Luigi Pintor | |
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Deputato della Repubblica Italiana | |
Durata mandato | 5 giugno1968 – 24 maggio1972 |
Durata mandato | 2 luglio1987 – 22 aprile1992 |
Legislatura | V, X |
Gruppo parlamentare | V:Comunista X:Sinistra indipendente |
Circoscrizione | V:Cagliari-Sassari X:Firenze-Pistoia |
Sito istituzionale | |
Dati generali | |
Partito politico | Partito Comunista Italiano |
Titolo di studio | Diploma di liceo classico |
Professione | Giornalista |
Luigi Pintor (Roma,18 settembre1925 –Roma,17 maggio2003) è stato ungiornalista,scrittore epoliticoitaliano.
Nasce aRoma da una famigliaantifascista dellanobiltàsarda: era figlio di Giuseppe Pintor - fratello diFortunato, l'eruditobibliotecario delSenato, e del generalePietro Pintor - e di Adelaide Dore.
Trascorsa l'infanzia aCagliari e acquisita la licenza ginnasiale, allo scoppio dellaseconda guerra mondiale lascia laSardegna per raggiungere, con la madre e le due sorelle, la città di Roma dove, poco tempo dopo, apprende della morte del padre.
Prende parte giovanissimo allaguerra di liberazione partigiana dopo aver ricevuto daNapoli una "lettera testamento" del fratello maggioreGiaime, datata 28 novembre1943.[1] Due giorni dopo, il fratello, figura di spicco tra i giovani intellettuali antifascisti, sarebbe saltato su unamina mentre tentava di raggiungere, d'accordo con il Comando inglese, gruppi partigiani nelLazio. Luigi Pintor combatte con iGAP (Gruppi di Azione Patriottica) romani sino al 14 maggio1944; quel giorno, tradito daGuglielmo Blasi (un gappista che aveva partecipato all'attentato di via Rasella e che poi, arrestato per furto, era finito per entrare nel reparto speciale di polizia fascista denominato "banda Koch"), viene arrestato conCarlo Salinari,Franco Calamandrei eSilvio Serra.
Con Serra, Pintor è portato alla pensione Iaccarino, base della "banda Koch" e interrogato e torturato per otto giorni; viene poi rinchiuso aRegina Coeli insieme a Serra, nell'attesa della condanna a morte. Quando la sentenza sta per essere eseguita e Pintor è riportato, con Serra ed altri quattro antifascisti, alla pensione Iaccarino, un intervento delVaticano determina un rinvio e un nuovo trasferimento a Regina Coeli dei condannati. Per loro l'arrivo degli americani a Roma rappresenta la salvezza (anche se Serra sarebbe caduto l'anno dopo combattendo nelRavennate).
Dopo la conclusione dellaseconda guerra mondiale, entra come giornalista neL'Unità, dove svolge il ruolo diredattore politico e, successivamente, di condirettore dell'edizione di Roma. Si sposa con Marina Girelli, dalla quale avrà il figlioGiaime e la figlia Roberta.
Nel1962 viene eletto al X congresso membro delComitato centrale delPartito Comunista Italiano, dove si opporrà all'ipotesiamendoliana di unità delle sinistre. Nel1965 lascial'Unità per contrasti con la direzione diMario Alicata e svolge incarichi presso la segreteria del partito comunista.
I lavori preparatori all'XI congresso del partito comunista[2] vedono una forte contrapposizione tra l'ala di sinistra, che fa riferimento aPietro Ingrao e la componente più moderata del partito, capeggiata daGiorgio Amendola. L'ala sinistra sostiene in particolare alcune battaglie per la democrazia interna al partito e solleva la questione del "modello di sviluppo"[3]. Il congresso si conclude con un forte attacco agli ingraiani e Pintor viene trasferito al Comitato regionale dellaSardegna, dove verràeletto nel 1968 allaCamera dei deputati[4].
Nell'agosto del1968, dopo l'invasione della Cecoslovacchia, definita "tragico evento" daLuigi Longo,Natoli e Pintor votano contro nella sessione del Comitato centrale del PCI, prendendo in maniera netta le distanze dalla politica estera dell'Unione Sovietica e palesando il dissenso interno al partito. Nei lavori preparatori del XII congresso si schiera conRossana Rossanda, Aldo Natoli,Massimo Caprara edEliseo Milani, sostenendo posizioni di sinistra. Viene riconfermato all'interno del Comitato centrale.
Partecipa attivamente alla fondazione deIl Manifesto, mensile diretto daLucio Magri eRossana Rossanda e a cui partecipanoLidia Menapace,Aldo Natoli,Valentino Parlato,Luciana Castellina eNinetta Zandegiacomi. Il primo numero esce il 23 giugno1969 con unatiratura di 55 000 copie e Pintor vi contribuisce con un articolo intitolatoUn dialogo senza avvenire, in riferimento al dialogo tra il PCI e laDemocrazia Cristiana.
La rivista assume posizioni in contrasto con la linea maggioritaria del partito, che ne chiede la sospensione delle pubblicazioni. Il Comitato centrale del 25 novembre 1969 delibera la radiazione per Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli con l'accusa di "frazionismo"[5]. Successivamente viene adottato un provvedimento amministrativo per Lucio Magri e non vengono rinnovate le iscrizioni perMassimo Caprara, Valentino Parlato e Luciana Castellina.
Il 28 aprile1971il manifesto diventaquotidiano e Pintor ne sarà per molti anni direttore. L'impaginazione delle quattro facciate che lo costituiscono è curata daGiuseppe Trevisani, la tiratura iniziale si aggira attorno alle 100 000 copie, ma scenderà successivamente attorno alle 30.000. Lo stipendio di ogni giornalista sarebbe stato quello di unoperaio di quinto livello e le decisioni prese collegialmente.
Nel1972 è accanito sostenitore della presentazione delmanifesto alleelezioni politiche allaCamera dei deputati; ilmanifesto, che candida come capolista in trecircoscrizioniPietro Valpreda e ha ottenuto nel corso dellacampagna elettorale grandi mobilitazioni di piazza, riceverà un deludente 0,67% dei consensi (224.313 voti), non riuscendo ad eleggere nessuno dei suoi candidati.
Neglianni ottanta, dopo essere stato esponente delPartito di Unità Proletaria (PdUP) in cuiil manifesto era precedentemente confluito, nel1987 si ricandida con il Partito Comunista Italiano come indipendente e viene eletto alla Camera dei deputati.
Come scrittore ha pubblicato quasi tutti i suoi romanzi con la casa editriceBollati Boringhieri, guidata dall'amicoGiulio Bollati; in essi ha ripercorso la propria esperienza di vita.
Tra le opere principali si segnalanoParole al vento (1990);Servabo (1991);La signora Kirchgessner (1998);Il nespolo (2001) eI luoghi del delitto (2003).
Per i tipi diKaos Edizioni, Bollati Boringhieri eManifestolibri sono state edite le raccolte dei suoi articoli. La casa editrice spagnola El Aleph Editores ha raccolto i romanziLa signora Kirchgessner,Il nespolo eI luoghi del delitto, pubblicandoli nel 2012 in un solo volume.[6]
Nel1990 esce dal comitato editoriale deil manifesto lasciandone la direzione, ma continuando a collaborarvi, con i suoicorsivi considerati, anche dagli avversari politici, esempi di grande giornalismo; tornerà a dirigere il giornale dal1991 al1994.Il suo ultimo articolo risale al 24 aprile del2003.[7]
Muore a Roma il 17 maggio dello stesso anno.
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