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Religioni in Giappone

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Voce principale:Giappone.

Lareligione in Giappone è caratterizzata dalla mancanza di seguaci di un unico e solofilone religioso e vi è piuttosto la tendenza ad accomunare diversi elementi di varie religioni in modosincretico[1], tendenza nota comeshinbutsu shūgō (神仏習合?"sincretismo dikami eBuddha"). Loshinbutsu shūgō fu ufficialmente disconosciuto come religione a seguito dellarestaurazione Meiji nel 1868, ma ciò nonostante continua a essere praticato. Loshintoismo e ilbuddhismo giapponese quindi devono essere intesi non come due fedi completamente separate e concorrenti, ma piuttosto come un unico complesso sistema religioso[2].

Ai sensi dell'articolo 20 della suaCostituzione, ilGiappone gode di pienalibertà religiosa[3], permettendo ai suoi cittadini di aderire a qualsiasi tipo di fede, tra le quali vi sono anche ilcristianesimo, l'islam, l'induismo, e iltaoismo.

Il Panorama Religioso in Giappone

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Le religioni maggiormente diffuse in Giappone sono loshintoismo e ilbuddhismo. Stabilire quale sia quella con maggior seguito è difficile, in quanto i numeri dei credenti vengono spesso elaborati sulla base dei dati estrapolati dai certificati di nascita, a seguito della pratica consolidata di associare ufficialmente il nome di famiglia a un localetempio buddhista[4] o, nel caso dello shintoismo, considerando come parte della comunità tutti quei cittadini che rientrano all'interno del territorio del vicinosantuario[5]. Molti giapponesi seguono sia i credi dello shintoismo che quelli del buddhismo[6], tendenza nota comeshinbutsu shūgō (神仏習合?"sincretismo shinto-buddhistico"), la quale, pur essendo stata ufficialmente disconosciuta come religione a seguito dellarestaurazione Meiji nel 1868[7], continua a essere praticata[8]. Nei sondaggi la percentuale di coloro che si dichiara shintoista è soggetta spesso a variazioni poiché, pur prendendo parte ai riti shintoisti, pregando presso i santuari o gli altari privati, la maggior parte dei giapponesi non si identifica con il termine "shintoista"[9]. Questo perché per loro il termine in sé ha ben poco significato[9], o perché manifestare di seguire apertamente lo shintoismo viene visto come una forma di adesione a una delle tante organizzazioni religiose presenti nel Paese[10][11]. Nellacultura giapponese, lo stesso termine"religione" (宗教?,shūkyō) si riferisce solamente alle organizzazioni religiose[12]. Le persone che si dichiarano"non religiose" (無宗教?,mushūkyō) nei sondaggi, in realtà, intendono dire che non appartengono ad alcun'organizzazione, anche se possono prendere parte a riti shintoisti[12].

Un sondaggio del 1952 condotto dalloYomiuri Shinbun rivelava che il 64,7% dei giapponesi credesse in qualche forma di religione[13]. Questo numero è sceso al 35% nel 1958 e ha continuato a scendere al 31% nel 1963 e nel 1968, raggiungendo il 25% nel 1973 prima di risalire fino al 34% nel 1978. Nel 1983 la percentuale si è di nuovo abbassata, questa volta al 32%[14]. Una nuova indagine del 2000 dello stesso quotidiano rivelava che il 76,6% dei giapponesinon credesse in una religione specifica[13], mentre altri sondaggi di quel periodo attestavano la percentuale di non credenti al 70%[15][16]. Nel 2001 il 64% non credeva inDio e il 55% non credeva in Buddha[17]; quattro anni più tardi la percentuale di non credenti era del 72%, a fronte di un 25% di credenti di cui solo il 20% praticante[18]. Nel 2011 la percentuale di non religiosi (atei,deisti,agnostici e shintoisti non dichiarati) raggiungeva il 67%[19], mentre secondo lo studioso di religioni Steven Heine, nello stesso anno, meno del 15% dei giapponesi credeva in Dio[20].

Secondo l'annuario dell'Agenzia per gli Affari Culturali del 2007, 105 milioni di persone si identificavano come shintoisti, 89 milioni come buddhisti, 2 milioni come affiliati alcristianesimo e 9 milioni nella categoria altre religioni, tra cuiTenrikyō,Seicho-No-Ie,Sekai Kyūseikyō ePerfect Liberty Kyōdan. Gli accademici stimano che ci siano tra i centomila e i centodiecimilamusulmani in Giappone, il 10% dei quali sono cittadini giapponesi[21]. L'ambasciata israeliana stima che ci siano circa duemilaebrei nel Paese, la maggior parte dei quali di origine straniera[22]. Da un sondaggio del 2008 effettuato dallaNHK Broadcasting Culture Research Institute e dalla ISSP (International Social Survey Programme) è risultato che, delle 1200 persone intervistate, il 39% ha riferito di avere una fede religiosa, di cui il 34% ha dichiarato di seguire il buddhismo, il 3% lo shintoismo, l'1% il cristianesimo (0,7%protestantesimo, 0,3 %cattolicesimo) e un altro 1% ha dichiarato di seguire altre religioni[23].

Shintoismo

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Lo stesso argomento in dettaglio:ShintoismoeAssociazione dei santuari shintoisti.
Torii (il portale tradizionale deitempli shintoisti) delsantuario di Itsukushima

Loshintoismo (o scintoismo) è la religione autoctona del Giappone[24]. Prevede l'adorazione deikami (?), un termine che può essere tradotto comedivinità,spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcunikami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per esempioAmaterasu, la dea del Sole. Anche le persone illustri, gli eroi e gli antenati divengono oggetto di venerazione dopo la morte e vengono a loro volta annoverati tra ikami[25].

La parolashintō nasce dall'unione deicaratterishin (?"divinità", "spirito"[26]) e (?"via", "sentiero"[27]). Quindi,shintō significa letteralmente "pratica degli dèi", "via degli dèi"[25][28][29]. In alternativa ashintō, l'espressione puramente giapponese (con il medesimo significato) per indicare lo shintoismo èkami no michi[30]. Il termineshintō viene adoperato anche per indicare il corpo della divinità, ovvero la reliquia presso cui ilkami partecipa materialmente (per esempio una spada sacra)[31].

Nella seconda metà del XIX secolo, nel contesto della restaurazione Meiji fu elaborato loshintō di Stato (国家神道?,Kokka shintō), che mirava a dare un supporto ideologico e uno strumento di controllo sociale alla classe dirigente giapponese, e poneva al centro la figura dell'imperatore e della dea Amaterasu, progenitrice della stirpe imperiale. Lo shintō di Stato fu abolito alla fine dellaseconda guerra mondiale, con l'occupazione del Giappone[32]. Alcune pratiche e insegnamenti shintoisti che durante la guerra erano considerati di grande preminenza ora non sono più insegnati o praticati mentre altri rimangono grandemente diffusi come pratiche quotidiane senza però assumere particolari connotazioni religiose, come l'omikuji (una forma didivinazione)[33].

Buddhismo

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Lo stesso argomento in dettaglio:Buddhismo giapponese.
IlBuddha Amida diKamakura

Il buddhismo fece la sua comparsa in Giappone nei primi anni delVI secolo. Allora, alcuni monacicoreani, originari della parte meridionale del regno diPaekje, portarono le traduzionicinesi dei libri canonici (sutra) nella terra del Sol Levante e qui si diffuse velocemente, grazie soprattutto ad alcuni aristocratici giapponesi appartenenti alla casa imperiale, che aiutarono a incrementarne la diffusione con la costruzione di numerosi templi, tra i quali il celebreHōryū-ji, pressoNara[34].

Il buddhismo nella lingua giapponese viene denominatobukkyō (佛教?insegnamento del Buddha) e si compone di differentiscuole (?,shū,dottrina) le quali vengono raggruppate in quattro principali correnti: buddhismo di Nara (il quale comprende le scuoleKusha,Jōjitsu,Sanron,Ritsu,Hossō eKegon),buddhismo Nichiren (Hokke Honmon,Kempon Hokke,Nichiren Honshu,Nichiren Shōshū,Honmon Nokke,Honmon Butsuryu),buddhismo della Terra Pura (Jodo,Jodo Shin e Jii) ebuddhismo zen (Obaku,Rinzai eSōtō)[35].

Il buddhismo Nichiren deriva dall'opera del monaco giapponeseNichiren, il quale stabilì una forma più radicale di buddhismo incentrata sulSutra del Loto, considerato il più importante e completo insegnamento buddhista. L'insegnamento di Nichiren era rivoluzionario e progressista, egli fu il primo pensatore giapponese a dichiarare che le donne potessero ottenere l'illuminazione. Il buddhismo di Nichiren è la più grande setta buddista in Giappone, mentre laSoka Gakkai è una delle più famose associazioni che promuovono e insegnano il buddhismo a livello internazionale, nonostante sia stata spesso oggetto di aspre polemiche da parte dei mass media, in quanto non sembrerebbe rispettare il principio (sancito dall'articolo 20 della Costituzione giapponese) di separazione fra religione e politica per via di legami con il partito politico nipponicoKōmeitō[36].

Un'altra forma di buddhismo è la corrente della "Terra Pura" sviluppatasi intorno al culto delBuddha Amitabha (Amida in Giappone) il quale vive in un "paradiso occidentale" cui il fedele può accedere invocando il suo nome. Infatti uno dei credi di questa corrente è che la buddhità non possa essere ottenuta da soli: è necessario appoggiarsi su un "altro", che in questo caso è Amida, attraverso la sua invocazione (secondo alcuni è necessario accumulare anche meriti, mentre per altri l'invocazione è sufficiente di per sé) e della recita della fraseNamu Amida Butsu[37] in modo da condurre una vita felice fino all'entrata definitiva nelNirvāṇa[38].

Il tempioTōdai-ji aNara

Le sei scuole presenti nella città di Nara prendono il nome di buddhismo di Nara, il quale durante ilperiodo omonimo ebbe un forte sostegno dalla corte imperiale, diventando quasi una religione di Stato (pur non abbandonando lo shintoismo). In quegli anni fu infatti costruita una statua di bronzo del Buddha alta 18 metri e del peso di 450 tonnellate all'interno deltempio Tōdai-ji. Il buddhismo zen, invece, arrivò in Giappone nelXII secolo, dove divenne la religione deisamurai. La correntezen sottolinea l'indivisibilità del Buddha da tutto ciò che esiste: l'uomo quindi può e deve raggiungere, già in questo mondo, l'unità con la divinità. Ciò può avvenire solo tramite un'illuminazione interiore, la quale può essere provocata anche da stimoli fisici, come ad esempio attraverso il senso del bello o dei gesti quotidiani, su tutti l'arte di arrangiare i fiori (ikebana) o la cerimonia del tè (cha no yu)[39].

Oggi, secondo gli studiosi statunitensi Richard H. Robinson e Willard L. Johnson i sondaggi di opinione indicherebbero che molti giapponesi non si identificano più in una religione specifica. Il buddhismo sopravvive essenzialmente nelle comunità rurali che ancora lo praticano nei templi locali e nella classe colta delle città che vedono nel pensiero buddhista un aiuto di tipo psicoterapeutico o spirituale. Gli altri giapponesi si rivolgono alle scuole buddhiste al solo scopo di celebrare un genere di funzioni religiose conosciuto come "buddhismo funerario"[40].

Nuove religioni

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Tratti comuni
delle nuove religioni giapponesi
  • Ruolo del fondatore: il fondatore della nuova dottrina viene venerato comekami vivente già durante la sua vita
  • Rapporto col mondo spirituale: fondatori posseduti dalle divinità o pratiche di esorcismo e spiritismo
  • Promessa di benefici materiali: le religioni sono in grado di dare sollievo ai propri problemi fisici o spirituali
  • Aspetto millenarista: frequenti profezie sulla fine del mondo o rivelazioni e nuove scritture sacre di origine soprannaturale
  • Forte struttura organizzativa: struttura della comunità quasi militare e forte senso di coesione tra gli adepti

Oltre alla presenze delle due maggiori religioni, shintoismo e buddhismo, nel Giappone moderno esiste una grande varietà dinuovi movimenti religiosi, i quali vengono comunemente riconosciuti col nome dishinshūkyō (新宗教?"nuove religioni"). Questo termine andò a sostituire il termine piuttosto peggiorativo dishinkō shūkyō (新興宗教?"religioni appena sorte"), le quali, a differenza delle religioni tradizionali, venivano giudicate non affidabili[41].

Le nuove religioni giapponesi hanno in comune (oltre al sincretismo) alcune caratteristiche o elementi che si ritrovano, in maggiore o minore proporzione, in molte di queste nuove religioni[41][42].

Una delle caratteristiche più comuni è l'importanza del ruolo del fondatore (o fondatrice, in quanto in molti casi il fondatore è una donna), il quale viene elevato al ruolo di dio in terra, e di conseguenza venerato come tale, assumendo un ruolomessianico particolare dopo la morte. Benché il fondatore non corrisponda al dio creatore, esso ne prende le veci svolgendo la funzione di portavoce o intermediario[41][43][44].Il rapporto col mondo degli spiriti tipico di queste religioni affonda le proprie radici nella religiosità popolare giapponese e nellosciamanismo. Il fondatore riveste ancora un ruolo fondamentale in quanto spesso vieneposseduto dalla divinità principale e nel mentre si dà una particolare attenzione alle pratiche che mirano a risolvere problemi legati agli spiriti quali l'esorcismo e lospiritismo[41][43][44].

Onisaburō Deguchi, cofondatore del movimento religiosoŌmoto[45]

Un'altra caratteristica importante è la presenza della ricorrente promessa di benefici materiali, di tecniche o arti mediante il quale ottenere un immediato sollievo ai propri problemi fisici o spirituali, oppure un certo grado di felicità e prosperità in questa vita[41].Un quarto elemento comune è la caratterizzazione di queste religioni sotto un aspettomillenarista, con frequenti profezieapocalittiche e l'attesa di un mondo nuovo, elementi che le accomunano ai movimenti di origine cristiana occidentali. Tra questi elementi comuni vi è anche la presenza di nuove rivelazioni e nuove scritture sacre presentate come di origine soprannaturale[41].L'ultimo elemento caratteristico è la presenza di una forte struttura organizzativa e un forte senso della comunità è assai più sviluppato rispetto ad altre esperienze religiose giapponesi. Quest'ultimo aspetto e collegato all'organizzazione di luoghi di pellegrinaggio, realizzazioni di mausolei per i fondatori e di nuovi centri culturali e religiosi cui talvolta è attribuito anche un importante significato storico o escatologico[41].

Il numero delle nuove religioni ufficialmente riconosciute si aggira sul centinaio, e il numero totale di fedeli rientra nell'ordine delle decine di milioni[46]. Tra le tecniche per fare proseliti vi è quella delmarketing, e spesso il confine tra impresa e setta religiosa diviene molto sfumato, come nel caso delKōfuku-no-Kagaku (chiamato dai suoi adepti "Istituto per la ricerca della felicità umana"), il quale cominciò la propria attività nel1986 come casa editrice, per raggiungere dieci anni dopo gli 8.250.000 seguaci, tra membri veri e propri e abbonati alla sua rivista mensile[47].

Essendo le prime nuove religioni nate già nell'Ottocento, si è dovuto procedere a un'ulteriore specificazione per distinguere i movimenti recenti da quelli recentissimi, coniando una nuova espressione nota comeshin-shinshūkyō (新新宗教?"nuove religioni nuove") nate negli anni trenta del XIX secolo o dopo la seconda guerra mondiale[48][49]. Tra le nuove religioni di seconda generazione vi è l'Ōmoto, movimento che raggiunse oltre due milioni di aderenti nel periodo fra le due guerre mondiali, e dal quale derivano i movimentiSekai Kyuseikyō,Sukyō Mahikari,Seicho-No-Ie eByakko Shinko Kai[41].

Tra le nuove religioni di terza generazione, diffusesi in Giappone tra il1980 e il1990, vi è l'Aum Shinrikyō, il movimento di origine buddhista fondato daShōkō Asahara e tristemente noto per una serie di attività criminali (peraltro organizzate dai dirigenti senza che la maggioranza dei membri ne fossero consapevoli), dall'assassinio di dissidenti e oppositori fino all'attacco contro una stazione della metropolitana di Tokyo a base di gas asfissianti nel marzo1995[50].

Minoranze religiose

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Lo stesso argomento in dettaglio:Cristianesimo in Giappone.
Lacattedrale di Santa Maria aTokyo

L'evangelizzazione cristiana del Giappone ebbe inizio il 15 agosto1549, giorno in cui il missionario gesuitaFrancesco Saverio sbarcò sull'arcipelago nipponico provenendo dalla penisola diMalacca. Egli fu responsabile della fondazione della prima comunità cristiana, la quale trovò posto nell'isola diKyūshū, la più meridionale tra le quattro grandi isole che formano l'arcipelago. Nel corso del XVI secolo la comunità cattolica crebbe fino a toccare le 300 000 unità, e la città marinara diNagasaki ne era il centro principale[51][52].

La dinastia al potere, nella figura delloshōgunTokugawa Ieyasu, interpretò la presenza dei cristiani come una minaccia al controllo del Paese, perciò firmò un editto di espulsione dei cristiani e bandì il cristianesimo, espulse tutti gli stranieri e vietò ai cristiani giapponesi di praticare la loro religione. Ciò nonostante i cristiani continuarono a professare la fede in modo sotterraneo[51][52].

Solo nel1853 il Paese fu riaperto ai rapporti con l'estero, facendo sì che numerosi religiosi di fedecattolica,protestante eortodossa sbarcassero in Giappone. Nel1871, a seguito della restaurazione Meiji e dell'entrata in vigore della libertà religiosa, fu riconosciuto alle comunità cristiane il diritto all'esistenza[51][52].

A seconda delle fonti il numero di cristiani (cattolici, protestanti, ortodossi) varia da 1 a 3 milioni di fedeli[19][51]. Nonostante il numero esiguo di fedeli, ultimamente in Giappone si sono diffuse alcune tradizioni della religione cristiana anche tra i giapponesi che non si professano di fede cristiana, quali ilmatrimonio in chiesa, il festeggiamento delNatale e diSan Valentino[53][54][55]. Inoltre aShingō,villaggio dellaprefettura di Aomori, è legata una leggenda secondo la quale la tomba diGesù Cristo sarebbe situata all'interno del villaggio[56][57][58][59][60].

Lamoschea di Kobe

La religione islamica si è sviluppata solo di recente nell'arcipelago giapponese. Non ci sono fonti certe di come siano avvenuti i primi contatti tra l'islam e il Giappone, né eventuali tracce storiche della divulgazione dell'Islam in Giappone, ad eccezione di alcuni casi isolati di contatti tra giapponesi e musulmani di altri Paesi prima del1868[61].

L'islam incominciò ad essere riconosciuto dalla cultura giapponese come parte del pensiero religioso occidentale nel1877, mentre nello stesso periodo fu tradotto in lingua giapponeseLa vita del profeta Muhammad, il quale contribuì a ritagliare all'islam un posto nella immagine intellettuale del popolo giapponese, ma solo come una conoscenza e una parte della storia delle culture. I primi giapponesi che si convertirono all'islam furono Mitsutaro Takaoka nel1909, prendendo il nome di Omar Takaoka dopo il pellegrinaggio allaMecca; e Bumpachiro Ariga, il quale, facendosi chiamare Ahmad Ariga, viaggiò per l'India divulgando la parola diMaometto. Tuttavia, studi recenti hanno rivelato che un altro giapponese noto come Torajiro Yamada è stato probabilmente il primo musulmano giapponese che abbia visitato laTurchia, prendendo il nome Abdul Khalil e compiendo probabilmente il pellegrinaggio alla Mecca[61].

I dati passati parlavano di un numero vicino ai 30.000 giapponesi musulmani risiedenti in Giappone nel1982[62]. Ciò fu possibile grazie al boom economico degli anni ottanta, il quale provocò un'ondata di immigrazioni dal resto dell'Asia, portando infine all'integrazione degli stessi immigrati con la popolazione locale[63]. La maggior parte delle stime parla di una popolazione musulmana totale di circa 100.000 individui[62][64]. L'islam rimane tuttora una minoranza religiosa in Giappone, anche se dal1990 sono aumentati il numero delle conversioni all'islam per via soprattutto di numerosi giovani nativi giapponesi che sposavano donne musulmane[63]; inoltre, nel2000 Keiko Sakurai aveva stimato il numero di musulmani giapponesi in Giappone a 63.552, e circa 70.000-100.000 stranieri musulmani residenti nel Paese[61]. Ciò nonostante, non è possibile stabilire con certezza il numero di musulmami stranieri e nativi in Giappone, in quanto il governo giapponese non raccoglie statistiche sulla religiosità dei suoi cittadini, rispettando l'articolo 20 della sua Costituzione che riserva la piena libertà religiosa ai giapponesi.

Infine si stima siano circa 30-40 lemoschee presenti sul suolo giapponese, più altri 100 luoghi adibiti a luoghi di preghiera in assenza di strutture adeguate[61].

La Fedebahá'í arrivò in Giappone nel1875 grazie all'opera di'Abdu'l-Bahá[65] mentre il primo giapponese che si convertì alla fede Baha'i fuKanichi Yamamoto nel1902, e il secondoSaichirō Fujita. Il primo convertito sul suolo giapponese fu invece Kikutaro Fukuta nel1915[66]. La ARDA (Association of Religion Data Archives) stima ci fossero 15.650 giapponesi di fede Baha'i nel2005[67].

Lo stesso argomento in dettaglio:Storia degli ebrei in Giappone.
La sinagoga Beth David di Tokyo

Gliebrei rappresentano un piccolo gruppo etnico e religioso in Giappone, attualmente composto solamente da circa 2.000 individui (pari a circa 0,0016% della popolazione totale del Giappone). Le prime testimonianze di contatti tra lareligione ebraica e il Giappone risalgono alXVI secolo. Dopo la seconda guerra mondiale, con la fine dellapolitica di isolazionismo praticata dal1641 al1853, gran parte dei pochi ebrei rimasti in Giappone emigrarono, molti dei quali si recarono in quel luogo che sarebbe diventato poiIsraele. La maggior parte di coloro che è rimasto in Giappone si è sposato ed è stato assimilato nella società giapponese[68].

Una grande comunità ebraica si stabilì nell'Ottocento in Giappone, aKōbe, a sud dell'isola diHonshū. Ciò avrebbe influenzato notevolmente la cultura religiosa giapponese, come ad esempio il rito che si svolge ogni anno nelsantuario di Suwa, nellaprefettura di Nagasaki, durante il quale un ragazzo viene legato con una corda ad un palo di legno, e successivamente posto su un tappeto di bambù. A quel punto un sacerdote scintoista con un coltello taglia la parte superiore della colonna di legno, e prima di trafiggere il ragazzo viene fermato da un altro sacerdote, e il ragazzo viene liberato Questo rito ricorderebbe la storia dellaBibbia in cuiIsacco viene liberato dopo che un angelo impedisce adAbramo di sacrificarlo[69].

Lesinagoghe più importanti in Giappone sono due: la sinagoga Beth David a Tokyo[70] e la sinagoga Ohel Shlomo a Kōbe[71]. L'organizzazioneChabad-Lubavitch dispone, inoltre, di due centri comunità a Tokyo[72][73].

Altre religioni

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In Giappone sono diffuse in modo minore anche altre piccole religioni quali lareligione ryukyuana, che ha avuto origine ed è stata influenzata dallo scintoismo, e da variereligioni cinesi, osservata soprattutto dalla gente diOkinawa[74]; ilgiainismo, con tre templi giainisti presenti sul suolo giapponese[75]; iltaoismo[76], l'induismo[77] oltre a 217.154testimoni di Geova[78].

Tradizioni religiose

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Unjinja, luogo da cui partono le celebrazioni delmatsuri

Ci sono due categorie di feste in Giappone: imatsuri (festival tradizionali), che sono in gran parte di origine scintoista e riguardano la coltivazione del riso e del benessere spirituale della comunità locale, enenjyū gyoji (eventi annuali), che sono in gran parte di origine cinese o buddista. Pochissimimatsuri onenjyū gyoji sono feste nazionali, ma sono inclusi nel calendario nazionale degli eventi annuali. La maggior parte deimatsuri sono eventi locali che seguono le tradizioni locali. Essi possono essere sponsorizzati dalle scuole o dalla città, ma sono più spesso associati ai santuari shintoisti[79][80].

La maggior parte delle feste sono di natura laica, ma i due più significativi per la maggior parte dei giapponesi, ilCapodanno e l'Obon, attirano, rispettivamente, numerosi visitatori ai santuari shintoisti o ai templi buddisti. Le vacanze di Capodanno (dal 1º al 3 gennaio) sono caratterizzate dalla pratica delle tradizioni locali e il consumo di alimenti caratteristici. Tra le tradizioni vi è l'usanza di visitare i santuari shintoisti e di pregare per aver cambio benedizioni per la famiglia in vista del prossimo anno, vestirsi con ilkimono, appendere decorazioni speciali, partecipare ai banchetti di spaghettisoba, aigiochi di carte e recitarepoesie[81]. Durante l'Obon (dal 13 al 16 agosto) vengono accese candele, fili di canapa e fiaccole chiamatekadobi, le quali fungono da guida per aiutare gli spiriti a trovare la strada di casa e ricongiungersi sulla terra, il 15 agosto è tradizione visitare il cimitero e pregare per i propri cari defunti, mentre il giorno seguente vengono preparate delle imbarcazioni con dentro delle piccole offerte da dare all'anima da portare con sé durante il viaggio di ritorno e si lasciano galleggiare nell'acqua di un fiume[82].

Note

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  1. Sincretismo, inEnciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.URL consultato il 29 gennaio 2013.
    «Nel Giappone il buddhismo [...] penetrò soltanto in un secondo tempo, quando si fu amalgamato con l'antica religione nazionale del Giappone — lo shintoismo — secondo una formula sincretistica che concepiva le numerose divinità shintoistiche come incarnazioni di altrettanti Buddha e Bodhisattva (sincretismo shinto-buddhistico)»
  2. (DE)Religion in Japan, inHauptseite,Università di Vienna.URL consultato il 29 gennaio 2013.
  3. (EN)The Constituition of Japan/Article 20, sujapan.kantei.go.jp,Primo ministro del Giappone.URL consultato il 23 marzo 2015.
  4. (EN)The Largest Buddhist Communities, suAdherents.com.URL consultato il 29 gennaio 2013(archiviato dall'url originale il 7 luglio 2010).
  5. (EN)Major Religions of the World, suAdherents.com.URL consultato il 29 gennaio 2013(archiviato dall'url originale il 15 giugno 2008).
  6. (EN)Japan - International Religious Freedom Report 2006, sustate.gov,Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America.URL consultato il 29 gennaio 2013.
  7. (EN)Shinbutsu shūgō, subritannica.com,Enciclopedia Britannica.URL consultato il 29 gennaio 2013.
  8. (EN)The World Factbook (Japan), sucia.gov,CentralCIA.URL consultato il 29 gennaio 2013(archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2015).
  9. 12Breen e Teeuwen, 2010, p. 3.
  10. Engler e Grieve, 2005, p. 95.
  11. Williams, Bhar e Marty, 2004, pp. 4-5.
  12. 12V. Bestor, T. Bestor e Yamagata, 2011, pp. 66-67.
  13. 12(EN) Hiroshi Matsubara,Western eyes blind to spirituality in Japan, inThe Japan Times, 1º gennaio 2002.URL consultato il 5 febbraio 2013.
  14. Reader, 1991, p. 6.
  15. (EN) Christal Whelan,Japan's `New Religion' - Millions Disenchanted With Buddhism, Shinto Find Spiritual Options, inThe Seattle Times, 13 maggio 1995.URL consultato il 29 gennaio 2013(archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2011).
  16. (EN) John McQuaid,A wiew of religion in Japan, suJapansociety.org.URL consultato il 29 gennaio 2013(archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2016).
  17. (EN) Phil Zuckerman,Atheism: Contemporary Rates and Patterns (PDF), Cambridge Companion to Atheism, University of Cambridge Press, 2007, p. 11.URL consultato il 30 marzo 2016(archiviato dall'url originale il 12 giugno 2009).
  18. (EN) Jeffrey Hays,RELIGION IN JAPAN AND THE IRRELIGIOUS JAPANESE, suFactsanddetails.com.URL consultato il 5 febbraio 2013(archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2013).
  19. 12(EN)Views on globalisation and faith (PDF), suipsos-mori.com,Ipsos MORI, 5 luglio 2011.URL consultato il 7 aprile 2016(archiviato dall'url originale il 1º aprile 2016).
  20. Heine, 2011, p. 54.
  21. (EN)Japan - International Religious Freedom Report 2010, sustate.gov,Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America.URL consultato il 4 aprile 2016.
  22. (EN)Japan - International Religious Freedom Report 2007, sustate.gov,Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America.URL consultato il 4 aprile 2016(archiviato dall'url originale il 13 gennaio 2014).
  23. (JA)“宗教的なもの”にひかれる日本人, sunhk.or.jp, NHK Broadcasting Culture Research Institute.URL consultato il 29 gennaio 2013.
  24. Williams, Bahr e Marty, 2004, p. 4.
  25. 12Shintoismo, inTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.URL consultato il 29 gennaio 2013.
  26. Il carattere può essere anche letto comekami in giapponese ed è a sua volta formato dall'unione di altri due ideogrammi: "altare" (?) e "parlare, riferire" (?); letteralmente "ciò che parla, si manifesta dall'altare".
  27. Incinesetao; in senso filosofico rende il significato di pratica o disciplina come neljudo, nelkarate o nell'aikidō.
  28. Pilgrim e Ellwood, 1985, pp. 18-19.
  29. Ono, 1962, p. 2.
  30. (EN) John Bowker,Kami no michi, suEncyclopedia.com, The Concise Oxford Dictionary of World Religions, 1997.URL consultato il 29 gennaio 2013.
  31. Shintoismo, inEnciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.URL consultato il 29 gennaio 2013.
  32. (EN) Koremaru Sakamoto,State Shintō, sueos.kokugakuin.ac.jp, Encyclopedia of Shinto, 28 febbraio 2007.URL consultato il 24 marzo 2015.
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Bibliografia

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Voci correlate

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