Ilpapiro di Derveni è unpapiromacedone antico contenente un trattato di naturareligiosa, filosofica e rituale, principalmente sotto forma di un commento a uninno orfico. Datato tra il 340 e il 320 a.C.,[2] è ilmanoscritto più antico rinvenuto inEuropa.[3]
I resti del papiro furono rinvenuti semicombusti il 15 gennaio1962 nella necropoli probabilmente dell'antica località di Lete, scavata nei pressi della località diDerveni, inMacedonia, a circa 10 km daSalonicco. Il papiro è oggi conservato presso il Museo archeologico di Salonicco. Il luogo di ritrovamento del papiro è anche vicino aPella, il centro dove intorno al400 a.C.Archelao aveva trasferito la capitale macedone, precedentemente collocata ad Aigai (oggiVerghina).
Il papiro è stato rinvenuto in una tomba appartenente ad un gruppo di due tombe di notevole rilevanza, affrescate e con corredo sontuoso, probabilmente appartenenti all'alta aristocrazia. Le tombe accoglievano i vasi dove erano state raccolte le ceneri dei defunti dopo la loro cremazione, in accordo con la credenza orfica del corpo inteso come "tomba" dell'anima. Il papiro, rinvenuto nella tomba A quella tra le due relativamente meno sontuosa, non faceva parte del corredo, anzi risulta semicombusto, rinvenuto insieme ad altri oggetti semicombusti prima dell'apertura della cassa: esso faceva quindi parte dei residui del rogo funerario.
In origine, ilPapiro doveva essere lungo più di tre metri, scritto su numerose colonne disposte verticalmente, ogni colonna conteneva tra le undici e le sedici righe, composte a loro volta da una decina di parole. Ciò che è stato rinvenuto è probabilmente solo un decimo dello scritto originale. La lingua del testo è indialetto ionico con elementi inattico. La sua datazione è confermata dalla presenza di una moneta diFilippo II rinvenuta nella tomba B. L'origineorfica del testo è confermata dalla presenza del nome diOrfeo (nella colonna 14 citato per ben due volte).[4]
Il papiro contiene un inno indirizzato solo agli iniziati (τὴν ἀκοὴν ἁγνεύοντας, lett. i "puri di udito"), escludendo dalla lettura i profani.[5] L'oggetto del componimento, la cui redazione originale può essere fatta risalire alla fine del V secolo a.C.,[2] sono le opere diZeus, che il dio compì su consiglio della neraNyx (Notte); gli dèi nacquero da Zeus che udì da Nyx le "segrete profezie" e quindi inghiotti il "demone glorioso". Questo "demone glorioso",Prōtógonos (Πρωτογόνος ― il "primogenito"), che primo balzò nell'Etere, aveva generatoGaia eUrano che fu il primo a regnare. Zeus, che deteneva il ruolo di re tra gli dèi, quindi inghiottìProtogono stesso, suo antenato.[6]
Da questo momento si assiste a una nuova Cosmogonia generata da Zeus stesso, la prima che precede è quella che ha Nyx come origine:[7]
(Papiro di Derveni. Traduzione diPaolo Scarpi, inLe religioni dei misteri, 2002, vol.1 p. 369)
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