Il primo documento che attesta l'esistenza del comune di Riva presso Chieri risale al1152. Si tratta di un atto dell'imperatoreFederico I Barbarossa in cui conferma al conteGuido di Biandrate il dominio su alcuni luoghi fra cui anche Riva. All'epoca del conferimento di Federico al conte, Riva presso Chieri costituiva un centro importante grazie alla presenza di un castello.
Lasignoria dei Biandrate si estendeva a quel tempo solo sulla metà del comune, in quanto il Barbarossa dominava come feudatario la metà di Riva, il che soleva dire almarcheseGuglielmo V del Monferrato:quae non est comitis de Blandrate, ossia "questo luogo non appartiene ai conti di Biandrate".
DalXIII secolo la storia di questo comune si lega strettamente a quella diChieri che si avviava a diventare uno deiliberi comuni principali delPiemonte. Già nell'anno1212 l'imperatoreOttone IV aveva affrancato Chieri da tutti gli obblighi verso ilvescovo di Torino, riprendendo una politica espansionistica su tutto il territorio circostante. Il primo atto di questapolitica fu nel1223 l'acquisto di Riva. Nel1229 fu stipulata la pace tra iConti di Biandrate e Chieri.
All'inizio delXIV secolo ighibellini astigiani vennero cacciati dalla propria città e si rifugiarono a Riva creando una vera e propria roccaforte, creando le condizioni per l'assalto delle armateguelfe comandate dalsiniscalco diRoberto D'AngiòUgone di Balzo. Dopo un lungo ed estenuante assedio, le truppe di Ugone assaltarono nel1318 il luogo «…con tanto impeto che presto se ne impadronirono e vi commisero ogni sorta di nefandezza» (Goffredo Casalis).
Alla fine delXIV secolo divenne dominiosabaudo. Nel1619Carlo Emanuele I donò ilfeudo di Riva allaMarchesa di Roussilon, sua amante, da cui ebbe quattro figli, di cui Gabriele, vissuto tra il1620 e il1695, ebbe successivamente inappannaggio il feudo. Alla sua morte fu acquistato dal conte Marc'AntonioGrosso di Bruzolo, la cui famiglia deteneva feudo eCastello di Bruzolo inValle di Susa.
Nel1630 lo stato sabaudo stava perdendo la guerra con ilregno di Francia, vide la morte improvvisa di Carlo Emanuele I, lasciando sul trono il figlioVittorio Amedeo I di Savoia. Questi dovette abbandonare Torino sconvolta dallapeste insieme alla famiglia e si rifugiò a Riva, che stranamente rimase immune dalcontagio. Il castello di Riva successivamente ospitò i rappresentanti dei diversi stati impegnati nei preliminari di pace, poi firmata aCherasco.
Nel1691 Riva venne incendiata dalle armate diLuigi XIV che assalirono il borgo contro laLega di Augusta. così nell'appannaggio delduca d'Aosta,Vittorio Emanuele, unitamente alle città diChieri ePoirino e alla frazione di Banna presso Poirino, venendo creato cosìPrincipe di Chieri, Poirino, Riva e Banna con lettere patenti del 3 giugno 1785.[5]
Le mura del paese ormai fatiscenti vennero abbattute durante la dominazionenapoleonica, e il comune iniziò ad espandersi al di fuori degli originali confini medioevali.
Dalla seconda metà delSettecento iniziò a Riva un lungo periodo di incrementodemografico. Nel1734 gli abitanti erano 2025, nel1800 erano saliti a 2172, a 2252 nel1811 e a circa 3000 a metàOttocento.
Nel gennaio 1919 ha ospitato la29ª Squadriglia ed il 15 febbraio successivo la65ª Squadriglia.
Lo stemma e il gonfalone del comune di Riva presso Chieri sono stati concessi condecreto del presidente della Repubblica del 3 marzo 2005.[6]
«Di rosso, alla croce di argento, accantonata nel primo dall'
agnello pasquale dello stesso, tenente con l'arto anteriore destro l'asta, posta in sbarra, di argento, cimata dalla crocetta dello stesso, munita del vessillo di argento, crociato di rosso. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di rosso, il motto, in lettere maiuscole di nero,
Felix Ripae oppidum. Ornamenti esteriori da Comune.»
(D.P.R. 03.03.2005)
Il gonfalone è un drappo di bianco con la bordatura di rosso.
Il devastante incendio del1691 distrusse buona parte del paese, lasciando poche tracce dell'epoca medioevale, durante la quale fu un centro ricco e fiorente. Nonostante questo i beni artistici non sono pochi, né di scarso rilievo. Nell'unica frazione diSan Giovanni, vi è la casa natia diSan Domenico Savio, allievo di SanGiovanni Bosco.
La parrocchiale di Maria Vergine Assunta così come la vediamo oggi risale al decennio che va dal1860 al1870. Sorge ove era già esistita una precedenteparrocchiale, le cui cattive condizioni avevano indotto il municipio di Riva a costruire a partire dal1725 un nuovo edificio. La direzione dei lavori venne affidata all'architettoPlantery, il quale non fu in grado di portare a termine il lavoro. Successivamente l'incarico fu affidato aBernardo Vittone che vi lavorò fino al suo decesso avvenuto nel1770; il pittoreGiuseppe Sariga nel 1761 affrescò il cupolino. L'edificio fu terminato nel1792 grazie alla direzione dell'architettoDellala diBeinasco. Della costruzione attuale vanno attribuite al Vittone la facciata e la grandecupola a piantaottagonale.
È un edificio di grande pregio artistico, costruito per volere della famigliaGrosso di Bruzolo, che aveva acquistato anche il feudo di Riva. Nel1738 la famiglia decise di far ricostruire il palazzo affidando l'incarico aBernardo Vittone che vi lavorò tra il1760 e il1770, e successivamente alQuarini al quale fu erroneamente attribuito la costruzione dell'intero edificio. Successivamente nel1834 lo donarono al Comune che ne fece propria sede.
L'edificio custodisce diversiaffreschi realizzati a fineSettecento da diversi pittori, tra cui icomaschi Giovanni e Antonio Torricelli e ilpiemontese Pietro Palmieri. Il palazzo conserva anche disegni diLeopoldo Pollack, un architetto che progettò su incarico della contessa Mazzetti due giardini da collocare nell'area adiacente al palazzo. Fra il1796 e il1797 il Pollack realizzò questi disegni oggi conservati nell'archivio comunale di Riva, e che costituiscono un'importante testimonianza della sua attività artistica. Ma i progetti mai si concretarono a causa delle turbolente vicende politiche che in quegli anni investirono lo stato sabaudo.
Deve la sua nascita ad unvoto fatto nell'anno1630 dal municipio di Riva in occasione della devastante epidemia di peste. Nel1634 venne costruita unacappella la quale pochi anni dopo venne trasformata in chiesa. Nel1661 l'edificio venne abbattuto e fu edificata una nuova chiesa ad unanavata. L'attuale santuario però risale al secolo dopo, quando si decise di demolire la costruzione seicentesca a causa del suo stato fatiscente. Anche qui ad edificare il nuovosantuario venne chiamato l'architetto Vittone, ma la sua morte fece rinviare di qualche anno il progetto, che fu affidato a Luigi Barberis, allievo del Vittone. L'edificio fu costruito tra il1777 ed il1779.
S. Albano, patrono di Riva è indicato dalle leggende come martire della legione tebea.Questi legionari furono martirizzati nei pressi diMartigny perché si rifiutarono di obbedire all'ordine di compiere un sacrificio di cristiani prima della battaglia.Non è possibile stabilire da quando iniziò la devozione dei rivesi al santo.Sicuramente nel 1100 era già vivo il culto, testimoniato da un documento del 1103 redatto nella località di S. Albano.Il santo patrono viene citato negli statuti comunali del 1509 ed a lui si fa inoltre espresso riferimento nel giuramento che il Podestà era tenuto a pronunciare all'atto dell'insediamento:"Nel nome di Cristo amen e in lode dello stesso altissimo Dio e della gloriosa Vergine Maria Sua madre e dell'illustre soldato S. Albano, patrono di questa terra di Riva, e di tutta la trionfante Curia celeste, amen."
La leggenda:Un contadino procedeva lungo la strada con il suo carro, pieno di covoni, trainato da buoi.La strada era molto pesante in quanto aveva piovuto a lungo, ed il carro sprofondò nel fango.Il contadino tentò inutilmente, imprecando e ingiuriando il Signore, di spostare il carro.Le sue bestemmie furono placate da Sant'Albano, il quale passando di lì, gli disse di staccare i buoi ormai stanchi e di attaccare al giogo i cani che seguivano il legionario.I cani riuscirono a spostare il carro, ed alla vista di quel prodigio il contadino si inginocchiò davanti al Santo, trasformando le proprie ingiurie in preghiere.