| Piero Pisenti | |
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| Ministro di grazia e giustizia della Repubblica Sociale Italiana | |
| Durata mandato | 4 novembre1943 – 25 aprile1945 |
| Capo del governo | Benito Mussolini |
| Predecessore | Antonino Tringali Casanova |
| Successore | carica abolita |
| Deputato del Regno d'Italia | |
| Legislatura | XXVII,XXVIII,XXIX |
| Sito istituzionale | |
| Consigliere nazionale del Regno d'Italia | |
| Legislatura | XXX |
| Gruppo parlamentare | Corporazione della previdenza e del credito |
| Dati generali | |
| Partito politico | Unione del Lavoro (1920-1921) Partito Nazionale Fascista (1921-1943) Partito Fascista Repubblicano (1943-1945) |
| Titolo di studio | Laurea inGiurisprudenza |
| Università | Università di Bologna |
| Professione | PoliticoAvvocato |
Piero Pisenti (Perugia,20 marzo1887 –Pordenone,29 settembre1980) è stato unpolitico eavvocatoitaliano.
Discendente da una famiglia di docenti universitari, si laureò ingiurisprudenza aBologna nel 1912 e un anno dopo si trasferì aPordenone, dove aprì unostudio professionale e iniziò lacarriera politica, diventando consigliere eassessore comunale di questacittà dal 1915 al 1919 con una lista conservatrice. Nel 1920 fondò aUdine ilmovimento politicoUnione del Lavoro, che pochi mesi dopo confluì nelPartito Nazionale Fascista.
Iscrittosi anch'egli al PNF nel 1921, si impose come capo dello squadrismo friulano. Segretario del Fascio diUdine dal 1922 al 1923 fu anche segretario federale (1922-1924), alto commissario politico del Fascismo (1923), intendente generale per i debiti di guerra, direttore delGiornale del Friuli (1923-1925) e presidente della sezione udinese dell'Istituto di Cultura Fascista.
Nel 1926 non approvò alcune leggi interne e fu per questo espulso dal partito, essendo poi riammesso un anno dopo: in base a tale circostanza anni dopoBenito Mussolini lo definì come "l'uomo che durante tutto il ventennio fascista ha avuto il coraggio d'una sua illuminataeterodossia"[senza fonte]. Elettodeputato per la prima volta nel 1924 e sempre confermato fino al 1939 - allorché la Camera dei deputati fu trasformata nellaCamera dei fasci e delle corporazioni, di cui Pisenti fu membro fino al 1943 - divenne nel corso degli anni uno dei gerarchi più fedeli al "duce", che lo ricompensò affidandogli numerosi incarichi nazionali e regionali.
Dopo l'8 settembre 1943 aderì allaRepubblica Sociale Italiana, pur non avendo inizialmente incarichi in essa. Dopo la morte diAntonino Tringali Casanova, avvenuta il 4 novembre dello stesso anno, venne scelto per occupare il dicastero della Giustizia e in questa veste, quando seppe della domanda di grazia chiesta dai condannati a morte delprocesso di Verona (tra gli altriGaleazzo Ciano,Emilio De Bono eCarluccio Pareschi), fu favorevole, affermando di non avere nemmeno voluto firmare il decreto che istituiva il tribunale, e che "non esistevano prove di collusione preventiva tra i membri delGran Consiglio,Badoglio e la Monarchia".[1] Ciò gli fu impedito daAlessandro Pavolini, dopo un'accesa discussione, il quale si assunse la responsabilità di respingere le richieste di grazia in quanto segretario del partito, "dato che di tutta la faccenda se ne è occupato esclusivamente il partito".[2]
Assieme alcolonnelloErmacora Zuliani, costituì con il nome diReggimento Alpini Tagliamento un reparto impegnato nella difesa dei confini orientali dell'Italia dopo l'8 settembre 1943 e nella lotta contro le formazioni partigiane jugoslave e le loro alleate italiane, sottoposto alla diretta amministrazione militare tedesca, nella sede del glorioso8º Reggimento alpini.
Al termine dellaseconda guerra mondiale fu arrestato il 21 giugno 1945 e grazie all'intervento diFermo Solari poté evitare la fucilazione, che i partigiani avevano già programmato.[3] Dopo un anno di carcere preventivo, processato per collaborazionismo, Pisenti venne assolto dalla Corte d'Assise Speciale di Bergamo con formula piena ("per non aver commesso il fatto addebitatogli"), in un processo in cui vi furono numerose testimonianze a suo favore, anche di avversari politici, e nessuna testimonianza accusatoria. Una sentenza che riconobbe che «la sua condotta e pratica di pieno contrasto e antitesi col regime d'occupazione datò dal primo giorno dell'assunzione della sua carica di capo dell'amministrazione della Giustizia, come espressione di un meditato proposito manifestato e pertanto si assolve Pisenti dall'imputazione ascrittagli per avere egli commesso atti sempre escludenti la collaborazione con tedesco invasore».[4] Poi, nel 1947 la sentenza di assoluzione trovò conferma presso la Corte di Cassazione"[5]. Assolto, tornò a Pordenone esercitando l'attività forense. Morì a Pordenone nel 1980.
| Controllo di autorità | VIAF(EN) 63043949 ·ISNI(EN) 0000 0000 2740 6140 ·SBNSBLV017136 ·LCCN(EN) n86828914 |
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| Governo della Repubblica Sociale Italiana (23 settembre 1943 - 25 aprile 1945) | ||
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| Presidente del Consiglio dei ministri | Benito Mussolini † | |
| Sottosegretario alla presidenza | Francesco Maria Barracu † | |
| Ministro degli Affari Esteri | Benito Mussolini † | |
| Ministro dell'Interno | Guido Buffarini Guidi † ·Paolo Zerbino † | |
| Ministro della Difesa Nazionale(dal1944 Ministro delle Forze Armate) | Rodolfo Graziani | |
| Ministro delle Finanze | Domenico Pellegrini Giampietro | |
| Ministro di Grazia e Giustizia | Antonino Tringali Casanova ·Piero Pisenti | |
| Ministro dell'Agricoltura e Foreste | Edoardo Moroni | |
| Ministro dell'Economia Corporativa(dal1945 Ministro per la Produzione Industriale) | Silvio Gai ·Angelo Tarchi | |
| Ministro dell'Educazione Nazionale | Carlo Alberto Biggini | |
| Ministro dei Lavori Pubblici | Ruggero Romano † | |
| Ministro delle Comunicazioni | Giuseppe Peverelli ·Augusto Liverani † | |
| Ministro del Lavoro (dal1945) | Giuseppe Spinelli | |
| Ministro delle Attività Statali | Renato Ricci | |
| Ministro della Cultura Popolare | Ferdinando Mezzasoma † | |
| Segretario del Partito Fascista Repubblicano | Alessandro Pavolini † | |
| † giustiziati o condannati a morte dopo lacaduta della Repubblica Sociale Italiana | ||