Laplutocrazia (ingreco anticoπλουτοκρατία?,ploutokratía, a sua volta daπλοῦτος,ploûtos, "ricchezza" eκράτος,kratos, "potere") è il predominio nella vita pubblica di individui o gruppi finanziari che, grazie alla disponibilità di enormicapitali, sono in grado d'influenzare in maniera determinante gli indirizzipolitici dei rispettivigoverni.[1]
Stando agli scritti di cui la storiografia odierna dispone, l'uso più antico di questo termine risale al 1652[2]. Nella maggior parte dei casi, esso preclude un'accezione prettamente dispregiativa e infatti, a differenza di termini più conosciuti comedemocrazia,capitalismo,socialismo oanarchia, il concetto diplutocrazia non si basa su unafilosofia politica a sé stante.
Il termine "plutocrazia" è affine ma distinto da quello di "plutonomia", il quale ultimo allude non esattamente al "governo dei ricchi" (o "governo plutocratico") ma ad un governo che sebbene formalmente democratico, si caratterizza per una produzione legislativa che si volge insistentemente a favore dei ricchi, a discapito del benessere del ceto medio o del ceto più misero.
Nel corso della storia, l'arena politica ha subito svariate tipologie di influenze da parte di individui eorganizzazioni economicamente importanti. Nell'era moderna, la gran parte dellerepubblichedemocratiche prevede, nel suoordinamento giuridico, delle forme diraccolte di fondi di origine privata a favore di soggetti politici; sovente, per finanziare la propriacampagna elettorale, questi ultimi beneficiano di aiuti economici provenienti proprio dai suddetti ambienti plutocratici. Non importa che essi siano singoli individui, intere aziende, o associazioni di consumatori: da tutti e tre i casi, pare scaturire un sistema diclientelismo o patronato, dove le donazioni vengono offerte unicamente sulla base del principiodo ut des (dare per avere). Non è mai bene generalizzare, ma sebbene i finanziamenti non siano direttamente legati a particolari decisioni legislative, le naturali aspettative dei donatori sono quelle di avere in cambio un aiuto per il proprio tornaconto; in caso contrario, non sarebbe nel loro interesse supportare tale soggetto e, ad esso, ne preferirebbero un altro.
In quasi tutte le democrazie gli accordido ut des sono illegali, ma questo non influisce sul problema: tali reati sono difficili da dimostrare senza un supporto cartaceo ben documentato. A complicare questo aspetto vi è uno dei componenti chiave della democrazia, ovvero la possibilità, per un politico, di portare avanti qualsiasi misura di cui i propri elettori possano beneficiare.
Spesso accade che ricchi e importanti personaggi finanzino le loro stesse campagne politiche o che prestino il loro appoggio ad altri individui oorganizzazioni provenienti da ambienti plutocratici, affinché portino avanti determinate istanze al posto loro. Negli Stati Uniti d'America, ad esempio, 250 membri delCongresso sono milionari, inoltre 57 di loro appartengono al famoso 1%, il gruppo delle persone più ricche al mondo.[3]
Il termine "plutocrazia" è generalmente usato con significato negativo, per descrivere il problema dell'eccessiva concentrazione di denaro in un ristretto numero di individui, o per mettere in guardia qualcuno sulla pericolosità intrinseca di tale sbilanciamento, considerando la grande importanza rivestita dal capitale nel mondo moderno.[4][5] Noti personaggi come il politicoWinston Churchill, lo storico e sociologo franceseAlexis de Tocqueville, il marchese spagnoloJuan Donoso Cortés e il linguista e filosofoNoam Chomsky, a partire dal Novecento in avanti, si sono schierati contro i plutocrati, condannandoli apertamente per la loro soprassedenza alle responsabilità sociali. Essi sono accusati di contaminare l'intera società con cupidigia,edonismo ecorruzione, e di fare uso del potere con il fine unico di soddisfare i propri interessi, alimentando povertà e disuguaglianze e, di conseguenza, il forte inasprimento dellelotte di classe.[6][7]
Il termine "Plutocrati" (o "plutocrazia") fu anche utilizzatodaMussolini,Hitler ed altri esponenti di movimenti e regimifascisti,nazionalsocialisti ofalangisti per criticare il sistema, a loro dire solo apparentemente democratico, di quelle che erano allora le potenze capitaliste e industrialmente avanzate (comeGran Bretagna,Stati Uniti eFrancia) le quali in realtà a discapito del popolo, formalmente presentato come sovrano, sarebbero state manovrate a proprio favore da singoli individui, detentori di grandi ricchezze, e dalle lobby politiche ed economiche. Questi Paesi sarebbero stati colpevoli di illudere ed ingannare la popolazione con un sistema che offre alla gente comune un'apparente possibilità di scelta, scelta che però risulta nei fatti irrilevante di fronte alle scelte operate dai cosiddettipoteri forti.[8]
In questo modo essi ribattevano alle critiche e alle accuse diautoritarismo edittatura, dirette nei loro confronti proprio da quei paesi definitiplutocratici. Inoltre, i rappresentanti del regime fascista e di quello nazionalsocialista affermavano che il loro sistema autoritario si sarebbe limitato a compiere davvero la volontà della maggioranza dei cittadini. Un simile uso dispregiativo del termine fu fatto anche dall'Internazionale Comunista.
^(EN) Colin M. Coates (a cura di),Majesty in Canada: Essays on the Role of Royalty, Toronto, Dundurn, 2006, p. 119,ISBN1-55002-586-4.
^(EN) Peter Viereck,Conservative thinkers: from John Adams to Winston Churchill, New Brunswick, New Jersey, Transaction Publishers, 2005, pp. 19-68,ISBN1-4128-0526-0.
^ Michela Nacci,La costruzione del nemico nell'Italia fascista: il caso dell'America, inParolechiave (nuova serie di "Problemi del socialismo"), n. 29, Roma, Carocci, 2003, pp. 129-143,ISSN 1122-5300 (WC ·ACNP).