Monte Denai | |
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Stato | ![]() |
Regione | ![]() |
Provincia | ![]() |
Altezza | 1 294 m s.l.m. |
Catena | Alpi |
Coordinate | 45°46′59.67″N 10°36′33.74″E45°46′59.67″N,10°36′33.74″E |
Mappa di localizzazione | |
DatiSOIUSA | |
Grande Parte | Alpi Orientali |
Grande Settore | Alpi Sud-orientali |
Sezione | Prealpi Bresciane e Gardesane |
Sottosezione | Prealpi Gardesane |
Supergruppo | Prealpi Gardesane Sud-occidentali |
Gruppo | Gruppo del Caplone |
Sottogruppo | Cima Tombea |
Codice | II/C-30.II-B.4 |
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Monte Denai è un altipiano dellePrealpi Bresciane e Gardesane, alto 1.294 m. con la sommità detta Dosso delle Teste.
Situato nel territorio comunale diMagasa fa parte delParco Alto Garda Bresciano e del gruppo delTombea-Manos ed è raggiungibile daMagasa e su strada sterrata e con permesso da Valvestino. Il luogo si presenta come una vasta prateria ed è una zona d'alpeggio e coltivazione delforaggio, un'area dedicata alla produzione delformaggio Tombea.
L'Impero austriaco nella seconda metà dell'Ottocento progettò e finanziò nell'ambito delGeologische Reichanstalt studi e ricerche geologiche nelTirolo meridionale e nel Trentino parallelamente con i rilievi topografici e le prime carte catastali. Tra il1875 e il1878Karl Richard Lepsius[1] svolse accurate ricerche stratografiche dedicando alcune pagine del suo libro alla geologia delle Alpi di Ledro e dei monti a sud dell'Ampola con studi di dettaglio della dolomia superiore dell'Alpo diBondone, della Valle Lorina, dellaVal Vestino e delmonte Caplone. Nella sua pubblicazione "L'Alto Adige occidentale" edita a Berlino nel 1878 Lepsius scrisse: "La maggior parte dellaVal di Vestino è costituita dadolomie principali, le cui gole selvagge sono difficilmente penetrabili; su di essa giacciono glistrati retici, gravemente fagliati e trafitti dalle rigidedolomiti. La formazione irregolare rende difficile separare sempre ilcalcare lilodendro[2] e ladolomia dalla sottostante dolomia principale; perché le contorta-mergel sono per lo più scartate e frantumate, e portate via dall'acqua sulle dolomiti. L'ampio pianoro sopraMagasa, su cui si estendono freschi prati verdi e cespugli, lo riconosciamo subito comeretico in contrasto con le dolomitiche aspre e quasi completamente brulle: numerosi blocchi di lilodendri,Terebratula gregaria, Aviceln, Modiole confermano subito la nostra ipotesi; accanto a ciò sono state strappate dall'acqua le argille di contorta-thone, in cui troviamo la stessa Avicula contorta, Cyrena rhaetica,Cerithium hemes, Leda percaudata, Cardita austriaca[3] e altre. Sono state trovate grandi quantità di fossili caratteristici di questi strati. Gli strati scendono dal Passo delCaplone a sud; i calcari lilodendri sono crollati sulle argille inferiori e gettati a sud sulle dolomiti principali. Le case sui prati superiori[4] sono costruite con calcare nero di lilodendro. Verso l'abitato diMagasa si scende su calcari lilodendri, un'alternanza di calcari grigi e neri, calcari dolomitici grigi e bianchi di dolomie bianche. Sotto di essa giace, non molto fitta, impalata tra frastagliate dolomiti principali, la contorta-mergel.DaMagasa, dirigiti a ovest attraverso l'altopiano per arrivare aBondone e nellavalle del Chiese"[5].
Completamente sconosciuto è l'origine del nome che sicuramente è di origine preromana o germanica. Si può anche supporre che Denai abbia una derivazione medievale legata a unantroponimico, dal nome latino "Danarius" come a indicare l'antico proprietario del luogo oppure che possa essere una variante della parola latina “denarius”, che era la moneta maggior valore nell’antica Roma. Il “denarius” era ampiamente utilizzato nell’Impero Romano e il suo valore era di solito equivalente a dieci assi o a 16 sesterzi. Difatti è accertato che nel medioevo ma anche nelle letteratura dell'Ottocento i denari venivano chiamati "denai", "denaj" e allo stesso modo aveva il significato in certi dialetti locali italiani, ove vige il detto: "Chi piglia moglie per denaj, spesso sposa liti e guai". Pertanto Il significato del nome "Danarius" o della parola "denarius" può quindi essere associato al valore, alla ricchezza o all’importanza economica del luogo.Mentre come toponimo è presente solo in Malesia con il sentiero Denai Tiga Puteri aKepong e con la città di Denai Alam che inlingua malese significa sentiero, anche se bisogna tenere presente che leLingue austronesiane sono considerate dagli studiosi precedenti alleLingue indoeuropee e pertanto forse non vi è nessun rapporto etimologico né semantico.
Il nome del monte Denai compare la prima volta negli Statuti comunali diMagasa del1589 ove in una serie di articoli si indicavano i vari passaggi pedonali e i periodi praticabili tra i vari fondi, il mantenimento della strada mulattiera che sale da Magasa al monte, i luoghi preposti all'abbeverata del bestiame e i periodi della monticazione[6]. Mentre nel 1633 Gottardo Gottardi, detto Tavagnone o Tavagnù dispose con testamento che, alla sua morte, il ricavato dell’affitto dei suoi due fienili aCima Rest e a Monte Denai si doveva spendere in tanto sale da dispensare alla popolazione diMagasa.
Nei secoli passati l'altipiano del monte Denai è stato una luogo strategico nei periodi di guerra, da qui difatti si poteva controllare agevolmente ogni movimento nemico lungo laVal Vestino, tra ilmonte Tombea eMonte Camiolo, e l'ampio pianoro consentiva l'accampamento ad una truppa numerosa. Così nel febbraio del1799, a seguito dell'invasione napoleonica dell'Italia, il Magistrato Consolare di Trento incaricò il capitano Giuseppe de Betta di portarsi con una compagnia di 120bersaglieri tirolesi aMagasa e via Cima Rest aCadria a presidio dei confini meridionali delPrincipato vescovile di Trento minacciati dai francesi[7].
Più tardi, nel luglio del1866 durante laterza guerra di indipendenza fu scalato dai garibaldini del2º Reggimento Volontari Italiani del colonnelloPietro Spinazzi intenti all'assedio del Forte d'Ampola.
Nel 1915, nellaprima guerra mondiale, fu occupato dal7º Reggimento bersaglieri e poi fortificato dalRegio esercito italiano con la costruzione della carrozzabile Persone, Messane, Denai,Tombea, Alpo e Val Lorina oltre a quattro postazioni di una batteria di artiglieria per pezzi di grosso calibro 149A, sul Dosso delle Teste, che era inserita nella Terza linea di difesa arretrata del sistema Tombea-Caplone.
Sempre nel corso dellaGrande Guerra, nel dicembre del 1916, in località Bèrse in prossimità del Cavallino di Pràa, fu notato in un'autocolonna militare, proveniente da Persone, il reVittorio Emanuele III nel corso di una sua ispezione alle retrovie del fronte.
Nel giugno del 1997, a causa delsequestro Soffiantini, tutta la zona diMagasa e in special modo i fondi rustici ivi presenti fu perlustrata dal BattaglioneCarabinieri diBrescia, in quanto fu ritenuta un possibile luogo di costrizione dell'imprenditoremanerbiese.
Un'ascia inbronzo ad alette terminali di tipoPovo, databile alla primaetà del Ferro, IX-V secolo a.C., rinvenuta casualmente in località Denai in comune diMagasa nel 2017 e ora conservata presso il Museo archeologico dellaValle Sabbia diGavardo, testimonia l'antica frequentazione di queste montagne di popolazioni preistoriche appartenenti alle culture diLuco-Meluno eBreno-Dos dell'Arca, che le fonti storiche attribuiscono alla stirperetica oeuganea. I popoli principali di questo gruppo saranno i Camunni oCamuni della Val Camonica, iTrumplini della Val Trompia e gli Stoeni oStoni. Quest'ultimi sembra dominassero il Trentino sud occidentale compreso tra illago d'Idro, laVal Vestino, le valli delleGiudicarie, il basso Sarca e la parte nord delmonte Baldo.
L’età del Ferro, che soppiantò l'età del Bronzo, conobbe grandi innovazioni tecnologiche e sociali, e corrisponde al periodo in cui l’Italia settentrionale entrò in contatto con civiltà più sviluppate, come gliEtruschi prima eRoma dopo. Per questo motivo è detta ancheprotostoria[8]. Secondi i ricercatori dossi e rilievi mantenevano in quei tempi una funzione di controllo del territorio, mentre il rinvenimento di oggetti sporadici provenienti dalle valli montane dell'entroterra attestano la continuazione degli interessi economici riguardanti le alte terre dellago di Garda con quelle di pianura e le valli del Trentino. "Sui rilievi del Garda occidentale, alcuni siti continuano, in quel periodo, ad avere una vocazione insediativa come il Colle San Martino diGavardo e Castelpena in comune diRoè Volciano, fuse entrambi anche con valenze rituali così come i siti diMonte Covolo diVillanuova sul Clisi e della Rocca diManerba"[9]. Il manufatto è stato fotografato ed è in corso di inventariazione nonché di analisi metallografica[9].
Cima Gusaur e Cima Manga inVal Vestino facevano parte fin dall'inizio dellaGrande Guerra dell'Impero austro-ungarico e furono conquistate dai bersaglieri italiani del 7º Reggimento nel primo giorno del conflitto, il 24 maggio 1915, sotto la pioggia. In vista dell’entrata in guerra delRegno di Italia contro l’Impero austro-ungarico, il Reggimento fu mobilitato sull’Alto Garda occidentale, inquadrato nella 6ª Divisione di fanteria del III Corpo d’Armata ed era composto dai Battaglioni 8°, 10° e 11° bis con l'ordine di raggiungere in territorio ostile la prima linea Cima Gusaner (Cima Gusaur)-Cadria e poi quella Bocca di Cablone-Cima Tombea-Monte Caplone a nord.
Il 20 maggio i tre Battaglioni del Reggimento raggiunsero Liano e Costa diGargnano, Gardola aTignale e Passo Puria aTremosine in attesa dell’ordine di avanzata verso laVal Vestino. Il 24 maggio i bersaglieri avanzarono daDroane verso Bocca alla Croce sulmonte Camiolo,Cima Gusaur e l'abitato di Cadria, disponendosi sulla linea che da monte Puria va a Dosso da Crus passando perMonte Caplone, Bocca alla Croce eCima Gusaur.Lo stesso 24 maggio, da Cadria, il comandante, il colonnello Gianni Metello[10], segnalò al Comando del Sottosettore delle Giudicarie che non si trovavano traccia, né si sapeva, di lavori realizzati in Valle dal nemico, le cui truppe si erano ritirate su posizioni tattiche al di là di Val di Ledro. Evidenziava che nella zona, priva di risorse, con soltanto vecchi, donne e fanciulli, si soffriva la fame. Il giorno seguente raggiunsero ilmonte Caplone ed ilmonte Tombea senza incontrare resistenza[11].Lorenzo Gigli, giornalista, inviato speciale al seguito dell'avanzata del regio esercito italiano scrisse: "L'avanzata si è svolta assai pacificamente sulla strada delle Giudicarie; e uguale esito ebbe l'occupazione della zona tra il Garda e il lago d'Idro (valle di Vestino) dove furono conquistati senza combattere i paesi di Moerna, Magasa, Turano e Bolone. Le popolazioni hanno accolto assai festosamente i liberatori; i vecchi, le donne e i bambini (chè uomini validi non se ne trova no più) sono usciti incontro con grande gioia: I soldati italiani!Gli austriaci, prima di andarsene, li avevano descritti come orde desiderose di vendetta. Ed ecco, invece, se ne venivano senza sparare un colpo di fucile...A Magasa un piccolo Comune della valle di Vestino i nostri entrarono senza resistenza. Trovarono però tutte le case chiuse. L'unica persona del paese che si potè vedere fu una vecchia. Le chiesero: "Sei contenta che siano venuti gli italiani?". La vecchia esitò e poi rispose con voce velata dalla paura: "E se quelli tornassero?". «Quelli», naturalmente, sono gli austriaci. Non torneranno più. Ma hanno lasciato in questi disgraziati superstiti un tale ricordo, che non osano ancora credere possibile la liberazione e si trattengono dall'esprimere apertamente la loro gioia pel timore di possibili rappresaglie. L'opera del clero trentino ha contribuito a creare e ad accrescere questo smisurato timore. Salvo rare eccezioni (nobilissima quella delprincipe vescovo di Trento, imprigionato dagli austriaci), i preti trentini sono i più saldi propagandisti dell'Austria. Un ufficiale mi diceva: "Appena entriamo in un paese conquistato, la prima persona che catturiamo è il prete. Ne vennero finora presi molti. E' una specie di misura preventiva..."[12].Il 27 maggio occuparono più a nord Cima spessa e Dosso dell’Orso, da dove potevano controllare la Val d’Ampola, e il 2 giugno Costone Santa Croce, Casetta Zecchini sul monte Calva,monte Tremalzo e Bocchetta di Val Marza. Il 15 giugno si disposero tra Santa Croce, Casetta Zecchini, Corno Marogna e Passo Gattum; il 1º luglio tra Malga Tremalzo, Corno Marogna, Bocchetta di Val Marza, Corno spesso, Malga Alta Val Schinchea e Costone Santa Croce. Il 22 ottobre il 10º Battaglione entrò in Bezzecca, Pieve di Ledro e Locca, mentre l’11° bis si dispose sulmonte Tremalzo. Nel 1916 furono gli ultimi giorni di presenza dei bersaglieri sul fronte della Val di Ledro: tra il 7 e il 9 novembre i battaglioni arretrarono aStoro e di là aVobarno per proseguire poi in treno versoCervignano del Friuli e le nuove destinazioni.
I fienili di Monte Denai, come quelli diCima Rest, sono dei fabbricati rurali situati sull'altipiano ad un'altitudine di oltre 1200 m.
Sono collocati al medioalpeggio e strutturati in modo da contenere in un solo edificio le funzioni fondamentali per la vita delmalghese: al piano inferiore lastalla per il bestiame, l'abitazione per il contadino, a quello superiore il deposito per ilforaggio e all'esterno lalegnaia.
Ricerche storiche, iniziate nel secondo dopoguerra, datano questa tipologia di costruzione alVII secolo attribuendola alle tradizioni deiGoti o deiLongobardi[13].
Questa tipologia costruttiva è ancora riscontrabile oltre inVal Vestino anche inPiemonte nelParco delle Alpi Marittime, tra laconca delle Gùie e laValle Gesso, precisamente a Sant'Anna diValdieri, posta al confine con laFrancia. Questa zona infatti conserva caratteristiche paesaggistiche rurali arcaiche grazie ad alcunebaite costruite con tetti inpaglia disegale poste ai piedi di grandi spuntoni di rocce.
Un tempo la profonda religiosità popolare delle genti di questa valle si esprimeva spesso con l'erezione di opere sacre e l'apposizione di "segni" che avevano lo scopo di garantire un quotidiano "filo diretto" con il Creatore. C'era sempre qualche buon motivo per ringraziarlo per invocarne la benevolenza. Cosi, lungo le stradine di campagna e le mulattiere di montagna è facile imbattersi in vecchi manufatti ormai spesso offuscati, dalla patina del tempo: croci, tabernacoli, capitelli, lapidi in ricordo di eventi tragici, piccoli dipinti votivi realizzati per grazie ricevute. Presso di essi il viandante sostava qualche attimo in rispettosa preghiera: anche il passante più frettoloso, vi gettava almeno uno sguardo, elevando un pensiero al Cielo.
Questasantella ocapitello di Denai si presenta con volta a arco e le strutture verticali sono in muratura portante. La copertura è a due falde simmetriche con il manto in coppi in laterizio. Il manufatto è dedicato a nostro SignoreDio e fu edificato subito dopo il1918 da Vigilio Zeni di Magasa, un ex combattente dell'impero asburgico, come ringraziamento per aver salvato la vita nellaGrande Guerra e all'interno di esso vi appose un crocifisso di legno acquistato durante il servizio militare. Di proprietà privata, appartiene alla famiglia Gamba, discendente del reduce e fu restaurata dal gruppo alpini locale.
La santella lungo la vecchia mulattiera per il Monte Denai ha quindi il significato di un ringraziamento. Una preghiera di aiuto e benevolenza per tutti quegli uomini che dopo aver lasciato le loro case, le loro famiglie affrontando le fatiche, le insidie della guerra sono rientrati a casa sani e salvi, saldi nella loro fede ma anche comeex voto per uno scampato pericolo, come una carestia o una pestilenza.
Il semicerchio di sassi biancastri, in parte crollati, incassato nel terreno ed aperto su di un lato, è quanto rimane di questa vecchia "calchèra", cioè una fornace per la produzione della calce costruita nel secolo scorso dalla famiglia Venturini lungo la mulattiera che sale dall'abitato di Magasa.
Per la sua costruzione sono stati usati soprattutto blocchi di roccia calcarea, resistenti alle alte temperature (900 gradi) che si raggiungevano durante la "cottura" dei sassi.
Ogni ciclo di produzione richiedeva molte tonnellate di sassi di calcare escavati nelle vicinanze, altrettante di fascine di legna per il fuoco e di acqua. In fondo, in corrispondenza del foro da cui sarebbe stata continuamente alimentata, veniva posta la legna. Sopra venivano poi accumulati i sassi calcarei per tutta l'altezza della calchèra. Il tutto era infine ricoperto da uno strato di argilla o terra con fori di sfiato. La cottura durava circa una settimana ed era controllata notte e giorno: una volta conclusa, si attendeva per alcuni giorni, il raffreddamento del materiale. Scoperchiando la calchèra, i sassi ormai trasformati in calce viva, venivano estratti con spessi guanti o con il badile. Il processo di lenta cottura in assenza di ossigeno, aveva trasformato il carbonato di calcio in ossido di calcio, estremamente caustico, la calce viva. Quest'ultima mescolata con l'acqua derivata in canale dal vicino rio, si sarebbe trasformata nella "calce spenta", che un tempo aveva molteplici utilizzi. Innanzi tutto mescolata alla sabbia come legante in edilizia, ma anche, aspersa sulle pareti di case e delle stalle, come imbiancante dalle proprietà fortemente disinfettanti.
La zona dell'altipiano di Cima Rest data la sua importanza scientifica fu erborizzata a partire dalla metà dell'Ottocento. Difatti nel1842, il botanico trentinoFrancesco Facchini, vi raccolse esemplari diCirsio glutinoso[14] per poi farvi ritorno nel 1846, anche il botanico Pietro Porta di Moerna vi condusse costanti esplorazioni scientifiche.
Non meno suggestive sono le sue risorse naturali costituite da boschi che ricoprono tutti i versanti.
Nei giorni sereni si gode un panorama eccezionale; a nord dellaVal Vestino l'altipiano di Cima Rest, ilMonte Tombea e ilCaplone, la vetta più alta delle prealpi gardesane occidentali, a ovest ilmonte Manos, ilmonte Stino, ilmonte Cingla, le montagne dellaValle Sabbia, a sud ilmonte Camiolo con la sua omonima cima, ilmonte Vesta e ilmonte Carzen con l'abitato diBollone e più giù lo sguardo coglie laCima Gusaur, ilmonte Denervo e ilmonte Pizzocolo; ad est è invece possibile osservare le montagne della Puria e ilmonte Baldo con ilmonte Altissimo di Nago.
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