Maffeo Barberini nacque a Firenze da Antonio, un ricco mercante, e da CamillaBarbadori, quinto di sei figli. Fu battezzato il 5 aprile 1568. Originari diBarberino Val d'Elsa, gli ascendenti del papa avevano cambiato l'originario cognome di Tafani prima in da Barberino (a Firenze) poi inBarberini (a Roma), così come i tretafani presenti sullostemma in treapi. Maffeo nacque in unacasa signorile inpiazza Santa Croce.
Tre anni prima del dottorato, il 7 aprile 1586, aveva ricevuto latonsura (rito che precede il conferimento degliordini sacri); il 24 giugno 1592 fu ordinatodiacono[4]. Fu ordinatosacerdote il 24 settembre 1604.
Morto lo zio che, da giovane, lo aveva ospitato aRoma, ne ereditò il cospicuo patrimonio, con il quale acquistò un prestigioso palazzo, arredandolo in maniera estremamente sfarzosa, sullo stile rinascimentale, lussuoso a tal punto da diventare il personaggio più in vista e importante della città.
La sua carriera nellaCuria romana fu rapida: il 20 ottobre 1604 era già arcivescovo. Nel 1606 ottenne la porpora cardinalizia.
«Formatosi alla scuola di quel finissimoumanista latino quale era stato Aurelio Orsi [...] per il quale avrebbe poi sempre nutrito la più affettuosa memoria, Maffeo assimilò il senso e il gusto per la bella forma latina e italiana.»[5] Cultore dellaletteratura classica, fu autore di versi, inlatino e anche ingreco. Alcuni di questicarmina, dedicati al suomagister Aurelio Orsi, vennero pubblicati aBrescia nel 1595, altri aPerugia nel 1606, mentre una raccolta più cospicua di circa trenta poesie latine fu data alle stampe a Parigi nel 1620 su iniziativa dell'eruditoprovenzaleNicolas-Claude Fabri de Peiresc.[3] «Barberini, anche dopo divenuto papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII, dedicò particolarissime cure aiPoëmata, di cui tra il 1620 e il 1643 apparvero non meno di quindici edizioni, via via accresciute di nuovi componimenti e tutte (a eccezione forse di quella del 1620, pubblicata dal Peiresc di propria iniziativa) approvate dall'autore, stampate in molti casi addirittura presso la tipografia della Camera Apostolica.»[6] Un'edizione, quella del 1631, fu curata daiGesuiti e illustrata dal Bernini.[7]
Il cardinale Barberini partecipò a due conclavi: quello del1621, che elesse ilpapa Gregorio XV, e quello del1623, che lo vide eletto.
Al conclave, che si tenne dal 19 luglio al 6 agosto, parteciparono 55 cardinali.Andrea Baroni Peretti Montalto lasciò il conclave il 3 agosto, per cui i cardinali che parteciparono all'elezione furono 54. Urbano VIII fu eletto al 37º scrutinio con cinquanta voti. In precedenzaGiovanni Garzia Mellini aveva raggiunto 22 voti.
Il 29 aprile 1624, con la bollaOmnes Gentes plaudite manibus, indisse il XIIIGiubileo. Concesse ai religiosi di clausura, agli ammalati e ai carcerati di potere acquistare l'indulgenza senza recarsi a Roma (bollaPontificia sollicitudo). La porta santa fu aperta nel pomeriggio della vigilia diNatale. Durante l'anno giubilare giunsero a Roma circa mezzo milione dipellegrini. Il pontefice rese più comode le visite alle sette chiese, sostituendo a quelle fuori le mura (San Sebastiano,San Paolo eSan Lorenzo) visite cittadine aSanta Maria del Popolo,Santa Maria in Trastevere eSan Lorenzo in Lucina. Sempre nella prospettiva di ridurre lo scomodo dei fedeli senza ridurne le offerte per le indulgenze, con questo giubileo venne introdotta la novità, divenuta poi usanza comune, di lucrare l'indulgenza del Giubileo ogni volta che si ripetessero a Roma le opere prescritte.[10]
Urbano VIII indisse poi otto giubilei straordinari, con queste motivazioni:
La carica di «maestro di casa del Papa» fu rinominata «Maggiordomo Pontificio»[12].
Congregazioni
Il 22 giugno 1626 creò la Congregazione dell'Immunità ecclesiastica ("Congregatio controversiarium iurisdictionalium")[13];
Il 13 gennaio 1631 (bollaPastoralis Romani Pontificis) soppresse laCongregatio Jesu, istituita dall'ingleseMary Ward.
Il 6 febbraio 1626 soppresse la Congregazione dei frati Conventuali Riformati; il 2 dicembre 1643 estinse l'Ordine regolare dei Santi Ambrogio e Barnaba al Bosco[14];
Nel 1633 approvò la Congregazione di Calabria e Lucania, che riuniva sette abbaziecistercensi dell'Italia meridionale[15];
Nel 1634 approvò gli statuti delle Monache cistercensi della Divina Provvidenza, nate in Savoia e in Francia, che seguivano laregola benedettina[12]; nello stesso anno sancì l'unione degli eremiticamaldolesi toscani con quellicoronesi[16]
Nel 1630, con la costituzioneAd uberes et suaves fructus, divise iFoglianti in due congregazioni nazionali;
Il 5 luglio1634 Urbano VIII emanò la lettera apostolicaCoelestis Hierusalem cives. Nacque la distinzione netta trabeatificazione ecanonizzazione, inoltre la Sede Apostolica si riservò sia il diritto di canonizzazione sia quello di beatificazione. Il 12 marzo1642 laDecreta servanda in beatificatione et canonizatione Sanctorum regolò ulteriormente la procedura di entrambi gli atti.
Il 14 aprile 1633, con un breve, il pontefice concesse l'approvazione della istituenda Confraternita dei Marchigiani a Roma, oggiPio Sodalizio dei Piceni.
Nel 1627, con il BreveSalvatoris et Domini (28 giugno 1627), sancisce definitivamente la legittimità «francescana» dell'Ordine dei frati minori cappuccini, nato attorno al 1520[20];
Con la bollaInscrutabilis Iudiciorum Dei (1º aprile 1631) il pontefice, confermando un analogo pronunciamento diPapa Sisto V[21], proibì l'utilizzo dell'astrologia giudiziaria per emettere pronostici sulla sorte dei papi o dei loro consanguinei fino al terzo grado. Urbano VIII intese così tacitare le voci su una sua presunta simpatia per le pratiche magico-astrologiche, connesse con la sua decisione di far scarcerare il filosofo e astrologoTommaso Campanella per utilizzarlo come "consulente astrale".[22]
La Santa Sede ordinò l'esame della dottrina del teologo olandeseGiansenio (1585-1638), incaricando i teologi dell'Università Sorbona di valutare il contenuto dell'operaAugustinus. Cinque proposizioni furono considerate contrarie alladottrina cattolica[23]. Nel 1641 Urbano VIII inserì l'Augustinus nell'Indice dei libri proibiti. L'anno successivo dichiarò ilgiansenismo dottrina contraria alla religione cristiana (bollaIn eminenti, marzo 1642)[24].
Tra il 1629 e il 1631 pubblicò una riforma delBreviario[27] e delMartirologio romano. Gli inni furono adeguati allo stile e alla metrica classici (queste modifiche furono pubblicate nel 1644)[13];
Con la bollaUniversa per orbem (24 settembre 1642) provvide a redigere un nuovo calendario delle giornate festive: lefeste di precetto furono fissate nel numero di 31. Ai vescovi fu vietata l'introduzione di nuove giornate festive senza l'assenso del pontefice.
Con due distinte comunicazioni, del 20 ottobre 1626 e del 17 settembre 1627, il pontefice consentì ai cristiani trasferitisi in Sudamerica di convivere con le persone del luogo, cioè con genti di altre fedi.
Con la bollaEx Debito Pastoralis Officii (1633) permise a tutti i missionari di ogni Ordine di entrare inGiappone (Gregorio XIII nel 1585 aveva riservato ai Gesuiti l'esclusiva delle missioni in Giappone). Nello stesso anno giunsero nel Paese asiatico i Domenicani Francescani spagnoli;
Incaricò il franceseJean-Jacques Olier dell'evangelizzazione delCanada. Nel 1639 egli conobbe Jérôme del La Dauversière. I due fondarono la «Società della Nostra Signora di Monreale[28] per la conversione dei Selvaggi dellaNuova Francia» (Société de Notre-Dame de Montréal pour la conversion des Sauvages de la Nouvelle-France).
Il 25 gennaio 1625 Urbano VIII pubblicò lacostituzione apostolicaAd Romani Pontificis providentiam, con la quale confermò le decisioni del predecessoreGregorio XV sulle nuove regole per la gestione deiconclavi;
Il 20 dicembre 1631 pubblicò la bollaAlias felicis con la quale dichiarò la nullità dei privilegi concessi "a viva voce" (vivae vocis oraculo, cioè non per iscritto), anche se provenissero da cardinali o monarchi.
Ritratto di Papa Urbano VIII di Gian Lorenzo Bernini (1632)Moneta con l'effigie di Urbano VIII (1643).
Il 1º ottobre 1627 Urbano VIII emanò lacostituzione apostolicaDebitum pastoralis officii con la quale creò la “Congregazione dei confini” (Sacra Congregatio de confinibus Status Ecclesiastici)[29]. Gli scopi del provvedimento erano quattro: provvedere alla difesa delloStato Ecclesiastico; impedire ogni cessione illegale; risolvere ogni vertenza giurisdizionale interna o con gli stati esteri limitrofi e cercare di riacquisire i territori perduti. Nel 1630 viene istituita anche nello Stato della Chiesa latassa sul macinato[30].
Ilduca di UrbinoFrancesco Maria II Della Rovere, non avendo eredi, sottoscrisse la devoluzione di tutti i feudi della famiglia allaSanta Sede. Nel 1631, alla sua morte, la Santa Sede incamerò tutti i suoi possedimenti, tra i quali il Ducato stesso. Nello stesso anno effettuò la nomina del primo Governatore pontificio. Nel 1636 conferì il titolo di città aUrbania (ex Casteldurante), elevandola a sede diocesana.
La famigliaBarberini, cui apparteneva Urbano VIII, era rivale della famigliaFarnese.Papa Paolo III (Alessandro Farnese) aveva assegnato nel 1537 il Ducato di Castro ai nipoti, unitamente a notevoli privilegi fiscali. Barberini tentò di riportarlo con la forza sotto il governo dello Stato della Chiesa.
Approfittando del fatto che i Farnese in quel momento erano fortemente indebitati presso alcuni banchieri romani il Papa confiscò tutti i loro beni e dichiarò loro guerra. Il Ducato di Castro fu occupato nel mese di ottobre del 1641; successivamente il ducaOdoardo I Farnese fu scomunicato e il Pontefice lo dichiarò decaduto da tutti i diritti di proprietà e sovranità, minacciandolo di privarlo anche delducato di Parma e Piacenza.
Fallito ogni tentativo di giungere a un accordo il Papa dichiarò che il Ducato di Castro era possedimento della Chiesa e la famiglia Farnese ne aveva usurpato il titolo. L'atteggiamento del Papa su questa vicenda, però, indusse gli altri principi italiani a guardare con sospetto la posizione del Pontefice. Costui, infatti, se fosse venuto in possesso anche del Ducato di Parma e Piacenza, avrebbe costituito una potenziale minaccia all'integrità territoriale degli Stati dell'Italia del Nord, soprattutto perché Urbano VIII era notoriamente filo-francese e la Francia aveva mire espansionistiche verso l'Italia.
Odoardo Farnese, presa coscienza di avere l'appoggio di tutte le signorie dell'Italia del Nord, e ottenuta l'alleanza diFirenze eVenezia, armò un piccolo esercito, alla testa del quale marciò verso Roma, dando inizio a una vera e propria guerra. Laguerra di Castro andò avanti, con alterne vicende, per ben quattro anni. Le operazioni militari ebbero termine soltanto a causa dell'esaurimento delle finanze da parte di tutti i belligeranti. Nel 1644 si raggiunse un accordo di pace che vide non solo la revoca della scomunica da parte del Papa, ma anche la restituzione del Ducato di Castro ai Farnese.
Urbano VIII svolse il suo pontificato al tempo dellaGuerra dei Trent'anni (1618-1648). Considerò come sua missione quella di riportare la pace tra i regnanti europei. La sua politica estera fu orientata a sostenere laFrancia al fine di evitare che la rivaleAustria diventasse troppo potente. Il pontefice riuscì a tenere fuori dal conflitto i territori italiani.[11]
Imperatore del Sacro Romano Impero
Urbano VIII affidò la gestione dei rapporti con gliAsburgo all'ambasciatore aVienna del regno di Spagna (nel 1628 fu richiamato a Roma il nunzioCarlo Carafa). Ma l'imperatore decise di non consultare la Santa Sede negli avvenimenti secolari[31]. Ben più incisiva fu l'influenza a corte del confessore dell'imperatore,Guglielmo Lamormaini, gesuita. Quando nel 1629Ferdinando II d'Asburgo emanò l'Editto di Restituzione (Radix omnium malorum), il testo fu redatto interamente dal Lamormaini. L'Editto sancì la restituzione alla Chiesa cattolica delle sedi ecclesiastiche sottrattele daiprotestanti dopo laPace di Augusta (1555). Il pontefice non poté opporsi però alla decisione di Ferdinando II di nominare personalmente i nuovi vescovi cattolici. Anche reGustavo II Adolfo di Svezia non ottemperò alle richieste papali, rifiutandosi di consegnare al Pontefice i vescovadi sottratti ai protestanti nellaGermania del Nord durante la guerra dei Trent'anni.
Nel 1630 Urbano VIII stipulò con Ferdinando II (che cingeva anche la corona dire di Boemia) unconcordato che regolò i rapporti con la nazione mitteleuropea (la Boemia era un possedimento degli Asburgo d'Austria). Rimase l'unico concordato stipulato dalla Santa Sede nelXVII secolo.
Re di Spagna
L'ambasciatore di Spagna a Roma puntò a ottenere un privilegio di precedenza rispetto agli altri Stati europei. Sentita questa richiesta, la Santa Sede fece notare che non c'era una sola Spagna: anche il Regno d'Aragona e il Portogallo, a quel tempo, facevano parte del Regno di Spagna. La Santa Sede fissò le precedenze come segue:
Papa Urbano VIII cercò di normalizzare i rapporti con ilRegno di Svezia proponendo un concordato a reGustavo II Adolfo, ma le trattative non giunsero a buon fine.
Nel 1624 il pontefice nominò Richard Smith nuovovicario apostolico perInghilterra,Galles eScozia.[32] Nel 1626 Urbano VIII espresse ancora una volta la sua contrarietà alla decisione delParlamento inglese di chiedere ai sudditi un giuramento di fedeltà al Paese. Nel 1631 il governo inglese emanò misure persecutorie nei confronti dei cattolici. Smith si rifugiò in Francia; per i successivi cinquant'anni la nomina del vicario apostolico in Inghilterra fu sospesa.
Il pontefice inviò alcune truppe inValtellina, regione contesa tra Francia e Spagna. La contesa fu risolta dalle due potenze il 5 marzo 1626, senza attendere l'intervento della Santa Sede.[13]
Europa
Urbano VIII si espresse favorevolmente sullaPace di Praga (30 maggio 1635) che sancì la cessazione delle ostilità tra l'imperatoreFerdinando II e le nazioni protestanti che facevano parte dell'impero;
Il pontefice deplorò l'alleanza tra Francia e Svezia, stipulata nel 1631, e l'intervento della Francia nellaGuerra dei Trent'anni (1635). L'anno precedente Urbano VIII aveva inviatoGiulio Raimondo Mazzarino, diplomatico di curia, come nunzio a Parigi, avviandolo a una brillante carriera nell'amministrazione statale francese. Nel 1641 lo fece cardinale.
Pietro da Cortona progettò ilPalazzo Pontificio diCastel Gandolfo per come lo conosciamo oggi. Nell'estate 1626 Urbano VIII cominciò a utilizzarlo come residenza estiva;
Gian Lorenzo Bernini fu incaricato del progetto della facciata dellachiesa di Santa Bibiana; inoltre realizzò unastatua della santa, tutt'oggi collocata all'interno della chiesa. Ma il progetto che lo rese più famoso fu ilbaldacchino, con le possenti quattro colonne tortili in bronzo, sull'altare maggiore al centro della crociera dellaBasilica di San Pietro, forse la più alta espressione della scultura barocca[34]. Il 18 novembre 1626 (anniversario della consacrazione della Basilica antica) il pontefice consacrò la nuova Basilica petrina. Nei bassorilievi che ornano la scultura (otto stemmi della famiglia Barberini), l'artista volle rappresentare laMater Ecclesia con un doppio volto, la sofferenza della partoriente e la gioia del bimbo che si affaccia alla vita, la progressione del quale viene riportata in modo eccezionalmente naturalistico, a partire dalla figura dell'angolo di sud-est, via via fino al felice epilogo della gioiosa figura dell'angioletto nell'angolo di nord-est.[35]
Il pontefice ordinò il rifacimento delDuomo di Spoleto (città di cui aveva retto la cattedra arcivescovile dal 1608 al 1617). Ai confini delloStato Pontificio con ilDucato di Modena fece realizzare una fortificazione, conosciuta comeForte Urbano.
Ai grandi artisti del Seicento Urbano VIII affidò le commissioni più importanti. Con loro ilbarocco si affermò come lo stile della teatralità, dello stupore e della meraviglia.[11]
Infine, con la bollaQuoniam ad agrum del 25 ottobre 1636, Urbano VIII fondò a Roma unseminario, chiamato "Seminario Vaticano", i cui alunni avevano anche il compito del servizio liturgico presso labasilica di San Pietro. Nel 1913 ha assunto la denominazione attuale diPontificio Seminario Romano Minore.
Galileo Galilei, il grande scienziato teorizzatore di numerose fondamentali scoperte.
Il pontificato di Urbano VIII vide compiersi ilprocesso a Galileo Galilei, quale sostenitore dellateoria copernicana sul moto dei corpi celesti, in opposizione alla teoria aristotelico-tolemaica universalmente accettata. La vicenda era nata sotto il pontificato dipapa Paolo V (1605-1621).
Maffeo Barberini, quando era cardinale, aveva preso le difese di Galilei allorquando si erano accese, aFirenze, le dispute sulle varie ipotesi deifenomeni di galleggiamento. Per cui, quando egli fu eletto papa (nel 1623), Galileo fu indotto a sperare in un benevolo atteggiamento del nuovo pontefice verso la sua persona e i suoi studi.
Sul finire del 1623 Galilei diede alle stampe un volume intitolatoIl Saggiatore, con dedica al nuovo pontefice. In quest'opera lo scienziato, trattando del moto dellecomete e di altri corpi celesti, non prendeva posizione sulla questione della validità o meno della teoria copernicana, benché propugnasse una nuova concezione del metodo scientifico in netta contrapposizione con quella tradizionale. Inoltre sosteneva che la conoscenza progredisse sempre, senza mai assestarsi su posizioni dogmatiche. In altri termini l'uomo ha il diritto-dovere di ampliare le sue conoscenze senza mai avere la pretesa di pervenire alla verità assoluta. Questa posizione, secondo lo scienziato, non era per nulla in contrasto con la fede.
L'opera di Galilei fu valutata positivamente da Urbano VIII. Il Papa ricevette ufficialmente lo scienziato a Roma nel mese di aprile del 1624 e lo incoraggiò a riprendere i suoi studi sul confronto tra i massimi sistemi, purché il confronto avvenisse soltanto su basi matematiche. La qual cosa era da intendersi nel senso che una certezza matematica, ovvero astratta, nulla aveva a che vedere con le certezze del mondo reale. Seppur con questa limitazione, la Chiesa di Roma sembrava avere ammorbidito la sua posizione circa la nuova teoria.
Il 21 febbraio del 1632 uscì l'opera di Galilei,Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (quello tolemaico e quello copernicano), nella quale veniva sostenuta la validità del sistema eliocentrico, sebbene tramite l'espediente del dialogo tra personaggi, che solo in parte erano ispirati a persone realmente esistenti. Nella premessa al volume Galileo elogiava il "salutifero editto" papale del 1616, che aveva determinato la messa all'Indice delDe revolutionibus di Copernico. Infine, l'argomentazione filocopernicana di Salviati viene definita «una fantasia ingegnosa».[39]Le reazioni ostili non si fecero attendere. Nell'estate dello stesso anno Urbano VIII esternò tutto il suo risentimento, in quanto una sua tesi era stata trattata, a suo parere, maldestramente e esposta al ridicolo. Discutendo dellateoria delle maree, sostenuta dal copernicano Salviati - e che avrebbe dovuto essere la prova definitiva della mobilità della Terra - Simplicio propugna «una saldissima dottrina, che già da persona dottissima ed eminentissima appresi, ed alla quale è forza quietarsi» (chiaro riferimento a Urbano), secondo la quale Dio, grazie alla sua «infinita sapienza e potenza», avrebbe potuto causare le maree in modi diversissimi tra loro, e non si poteva essere sicuri che quello proposto da Salviati fosse l'unico corretto. Ora, a prescindere dal fatto che la teoria galileiana delle maree era errata, sarà parso sicuramente oltraggioso il commento ironico di Salviati, il quale definisce la proposta di Simplicio «una mirabile è veramente angelica dottrina».[39] Oltre a questo, nel testo vi era più di un riferimento al pontefice quale difensore delle posizioni più arretrate. Infine l'opera si chiudeva con l'affermazione che agli uomini si «concede il disputare intorno alla costituzione del mondo» a patto di non «ritrovare l'opera fabbricata» da Dio. Questa conclusione non era altro che un espediente "diplomatico" escogitato per andare in stampa. La qual cosa aveva fatto infuriare il pontefice.
I nemici di Galilei intravidero nelDialogo un attacco frontale al binomio teologia-filosofia che si riteneva fosse l'unica strada percorribile per l'accertamento della verità, considerando la scienza una via del tutto subordinata, asservita, cioè,alle discipline teoriche[Sostituire con un elenco].
Forse, però, l'aspetto che i censori ritenevano più pericoloso del trattato era rappresentato dal fatto che il testo era stato scritto in italiano e non in latino, lingua tradizionale per le opere destinate agli studiosi. In altri termini, adoperando la lingua italiana, ovvero ilvolgare, come si diceva a quei tempi, lo scienziato aveva dimostrato l'intenzione di dare la massima diffusione al contenuto della sua opera, anche e soprattutto al di fuori del mondo accademico.
Nel mese di luglio del 1632, l'Inquisizione di Firenze diede ordine di ritirare tutte le copie in commercio delDialogo. Urbano VIII, spinto dai gesuiti, alcuni dei quali – come il padreChristoph Scheiner – nemici acerrimi dello scienziato, diede ordine di inviare copia delDialogo al Sant'Uffizio per gli opportuni esami e di convocare Galilei a Roma presso l'Inquisizione.
L'accusa mossa a Galilei era che egli non si era limitato a trattare la teoria copernicana in termini puramente matematici, bensì l'aveva fatta propria, ritenendola vera anche dal punto di vista fisico.
Il 12 aprile del 1633 Galilei si presentò a Roma e fu arrestato. Comprendendo che il tribunale dell'Inquisizione era intenzionato a reprimere, con ogni mezzo, la divulgazione delle idee esposte nelDialogo, si offrì di apportare delle correzioni che tenessero conto delle esigenze della "Dottrina di Santa Romana Chiesa". Ciò non fu bastevole. Il Papa, benché fosse sempre stato informato, per suo desiderio, degli interrogatori, si era guardato bene dall'intervenire. Ciò aveva fatto sperare in un suo intervento a favore dello scienziato pisano. La qual cosa non avvenne.
Allo scienziato fu imposto un pubblico atto diabiura. Diversamente avrebbe dovuto subire tutte le pene riservate aglieretici. Galilei dovette piegarsi. Con l'atto di abiura si impegnava, altresì, a non divulgare più, in avvenire, le idee copernicane e a denunciare al Sant'Uffizio chiunque, in futuro, ne avesse tentato di riprendere la divulgazione. Ciò accadeva nell'estate del 1633.
Galilei fu trasferito prima aSiena, presso l'arcivescovoAscanio Piccolomini, e poinella sua casa di Arcetri, ove gli fu concesso di espiare il carcere tra le mura domestiche, in considerazione della sua anzianità.
Il 5 aprile 1634 Giacinto Centini diAscoli Piceno, con la complicità di due frati, compì un rito dimagia nera per causare la morte del pontefice attraverso lanegromanzia. Tutti e tre furono condannati a morte. La sentenza fu eseguita il 23 aprile 1635 inCampo de' Fiori.
Papa Urbano VIII morì il 29 luglio 1644 a Roma e fu sepolto all'interno dellaBasilica Vaticana nelmonumento funebre realizzato da Bernini in bronzo e marmo. Regnò per 20 anni, 11 mesi e 23 giorni. L'ultimo papa prima di lui ad avere regnato più a lungo fuAlessandro III (settembre 1159 – agosto 1181).
Durante il suo pontificato Urbano VIII convocò ottoconcistori, nel corso dei quali procedette alla nomina di ben 74 cardinali, secondo nella storia solo aPasquale II (1099-1118), che ne creò 92.
Urbano VIII viene citato neiPromessi sposi: è indicato come Pontefice regnante durante i fatti narrati. Inoltre è protagonista del romanzoLa Strega Innamorata (1985), diPasquale Festa Campanile, in cui l'eroina, la strega Isidora, si innamora, ricambiata, del pontefice e hanno una storia d'amore platonica.
↑«Aveva Egli in Roma abbreviatore Apostolico Monsig. Francesco suo Zio paterno per la cui direzione e consiglio gli avvenne di fare gli studi di Belle Lettere nel Collegio Romano presso i Padri della Compagnia.» Cfr. Giuseppe Allegrini,Elogj degli uomini illustri toscani, Volume 3, Lucca, 1772, pp. 377-381.
↑Un suo ritratto, nel decennio successivo a quest'evento, compare nel quadro con cuiCaravaggio raffigura lafamiglia delcardinale Del Monte: Peter Rietbergen,"Maffeo Barberini—Urban VIII, The Poet-Pope, or: The Power of Poetic Propaganda, inPower and Religion in Baroque Rome: Barberini Cultural Policies, Leiden-Boston, Brill, 2006, pp. 106-107.
↑ Cesare D'Onofrio,Le fontane di Roma, Romana società, 1986, p.344.
↑ Mario Costanzo,Maffeo e Francesco Barberini, Cesarini, Pallavicino, Bulzoni, 1970, p.16.
↑Francesco Galluzzi,Il barocco, Newton Compton Editori, Roma 2005, p. 81
↑I re di Francia hanno il privilegio di imporre la berretta cardinalizia al nunzio apostolico a Parigi. Il privilegio sarà usato anche dai presidenti dellaRepubblica francese.
↑Nonostante la forte condanna papale degli oroscopi da parte diSisto V nel 1589, gli astrologi erano ampiamente consultati all'inizio delXVII secolo.
↑I nemici di Urbano VIII pensavano di poter approfittare del favore da lui accordato a queste pratiche pubblicando la loro versione del suooroscopo. Essi erano fiduciosi che leeclissi del 1628 e 1629 avrebbero preannunciato la morte del Papa. Il Papa era convinto che solo Campanella sarebbe stato in grado di aiutarlo e di proteggerlo dai pericoli delle imminenti eclissi. Ernan McMullin (a cura di),The Church and Galileo (Setting the Stage: Galileo in Tuscany, the Veneto and Rome, saggio di M. Shank), University of Notre Dame Press, 2005, p.75.
↑Tali proposizioni affermavano: 1. Alcuni precetti diDio sono impossibili da osservare, neppure dai giusti, per la mancanza della grazia necessaria; 2. Alla grazia interiore, nello stato di natura decaduta, l'uomo non può resistere; 3. Per acquistare merito o demerito non si richiede la libertà dalla necessità interna, ma soltanto la libertà dalla costrizione esterna; 4. Isemipelagiani errarono insegnando che la volontà umana può resistere alla grazia o assecondarla; 5. È un errore semipelagiano affermare cheCristo è morto per tutti. Cfr. Filippo Anfossi,Difesa della BollaAuctorem Fidei, in cui si trattano le maggiori .., Roma 1816, p. 152.
↑Questo causò la comparsa sulla statua dipasquino della scritta: "Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini" (quello che non fecero i barbari, fecero i Barberini).
↑Daniele Presutti,Cento storie di strada: Guida toponomastica non autorizzata della Città Eterna, tra storia e mito, leggende e bugie, Bibliotheka Edizioni, 2004.
↑I lavori furono poi affidati dal successoreInnocenzo X a Francesco Borromini.
Lina Bolzoni,Un modo di commentare alla fine dell'Umanesimo: i "Commentaria" del Campanella ai "Poëmata" di Urbano VIII, inAnnali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia, III, vol.19, n.1, 1989, pp.289-311,JSTOR24307629.
Renato Russo,Barletta. La storia, Barletta, Rotas, 2004,ISBN88-87927-47-2.