IRhinovirus sono gli agenti eziologici delraffreddore e sono ivirus più comuni che infettano l'uomo. Il raffreddore può anche essere causato da altri virus, come icoronavirus o gliadenovirus, ma nel 30-80%[senza fonte] dei casi è causato proprio dai rhinovirus.
La replicazione delle particelle virali avviene in una fascia ditemperature compresa tra 33 e 35 °C, temperature riscontrabili nellamucosa nasale. Una volta infettato un organismo, l'incubazione varia tra le 12 e le 72 ore, dopodiché compaiono i primi sintomi.[1] Lafebbre molto spesso è assente, mentre se è presente non supera i 37,5 °C, questo perché non c'è bisogno di un'eccessiva temperatura per impedire ai rhinovirus di riprodursi, a differenza degliinfluenzavirus, che necessitano di temperature spesso superiori a 39 °C.
Sono virus appartenenti al genereEnterovirus della famigliaPicornaviridae. Le tre specie conosciute (Rhinovirus A, B eC) sono tra i virus più piccoli conosciuti, con dimensioni di20-30 nm. Si conoscono all'incirca 160sierotipi con proprietàantigeniche diverse, questa è la ragione per cui ilraffreddore puòrecidivare con molta facilità.[2]
Nel 1953, un professore dellaJohns Hopkins University prelevò dei campioni imbevuti dimuco dall'epitelio nasale dei suoi collaboratori malati. Quando si mise a studiarli, isolò il primo rhinovirus e lo chiamò virus JH, dal nome della sua università. Le sue scoperte furono pubblicate nel 1956.[3]
Il termineRhinovirus deriva dall'unione di due parole di origini differenti:ῥινός (rhinos), che deriva dalgreco antico e significa "del naso", evīrus, che deriva dallatino e significa "tossina".
Prima del 2008, i rhinovirus erano un genere di virus a sé stante, ma nell'aprile di quell'anno ilComitato internazionale sulla tassonomia dei virus ha votato e ratificato le seguenti modifiche sulla base della somiglianza genetica con gli enterovirus:
I nomi dei sierotipi di rinovirus umani sono nella formaHRV-Xn (dall'ingleseHuman Rhinovirus), doveX è una tra le specie di rinovirus (A, B o C) en è un numero indice. Le specie A e B usano lo stesso indice, mentre la specie C ha un indice separato.
I rhinovirus hannogenomi aRNA di lunghezza compresa tra 7200 e 8500nucleotidi. All'estremità 5' del genoma, oltre la sequenza non codificante UTR, c'è legata unaproteina codificata dal virus stesso e chiamata VPg, mentre all'estremità 3', come accade nell'mRNA dei mammiferi, c'è unacoda di poli-A.
Le proteine strutturali delcapside (VP1, VP2, VP3 e VP4) sono codificate nella regione 5' del genoma.[4][5] Nella figura A a lato, la parte del genoma che le codifica è indicata con alcune gradazioni di blu. VP1, VP2 e VP3 costituiscono la parte principale del capside proteico e si organizzano come illustrato nella figura B. La proteina VP4, molto più piccola, ha una struttura più estesa e si trova all'interno della struttura, all'interfaccia tra il capside e il genoma. Ci sono 60 copie di ciascuna di queste proteine assemblate come unicosaedro.
Le proteine non strutturali sono codificate nella regione 3' del genoma e nella figura A vengono tutte indicate con alcune gradazioni di verde.
Le proteine virali vengono tradotte come un singolo polipeptide lungo, che viene scisso nelle proteine virali strutturali e non strutturali.[6]
Esistono due modalità di trasmissione per i rhinovirus: tramiteaerosol digoccioline respiratorie e col contatto di superfici contaminate, dettefomiti. Altri fattori che si ipotizza possano favorire la trasmissione dei rhinovirus sono: alloggi sovraffollati e condizioni antigieniche legate alla povertà.
I soggetti più colpiti sono ineonati, glianziani e lepersone immunocompromesse.
La principale via di ingresso per i rhinovirus umani è il tratto respiratorio superiore (bocca enaso). I rhinovirus A e B utilizzano la proteina ICAM-1 (Inter-Cellular Adhesion Molecule 1), nota anche comeCD54, come recettore a cui legarsi. Alcuni sierotipi utilizzano invece ilrecettore LDL.[7] I rhinovirus C utilizzano la proteinaCDHR3 per mediare l'ingresso cellulare.[8] Quando il virus si replica e si diffonde, le cellule infette rilasciano segnali di stress noti comechemochine ecitochine (che a loro volta attivano i mediatori dell'infiammazione). La lisi cellulare si verifica nell'epitelio respiratorio superiore.
L'infezione si verifica rapidamente, con il virus che aderisce ai recettori di superficie entro 15 minuti dall'ingresso nel tratto respiratorio. Solo il 5% circa dei casi avrà un periodo di incubazione inferiore a 20 ore, dopodiché sperimenterà i sintomi del raffreddore. Poco più del 50% degli individui sperimenterà sintomi entro 2 giorni dall'infezione e, all'estremo opposto, si prevede che il 5% dei casi avrà un periodo di incubazione superiore a quattro giorni e mezzo.[9] I rhinovirus C, a differenza delle specie A e B, possono essere in grado di causare infezioni gravi.[10]
I rhinovirus umani crescono preferenzialmente a 32 °C, una temperatura notevolmente più fredda di quella corporea media di 37 °C; da qui la tendenza del virus a infettare il tratto respiratorio superiore, dove il flusso d'aria respiratorio è in continuo contatto con l'ambiente extrasomatico più freddo.
Non esistono vaccini contro questi virus in quanto la protezione incrociata tra i sierotipi è scarsa o assente. Sono stati sequenziati almeno 99 sierotipi di rinovirus umani che colpiscono l'uomo.[7][11] Tuttavia, uno studio sulla proteina VP4 ha dimostrato che è altamente conservata tra molti sierotipi di rinovirus umano, aprendo il potenziale per un futuro vaccino contro il rinovirus umano pan-sierotipo.[12] Un risultato simile è stato ottenuto con la proteina VP1. Come VP4, anche VP1 occasionalmente "sporge" fuori dalla particella virale, rendendola disponibile per il legame con gli anticorpi. Entrambi i peptidi sono stati testati sui conigli, determinando con successo la generazione di anticorpi cross-sierotipi.[12]
Secondo una ricerca[13] degli scienziati dell'Università di Glasgow, l'infezione da rhinovirus umano può bloccare la replicazione delSARS-CoV-2 nelle cellule del tratto respiratorio, innescando una risposta all'interferone che può ridurre la gravità delCOVID- 19.
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(aiuto).URL consultato l'11 novembre 2021.Altri progetti
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