Mario Revelli di Beaumont (Roma,25 giugno1907 –Grugliasco,29 maggio1985) è stato undesigner epilota motociclisticoitaliano.
Originario di una famiglia di antica nobiltà piemontese, ilconte Mario Revelli ereditò l'interesse per la meccanica dal padreAbiel, ufficiale dell'esercito e progettista diarmi automatiche.
Nel1922 cominciò a frequentare ilReal Collegio Militare della Nunziatella diNapoli e, contemporaneamente, dedicarsi all'attività di progettazione di telai motociclistici, spinto dal fratello maggiore Gino, che nel capoluogo piemontese gestiva un'avviata officina meccanica e concessionaria dimotocicletteGalloni.
Dopo essersi cimentati in alcune gare motociclistiche amatoriali, nel1924 i due fratelli realizzarono laGR 500, una moto da competizione dotata di motore inglese Jap di 499 cm³ monocilindrico, con la quale Mario si aggiudicò il titolo di Campione italiano gentleman del 1924 e vinse ilGran Premio delle Nazioni del1925, conquistando il titolo diCampione d'Europa[1] e divenendo noto al grande pubblico con l'appellativo di "Adolescente campione", attribuitogli dalla stampa sportiva.
Nel1926 Revelli partecipò allaclasse 500 delCampionato motociclistico italiano, arrivando secondo sulCircuito di Torino, il 2 maggio, dopo aver lungamente conteso la vittoria adAchille Varzi. Il successivo 11 luglio, sulCircuito del Lario, perse la possibilità di salire sul podio per lo scoppio di uno pneumatico durante l'ultimo giro. La sua carriera motociclistica ebbe termine il 9 aprile1927, quando nel percorrereCorso Vittorio un'automobile gli tagliò la strada, distruggendo la moto e costringendolo a una lunga convalescenza.
Nel 1928 cominciò a prestare collaborazione aTorino presso gliStabilimenti Farina, dove diede un contributo rilevante alla realizzazione di carrozzerie per alcunefuoriserie suautotelaiIsotta Fraschini eFiat 525 e negli anni successivi per diverse vettureAlfa Romeo eLancia.
La sua collaborazione si estese ben presto anche ad altri nomi illustri dell'epoca, comeGhia,Garavini,Montescani eCasaro. A partire dal1929 entrò allaFiat, presso laSezione Carrozzerie Speciali. Anche qui si dedicò prevalentemente al disegno di modelli di lusso e sportivi, ma non mancarono numerosi contributi a parecchi altri modelli di serie e di fascia sensibilmente inferiore. Collaborò anche con la Fiat sezione Aeronautica, dove si dedicò anche al disegno di interni di velivoli. Durante la sua collaborazione alla Fiat cominciò a lavorare ad alcuni progetti particolari, come il concetto di vetturamonovolume, all'epoca praticamente inesistente. Tali progetti sarebbero rimasti sepolti alla Fiat per diversi anni, per poi concretizzarsi circa un ventennio dopo.
Nel1930 venne fondata la carrozzeriaPininfarina e, contemporaneamente alla sua attività presso la Fiat, Mario Revelli collaborò anche presso il neonatoatelier fondato da "Pinin".
Nel1935 firmò la linea, innovativa per l'epoca, dellaFiat 6C 1500. Ciò avvenne anche grazie allo stretto rapporto di fiducia instauratosi con ilpatronGiovanni Agnelli.
Narrò lo stesso Revelli che, alla presentazione in palazzina al Lingotto, del modello 1 a 1 in gesso della 1500, Agnelli osservò da ogni lato la maquette e poi sentenziò: "Am pias propi nen." (non mi piace per niente)
Revelli e i suoi collaboratori, affranti, chiesero: "Ma allora non la facciamo?"
Agnelli rispose: "No, fumla püra, a l'ha nen da piasime a mi."
Tradotto dal piemontese: "No, facciamola pure, non deve piacere a me."
Sempre per Fiat a metàanni trenta disegnò la carrozzeria dello spider 508 sport, realizzato su licenza dallaGhia.
Durante la seconda metà degli anni trenta collaborò in particolar modo con Pininfarina,Viotti eBertone. In questo periodo gli orientamenti stilistici in tuttaEuropa erano verso le linee sinuose e particolarmente aerodinamiche, con particolare sfoggio di carenature. Tale stile, conosciuto con il terminefranceseflamboyant, ebbe in Italia il suo maggior esponente proprio in Mario Revelli di Beaumont. Di particolare interesse tecnico fu la realizzazione di un autobus con funzione di stazione radio mobile, costruito dalla carrozzeriaViberti su telaio Alfa Romeo per conto dell'EIAR nel 1938. Nel 1940 realizzò un progetto per un Taxi monovolume e l'anno successivo quello per una vettura urbana a 3 ruote (Elettropattino), entrambi a propulsione elettrica. In questo periodo il suo stile ebbe una grande influenza nella produzione degli Stabilimenti Farina, in particolare su due disegnatori che di lì a poco si sarebbero messi in luce:Giovanni Michelotti e Fedele Bianco.[2]
Con lo scoppio dellaseconda guerra mondiale, la sua attività si convertì a scopi inerenti all'evento in corso, progettando la conversione dei modelli civili in automezzi militari. Particolarmente importante fu la collaborazione con la carrozzeria torinese Viotti per il progetto di trasformazione del modelloFiat 1100 inautoambulanza, oltre adautocarri militari e per radiocomunicazioni. Al termine del conflitto mondiale fu incarcerato dagli occupanti tedeschi in quanto sospettato, quale appartenente alla nobiltà, di essere fedele alla monarchia. Fu poi liberato dai partigiani.
Mario Revelli riprese la collaborazione con la Pininfarina, la Fiat, laSiata e la Viotti. È con quest'ultima che, rispolverando le precedenti soluzioni per le autoambulanze, ideò la celeberrima "carrozzeria funzionale", subito realizzata con il modelloFiat 1100 Viotti Giardinetta del1946, vettura che segnò la nascita in Italia della modernastation wagon.
Nel1952 si recò negliStati Uniti dove collaborò con il gruppoGeneral Motors e realizzò alcuni progetti dicitycar e dicompactcar, modelli molto orientati al futuro specie per un mercato come quello statunitense.
Nel1954 rientrò in Italia, dove ricominciò a collaborare con laSIMCA, casafrancese di origini italiane, presso la quale disegnò alcune carrozzerie particolari per laSimca 8 e per laAronde, ma soprattutto diede un apporto più che notevole alla definizione della linea dellaSimca 1000, nata tra l'altro su base Fiat, dopodiché contribuì alla linea dellaSimca 1300.
Nota anche la collaborazione con lacasa motociclisticaAermacchi per il progetto dell'avveniristico e sfortunato modello "Chimera", presentato alSalone di Milano del1956.
Nel1963 tornò a collaborare con Pininfarina, ma nello stesso tempo strinse ulteriormente i contatti e fornì consulenza ancora ad imprese d'oltreoceano.
Più tardi, Mario Revelli di Beaumont, oramai anziano, collaborò nel settore didattico, fornendo consulenza alla Scuola d'Arte e Design di Torino, nonché all'Art Center College of Design diPasadena, inCalifornia. Nell'arco della sua carriera ha depositato più di 50 brevetti industriali fra i quali vanno ricordati il deflettore (anteriore e posteriore), la chiusura centralizzata, il tetto apribile, la maniglia ad incasso, i fari a scomparsa, il paraurti elastico e il volante antivibrazioni.[3]
Mario Revelli di Beaumont morì il 29 maggio 1985.
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