accusa in giudizio»»
12 Giuseppe Ricciotti, Paolo Arcari e Carlo Bricarelli,Satana, inTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936.
12(EN)Satan, suOnline Etymology Dictionary.URL consultato il 14 ottobre 2016.
«L'asina vide l'angelo del Signore fermo in mezzo alla strada con la spada in mano; allora si scostò e passò attraverso i campi. Balaam frustò l'asina per riportarla sulla strada.»
(Numeri 22.23; testo ebraico da Codex Leningradensis, trad. it. bibbia Interconfessionale)
↑ Giulio Busi, Śaṭanשטן. Avversario, inSimboli del pensiero ebraico. Lessico ragionato in settanta voci, pp.318-324.
«Adirato contro Balaam, Dio invia il proprio angelo affinché si apposti lungo la stradacome avversario contro di lui (Num. 22.22). Per indicare questa fiera figura angelica, che si erge lungo il camminocon la sua spada sguainata nella mano (Num. 22.23), l'autore biblico usa, per la prima volta nella Scrittura, il termineśaṭan, che serve dunque qui a denotare il nemico che fronteggia minaccioso, intenzionato a frapporre un ostacolo insormontabile.[...] Quest'angelo[...] riassume in sé alcuni attributi fondamentali delśaṭan biblico. Come inviato di Dio, di cui esegue fedelmente il comando [R.S. Kluger,Satan in the Old Testament, Evanston1967, p.75, ha tuttavia osservato che inNum. 22 il «vero» avversario di Balaam non sarebbe altri che Dio stesso. Cfr anche C. Breytenbach e P. L. Day, s.v.Satan, inDictionary of Deities cit., col. 1372.], egli ha lo scopo di dissuadere Balaam dal percorrere unastrada storta, per evitargli di cadere in un errore irreparabile. Con l'arma della provocazione l'avversario suscita l'ira della sua vittima, riuscendo però ad aprirne gli occhi»
↑Silvano Petrosino,L'intenzionalità di Satana e l'autocondanna dello sguardo, p.84, inIl peccato originale e il male,Communio, num. 118. Jaca Book,Milano, 1991.ISBN 978-88-1670-118-2.
«So what we are dealing with is a movement of peoples but not an invasion of an armed corps from the outside. A social and economic revolution, if you will, rather than a military revolution. [...] A slow process in which the Israelites distinguish themselves from their Canaanite ancestors, particularly in religion—with a new deity, new religious laws and customs, new ethnic markers, as we would call them today.»
↑R. M. Grant,Gnosticism and Early Christianity, p.178. Seconda edizione, 1966, New York.
↑Roland Bainton,The Parable of the Tares as the Proof Text for Religious Liberty to the End of the Sixteenth Century, inChurch History, volume 1 (1932). pp.67-89.Yale University.
↑ Vangelo secondo Marco, Interlineare Greco (Neste Aland 27ed.) - Italiano (Nuova CEI 2008) - Latino (Vulgata Clementina), nota n.52 di cui Nestle Aland a cura di Barbara e Kurt Aland, Johannes Karavidopoulos, Carlo M. Martini, Bruce M. Metzger
Abū l-Faraj ibn al-Jawzī,Talbīs Iblīs (La delusione di Iblīs).Più un lavoro di polemica versoal-Ghazali che un'opera vera e propria di demonologia.
Shiblī,Akām al-mirjān fī aḥkām al-jānn (Le barriere di corallo nelle disposizioni riguardanti ijinn).Da ricordare che Iblīs, nello stesso Corano, è definito talora unjinn, con tutta una serie di problemi teologici di non facile soluzione.
Monografie
Śaṭan שטן. Avversario, inSimboli del pensiero ebraico. Lessico ragionato in settanta voci, Giulio Busi, Torino, Einaudi1999, p.319.ISBN 88-06-15138-X
G. L. Brena (a cura di),Mysterium iniquitatis. Il problema del male, Ed. Libreria Gregoriana, 2000
Marcello Craveri (a cura di).I Vangeli apocrifi. 13ª ed. Torino, Einaudi, 2001. Nota 2 p.433.ISBN 88-06-11674-6