Ruggiero Amico (Messina probabilmente, ... –1248 circa) è stato unpolitico epoetaitaliano.
Fugiustiziere ai tempi diFederico II di Svevia ed esponente dellaScuola poetica siciliana.
Di probabile originemessinese, i suoifeudi si trovano tutti inCalabria. Si suppone che sia parte dellafamiglia D'Amico, padre diGuglielmo e quindi nonno diRuggiero di Lauria, essendo la madre di quest'ultimo, Bella, sicuramente sorella di Guglielmo e presumibilmente altra figlia di Ruggiero Amico[1].
È signore dellabaronia diCerchiara di Calabria, consistente in Cerchiara e nei casali di Sant'Antonio,Casalnuovo, degli Schiavi, Placazzo, Sant'Elia eAlbidona, e signore di altri feudi inOriolo, Galata eCosenza[2].
La citazione più remota risale al 10 ottobre1239, ossia del periodo in cui riveste la carica digiustiziere dellaSicilia occidentale (Sicilia ultraflumen Salsum). Probabilmente lo è già a partire dal 10 settembre dello stesso anno, in un periodo di forte difficoltà perFederico II di Svevia, che da pochi mesi è destinatario di una seconda scomunica comminatagli dapapa Gregorio IX. Federico prende pesanti misure per assicurarsi la fedeltà dei suoi funzionari e prevenire eventuali tradimenti; la nomina di Ruggiero, in un momento così delicato, denota la fiducia dell'imperatore posta nei suoi confronti. Per suo ordine, Ruggiero intraprende pesanti misure contro il clero che, dopo la scomunica, sono considerati nemici dell'imperatore, in quanto partigiani del papa.
Tenta anche di mantenere l'ordine interno in Sicilia, irrigidendosi contro isaraceni, abitanti dell'isola, accusati di abusi; quindi vengono deportati per costituire l'insediamento musulmano di Lucera. Inoltre, punisce duramente le città diCentorbi eCapizzi per la loro adesione alla rivolta del1232: le città sono distrutte e gli abitanti braccati per tutta la Sicilia, poi arrestati e puniti.
Nel maggio1240 Ruggiero è eletto dall'imperatore Federico IIcapitano emaestro giustiziere di Sicilia eCalabria[3].
Nel1246 scoppia lacongiura di Capaccio che, ordita dal papa e dai baroni ribelli, mira alla detronizzazione diFederico II di Svevia; alla stessa partecipa anche Amico, il quale passerà perciò gli ultimi giorni della sua vita in carcere[2].
Ilterminus ante quem per la sua morte è il1248, anno in cui i suoi figli si vedono restituire dapapa Innocenzo IV i feudi calabresi; è più verosimile che fosse già stato punito con la morte l'anno stesso del suo tradimento perpetrato ai danni dell'imperatore nel 1246. Tra i destinatari della formale restituzione dei feudi vi è il figlio Corrado che potrà così tornare nelregno di Sicilia solo con l'avvento diCarlo d'Angiò, riacquisendo completamente i beni in circa 18 anni, amministrati insieme alla madre Venia De Dragone e alla sorella Margherita, fino alla nuova estromissione, avvenuta l'anno prima della sua morte, nel1275. In seguito, i feudi tornarono nelle mani di Iacopa Di Chiaromonte, moglie di Corrado, e dopo una breve confisca, ai figli Ruggero e Avenia, e così, a suo marito Iacopo D'Oppido. Tuttavia, la cognata Margherita De Amicis riuscì ad appropriarsene e a farli ereditare prima al figlio Oliviero, figlio di Giovanni De Bosco, e a sua moglie Gemma D'Aquino, con cui però fu acremente in combutta, e poi al figlio Giovanni, che condivise i suoi beni con la cognata. In seguito, i beni passarono nuovamente nelle mani della famiglia De Amicis, con la figlia di Avenia e Iacopo, Dierna.[4]
Fu poeta della Scuola siciliana: scrisse infatti lacanzoneSovente Amor n'à ricuto manti; di altri componimenti, a lui attribuiti da taluni studiosi, non v'è assoluta certezza.
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