(Pensieri morali)
Niccolò Tommaseo | |
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Deputato del Regno di Sardegna | |
Durata mandato | 2 aprile1860 – 17 dicembre1860 |
Legislatura | VII |
Sito istituzionale | |
Dati generali | |
Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
Università | Università degli Studi di Padova |
Professione | Scrittore |
Niccolò Tommaseo, detto ancheNicolò (Sebenico,9 ottobre1802 –Firenze,1º maggio1874), è stato unlinguista,scrittore epatriotaitaliano.Al suo nome sono legati ilDizionario della Lingua Italiana, ilDizionario dei Sinonimi e il romanzoFede e bellezza.
Nacque aSebenico, nell'attualeCroazia, figlio di Girolamo, commerciante, e di Caterina Chevessich, un'umilissima massaia. Gli studi elementari gli furono impartiti dallo zio Antonio,frate minore, quindi passò al seminario diSpalato nel periodo1811-14. Tre anni dopo, intenzionato ad entrare alla facoltà di legge, si portò aPadova dove frequentò il seminario cimentandosi negli studi classici.[1]
Durante il soggiorno padovano ebbe modo di conoscereAntonio Rosmini Serbati, allora studente di teologia, che ne suscitò la passione per le poesie in latino e la filosofia. Nella città natale, dove tornava nei periodi di vacanza, strinse amicizia con l'eruditoAntonio Marinovich di cui frequentò la biblioteca.[1]
Nel1822 conseguì la laurea, ma non volle esercitare la professione forense e preferì lavorare nel giornalismo e nella letteratura. Tornò per un breve periodo a Sebenico, dove tentò una traduzione del secondo canto dell'Iliade, poi si trasferì aRovereto presso Rosmini.[1]
Visse alcuni anni fraPadova eMilano lavorando come giornalista e saggista, frequentando altri personaggi in vista del mondo intellettuale cattolico comeManzoni eRosmini. È di questo periodo anche l'inizio della collaborazione all'Antologia diGiovan Pietro Vieusseux.
Amico diAntonio Rosmini, diVincenzo Monti e diAlessandro Manzoni, nel 1825 incontrò a Firenze nel Gabinetto VieusseuxGiacomo Leopardi il cui rapporto di amicizia si incrinò dopo poco tempo.[2] Nel romanzoFede e bellezza (1840) descrive il suo rapporto d'amore in un oscillare framoralismo ederotismo che spinse il Manzoni ad accusarlo di essere un pubblico peccatore cattolico.
Trasferitosi a Firenze nell'autunno del1827, conobbe, tra gli altri, il marcheseGino Capponi e divenne una delle più importanti voci dell'Antologia. Di questo periodo (1830) è anche la pubblicazione delNuovo Dizionario de' Sinonimi della lingua italiana cui deve gran parte della sua fama. A causa delle proteste del governoaustriaco contro un suo articolo in favore dellarivoluzione greca, dovette autoesiliarsi aParigi, mentre le rimostranze austriache portarono alla chiusura della rivista.
Intorno al1831, prossimo a compiere trent'anni, comincia (anche su incoraggiamento degli amici fiorentini, tra i quali soprattutto Capponi) ad occuparsi di poesia in modo maturo, destinandovi la maggior parte del suo tempo (in gioventù aveva scritto essenzialmente componimenti d'occasione). La sua poesia non appare in alcun modo influenzata daiCanti leopardiani, che erano in parte già comparsi assieme a opere dello stesso Tommaseo nel "Nuovo Raccoglitore".[3] Tommaseo, comunque, mal sopportava ed avversavaLeopardi e le sue idee, scrivendo - in una lettera inviata aGino Capponi nell'agosto 1833[3] - «Feci stanotte un sogno bellissimo […] Poi, parevami di essere, quasi libero, nell'anticamera delle carceri; e v'era più gonfio in viso e più leggiadretto che mai, l'uomo che ha il genio del Tasso in fondo alla gobba, come il Tasso l'aveva in fondo al bicchiere». Quest'odio scaturiva dal fatto che non gradiva «la [di Leopardi] bestemmia fredda e la sventura noiosa»; d'altronde disse anche: «che io abbassi troppo il L.[eopardi] e il Giordani, può essere; ma vi confesso che le opinioni religiose e morali hanno gran peso nel giudicare, ch'io fo, degl'ingegni: l'uomo che neghi Dio e la bellezza, eziandio umana, del Cristianesimo, parmi natura gretta e dannata in questa vita a gelo perpetuo» (tratto dalla risposta del 13 ottobre 1836 adAlessandro Poerio).[4]
Negli anni parigini pubblicò l'opera politicaDell'Italia (1835), il volume di versiConfessioni (1836), da alcuni considerato una sorta di risposta aiCanti di Leopardi,[5] il racconto storicoIlDuca di Atene (1837), ilCommento allaDivina Commedia (1837) e leMemorie Poetiche (1838).
Da Parigi si spostò quindi inCorsica, dove con la collaborazione del magistrato e letteratobastieseSalvatore Viale, proseguì le ricerche diitalianistica, contribuendo alla raccolta della copiosa tradizione orale còrsa e definendo la lingua isolana come il più puro deidialetti italiani.
Si stabilì poi aVenezia dove continuò a pubblicare numerose opere, fra cui le prime due stesure delromanzoFede e bellezza, considerato il suo capolavoro, precoce tentativo di romanzo psicologico. Sempre di questi anni è la pubblicazione dell'importante raccolta deiCanti popolari toscani, corsi, illirici e greci (1841-42); questo è il documento più schietto col quale l'Italia mostrava, grazie a Tommaseo, di avere decisamente compreso l'importanza scientifica delle raccolte di poesia popolare. Altrettanto importante pubblicazione sono leScintille (1842), esempio unico di cosmopolitismo culturale dell'epoca.
Nel1847, tornato nuovamente nel mirino della polizia asburgica, venne arrestato a seguito di alcune dichiarazioni sulla libertà di stampa, che rivendicavano il diritto di vedere applicate leggi che non la limitassero; fu liberato il 17 marzo1848, insieme conDaniele Manin, durante l'insurrezione di Venezia contro gli austriaci. Alla successiva proclamazione dellaRepubblica di San Marco, ottenne il maggior numero di voti dopo Manin e prima diGiacomo Treves dei Bonfili, e assunse importanti cariche nel nuovo Stato. Esiliato aCorfù nel1849, dopo l'entrata degli austriaci a Venezia, si ammalò agli occhi (conseguenza della sifilide contratta durante il soggiorno parigino) ma trovò comunque il modo di scrivere numerosi saggi, tra cuiRome et le monde in francese, in cui da cattolico dichiarava la necessità della rinuncia dellaChiesa cattolica alpotere temporale. Risale a questo periodo anche l'insofferenza del Tommaseo verso la via "moderata" all'unità d'Italia, da raggiungersi tramite l'unione alPiemonte sabaudo.
Nel1854, con la vista sempre più compromessa, si trasferì aTorino, poi aFirenze (1859), dove restò fino alla morte. A Firenze collaborò alla rivista periodica l'Imparziale Fiorentino, fondata nel1857 da Michele Luci, figlio del principePoniatowski. La sua opposizione all'Italia riunita sotto iSavoia si andò radicalizzando, tanto da fargli rifiutare i riconoscimenti ufficiali, tra cui la nomina aSenatore delRegno. Ha scritto la lapide posta allaCasa Guidi dicendo cheElizabeth Barrett Browning ha fatto della sua poesia un "aureo anello" fra Italia e Inghilterra.
Negli ultimi anni, oltre a una ininterrotta pubblicazione di saggi, edizioni critiche e poesie, si dedicò in collaborazione conBernardo Bellini al monumentaleDizionario della lingua italiana in otto volumi, completato solo dopo la sua morte avvenuta nel1874.
Fra le numerose corrispondenze scritte che il Tommaseo intrattenne per diversi anni con personaggi del suo tempo, esiste un nutrito e variamente interessante epistolario, conservato allaNazionale di Firenze, che raccoglie le lettere scambiate col medico, letterato e giornalista friulanoPierviviano Zecchini (o Zecchinis) tra il 4 marzo 1841 e il 20 aprile 1874 (dieci giorni prima della morte del dalmata)[6]Lo Zecchini, coetaneo del Tommaseo, condivideva con questo numerose amicizie, l'amor patrio, della Dalmazia, del Veneto eper la poesia, inoltre aveva una visione della vita, della storia, della fede, della filosofia e della scienza molto simili allo scrittore. Entrambi ritenevano che l'amore e l'interesse per le tradizioni popolari fossero fondamenta di sano buon senso e determinanti per l'avvenire umano.Il sanvitese entrò rapidamente in amicizia col Tommaseo nell'occasione della ricerca di canti popolari toscani, corsi, illirici e greci e per facilitare la diffusione del volume già pubblicato da quest'ultimo sull'argomento.
Il Tommaseo poeta «sfuggì a quasi tutti i critici del suo tempo, e anche alDe Sanctis»[7], che cita una sola volta nella suaStoria della letteratura italiana, in una lista di minori tra i quali troviamo, ugualmente considerato,Carlo Porta.[8] Per altri la sua opera «dev'essere sollevata nella storia delle lettere italiane a ben più originale significato di quel che solitamente le sia attribuito».[7]Mario Puppo scrivendo dell'intonazione profondamente religiosa del poeta unita al mistero della voluttà, arriva a considerare l'innoPe' morti «una delle liriche religiose più alte che abbia la letteratura italiana dell'Ottocento».[9]Emilio Radius ha scritto cheFede e bellezza «è il primo dei pochi romanzi di passione erotica e di scrupolo religioso che abbiamo noi italiani».[10] I maggiori poeti dell'Ottocento, qualiD'Annunzio,Carducci oPascoli, «più o meno oscuramente avvertivano nella sua poesia i temi genuini e feraci, e le novità del tono».[7] Dal Leopardi è diviso rispetto alla concezione del dolore, scrive ancora Flora, un'accusa alla natura matrigna per il poeta marchigiano, un'invocazione in Tommaseo, il cui desiderio è «patire con gli altri, di assumere lui i dolori dei buoni e dei rei, come Cristo si caricò delle colpe umane». Ciò non toglie, ad esempio, che inFede e bellezza si pensi «aVolupté diSainte-Beuve, alDidimo diFoscolo, all'Ottonieri di Leopardi».[7]
In molte città italiane ci sono monumenti, istituti, vie e piazze intitolate a suo nome. Tra i più importanti ricordiamo:
Nella sua città natale, fu eretto un monumento a lui dedicato grazie ad una sottoscrizione popolare, nel periodo in cui la città era sotto il governo austro-ungarico. L'inaugurazione avvenne il 31 maggio1896; la statua, in bronzo su una base inpietra d'Istria opera dell'artista e scultoreEttore Ximenes, ritraeva il Tommaseo in piedi in atto di meditare e fu posizionata nella piazza principale dove sorge la cattedrale, rivolta verso il mare che separava il patriota dall'amata Italia[11]. Dopo laseconda guerra mondiale, la nuovaJugoslavia socialista decise la distruzione della statua.
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