Paestum, fino al 1900Pesto[1], è un'antica città dellaMagna Grecia, chiamata dai GreciPoseidonia in onore diPoseidone, ma devotissima anche adAtena edEra. Dopo la sua conquista da parte deiLucani venne chiamataPaistom, per poi assumere, sotto i Romani, il nome diPaestum. L'estensione del suo abitato è ancora oggi ben riconoscibile, racchiuso dalle sue mura greche, così come modificate in epoca lucana e poi romana.
L'area successivamente occupata dalla città è stata abitata fin dall'epoca preistorica. Ad oriente della Basilica, nell'area prospiciente l'ingresso, sono stati rinvenuti manufatti databili dall'età paleolitica fino all'età del bronzo; a sud di essa, verso Porta Giustizia, sono stati scoperti i resti di capanne, a testimonianza dell'esistenza di un abitato preistorico.
Nell'area del Tempio di Cerere, e tra questo e Porta Aurea, sono emerse attestazioni archeologiche che documentano uno stanziamento dietà neolitica: poiché sia la Basilica che il Tempio di Cerere si trovano su due lievi alture - probabilmente in epoca preistorica più accentuate - si può immaginare che fossero occupate da due villaggi, separati da un piccolo torrente che scorreva dove oggi si trova il Foro[3]. Forse in epocaeneolitica le due alture furono abitate dalla popolazione di origineegeo-anatolica appartenente allafacies dellaCiviltà del Gaudo, che poi scelse come luogo privilegiato per le sue sepolture la località Gaudo, situata a 1,4 chilometri a nord di Paestum.
Moneta incusa di Poseidonia (530-500 a.C.), con Poseidone e la sigla ΠΟΣ (=POS<eidonia>)
La fonte letteraria principale sulla fondazione di Poseidonia è costituita da un passo diStrabone[4], che la mette in relazione con lapolis diSibari. L'interpretazione di questo passo è stata lungamente discussa dagli studiosi. Sulla base delle evidenze archeologiche raccolte finora, l'ipotesi più valida sembra essere quella secondo cui la fondazione della colonia sarebbe avvenuta in due tempi: al primo impianto, consistente nella costruzione di una fortificazione ("teichos") lungo la costa, sarebbe seguito l'arrivo in massa dei coloni e la fondazione vera e propria ("oikesis") della città.[5]
In base ai dati archeologici si può tentare una ricostruzione del quadro che portò alla nascita della città, verso la metà delVII secolo a.C., la città diSibari iniziò a fondare una serie di sub-colonie lungo la costa tirrenica, con funzioni commerciali: tra esse si annoveranoLaos[6] ed uno scalo, il più settentrionale, presso la foce delSele, dove venne fondato unsantuario dedicato ad Hera, con valenza probabilmenteemporica[7]. I Sibariti giunsero nella piana del Sele tramite vie interne che la collegavano alMare Ionio.
Grazie ad un intenso traffico commerciale che avveniva sia per mare - entrando in contatto con il mondo greco, etrusco e latino[8] - sia via terra - commerciando con le popolazioni locali della piana e con quelle italiche nelle vallate interne - nella seconda metà del VII secolo a.C. si sviluppò velocemente l'insediamento che poi dovette dar luogo a Poseidonia, evento accelerato certamente anche da un preciso progetto di inurbamento. Una necropoli, scoperta nel1969 subito al di fuori delle mura della città, contenente esclusivamente vasi greci di fattura corinzia, attesta che la polis doveva essere in vita già intorno all'anno625 a.C.
Il sacello sotterraneo, l'Heroon.Dettaglio di una parte della cosiddetta "Tomba del Tuffatore", raro esempio di sepoltura greca affrescata.
Dal560 a.C. al440 a.C. si assiste al periodo di massimo splendore e ricchezza di Poseidonia. Tale apice fu dovuto a diversi fattori, alcuni dei quali si possono ravvisare, ad esempio, nella diminuzione dell'influenza etrusca sulla riva destra del Sele nella prima metà delVI secolo a.C.[9]. Con l'allentarsi della presenza etrusca si dovette creare un vuoto di potere ed economico nella zona a nord del Sele[10], vuoto di cui non poté non avvantaggiarsi Poseidonia.
A tale evento seguirono altri due tragici accadimenti: la distruzione della città diSiris (corrispondente all'attualePolicoro) sul Mar Ionio, da parte diCrotone,Sibari eMetaponto[11]; e la distruzione di Sibari stessa nel510 a.C., ad opera diCrotone. L'esplosione di benessere e di ricchezza, che si riscontra a Poseidonia in coincidenza con quest'ultimo avvenimento, fa sospettare che buona parte dei Sibariti, fuggiti dalla città distrutta, dovettero trovare rifugio nella loro sub-colonia, portandovi le proprie ricchezze. Ascrivibile al medesimo periodo è la costruzione di un monumentale sacello sotterraneo: potrebbe trattarsi di uncenotafio dedicato adIs, mitico fondatore diSibari, edificato a Poseidonia dai profughi Sibariti. Nello stesso arco cronologico, a distanza di cinquant'anni l'uno dall'altro, vengono eretti anche la cosiddetta Basilica (560 a.C. circa), il Tempio cosiddetto "di Cerere", ma in realtà consacrato ad Atena[12] (510 a.C. circa) ed il Tempio cosiddetto "di Nettuno" (460 a.C. circa).
Affresco di una tomba lucana proveniente da Paestum.
In una data collocabile tra il420 a.C. e410 a.C., iLucani presero il sopravvento nella città, mutandone il nome inPaistom. A parte sporadici riferimenti nelle fonti, non si conoscono i particolari bellici della conquista lucana, probabilmente perché non dovette trattarsi di una conquista repentina. È un processo che è possibile riscontrare in altre località (ad esempio nella non distanteNeapolis), dove vi fu una lenta, graduale, ma costante infiltrazione dell'elemento italico, dapprima richiamato dagli stessi Greci per i lavori più umili e servili, per poi divenir parte della compagine sociale mediante il commercio e la partecipazione alla vita cittadina, fino a prevalere e a sostituirsi nel potere politico della città.
Sebbene letterati e poeti greci riportino il rimpianto dei Poseidoniati per la perduta libertà e per la decadenza della città, l'archeologia testimonia che il periodo di splendore proseguì ben oltre la "conquista" lucana, con la produzione di vasi dipinti (talora firmati da artisti di prim'ordine qualiAssteas,Python e ilPittore di Afrodite), con sepolture copiosamente affrescate e preziosi corredi tombali. Tale ricchezza doveva derivare in larga misura dalla fertilità della piana delSele, ma anche dalla produzione stessa di oggetti di grande qualità, parte cospicua di quei commerci instauratisi durante il periodo precedente. Neanche il carattere greco della città scomparve del tutto, come attestano, oltre la produzione dei vasi dipinti, anche la costruzione delbouleuterion e la monetazione, che preservò le sue prerogative elleniche.
Breve parentesi fu aperta nel332 a.C., quandoAlessandro il Molosso, re dell'Epiro - giunto in Italia su richiesta diTaranto in difesa controBruzi e Lucani - dopo aver riconquistatoEraclea,Thurii,Cosentia, giunse a Paistom. Qui si scontrò con iLucani, sconfiggendoli e costringendoli a cedergli degli ostaggi. Ma il sogno del Molosso di conquistare l'Italia meridionale ebbe breve durata: la parentesi si chiuse nel331 a.C., con la sua morte in battaglia pressoPandosia. Paistom ritornò così sotto il dominio lucano.
Struttura a pilastri con piscina, forse santuario della Fortuna VirileL'anfiteatro
Nel273 a.C.Roma sottrasse Paistom alla confederazione lucana, vi insediò unacolonia di diritto latino e cambiò il nome della città inPaestum. I rapporti tra Paestum e Roma furono sempre molto stretti: i pestani eranosocii navales dei Romani, alleati che in caso di bisogno dovevano fornire navi e marinai. Le imbarcazioni che Paestum e la non lontanaVelia fornirono ai Romani dovettero probabilmente avere un peso rilevante durante laPrima Guerra Punica. Durante laSeconda Guerra Punica Paestum rimase fedele alleata di Roma: dopo labattaglia di Canne, addirittura offrì a Roma tutte le patere d'oro conservate nei suoi templi. La generosa offerta fu rifiutata dall'Urbe, che però non disdegnò, invece, le navi cariche di grano grazie alle quali i Romani assediati daAnnibale entro le mura di Taranto poterono resistere. Come ricompensa della sua fedeltà, a Paestum fu permesso di battere moneta propria, in bronzo, fino ai tempi diTiberio: tale conio si riconosce per la sigla "PSSC" (Paesti Signatum Senatus Consulto).
Sotto il dominio romano vennero realizzate importanti opere pubbliche, che mutano il volto dell'antica polis greca: il Foro andò a sostituire l'enorme spazio dell'agorà e ridusse l'area del santuario meridionale; il cosiddetto "Tempio della Pace", probabilmente ilCapitolium; il santuario della Fortuna Virile; l'anfiteatro. Anche l'edilizia privata rispecchia il benessere di cui Paestum dovette godere in tale periodo, benché fossero state realizzate due importanti arterie di comunicazione interne, lavia Appia e laVia Popilia, che di fatto tagliavano la città fuori dalle grandi rotte commerciali: la prima collegando Roma direttamente all'Adriatico e di qui all'Oriente, la seconda attraversando laMagna Grecia lungo un percorso lontano dalla costa.
La città conobbe un fenomeno di cristianizzazione relativamente precoce: sono infatti documentati martirii al tempo diDiocleziano. Nel370 d.C. un pestàno, Gavinio, vi portò il corpo dell'apostoloSan Matteo, poi trasferito aCapaccio Vecchio ed infine aSalerno.
Il geografoStrabone riporta che Paestum era resa insalubre da un fiume che scorreva poco distante e che si spandeva fino a creare una palude. Si tratta delSalso, identificato conCapodifiume, corso d'acqua che tuttora fluisce a ridosso delle mura meridionali, dove, in corrispondenza di Porta Giustizia, è scavalcato da un ponticello databile alIV secolo a.C. Probabilmente dovette iniziare ad impaludarsi l'area circostante la parte sud-occidentale dell'insediamento, in quanto il fiume non riusciva più a defluire normalmente a causa del progressivo insabbiamento della foce e del lido che doveva trovarsi non distante da Porta Marina. È possibile notare come i pestani cercassero di correre ai ripari e difendersi da questa calamità, innalzando i livelli delle strade, sopraelevando le soglie delle case, realizzando opere di canalizzazione a quote sempre maggiori. Caratteristica delle acque del Salso, ricordata daStrabone, era quella di pietrificare in breve tempo qualsiasi cosa, essendo ricchissime di calcare.
Riscoperta solamente nel 2020, ma nota da prima dell'Ottocento è l'esistenza di una galleria lunga 50 metri che collegava la Basilica al Tempio di Nettuno e che conteneva quattro pozzi di raccolta delle acque piovane di scolo convogliate dai tetti dei due più grandi edifici di Paestum. La struttura, accessibile da un vano scala, era utilizzata anche un luogo di culto[13] per abluzioni rituali e rappresentava la soluzione all'annoso problema idrico di Paestum, causato dall'elevata salinità delle acque sorgive vicine al mare e dalla scarsa potabilità di quelle diCapodifiume.[14]
Capaccio, Santuario della Madonna del Granato
L'impaludamento della città fece sì che essa si contraesse progressivamente, ritirandosi man mano verso il punto più alto, intorno al Tempio di Cerere, dove è attestato l'ultimo nucleo abitativo. Tagliata fuori dalle direttrici commerciali, insabbiatosi il suo porto, la vita dell'antica polis dovette ridursi a pura sussistenza. Con la crisi della religione pagana, poco lontano dal Tempio di Cerere sorse una basilica cristiana (chiesa dell'Annunziata), mentre pochi anni dopo lo stesso tempio venne trasformato in chiesa. Un interessante caso disincretismo religioso si riscontra nell'iconografia della Vergine venerata nell'area pestana: uno dei simboli della Hera poseidoniate, lamelagrana, emblema di fertilità e ricchezza, passò alla Madonna, che prese l'epiteto diMadonna del Granato.
Sebbene fosse divenuta sede vescovile almeno a partire dalV secolo d.C., nell'VIII secolo oIX secolo d.C. Paestum venne definitivamente abbandonata dagli abitanti che si rifugiarono sui monti vicini: il nuovo insediamento prese nome dalle sorgenti del Salso,Caput Aquae appunto, dal quale probabilmente deriva il toponimoCapaccio. Qui trovarono scampo dallamalaria e dalle incursionisaracene, portando con sé il culto di Santa Maria del Granato, tuttora venerata nel santuario della Madonna del Granato.
Nell'XI secoloRuggero il Normanno avviò un'operazione di spoliazione dei materiali dei templi di Paestum, mentreRoberto il Guiscardo depredò gli edifici abbandonati della città per ricavarne marmi e sculture da impiegare nella costruzione delDuomo di Salerno.
Con l'abbandono di Paestum, dell'antica città rimase solo un vago ricordo. In epocarinascimentale diversi scrittori e poeti citarono Paestum, pur ignorandone l'esatta ubicazione, ponendola adAgropoli o addirittura aPolicastro: si trattava soprattutto di citazioni diVirgilio,Ovidio eProperzio, sulla bellezza ed il profumo delle rose pestane che fiorivano due volte in un anno. NelXVI secolo il sito iniziò a conoscere una nuova fase di vita, con la formazione di un minuscolo centro imperniato sullachiesa dell'Annunziata. Soltanto agli inizi delSettecento, però, si riscontrano accenni eruditi, in opere descrittive delRegno di Napoli, a tre "teatri" o "anfiteatri" posti a poca distanza dal fiumeSele. Intorno alla metà del XVIII secolo,Carlo di Borbone fece costruire l'attualeSS18, che attraversando la città in senso N-S, tranciò l'anfiteatro in due parti, sancendo però la definitiva riscoperta della città antica. Vennero realizzati e pubblicati i primi rilievi, incisioni e stampe che ritraevano i templi ed i luoghi, cui si aggiunsero disegni e schizzi degli ammirati visitatori che andavano via via aumentando. Divenne ben presto una tappa obbligata delGrand Tour.
(tedesco) «Endlich, ungewiss, ob wir durch Felsen oder Trümmer führen, konnten wir einige große länglich-viereckige Massen, die wir in der Ferne schon bemerkt hatten, als überbliebene Tempel und Denkmale einer ehemals so prächtigen Stadt unterscheiden.»
(italiano) «Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica.»
Celebri sono le splendide tavole delPiranesi (1778), delPaoli (1784), delSaint Non (1786). Lo storico dell'arteWinckelmann visitò Paestum nel maggio del 1758[15] e l'incontro con i templi dorici pestani fu decisivo per la sua interpretazione dell'arte greca come origine dell'arte occidentale;Goethe, che fu a Paestum il 24 marzo del 1787, riconobbe nelle forme imponenti dei templi pestani la confutazione storica del paradigma ideale di una architettura dorica snella ed elegante.
A tale diffuso interesse non seguirono però campagne di ricerche e di scavi, a causa del banco di calcare formatosi nel corso dei millenni per precipitazione dalle acque del Salso: coprendo ogni cosa, aveva convinto gli studiosi e gli archeologi che della città antica, oltre ai templi, non si fosse conservato nulla. Fu solamente agli inizi delNovecento che, riconoscendo nel banco una formazione recente, furono intrapresi i primi scavi: tra il1907 e1914 indagini archeologiche, guidate dallo Spinazzola, interessarono l'area della "Basilica" spingendosi in direzione del Foro; tra il1925 ed il1938 si completarono gli scavi del Foro - con l'individuazione del cosiddetto "Tempio della Pace", delcomitium, della via di Porta Marina, e dell'anfiteatro - e si intensificarono le ricerche intorno al Tempio di Cerere; venne dunque completato lo scavo delle mura, in parte restaurate con criteri discutibili, e vennero individuate le cosiddette Porta Marina e Porta Giustizia.
22 settembre 1943 - Una compagnia dell'esercito statunitense ha installato l'ufficio di ricetrasmissione nel Tempio di Nettuno.
Il 9 settembre1943 Paestum fu interessata, insieme alla localitàLaura, dalle attività marine delle forze alleate, a seguito dellosbarco a Salerno. Dopo laII Guerra Mondiale gli scavi sistematici della città ebbero forte impulso: negli anni Cinquanta si approfondirono le indagini delle aree intorno ai templi, portando al recupero delle stipi votive della "Basilica" e del "Tempio di Nettuno"; il "Tempio di Cerere" venne liberato dalle superfetazioni più tarde; nel luglio del1954 si scoprì il sacello sotterraneo. Più recente fu l'individuazione delleinsulae ad ovest della Via Sacra, consentendo di comprendere alcuni elementi dell'abitato della città antica, del suo impianto urbanistico e del suo sviluppo edilizio.
Tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, vennero scavate sistematicamente le numerose e ricchissimenecropoli di Paestum, permettendo il recupero non solo di opere straordinarie e pressoché uniche, come laTomba del Tuffatore, ma anche dei ricchi corredi funerari con le splendide ceramiche di produzione locale, opera di artisti rinomati come Assteas, Python ed il cosiddettoPittore di Afrodite.A partire dal 1988, grazie a finanziamenti erogati nell'ambito del progetto F.I.O. (Fondi per l'Investimento e l'Occupazione) e ai successivi fondi resi disponibili dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali sui proventi del gioco del Lotto, a quelli stanziati dal Piano Pluriennale per l’Archeologia (2000-2002) e, infine, alle risorse comunitarie del Programma Operativo Regionale (P.O.R. Campania 2000-2006), la Soprintendenza ha potuto attivare un piano organico di interventi di scavo, restauro e messa in valore dei monumenti della città antica[16]
Pianta di Paestum del1732, realizzata prima dell'apertura da parte diCarlo di Borbone dell'attualeSS18, che tuttora la attraversa. La pianta della città, ben riconoscibile in tutti i suoi elementi, risulta tuttavia molto imprecisa e approssimativa.
Paestum è circondata da unacinta muraria quasi totalmente conservata, con un perimetro poligonale che si sviluppa per circa4,75 km, seguendo l'andamento del banco di travertino sul quale sorge la città. È costituita da una muratura a doppia cortina di grandi blocchi squadrati, riempita al centro con terra ed intervallata da 28torri a pianta quadrata e circolare, quasi tutte ridotte a ruderi.
In corrispondenza deipunti cardinali si aprono le quattro porte principali d'accesso; vi sono inoltre una serie di ben 47 aperture minori, leposterule, funzionali sia per l'accesso in città sia per l'organizzazione della difesa:
sul latosud si apre invecePorta Giustizia, con un ampiovestibolo d'accesso, difesa ai lati da due torri, una circolare, una quadrata;
l'ingresso adovest, che affaccia verso il mare, avveniva attraversoPorta Marina, dotata anch'essa di un ampiovestibolo lastricato e difesa ai lati da due torri, una circolare ed una quadrata;
poco resta invece dellaPorta Aurea, anord della città, demolita agli inizi dell'Ottocento[17] per il passaggio della Strada Statale 18.
La Via Sacra, utilizzata anche durante le processioni religiose, venne riportata alla luce nel 1907. Larga 9 metri, si presenta lastricata da grossi blocchi di calcare - alcuni recanti il solco lasciato dal passaggio delle ruote dei carri - e munita di marciapiedi sopraelevati; il lastricato romano ricalca il precedente tracciato di età greca. Su entrambi i lati, lì dove non vi siano aree pubbliche o cultuali, si estendono i quartieri abitativi della città, non ancora indagati nella loro interezza e complessità. La parte scavata presenta grandi strutture signorili, sovrapposte a più antiche costruzioni.
L'area del Foro, di forma rettangolare, venne sistemata dopo l'insediamento della colonia latina, ridimensionando il precedente spazio pubblico di età greca, l'agorà, e togliendo verso sud una fascia di territorio all'area (temenos) del santuario meridionale.
La piazza romana si presenta fiancheggiata da vari edifici pubblici e religiosi e botteghe e cinto su tre lati almeno da un porticato su un piano leggermente rialzato. Sul lato meridionale sorge un edificio quadrato e absidato, sorto su una precedente costruzione greca, forse unastoà: della fase di età imperiale si conservano quattro basi marmoree di colonne poste intorno ad una struttura ottagonale, cosa che ha fatto identificare il complesso con unmacellum. Segue un edificio rettangolare comunicante con il precedente, con semicolonne addossate alle pareti e un'esedra: si pensa possa trattarsi dellacuria. Sotto il suo muro meridionale sono i resti di un tempio italico di età romana repubblicana. Un'altra sala rettangolare rappresenta i resti delleTerme, parzialmente scavate e ricostruite; una piccola costruzione con tre podi sul muro di fondo invece era probabilmente illararium cittadino.
Sul lato nord del Foro si trova il cosiddetto "Tempio Italico", probabilmente ilCapitolium della città romana. Si tratta di un tempio esastilo, su un alto podio, preceduto da un'ampia gradinata con un semplice altare rettangolare. Il lato orientale del tempio si innesta su un edificio a gradinate in cui si riconosce ilcomitium: l'area centrale è accessibile attraverso corridoi a volta sia dal Foro, dove la facciata fungeva dasuggestum (podio per gli oratori), sia da oriente.
Ancora ad est si trova una piccola costruzione greca, rettangolare, in muratura, probabilmente l'erario, sede del tesoro della città. Dietro sorge l’anfiteatro, esternamente in laterizio, tagliato in due dalla vecchiaSS18.
Il tempio di Atena a Paestum (detto "tempio di Cerere")
Miracolosamente giunti in ottime condizioni, tanto da essere considerati esempi unici dell'architettura magno-greca, sono i tretempli diordine dorico edificati nelle due aree santuariali urbane di Paestum, dedicate rispettivamente ad Era e ad Atena. Tra il 2003 e il 2013, l'area dei Templi di Paestum è stata protagonista di una serie di interventi di restauro che hanno permesso, oltre al recupero degli edifici, di fare luce sulle tecniche e i materiali utilizzati per la realizzazione degli stessi.
La cosiddetta "Basilica" è in realtà un tempio dedicato adEra[18][19].Tempioperiptero (9 x 18 colonne), fu edificato a partire dal560 a.C. circa e deve all'arcaicità delle sue forme il fraintendimento della propria funzione: una delle peculiarità strutturali più evidenti è nel fronte enneastilo (di 9 colonne), con la colonna mediana in asse con l'unico colonnato interno, mentre in età più recente il numero di colonne frontali sarà sempre pari. È un tempio di ordine dorico dedicato a Era, sposa diZeus, dea della fertilità, della vita e della nascita, protettrice del matrimonio e della famiglia.
L'attribuzione cultuale del cosiddetto "Tempio di Nettuno", il più grande tra i templi di Paestum, è, allo stato attuale degli studi, ancora problematica: le ipotesi più accreditate lo vogliono dedicato adHera, oppure a Zeus oppure ad Apollo[20]. L'attribuzione a Nettuno è invece un errore compiuto dagli studiosi del XVIII-XIX secolo, ai quali sembrò inevitabile che il tempio più grande di Poseidonia dovesse essere dedicato alla medesima divinità protettrice della città. Costruito interamente in travertino intorno alla metà del V secolo a.C., l'edificio mostra soluzioni stilistiche ed architettoniche oramai prossime a quelle della fase classica dell'ordine dorico e che lo rendono assimilabile alTempio di Zeus diOlimpia, dalla cui datazione è stata ricavata, per comparazione, quella del tempio di Nettuno.
IlTempio di Atena, dea della saggezza, dell’artigianato e della guerra, edificato intorno al500 a.C., era in precedenza noto comeTempio diCerere. È il più piccolo tra gli edifici templari, con colonne doriche nel peristilio e ioniche nella cella.
A giugno 2019, durante il restauro e la messa in sicurezza della cinta muraria, è stato accidentalmente rinvenuto un quarto tempio, databile al primo quarto del V secolo a.C.[21][22] Di dimensioni contenute (15,6 m x 7,5 m) e un'altezza probabilmente inferiore ai 3 metri, si tratta di un tempioperiptero tetrastilo con 7 colonne sui lati ed edificato in uno stile dorico di transizione tra il periodo arcaico e quello classico.[22][23] Fu abbandonato tra la fine delII e l'inizio delI secolo a.C.[23]
Questo tempio è situato sul lato nord del Foro, probabilmente era il Capitolium della città romana. Si tratta di un tempio esastilo, su un alto podio, preceduto da un’ampia gradinata con un semplice altare rettangolare.
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Il santuario, dedicato alla Fortuna Virilis, era destinato ai riti di fertilità che si tenevano durante le feste in onore di Venere (Venerea).
Al santuario è associata una grande piscina (47 × 21 m), elemento centrale delle venerea. Sui pilastri in pietra, ancora oggi visibili, veniva posizionata una piattaforma in legno su cui veniva sistemata la statua di Venere seduta in trono.
Le donne sposate che partecipavano al rito si immergevano nella piscina nella speranza di poter avere un parto felice.
Ilsantuario posto in prossimità della foce del Sele è un antichissimo luogo di culto extramurario dedicato alla dea Hera, che la tradizione mitica vuole fondato dagliArgonauti. Aveva molto probabilmente funzioniemporiche.
Numerose necropoli costellano l'area esterna alle mura. Una delle più grandi, a circa un chilometro dal sito archeologico, è lanecropoli del Gaudo. Estesa per circa2000m², presenta una serie di caratteristiche proprie tale da essere attribuita ad unafacies culturale a sé stante, definita appuntocultura del Gaudo. La necropoli fu scoperta casualmente nel corso dellosbarco a Salerno dell'US Army, durante i lavori per la realizzazione di una pista di atterraggio.
Il museo raccoglie un'importante collezione di reperti rinvenuti nelle aree che circoscrivono Paestum, in primo luogo i corredi funebri provenienti dallenecropoli greche e lucane. Innumerevoli sono i vasi, le armi e le lastre tombali affrescate.
Le più celebri provengono dalla cosiddettaTomba del Tuffatore (480-470 a.C.), esempio unico di pittura greca di età classica e dellaMagna Grecia, con una raffigurazione simbolica interpretata come la transizione dalla vita al regno dei morti.
Notevole, per importanza, risulta anche la serie di tombe affrescate, risalenti al periodo lucano della città.
^Secondo un'altra fonte letteraria (Solino, II, 10) la fondazione di Poseidonia sarebbe da attribuire a genti doriche. Contro questa testimonianza, però, viene addotto il ritrovamento, all'interno delle mure della città, di numerosi frammenti ceramici ed altri oggetti con iscrizioni in alfabeto acheo.
^Corrispondente all'attuale Marcellina, poco dopoScalea, in Calabria.
^In quest'area sorgeva un grande insediamento etrusco,Amina, identificato da alcuni studiosi inPontecagnano oFratte.
^Con conseguente predominio di Sibari in tutta la regione della Siritide, per cui dovettero intensificarsi i traffici interni tra Poseidonia e questa regione.
«Più noto come Basilica, dal nome che gli dettero gli eruditi del settecento per la quasi totale sparizione dei muri della cella, del frontone e della trabeazione. È in realtà dedicato ad Hera»
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P. Zancani Montuoro - U. Zanotti Bianco,Heraion I, Roma 1951.
P. Zancani Montuoro - U. Zanotti Bianco,Heraion II, Roma 1954.