IlMuseo statale Ermitage (in russoГосуда́рственный Музе́й Эрмита́ж?,Gosudarstvennyj Muzej Ėrmitaž), noto anche come l'Ermitage o l'Hermitage, è unmuseo d'arte diSan Pietroburgo situato sullungoneva del Palazzo che ospita una delle più importanticollezioni d'arte del mondo; l'edificio in origine faceva parte della reggia imperiale che per due secoli ospitò le famiglie deglizarRomanov, fino al1917, anno dell'inizio dellaRivoluzione di febbraio. È uno dei musei d'arte più visitati al mondo.
Il Palazzo d'Inverno era nato come residenza imperiale. Eretto per la zarinaElisabetta di Russia, fu completato solo dopo la sua morte. FuCaterina la Grande la vera ideatrice del museo. Accanto al Palazzo d'Inverno, per sfuggire al trambusto di corte, nel 1764 la zarina volle farsi costruire un piccolo rifugio e gli diede il nome vezzoso diPetit Ermitage (dall'antico francesehermit, dallatinoeremita, dalgrecoeremites).
Nel piccoloErmitage, Caterina si appartava volentieri circondandosi di opere d'arte che andava acquistando sui mercati europei; nelle stanze in origine venivano ammessi solo pochi privilegiati. Successivamente, la collezione crebbe a dismisura e fu necessario costruire altri edifici per poterla ospitare; di qui, il nomeErmitage andò ad indicare l'intero complesso dei cinque edifici prima elencati.
Esistono inoltre sedi in altre città, sia in Russia,Kazan' eVyborg, sia all'estero, aLas Vegas,Amsterdam, aLondra e aVenezia. Quest'ultima sede fa parte del progetto denominatoErmitage Italia[2] che ha portato all'apertura nella città diVenezia di un centro di ricerca e studio finalizzato alla catalogazione delle opere italiane dell'Ermitage.
Il Palazzo d'Inverno, progettato in stilebarocco dall'architettoBartolomeo Rastrelli, venne completato nel1762. Rastrelli, giunto inRussia con suo padre nel1716 al servizio diPietro il Grande, fu nominato architetto di corte nel1738 e il suo stile ricco e sontuoso divenne molto popolare grazie soprattutto alla zarinaElisabetta. Rastrelli volle ritirarsi nel1763, quando questa morì e salì al tronoCaterina la Grande, che allo sfarzo preferiva la semplicità dello stileneoclassico. L'opera di Rastrelli è rimasta pressoché immutata all'esterno, mentre gli interni furono più volte modificati nel1806 daGiuseppe Lucchini sotto le direttive diGiacomo Quarenghi e completamente ricostruiti nel1837, quando il Palazzo venne semidistrutto a causa di un devastante incendio. Nel1852, dopo alcuni ampliamenti, l'Ermitage divenne il primo museo pubblico della città, anche se l'accesso era limitato ad una cerchia di utenti definiti "rispettabili" (usanza che decadde dopo laRivoluzione).
Il museo contiene più di tre milioni di opere, ma gli spazi consentono l'esposizione di "soli" sessantamila pezzi. La monumentale espansione della collezione è dovuta all'apporto di Caterina la Grande, sovrana amante e patrocinante dell'arte. Consigliata daDiderot e da altri illustri esperti europei, la zarina acquistò più di 2000 dipinti. Altri sovrani arricchirono la collezione con donazioni e acquisti.
Dopo la Rivoluzione, il governo sovietico, per ottenere valuta preziosa, prese la decisione di vendere nel 1928-1932 alcuni pezzi a collezionisti pubblici e privati stranieri, alcune delle quali andarono poi ad arricchire i musei diNew York,Washington eLisbona.
Oltre alle opere d'arte, il museo ospita interessanti sezioni dedicate alle antichità egizie, greche e romane, agli argenti russi, all'artesasanide e all'arte degliSciti.
All'interno del museo è presente anche un gruppo digatti noti appunto come "gatti dell'Ermitage" (in russoЭрмитажные коты?). La loro storia ha origine quandoPietro il Grande si portò daiPaesi Bassi un gatto, pare di nome Basilio,[3] e lo fece vivere con sé nelPalazzo di legno.[4] Pietro emise un decreto che ordinava che i gatti fossero tenuti nei fienili per proteggere le persone dai topi e dai ratti[5].
NelXVIII secolo, nell'allora Palazzo d'Inverno, vi era una forte presenza di topi e ratti che provocarono diversi danni all'edificio.[6] Nel 1745 l'imperatriceElisabetta ordinò che un certo numero di gatti fosse introdotto nel palazzo per dare la caccia ai roditori.[7]
Il museo ha un'addetta stampa dedicata loro,[6] e tre persone che fungono da loro custodi.[8] I gatti vivono nel seminterrato ma si fanno vedere anche sul terrapieno e sulla piazza durante l'estate; in passato giravano anche per tutte le gallerie.[9]
Secondo quanto dichiarato da Maria Khaltunen, che dirige il programma dei gatti del museo, nel maggio 2013 il numero di gatti presenti era di 74 unità di entrambi i sessi.[8] Esistono cucine apposite per preparare il loro cibo e anche un piccolo ospedale.[8]