Illiberalismo (dallatino:liberalis, "proprio, degno di uomo libero")[1] è unpensiero filosofico emorale emerso nel XVII secolo come risposta avversa al potere incontrastato deimonarchi assoluti europei, ai quali era attribuito ildiritto divino di regnare in base alla teoria delpatriarcalismo, le cui origini si riteneva che risalissero al trono all'originario governo paterno diAdamo.[2][3][4][5]
Il liberalismo divenne un movimento distinto e significativo nel periodo dell'Illuminismo, guadagnando popolarità tra i filosofi e gli economisti occidentali, impegnato a soppiantare le norme del privilegio ereditario, della religione di Stato, della monarchia assoluta, del diritto divino dei re e delconservatorismo tradizionalista con lademocrazia rappresentativa, lo Stato di diritto e l'uguaglianza sotto la legge. I liberali posero fine anche alle politiche mercantiliste, ai monopoli reali e ad altre barriere commerciali, promuovendo invece il libero scambio e la commercializzazione.[6]
Al filosofoJohn Locke viene sovente attribuito il merito di aver fondato il liberalismo quale tradizione distinta basata sulcontratto sociale, sostenendo che ogni uomo ha il diritto naturale alla vita, alla libertà e alla proprietà e che i governi non devono violare questi diritti.[7] Mentre la tradizione liberale britannica ha enfatizzato l'espansione della democrazia, illiberalismo francese ha enfatizzato il rifiuto dell'autoritarismo ed è legato alla costruzione della nazione.[8]
I leader della "Gloriosa Rivoluzione" britannica del 1688, dellaRivoluzione americana del 1776 e dellaRivoluzione francese del 1789 utilizzarono la filosofia liberale per giustificare il rovesciamento armato della sovranità reale. Il XIX secolo vide l'instaurarsi di governi liberali in Europa e in Sudamerica, e si affermò insieme al repubblicanesimo negli Stati Uniti. NellaGran Bretagna vittoriana, fu usato per criticare l'establishment politico, facendo appello alla scienza e alla ragione per conto del popolo.
Durante il XIX e l'inizio del XX secolo, il liberalismo nell'Impero Ottomano e inMedio Oriente influenzò i periodi di riforma, come ilTanzimat eAl-Nahda, e l'ascesa del costituzionalismo, del nazionalismo e del secolarismo. Questi cambiamenti, insieme ad altri fattori, hanno contribuito a creare un senso di crisi all'interno dell'Islam, che continua ancora oggi, portando al revivalismo islamico. Prima del 1920, i principali avversari ideologici del liberalismo erano ilcomunismo, ilconservatorismo e ilsocialismo; il liberalismo ha anche dovuto affrontare le sfide ideologiche delfascismo e delmarxismo-leninismo come nuovi avversari. Nel corso del XX secolo, le idee liberali si sono diffuse ulteriormente, soprattutto in Europa occidentale, quando le democrazie liberali sono risultate vincitrici di entrambe leguerre mondiali e dellaguerra fredda.
La dottrina politica liberale in genere sostiene una concezione dello Stato incentrata sull'idea di ungoverno limitato nel potere, in inequivocabile contrapposizione all'assolutismo, e pone un forte accento sull'autonomia individuale e sulla libertà quali valori imprescindibili. Il liberalismo si distingue per la sua natura non monolitica e la sua continua evoluzione, influenzata dall'idea della costante lotta per la libertà. Originariamente focalizzato principalmente sui diritti politici, col tempo il liberalismo ha incluso anche la tutela dei diritti civili e sociali.[9][10] Queste evoluzioni hanno avuto un impatto significativo sullo sviluppo delledemocrazie liberali contemporanee, mostrando come il liberalismo si sia adattato alle mutevoli esigenze e valori della società.[11][12]
Il significato della definizioneliberale risale al latinoliber, che significa "libero". Uno dei primi esempi documentati dell'utilizzo della parolaliberale si verifica nel 1375, quando fu usata per descrivere le arti liberali nel contesto di un'educazione desiderabile per un uomo nato libero. La prima connessione della parola con l'educazione classica lasciò presto il posto a una proliferazione di diverse denotazioni e connotazioni.Liberale poteva riferirsi a "libero nel dare" già nel 1387, "fatto liberalmente" nel 1433, "liberamente permesso" nel 1530 e "libero da restrizioni" – spesso come osservazione peggiorativa – nel XVI e XVII secolo. Nell'Inghilterra del XVI secolo, il liberale poteva avere caratteristiche positive o negative nel riferirsi alla generosità o all'indiscrezione di qualcuno. InMolto rumore per nulla,William Shakespeare scrisse di "un villano liberale" che "ha dovuto confessare i suoi vili incontri".[16]
John Locke nel 1689 utilizzerà il termineliberale neiDue trattati sul governo, sebbene non in riferimento a una filosofia politica definita (ovvero, il liberalismo).[17][18] Nasce così il paradosso che eminenti intellettuali come Locke,Montesquieu eKant, vissuti nel XVII e XVIII secolo e osannati come i capostipiti del liberalismo moderno, non conoscevano questa particolare connotazione del termine. Di conseguenza, non si sarebbero identificati come liberali.[19]
Con l'ascesa dell'Illuminismo, il termineliberale acquisì sfumature decisamente positive, come "libero da pregiudizi ristretti" nel 1781 e "libero dall'intolleranza" nel 1823.[16]
Nel 1790George Washington utilizzò i terminiliberale eliberalità per indicare l'eguale protezione del governo civile verso tutti i membri valorosi della società:[20]
«Man mano che l'umanità diventerà più liberale, sarà più incline a permettere che tutti coloro che si comportano come membri degni della comunità abbiano uguale diritto alla protezione del governo civile. Spero di vedere l'America tra le nazioni più importanti in esempi di giustizia e liberalità.»
(George Washington, The Providence Gazette and Country Journal, "Letter to the Roman Catholics in America", ca. March 15, 1790, New York.)
Nel 1815 il primo uso della parola "liberalismo" apparve ininglese.[senza fonte] InSpagna nacque nel 1813 ilPartito Liberal, il primo gruppo a usare l'etichetta liberale in un contesto politico. Combatterono per decenni per l'attuazione della Costituzione del 1812, in particolare per il riconoscimento del parlamento, sciolto invece dal re Ferdinando VII nel 1814. Dal 1820 al 1823, durante ilTrienio Liberal, il reFerdinando VII fu costretto a giurare di sostenere la Costituzione.[21]
Tuttavia l'accezione ideologica nell'Ottocento aveva significati limitati e talvolta contrastanti. Tra gli esempi, ilSyllabus diPio IX del 1864, in cui il termineliberalismo è limitato a indicare gli ideali di libertà di culto e di separazione tra potere spirituale e secolare.[22]
«L'aggettivo 'liberale' entra nel linguaggio politico solo con leCortes di Cadice del 1812, per connotare il partito liberal, che difendeva le libertà pubbliche contro il partito servil; esso fu poi ripreso daMadame de Staël e daSismondi per indicare un nuovo orientamento etico-politico. Di qui il paradosso che alcuni di quelli che noi consideriamo fra i maggiori pensatori liberali (Locke,Montesquieu,Kant) non hanno mai usato né il sostantivo ('liberalismo') né l'aggettivo ('liberale') nell'accezione in cui noi li usiamo oggi»
Altro importante esempio, nonché opposto, è il suo utilizzo sporadico nellaStoria della libertà diLord Acton per indicare genericamente le posizioni in favore della libertà individuale (in particolare richiamando le sacre scritture e gli autori cattoliciTommaso d'Aquino,Marsilio da Padova eUgo Grozio), in cui però si precisa che siaJohn Locke che ladottrina Whig ne furono cattivi interpreti, in quanto troppo legati al concetto diproprietà privata.[23] Entro la metà del XIX secolo,liberale diventa un termine politicizzato per partiti e movimenti in tutto il mondo.[24]
SecondoCorrado Ocone, i primi veri esempi di utilizzo del termine secondo il significato contemporaneo risalgono ai primi del Novecento. In particolare, Corrado evidenzia gli usi riconducibili al sociologoLeonard Trelawny Hobhouse[25] nella pubblicazione nel 1911 deIl liberalismo e daGuido de Ruggiero inStoria del liberalismo europeo del 1925.[25]
Negli Stati Uniti e inCanada, invece, i liberali conservatori sono semplicemente riconosciuti comeconservatives, ossia "conservatori".[31][32][33][34][35]
Il termineliberal - in senso politico - si affermò anticipatamente nelRegno Unito con l'avvento delLiberal Party, nato dalla fusione tra iwhigs e iradicals[36]; in conseguenza di ciò, è stato adottato il termineold whig oliberalismo classico per differenziare la dottrina diJohn Locke eAdam Smith dagli orientamenti meno ortodossi del nuovo partito[36], quali quelli degliutilitaristi e deiradicali comeJohn Stuart Mill[37].
L'impostazione delliberalismo classico si è quindi evoluta e trasformata nel tempo, nei diversi contesti storici e nazionali in cui si è successivamente sviluppata, senza mai però abbandonare l'originale ispirazioneanti-autoritaria[10]. Le trasformazioni teoriche favorite dall'evoluzione dellafilosofia moderna hanno portato a superare - in taluni casi - la pura concezionegiusnaturalistica[38] e ad affiancare alla difesa deidiritti politici anche quella deidiritti civili e deidiritti sociali[9], dando vita a nuove forme di liberalismo, con approcci diversi ai temi dellademocrazia, dell'egualitarismo, dellostato sociale e dell'intervento dello stato nell'economia[39].
modellazione di tutto il sistema politico e giuridico esclusivamente sulla difesa deidiritti individuali (descritti in elenchi dettiCarta dei diritti oBill of rights), e di quelli da essi derivati in modalità deduttiva;
scetticismo nei confronti del potere politico, da cui consegue la necessità di opporre all'arbitrio politico (la violazione dei diritti individuali da parte dell'autorità pubblica) mediante strumenti istituzionali, quali un elenco scritto dei diritti inalienabili (Bill of rights) e laseparazione dei poteri (ai fini di sorveglianza reciproca, non di autonomo arbitrio, come sovente equivocato), nonché la severa responsabilità diretta del funzionario pubblico[41].
Il termineradicalismo nacque in Inghilterra alla fine del XVIII secolo per indicare i sostenitori della riforma parlamentare[42], e ha rappresentato l'evoluzione insenso democratico del liberalismo classico, costituendo l'ala sinistra dei partiti liberali[43]. In particolare, ilradicalismo filosofico divenne la concezione dominante nel contesto della battaglia per ilReform bill, che affrontava l'insieme di problemi politici ed economici del Regno Unito, piuttosto che essere una semplice modifica del funzionamento delle Camere[43].
Questa corrente del liberalismo è stata anche definitacontinentale, essendo divenuta prevalente negli altri paesi europei[36]. I partiti che rappresentano questa tradizione politica sono oggi identificati con il termineliberalismo sociale (detto anchenew liberalism), i quali - pur non rinnegando i benefici delsistema di mercato - ammettono un certo grado di intervento dello stato per garantire prestazioni sociali di base e nella regolazione dei cicli economici (sotto l'influsso delpensiero keynesiano)[46].
È utile rimarcare l'enorme differenza di impostazione tra liberalismo classico (giusnaturalista) ed il radicalismo (utilitarista): il primo è unafilosofia giuridica (giusnaturalismo) le cui conseguenze socioeconomiche, evidenziati dall'inventore dell'economia politica (Della ragione dellaricchezza delle nazioni)Adam Smith, sono secondarie e fortuite, non necessarie ai fondamentimorali della filosofia; il secondo è principalmente un insieme di teorie economiche (utilitarismo), sostenute da economisti, con considerazioni principalmente economiche, da cui discenderebbero certe deduzioni anche di tipo giuridico.[senza fonte]
Il termineliberismo, esistente solo in lingua italiana, fu coniato daBenedetto Croce (nel 1930), il quale attribuiva a questa parola l'interpretazione economica del liberalismo classico e di cui teorizzava la separabilità dalla dottrina istituzionale e giuridica[48]. Croce sostiene che «L'idea liberale può avere un legame contingente e transitorio, ma non ha nessun legame necessario e perpetuo con la proprietà privata della terra e delle industrie»[49].
I maggiori rappresentanti del liberalismo del XX secolo hanno criticato la definizione crociana diliberismo (sia come teoria economica associabile al liberalismo politico, sia come possibilità di separare in questo la teoria politica dalle sue conseguenze economiche); tra questi, l'economista e filosofoLuigi Einaudi[50] e ipremi Nobel per l'economiaMilton Friedman (1976)[51] eFriedrich von Hayek (1974)[52]. Le differenze tra il concetto economico di liberismo[53] e le conseguenze economiche del liberalismo classico[54][55] sono evidenziate nella definizione di mercato espresso nell'Ottocento dall'economista liberale austriacoEugen von Böhm-Bawerk: «Un mercato è un sistema giuridico. In assenza del quale, l'unica economia possibile è la rapina di strada»[56].
Il concetto diliberalismo è per certi versi conforme allibertarismo, nonostante le connotazioni dispregiative dell'aggettivoliberista. Essa era precedentemente stata attribuita al termine dal suo creatore Benedetto Croce, il quale intendeva separare le basi filosofiche del liberalismo, da lui condivise, da quelli che riteneva fossero suoi indipendenti corollari economici, che al contrario non condivideva[48].
Il termineneoliberista nasce invece in Italia per indicare la politica sostenuta daMargaret Thatcher eRonald Reagan (in quantopremier favorevoli a una politica dideregulation, nel senso di rimozione di freni statali alla libera impresa, affidandosi alle capacità di equilibrio interne al mercato) negli ultimi due decenni del Novecento. All'inizio del XXI secolo diventa un termine dispregiativo utilizzato in luogo del sempliceliberista.
Il termineliberal è entrato nell'uso comune negliStati Uniti d'America a partire dagli anni trenta per indicare una politica di espansione delle garanzie dell'assistenza sociale e della redistribuzione dei redditi[57][58], e sta oggi a indicare posizioni politiche di stampoprogressista esocialdemocratico[59][59] sotto il profilo deidiritti civili (in estremi termini, a parere diFriedrich von Hayek, ciò che si intende attualmente in Europa persocialista[60]).
La negatività associata al terminesocialista negli USA ha probabilmente indotto alla ricerca di un eufemismo, ovvero di un termine alternativo per lo stesso significato. Il commento dell'economista austriacoJoseph Schumpeter fu che «come supremo, anche se non intenzionale, complimento, i nemici della libera impresa si sono appropriati dell'etichetta»[61].
Ciononostante, nel mondo britannico il termineliberal continua invece a essere sinonimo dell'italianoliberale[59], mantenendo il significato storico ed europeo del termine, e differenziandosi dall'analogo termine nordamericano.
Queste dottrine si distinguono da altre forme di liberalismo per non riconoscere la necessità di un'autorità pubblica (nel caso dell'anarco-capitalismo) o riconoscerneuna ma ridotta al minimo indispensabile (nel caso dellibertarianismo e delminarchismo) per la difesa dei diritti individuali. In comune con il liberalismo classico hanno però l'individuabilità di un'etica naturale universale, ovvero l'esistenza di diritti moralmente riconosciuti e condivisi da ogni comunità (giusnaturalismo)[62][63].
Dal punto di vista delle teorie dipolitica economica, il liberalismo si contrappone:
alle teorie che pretendono un maggior ruolo dell'autorità pubblica come operatore attivo del mercato, pregiudicando laconcorrenza e perciò la libera iniziativa, e come antemurale dei "valori tradizionali" contro ilmulticulturalismo;
a quelle che auspicano ostacoli fiscali agli scambi, come dazi o imposte su acquisti, sul valore aggiunto o sulla proprietà, e altri ostacoli quali certe norme sucopyright ebrevetti;
alle teorie come l'anarco-capitalismo che, al contrario, ritengono inutile la difesa, da parte del diritto e dell'autorità pubblica, della concorrenza, dell'accesso al mercato, della libertà degli operatori, della libertà di scelta dei consumatori e della loro corretta informazione[62].
Le fondamenta del liberalismo moderno furono sistematicamente delineate per la prima volta dal filosofo ingleseJohn Locke, ampiamente riconosciuto come il padre del liberalismo dellastoria moderna. Le radici di questa filosofia politica affondano nel contesto turbolento della guerra civile inglese, durante la quale emersero le primissime manifestazioni di una politica liberale. Già in quel periodo, molte delle proposizioni liberali di Locke trovavano precedenti nelle idee radicali che circolavano liberamente.
ILivellatori, un movimento politico marginale composto principalmente da Puritani, Presbiteriani e Quaccheri, militavano per la libertà di culto, convocazioni regolari del Parlamento e l'uguaglianza legale. La Gloriosa Rivoluzione del 1688 consolidò la sovranità parlamentare e il principio del diritto di rivolta in Gran Bretagna, evento che Steven Pincus ha descritto come "la prima rivoluzione liberale moderna".
Il XVIII secolo vide il fiorire degli ideali dell'Illuminismo, un'era di eccezionale vivacità intellettuale che mise in discussione le tradizioni consolidate e influenzò diverse monarchie europee. La tensione politica tra l'Inghilterra e le sue colonie americane si intensificò dopo il 1765 e laGuerra dei Sette Anni, a causa della questione della tassazione senza rappresentanza, culminando nella Guerra d'indipendenza americana e nella successivaDichiarazione di indipendenza.
Dopo il conflitto, emergendo le carenze degliArticoli della Confederazione redatti nel 1776, il Congresso della Confederazione convocò unaConvenzione Costituzionale nel 1787, che portò alla creazione di una nuovaCostituzione degli Stati Uniti. Questo documento, radicato nei principi repubblicani e liberali, stabiliva un governo federale e rimane il più antico testo costituzionale liberale ancora in vigore a livello mondiale.
Ma sin dalle origini[67], il liberalismo è oggetto di elaborazioni e approfondimenti sia in senso epistemologico (il dibattito sull'oggettività/arbitrarietà del diritto naturale sembra privo di soluzione di continuità) che applicativo (deduzioni giuridiche ed economiche) che teorico (la scoperta di nuovi diritti non avrebbe fine, secondo F. Von Hayek[40], che definisce il liberalismo una teoriaevoluzionista, sulle orme di David Hume).
Il filosofo ingleseJohn Locke può essere considerato a tutti gli effetti il precursore del liberalismo, così come la Seconda Rivoluzione inglese (Gloriosa Rivoluzione inglese) può essere vista come l'antecedente delle rivoluzioni Liberali dell'inizio del XIX secolo. InInghilterra l'imposizione di limiti al potere del sovrano avviene, a differenza che negli altri paesi europei, attraverso un processo storico graduale che viene fatto iniziare addirittura nelMedioevo con la concessione dellaMagna Charta. Il passaggio dalfeudalesimo allo Stato liberale avviene senza la mediazione dell'assolutismo monarchico, se si esclude il periodo di regno deiTudor, caratterizzato da un notevole accentramento dei poteri nelle mani dei sovrani.
Il tentativo della successiva dinastia degliStuart di prolungare il sistema assolutistico con minore abilità portò allo scoppio dellaprima rivoluzione inglese, guidata dal leaderanti-monarchico, ma non liberale,Oliver Cromwell. Dopo numerosi sconvolgimenti politici nel 1689 ilParlamento inglese riuscì a portare sul tronoGuglielmo III d'Orange, che si impegnava a garantire al Parlamento stesso e ai cittadini inglesi una serie di diritti e libertà solennemente proclamati nelBill of Rights. L'Inghilterra fu così il primo Stato al mondo a essere governato da unamonarchia costituzionale, la tipicaforma di governo a cui si riferivano i primi filosofi del liberalismo classico.
Nel 1690 Locke, che apparteneva al PartitoWhig (più tardi chiamato Partito Liberale), pubblicò anonimoDue Trattati sul Governo, che contenevano i principi fondamentali del liberalismo classico. Il filosofo britannico sviluppa il proprio pensiero partendo dalla teoria delcontrattualismo (già avanzata daThomas Hobbes e ripresa poi, con esiti opposti da quelli del filosofo inglese, daJean-Jacques Rousseau nelContratto sociale). Secondo Locke, nellostato di natura tutti gli uomini di una certa comunità percepiscono allo stesso modo i propridiritti di natura (vita, libertà, proprietà e salute); diversamente da Hobbes egli ritiene che lo Stato di natura non sia una condizione di continua belligeranza ma di convivenza pacifica, in cui la difesa dei diritti naturali è affidata al diritto punitivo esercitato discrezionalmente da ogni individuo. Perciò, nell'atto dell'istituire loStato civile, gli uomini non cedono al corpo politico alcun diritto, ma lo rendono tutore dei diritti di natura, delegando al Parlamento il potere di emanare leggi positive che regolino l'esercizio della forza a difesa d'ognuno. Le funzioni fondamentali dello Stato liberale divengono quindi quelle di tutelare in modo eguale in tutti i cittadini la loro vita, libertà individuale e proprietà privata[68].
Inoltre, il pensiero liberale di Locke definisce una giustificazione etica della rivoluzione, ildiritto di resistenza che ciascun individuo può e deve esercitare quando lo Stato agisce in contrasto con la volontà popolare in contraddizione con i principi costituzionali.[69]
Il liberalismo è di solito considerato, insieme allademocrazia moderna, una filiazione dell'Illuminismo. Infatti esso si ispira agli ideali di tolleranza, libertà ed eguaglianza propri del movimento illuminista, contesta i privilegi dell'aristocrazia e delclero e l'origine divina del potere del sovrano.
Durante il "secolo dei lumi", il dibattito filosofico politico resta coerente con i principi di fondo della proposta lockiana, articolandosi però in modo diverso su tre aspetti: l'approccio epistemologico, la definizione di "eguale libertà" e la definizione dei poteri.
L'approccio epistemologico della tradizionemoralista scozzese (l'evoluzionistaMandeville e l'utilitaristaFerguson)viene riassunta in sensoempirista dal connazionaleDavid Hume, che sostenne la deducibilità dei diritti individuali e dell'unilateralità dei rapporti politici attraverso unalogicautilitaristico-evoluzionista, anzichégiusnaturalista e contrattualista.
Successivamente, il tedescoImmanuel Kant espresse il suo credo liberale parlando di "libertà, uguaglianza e indipendenza" come dei principi che devono reggere uno Stato civile, e approfondisce nelle sue rinomate "critiche"[70] l'aspetto epistemologico del pensiero illuminista in sensocriticista.
Anche la definizione diuguale libertà degli individui è oggetto di successive rivisitazioni, da Locke[71] a Kant[72], per confluire nel secolo successivo in quella di Spencer[73].
Infine, è rimarchevole il contributo diMontesquieu (1689-1755), che nella sua operaLo Spirito delle Leggi riprende il secondo punto fondamentale della dottrina Lockiana, ovvero laseparazione dei poteri, ma inglobando il potere "federativo"[74] di Locke nell'esecutivo, e separando da quest'ultimo ilpotere giudiziario. La garanzia contro l'arbitrio del potere statale stava nella sorveglianza reciproca operata dai tre poteri, efficace solo se separati.
Bisogna osservare comunque come l'illuminismo francese si distinguesse alquanto da quello inglese e statunitense.Voltaire per esempio, pur avendo contribuito allo sviluppo filosofico e politico della quota giusnaturalista del liberalismo, non è interessato alla questione della rappresentanza politica e della divisione dei poteri: per lui l'ideale resta quello di undispotismo illuminato retto da un re-filosofo saggio e tollerante.
Jean-Jacques Rousseau, da parte sua, teorizza una specie di dispotismo dellademocrazia diretta. La sua concezione dellavolontà generale alla quale i cittadini devono sottomettersi non sembra prevedere la tutela delle minoranze. Non a caso, molti considerano Rousseau estraneo a qualunque tradizione del pensiero illuminista[75] classificandolo come autore preromantico.
Diritti civili, Stato di diritto e costituzionalismo
John Locke coniò, come abbiamo visto, l'espressione che riassume la concezione liberale classica (giusnaturalista) dei diritti individuali: "vita, libertà personale, proprietà privata, salute". Da tali diritti ne discenderebbero deduttivamente una quantità non finita. Tra questi, quelli che oggi vengono chiamatidiritti civili: lalibertà di parola,di religione, l'habeas corpus, il diritto a un equo processo e a non subire punizioni crudeli o degradanti. La libertà di un individuo incontra un limite nella libertà di un altro individuo ma non può essere ristretta in nome di valorimorali oreligiosi in ciò che riguarda la sfera privata dell'individuo. A questi diritti si aggiungono le garanzie a tutela dellaproprietà privata, riassunte nel detto ingleseno taxation without representation (solo leassemblee legislative hanno il diritto di tassare i sudditi).
Un altro punto irrinunciabile del liberalismo è infatti loStato di diritto: lalegge emanata dalle assemblee legislative è l'unica deputata a stabilire i limiti della libertà individuale.PerJohn Locke,David Hume,Adam Smith eImmanuel Kant le caratteristiche che le leggi dovevano avere per potere essere rispettose della libertà erano:
l'essere norme generali applicabili a tutti (isonomiche), in un numero indefinito di circostanze future;
l'essere norme atte a circoscrivere la sfera protetta dell'azione individuale, assumendo con ciò il carattere di divieti piuttosto che di prescrizioni;
l'essere norme inseparabili dall'istituto della proprietà individuale.
Si sviluppa la consuetudine di fissare in un documento solenne questi diritti, sull'esempio delBill of Rights inglese: le Carte dei diritti dei nuovi Stati americani indipendenti e i primi emendamenti allaCostituzione degli Stati Uniti d'America sono gli antenati degli elenchi di diritti previsti dalleCostituzioni ottocentesche e da quelle attuali.
Fatta salva l'applicabilità dell'aggettivo "liberale" al liberalismo (discussa negli approfondimenti), larivoluzione francese del 1789 e la maggioranza delle rivoluzioni della prima metà del XIX secolo sono detterivoluzioni liberali. Queste avevano generalmente lo scopo di ridurre il potere monarchico a favore di quello del parlamento, nonché la concessione di unaCostituzione che limitasse i poteri del monarca. Di solito furono guidate da unaborghesia benestante (per questo sono anche detterivoluzioni borghesi).
I pareri sull'associazione di tali avvenimenti al liberalismo non sono però concordi; pensatori comeKarl Popper,Hannah Arendt,Marcello Pera,Lucio Colletti, hanno evidenziato come la rivoluzione francese (sia nel suo sostrato culturale prodotto dal pensiero diVoltaire eRousseau, sia nelle sue elaborazioni successive inMarx eEngels) segni di fatto l'origine deitotalitarismi del Novecento.
Lecolonie che daranno origine agliStati Uniti d'America si trovavano invece in un differente contesto politico. Il potere contro il quale insorsero non era unamonarchia nazionale ma la Corona inglese. Inoltre la popolazione bianca degli Stati Uniti non era stratificata socialmente come quella europea: non esisteva un'aristocrazia in contrapposizione a una classe borghese, né unclero organizzato (i coloni statunitensi erano protestanti), né una classe di veri e propri nullatenenti (proletariato: peasantry) a causa dell'abbondanza di terreni. Anche laguerra d'indipendenza americana può essere vista come una rivoluzione liberale, ma facendo per queste ragioni le dovute distinzioni: essa non porta all'instaurazione di una monarchia costituzionale ma di una Confederazione diRepubbliche.
Tra i documenti più celebri dell'epoca delle rivoluzioni liberali è necessario menzionare laDichiarazione di Indipendenza Americana (che sostituisce il terzo diritto naturale Lockiano "proprietà privata" con la "ricerca della felicità" - salvo la discussione secolare sull'equiparabilità semantica delle due locuzioni) e laDichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, (che separa in due tipologie i diritti individuali - salvo mancare di citare quello alla vita) emanata durante laRivoluzione francese.
Laneutralità di questa voce o sezione sugli argomenti politica e filosofia è stata messa in dubbio.
Motivo:Lo stato garantista promosso da J. Locke è una monarchia costituzionale, ed è molto chiaro sul fatto che il legislativo è subordinato a delle votazioni popolari nei limiti dello stato di diritto (come tutte le democrazie).
Per contribuire, correggi i toni enfatici o di parte e partecipa alladiscussione. Non rimuovere questo avviso finché la disputa non è risolta. Segui i suggerimenti dei progetti di riferimento1,2.
1846: raduno dell'Anti-Corn Law League nell'Exeter Hall
LoStato liberale classico che si instaura a seguito di queste rivoluzioni è loStato minimo, le cui funzioni sono limitate a compiti di difesa e ordine pubblico. Perlopiù il diritto di voto era ristretto a coloro che hanno un certo livello di reddito (suffragio censitario) e che sapevano leggere e scrivere. Lacostituzione delloStato liberale è tipicamente breve e flessibile. (LaCostituzione degli Stati Uniti d'America ancora una volta si differenzia, perché prevede un'elaborata procedura di revisione).
Lo Stato liberale si trasforma in alcuni paesi (Inghilterra) in Statodemocratico attraverso un processo graduale. In altri paesi (Francia) la resistenza delle classi dominanti porta a scontri violenti (moti del '48, repressione dellaComune di Parigi).Gli Stati Uniti costituiscono un caso a parte: i problemi che devono affrontare sono diversi da quelli dei paesi europei (più che una lotta tra classi sociali perché gli USA diventino una vera democrazia si pone la questione, che sarà risolta solo molto tempo dopo, di includere nel sistema politico gruppi discriminati come gliafroamericani e gliindiani d'America).
A partire dalla seconda metà del XIX secolo si sviluppano altre teorie politiche che prenderanno il sopravvento nel secolo seguente. Il rigore epistemologico dell'illuminismo viene abbandonato, e viene appassionatamente sostenuta l'alienabilità dei diritti individuali in favore di generici dirittisociali. Il bene (non meglio identificato) della collettività (teorie collettiviste) o della nazione (nazionaliste) diventa l'obiettivo della politica. La necessità di sorvegliare l'autorità pubblica viene dimenticata completamente, perciò le nuove teorie sono tuttemassimaliste.
Un primo gruppo di critiche proviene dal nascentemovimento socialista. Filosofi comeKarl Marx ritengono che idiritti dell'uomo sostenuti dai liberali non sarebbero universali ma esprimerebbero le esigenze di una determinata classe sociale (laborghesia) in un determinato momento storico (il passaggio dalfeudalesimo alcapitalismo). Perciò le classi dominanti non riconoscerebbero a tutti idiritti politici e sarebbero pronte anche a rifiutare la libertà di parola e di espressione a chi va contro i loro interessi. L'eguaglianza formale proclamata dai liberali non sarebbe sufficiente al permanere delle disuguaglianze economiche: "la libertà politica senza eguaglianza economica è un inganno, una frode, una bugia: e i lavoratori non vogliono bugie" nelle parole del celebre rivoluzionario, l'anarchicoMichail Bakunin. Marx nutre scarsa fiducia nella possibilità di strappare alla borghesia il potere economico utilizzando le istituzioni che essa stessa ha creato (i parlamenti, le elezioni) e sostiene la necessità di un rivolgimento rivoluzionario, da cui emergerebbe un sistema economico che garantirebbe la piena emancipazione di tutti gli individui.
Ilromanticismo, con la sua reazione contro l'illuminismo, critica l'universalismo liberale e mette al centro della politica l'idea dinazione. Gli uomini non sarebbero più "uguali" ma segnati dalle differenti identità culturali e dall'appartenenza al corpo nazionale. In alcune versioni la dottrina nazionalista non mette in crisi l'idea di un'uguaglianza di diritti fra gli esseri umani. Spesso però è presente l'idea della superiorità di un popolo sugli altri (per esempio nel nazionalismo tedesco) mentre le ideerazziste, avanzate in Francia daJoseph Arthur de Gobineau, vengono usate come giustificazione per l'espansione imperialista europea.
La visione quasi sacrale delloStato, inteso come espressione dell'eticità ("Stato etico") presente nella filosofia diHegel, ripresa da numerosi filosofistoricisti, viene anch'essa spesso usata contro il liberalismo, per dare una nuova giustificazione alla subordinazione dell'individuo al potere politico. Questo nonostante Hegel fosse stato personalmente favorevole alla rivoluzione francese e ai suoi principi di libertà.
La critica maggiore al giusnaturalismo è stata, nel corso del XX secolo, quella della supposta arbitrarietà (Kelsen, e poiBobbio) nella definizione dei diritti naturali, che in Locke erano individuati, in ordine gerarchico, in vita, libertà personale, proprietà privata e salute.
In realtà, la trattazione di Locke è così rigorosa dal punto di vista epistemologico da essere considerata fondatrice dell'epoca illuminista, così definita perché caratterizzata dalla razionalità e dal rigore logico. In particolare, l'individuazione di un'etica istintiva nell'uomo come animale sociale consegue simultaneamente da quattro distinti tipi di trattazione: l'iniziale intuizionismo eidetico è immediatamente supportato empiricamente dall'osservazione sperimentale (un esempio è l'immediato utilizzo da parte dell'infante dell'aggettivo mio, ossia la proprietà privata), a cui si aggiunge la trattazione razionalista-utilitaristica (già in Locke, poi inHume, ma soprattutto in Kant), ancora verificata empiricamente dall'analisi storico-giuridica (del Diritto Romano e delle parti prescrittive della Bibbia)[senza fonte]. Risulta comunque importante ricordare che per Locke la possibilità di possedere prigionieri di guerra come schiavi rientrasse fra i diritti naturali[76].
Continua poi a mantenere una certa ostilità verso il liberalismo, anche se in maniera via via più sfumata, laChiesa cattolica. Anche quando accettano le regole del sistema liberale i primi partiti cattolici, che nascono all'inizio del XX secolo, si fanno portatori di una visione del mondo molto differente. Essi contrappongono all'individualismo liberale la visione di una società articolata in "corpi intermedi" e rapporti solidaristici. In materia economica, infatti, i suddetti partiti presentano programmi spesso socialmente avanzati, ripresi in parte da quelli socialisti e continuano a opporsi all'estensione dellelibertà individuali, soprattutto nella sfera deldiritto familiare.
In ambito giuridico, alcune teorie sono state definite "liberali" perché intendono proteggere la libertà individuale contrapponendosi alpositivismo giuridiconormativista e abbracciando il diritto giurisprudenziale e ilcommon law. GiàSavigny, fondatore ottocentesco dellaScuola storica del diritto, era giunto a conclusioni per certi aspetti simili a partire da presuppostistoricisti. Nel Novecento, tra i filosofi che più insistettero su rapporto tra liberalismo e common law in opposizione alla supremazia della legge posta dalle autorità politiche sono da ricordareFriedrich Hayek[83] eBruno Leoni[84][85][86].
Si può dire a ogni modo che ciò che contraddistingue il liberalismo politico in ogni epoca storica è la fede nell'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale). Il punto di vista dell'individuo e il godimento della libertà individuale è considerato il parametro valido per giudicare la bontà di un ordinamento politico/sociale. In quest'ottica i poteri dello Stato devono incontrare limiti ben precisi per non ledere i diritti e le libertà dei cittadini. Ne può derivare, di volta in volta, il rifiuto dell'assolutismo monarchico, delclericalismo, deltotalitarismo e in generale di ogni dottrina che proclama il sacrificio dell'individuo in nome di fini esterni a esso.
Il risvolto del liberalismo in materia religiosa è lalaicità e la separazione tra Stato eChiesa:
La dottrina liberale, di conseguenza, è da intendersi laica in quanto chiede allo Stato di non interferire nelle scelte specificamente morali, queste infatti sono attribuite al libero arbitrio del singolo individuo:
«Nessuno mi può costringere a essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo.»
Il Liberalismo condivide con ilCristianesimo l'approcciogiusnaturalista. Non è un caso che il riferimento bibliografico più utilizzato nel trattato di Locke sia laBibbia.
Nel periodo successivo, quello della Controriforma, si distinse l'olandeseUgo Grozio[94].
Diversamente dall'opinione comune, tale somiglianza è massima proprio con il Cattolicesimo (da katà olos = universale), con cui è chiaramente condivisa la pretesa di universalità della tensione morale e dei principi etici.
Più controverso è invece il rapporto del cristianesimo con il secondo pilastro del liberalismo, ovvero l'approccio contrattualista, a cui è collegato lo scetticismo nei confronti della classe politica e la necessità di sorvegliarne e limitarne l'azione. Questa difficoltà dipende dalla controversia, proprio all'interno del cristianesimo, sull'interpretazione della relazione tra religione e politica. Dal "Dare a Cesare ciò che è di Cesare", che esprime chiaramente il disinteresse del pensiero Cristiano sulla politica, al suo contrario applicativo, ovvero il potere temporale del papato. In altre parole, il quesito sarebbe: il cristianesimo si astiene dalla speculazione sull'origine del potere politico e sulla sua gestione, o al contrario, come l'ebraismo e l'islamismo, ne sosterrebbe l'origine divina e il conseguente assolutismo politico? La risposta è multipla, a seconda della epoche storiche e delle diverse sette e correnti.
Tra le diverse diramazioni del pensiero cristiano collegate a questa interpretazione, quella più simile al contrattualismo liberalista è probabilmente quella "quacchera". Non per nulla la città fondata dai quaccheri,Philadelphia, fu la culla ideologica della rivoluzione americana, quella in cui fu scritta la famosaDichiarazione d'Indipendenza, in cui sia i principigiusnaturalisti che quellicontrattualisti del liberalismo illuminista furono chiaramente esposti.
È doveroso precisare che, per quanto concerne il Cattolicesimo, sarebbe sbagliato confonderne il pensiero teologico con le azioni dei Papi[95], i quali furono per lungo tempo dei re, dei generali e dei politici più che dei teologi[96]. Esattamente come sarebbe sbagliato confondere i principi delLiberalismo con l'azione dei partitiliberali e dei loro leader. In tale ottica, tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato negare gli sforzi politici verso una liberalizzazione della produzione agricola degli Stati della Chiesa a partire dal regno diPio VII (con ilmotu proprioLe più colte), ai fini di migliorare il benessere economico dello Stato, sulla base di quanto avveniva in altre nazioni europee.
Dal diritto alla libertà individuale si deduce la libertà di scelta, la quale conduce al diritto all'informazione. Il sopruso di questo diritto viene denominato in modo differente a seconda del contesto:
-truffa, nel caso delle transazioni commerciali. In questo caso il sopruso si materializza nel difetto o nell'errore dell'informazione;
-plagio, definito come "assoggettamento psicologico di una persona a un'altra, per via del diverso livello della personalità e di tecniche di convincimento". Esempi nell'insegnamento ([97]), nell'induzione a elargizioni economiche a prestazioni sessuali. Nel caso scolastico si concretizza con l'insegnamento di opinioni come se fossero dati di fatto, o con giudizi di merito sia sulle prime che sui secondi. Nel secondo soprattutto con difetto e errore di informazione, Nel terzo possono essere associate minacce. Il reato di plagio (art. 603 c.p.) è stato abolito in Italia nel 1981. Al contrario, esiste in Costituzione un originale "diritto all'insegnamento" (art.36).
-propaganda, nel caso dell'informazione politica, o comunque degli atti amministrativi pubblici e dei loro esiti, da parte di enti pubblici ufficiali di informazione. Anche questo si materializza sia nel propinamento di opinioni come se fossero dati di fatto, o semplicemente nel difetto o errore di informazione (sia di dati che di opinioni).
Il liberalismo, diversamente dalleTeorie dello Stato perdiritto divino o perdiritto di conquista, è una teoriacontrattualista, secondo cui il cittadino delega il potere a uno scopo preciso e vincolato (la difesa dei diritti individuali). Perciò, i rapporti politici possono essere espressi esclusivamente per delega democratica. Non vi è altra modalità compatibile.
Tale contratto è però di tipo univoco, ovvero demandato dal popolo all'autorità, non biunivoco. Coerente con il liberalismo perciò sono solo forme di democrazia diretta, non rappresentativa[98].
D'altronde, il liberalismo è anche una teoria della limitazione del potere (alla difesa dei diritti individuali), perciò anche l'estensione del potere per via democratica ne è limitato. Per questa ragione il filosofo Hayek propose il termine "demarchia", in cui l'etimologia kratos (dominare, comandare) viene sostituita da arcos (gestire, amministrare), più corretto per un sistema di rapporti politiciliberalista. Questo dettaglio ha suscitato dibattiti intellettuali sulla compatibilità tra liberalismo e democrazia.
Dal punto di vista della sorveglianza del potere (l'altra branca del pensiero liberalista) risulta però vitale alla gestione politica diretta il diritto all'informazione, ovvero la difesa da quelle particolari forme di truffa dell'individuo quali la demagogia, il plagio, la propaganda. Attuabili semplicemente con la distinzione, nei luoghi di informazione istituzionali, tra dato di fatto e opinione, garantita da sanzioni e da sistemi di sorveglianza indipendenti (separazione dei poteri).
Un'altra polemica sulla compatibilità tra liberalismo edemocrazia sorge dall'estensione del diritto al voto. Il liberalismo, come teoria contrattualista, vede il cittadino come colui che paga l'autorità al fine di un servizio (la difesa dei diritti di tutti gli uomini e di quelli dei soli cittadini). Ne conseguirebbe che solo chi paga le relative imposte avrebbe diritto di voto.No taxation without representation valeva anche al contrario:representation solo di chi pagava le imposte. Non che tale privilegio fosse molto ricercato, ai tempi di John Locke. Carlo I tentò infatti di imporre un'imposta a chi rifiutava il cavalierato, ma il parlamento si oppose. In sintesi: la polemica sulla compatibilità tra liberalismo e democrazia dipende dalla concezione di quest'ultimo termine. In particolare, se si ritiene assuma più rilevanzal'estensione dell'elettorato o quella dei suoi poteri.
Ma anche un secolo dopo, negli USA, l'approccio deipadri fondatori era identico. Thomas Jefferson, nel 1816 scriveva: "Fate in modo che ogni uomo che serva nella milizia o paghi le imposte possa esercitare il suo giusto e guale diritto di voto"[99].
Infine, a proposito diestensione della democrazia, notiamo che i moderni statidemocratici limitano l'intervento dell'elettorato alla selezione di quei candidati scelti dai partiti a fare parte del potere legislativo. In taluni, ci si spinge anche al capo dell'esecutivo. In USA, si arriva anche al potere giudiziario. Chiariamo che per il liberalismo tutti i poteri andrebbero selezionati direttamente, e a termine, dai cittadini.
Ilfederalismo è uno di quegli strumenti istituzionali tipici del liberalismo, basati sulla separazione dei poteri, atti a impedire l'arbitrio della classe politica.
Queste le tre caratteristiche della frammentazione territoriale del potere politico che permetterebbero sia di ottimizzare l'efficienza amministrativa che la sorveglianza da parte dei cittadini nei confronti dell'attività politica:
1) Distribuzione piramidale delle funzioni pubbliche: la maggior parte dell'attività amministrativa va affidata a quelle frazioni apicali della ramificazione del potere, materialmente più vicine al cittadino. Ovvero quelle del frazionamento territoriale più piccolo. In questo modo:
- verrebbe massimizzata la quota dei cittadini coinvolta direttamente dalla maggior parte delle decisioni;
- gli amministratori della cosa pubblica si immedesimerebbero maggiormente e si troverebbe più frequentemente a contatto diretto con essi.[100]
I vantaggi di questa impostazione furono sostenuti con forza dall'illuminista americano Thomas Jefferson, le cui parole contribuirono a mantenere gli Stati Uniti una Confederazione: di Stati. Tra i suoi scritti sull'argomento:
2) Attraverso la libertà di movimento e scelta del cittadino[104], che decidendo di trasferirsi nella località amministrativa che più gli aggrada, attuerebbe la cosiddetta "democrazia con i piedi".
3) L'inevitabile confronto tra soluzioni istituzionali/amministrative differenti, ancorché adiacenti (federalismo concorrenziale)[105], indurrebbe a copiare l'esempio migliore, e perciò all'ottimizzazione amministrativa e successivamente all'involontaria uniformità tra le autonome frazioni territoriali.
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Smith non si discostava dal pensiero politico generale di Locke, secondo cui la funzione dello Stato era da limitarsi a quella di difendere i diritti naturali dell'individuo. Smith si concentrò sulla libertà individuale, nella fattispecie di quella economica. In condizioni di libertà, l'insieme degli individui di una nazione si organizzerebbe naturalmente in unordine spontaneo di separazione dei compiti che conseguirebbe risultati straordinari e illimitati. L'esempio più famoso utilizzato da Smith per provare tale asserto è ilparadosso dello spillo, e la metafora più nota è quella dellamano invisibile.
La risposta al quesito del titolo del suo saggio, quindi è questa: il segreto della ricchezza delle nazioni è ladivisione del lavoro, che la libertà individuale riesce a organizzare in modoottimale, anche seinintenzionale.
Si è spesso tentato di attribuire a Smith la teorizzazione di un'economia anarchica, del tutto priva di regole, sintetizzata dall'espressione francese "laissez faire". Sebbene Smith si esprimesse con forza a favore di un commercio privo di dazi, in opposizione al mercantilismo imperante, eglinon utilizzò mai questo termine; anzi, pose in evidenza il pericolo dell'emergere di pratiche collusive tra commercianti in un mercato non regolamentato. Lo stesso impianto teorico della concorrenza perfetta, su cui si basa la costruzione dell'equilibrio competitivo, dei teoremi del benessere e la formalizzazione della mano invisibile di Smith, riguarda un mercato ideale ma non privo di regolamentazione; al contrario, la numerosità delle imprese, la libertà di ingresso nel mercato e la perfetta informazione di compratori e venditori assicura che le imprese non abbiano alcun potere di mercato, soprattutto nella determinazione dei prezzi (Cit. Matteo Pignatti[107]).
Nel XVIII secolo, tra gli altri economisti italiani sulla stessa linea, il più importante fuPietro Verri Altri economisti si sono succeduti nei secoli successivi a sostegno di tali tesi. I principali furono probabilmente:
Altri economisti sono stati invece associati termineliberale, in coerenza con i partiti o movimenti politici che appoggiavano ma in contraddizione con il pensiero liberale classico (o illuminista o liberalista). Tra questi, l'economista settecentescoThomas Robert Malthus, l'ottocentesco ingleseJohn Stuart Mill e l'economista del NovecentoJohn Maynard Keynes.
È però in uso la fuorviante definizione dieconomista classico per indicare qualunque economista operante tra il XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo.
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La difesa della proprietà privata impone il gemellaggio tra liberalismo emonetarismo (dal motto "money matter"), ovvero quell'approccio alla gestione della moneta che punta al mantenimento del valore della stessa, mediante la ricerca dell'equilibrio tra quantità di moneta e PIL.
Per la precisione il monetarismo originale (Milton Friedman) riteneva insufficienti i mezzi per la misura delle variazioni reali dell'offerta di beni e di servizi, e suggeriva, in base ad analisi storiche, che nei mercati in cui fosse difesa la libertà di iniziativa la crescita si aggirasse mediamente sul 3% annuo. Da qui il noto suggerimento di un aumento equivalente di quantità di moneta (aggregato M1).
Indipendentemente dal metodo proposto per mantenere inalterato l'equilibrio tra domanda e offerta di moneta, il concetto è che il liberalismo è antitetico alle teorie che sostengono l'utilizzo delle cosiddette leve monetarie al fine di stimolo dell'economia (o, al contrario, a quello di rallentarne la crescita) in quanto incuranti dell'alterazione del valore della quota monetaria della proprietà privata (teoriekeynesiane e neokeynesiane, secondo cui "money doesn't matter").
Ma altrettanto distanti dal liberalismo sono quelle teorie (libertarie) che ritengono "inutile" l'opera dellebanche centrali al fine di mantenere costante il valore della moneta.[108]
In virtù del diritto alla vita, il liberalismo si oppone a che leimposte sul reddito pregiudichino la sopravvivenza e la salute di tutti coloro che dipendono da quel reddito. Concetto che si tradurrebbe nella deducibilità dalreddito imponibile delle quote per le spese abitative e di sussistenza proporzionali al nucleo familiare (allargato anche a componenti di diversa residenza), nonché tutte quelle inerenti alla salute, le spese rese obbligatorie al cittadino quali quelle scolastiche, e le tasse inevitabili quali quelle locali legate alla residenza e alle utilities[109].
Contrariamente a quanto si crede, quindi, il liberalismo non pretende aliquote genericamentebasse, ma è incompatibile con modalità di calcolo degli imponibili che pregiudichino i diritti fondamentali.
Dalla difesa della libertà individuale discende poi quella economica, che è antitetica a ostacoli di tipo fiscale, quali:
Infine, dal diritto alla proprietà privata discende l'incompatibilità con le imposte sulla stessa o sulla sua acquisizione.
È però da notare come John Locke ([110]) teorizzasse l'esclusione dalla proprietà privata della proprietà fondiaria, giustificata solo dal permanere di un efficiente sfruttamento economico del fondo. In questa ottica, il liberalismo lockiano giustificherebbe imposte sui fondi agrari, al fine di garantirne lo sfruttamento economico. Un'ottica simile a quella dellepartecipanze agrarie.
Un terzo mito da sfatare è l'antitesi tra liberalismo etasse.[111] Al contrario, i principi contrattualisti del liberalismo rendono coerente la preferenza delle tasse (cioè il corrispettivo per un servizio reso) rispetto alle più genericheimposte. L'equivoco nasce dal fatto che la traduzione in italiano dell'inglesetax sarebbeimposta, nontassa (in inglese:fee). E anche dal fatto che in Italia vengono emessi tributi denominatitassa ma che sono impropriamente gestiti e quantificati come se fosseroimposte.
La solidarietà è un sentimento morale istintivo, naturale, quindi fa parte dell'approccio giusnaturalista tipico del liberalismo.
Non è un caso che all'affermarsi delle ideewhig, nel Settecento inglese, nascevano anche le prime disposizioni giuridiche di assistenza sociale ([112]).
Ciò che però il liberalismo rifiuta sono le modalità di aiuto estranee all'etica naturale e quelle che permettono all'autorità pubblica di eseguire attività economiche in proprio anziché fungere da sorvegliante. In altre parole, non elargizioni ma prestiti. Non "Stato Dottore", non "Stato Immobiliarista", bensì autorità pubblica che finanzia le necessità individuali collegate per chi ne necessitasse, mantenendo il suo ruolo di sorvegliante, sia nei confronti delle attività economiche che nei confronti dei beneficiari dei prestiti assistenziali.
Un esempio pratico è l'assistenza sociale svizzera, descrittaqui.
Un maggiore approfondimento teorico sull'assistenza sociale secondo il liberalismo si trova invecequi[collegamento interrotto].
La facilitazione degli scambi tra i diversi Stati nazionali (o globalizzazione economica) e la maggior libertà economica sono coerenti con il liberalismo. L'espressionelaissez faire, associata spesso alle deduzioni del liberalismo in materia economica, è paradigmatica.
Per quanto concerne l'integrazione politica (oglobalizzazione giuridica) possono risultare incompatibili quegli aspetti che favoriscono l'arbitrio della classe politica e ne ampliano il ventaglio di azione. In particolare pregiudicando i diritti individuali, quali quelli:
alla vita (attraverso le imposte sul reddito, qualora non rispettino i minimi per la sopravvivenza di tutti coloro che dipendono da quel reddito);
alla libertà (con ildiritto positivo, con la burocrazia e con le politiche economiche di incentivazione che compromettono la libera concorrenza);
alla proprietà (attraverso le imposte sulla proprietà e sugli acquisti, nonché con politiche monetarieanticicliche).
a ogni diritto in generale, attraverso l'arbitrio politico ovvero il sopruso impunito dei potenti, qualora le istituzioni non siano organizzate a farvi fronte.
Secondo iliberali classici, infatti, i diritti alla vita, alla proprietà e alla libertà appartengono solo all'uomo. Non alla collettività.
Altri filosofi e uomini politici hanno tuttavia continuato a sostenere che liberalismo e liberismo fossero inseparabili,in opposizione in particolare alsocialismo[senza fonte]: per esempioLuigi Einaudi, che neIl Buongoverno (pubblicato nel 1954, pag. 118) scrisse:
«La libertà economica è la condizione necessaria delle credenze (leggi: perché ciascuno possa abbracciare liberamente una fede). La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica.»
«Il commercio è un atto sociale. Chi porta avanti la vendita di beni alla collettività va a toccare gli interessi di altre persone e della società in generale; e perciò nel suo operato, in linea di principio, è sottoposto alla giurisdizione della società; [...] Le restrizioni del commercio o della produzione destinata al commercio, sono in effetti restrizioni; e in sé una restrizione è un male: ma le restrizioni in questione riguardano solo la parte della condotta umana che la società è competente a limitare, e sono sbagliate solo perché non producono in realtà i risultati che era loro obiettivo ottenere»
(Mill, dal saggioSulla libertà.)
«Liberty for wolves is death to the lambs / La libertà per i lupi è la morte degli agnelli»
«Per limitare lacoercizione dello Stato bisogna separarne i poteri organizzati (legislativo, esecutivo e giudiziario). Inoltre, bisogna limitare le loro funzioni a quelle sole azioni che posseggano caratteri di ordine generale. Il liberalismo chiede che lo Stato, nel determinare le condizioni entro cui gli individui agiscono, fissi le medesime norme formali per tutti. In relazione a quest'ultima definizione sorge il problema del rapporto (e delle interferenze) tra la sfera della libertà e il settore del diritto. Le norme legislative tendono a limitare, nella loro rilevanza precettiva, il carattere di assolutezza della libertà. Esiste una categoria di norme, chiamata “minimo etico”, indispensabile per regolamentare gli interessi individuali e quelli di rango generale. Il diritto inoltre attribuisce allo Stato dei poteri per garantire a tutti la civile convivenza nella pace e nella sicurezza (“minimo del minimo etico”). D'altra parte il concetto di libertà non può essere identificato unicamente con quello di liceità giuridica, fissandone i confini con tutti i comportamenti umani che non siano contra legem. Sarebbe infatti troppo comodo limitarsi a rispettare le leggi per poi fare tutto quello che non è espressamente proibito.»
«Non bisogna dimenticare che il liberalismo disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo, e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.»
«Cos'è la libertà? La libertà è l'insieme delle nostre libertà. Essere liberi, sotto la propria responsabilità, di pensare e agire, parlare e scrivere, lavorare e scambiare, insegnare e imparare, solo questo è essere liberi.»
(Frédéric Bastiat, dal pamphletBaccalaureato e il socialismo, 1850.)
«La libertà dell'economia è di importanza decisiva per la libertà nel suo complesso per due ragioni:
perché rappresenta essa stessa un importante settore della libertà. Se nelle attività economiche, le quali occupano grande parte della nostra vita quotidiana, ci dobbiamo adeguare non già alle leggi, ma agli ordini di funzionari autorizzati a comminare sanzioni, allora la somma complessiva della libertà in questa società ne risulterebbe diminuita;
perché, venendo meno la libertà economica, la quale si sostanzia non solo nella libertà dei mercati, ma anche nella proprietà privata, la libertà spirituale e politica perde le sue basi. L'uomo che soggiace alla costrizione da parte dello Stato e della sua burocrazia nelle sue attività quotidiane e nelle condizioni della sua esistenza materiale, rimanendo alle dipendenze di un monopolista onnipotente cioè dello Stato, quell'uomo perde la sua libertà sotto tutti i punti di vista.»
«La libertà non può essere "concessa" da nessuno ma semmai riconosciuta. La massima forma di libertà consiste nello sviluppare iniziative, nella possibilità di organizzarsi […]. La libertà religiosa è la base di ogni altra forma di libertà, cominciando da quella politica ed economica. […] Le sto descrivendo una parte del pensiero diSturzo e del suoPartito popolare.»
«Essere liberale oggi significa sapere essere conservatore, quando si tratta di difendere libertà già acquisite, e radicale, quando si tratta di conquistare spazi di libertà ancora negati. Reazionario per recuperare libertà che sono andate smarrite, rivoluzionario quando la conquista della libertà non lascia spazio ad altrettante alternative. E progressista sempre, perché senza libertà non c'è progresso.»
«La questione dell'identità e definizione del liberalismo si complica ulteriormente se si pensa che la stessa dottrina è andata trasformandosi e evolvendosi nel tempo, sia da un punto di vista teorico (seguendo in qualche modo le vicende della filosofia moderna) sia da quello pratico (alla difesa dei diritti politici si è aggiunta quella dei diritti civili e sociali).
Vi è anche chi ha definito il liberalismo una dottrina che ha necessità di ridefinirsi continuamente, a seconda delle esigenze storiche: ai problemi e sfide di libertà sempre diversi devono corrispondere risposte liberali sempre nuove e ugualmente diverse: non esiste il liberalismo, esiste la continua lotta umana per la libertà
(cfr. Nicola Matteucci,Il liberalismo in un mondo in trasformazione, 1969)»
^ab Stefano De Luca (a cura di),Liberalismo, suEnciclopedia dei ragazzi, Treccani, 2006.
«Avendo accompagnato lo sviluppo della civiltà occidentale dal Seicento a oggi e in contesti nazionali diversi tra loro, il liberalismo ha assunto varie fisionomie, senza però abbandonare mai la sua vocazione antiautoritaria»
^ab Stefano De Luca (a cura di),Liberalismo, suEnciclopedia dei ragazzi, Treccani.
«Di qui il paradosso che pensatori come Locke, Montesquieu e Kant, vissuti tra 17º e 18º secolo e considerati i padri del liberalismo moderno, non conoscevano questo significato della parola e pertanto non si sarebbero definiti liberali»
«Liberal parties were among the first political parties to form, and their long-serving and influential records, as participants in parliaments and governments, raise important questions...»
«L'autocoscienza storico-teorica del liberalismo è molto tarda e risale probabilmente ai primi del Novecento (del 1911 è, per esempio,Liberalism di Thomas L.Hobhouse; mentre nel 1925 esce laStoria del liberalismo europeo di Guido de Ruggiero)»
«After a dozen years of centre-left Liberal Party rule, the Conservative Party emerged from the 2006 parliamentary elections with a plurality and established a fragile minority government»
«In Inghilterra quest'uso del termine liberalismo comparve soltanto dopo l'unificazione di whigs e radicali in un unico partito, che dagli inizi degli anni quaranta divenne noto come Partito Liberale. Dal momemto che i radicali si ispiravano in buona parte a quella che abbiamo designato come tradizione continentale, anche il Partito Liberale inglese all'epoca della sua massima influenza si appropriò delle entrambe le tradizioni sopra menzionate.Sarebbe scorretto qualificare come ‛liberale' esclusivamente l'una o l'altra delle due distinte tradizioni. Esse sono state talvolta designate come tipo ‛inglese', ‛classico' o ‛evoluzionistico', o come tipo ‛continentale' o ‛costruttivistico'»
«A ciò si deve aggiungere che nel pensiero liberale si ritrovano ispirazioni e strumenti teorici diversi e opposti fra loro: i pensatori liberali del Seicento e del Settecento hanno fondato le loro concezioni su solidi presupposti giusnaturalistici, mentre quelli di parte dell'Ottocento e del Novecento si sono fondati su concezioni o utilitaristiche o storicistiche, e comunque non giusnaturalistiche o addirittura antigiusnaturalistiche»
^ Stefano De Luca (a cura di),Liberalismo, suEnciclopedia dei ragazzi, Treccani, 2006.
«Una grande famiglia politica.
A ciò va aggiunto che il pensiero liberale ha accompagnato l’evoluzione della civiltà occidentale per un arco di tempo talmente lungo (dal 17º secolo in avanti) e in paesi diversi tra loro (come l'Inghilterra, gli Stati Uniti, la Francia, la Germania, l'Italia) che esso non poteva non assumere fisionomie differenti a seconda dei contesti nei quali si è sviluppato e dei problemi che ha dovuto fronteggiare.
Abbiamo avuto liberalismi diversi nell'ispirazione filosofica (quelli sei-settecenteschi fondati sul giusnaturalismo, quelli otto-novecenteschi sullo storicismo o sull'utilitarismo), negli orientamenti politici (alcuni ostili, altri aperti verso le istanze egualitarie della democrazia e del socialismo) e nelle concezioni economiche (alcuni nettamente contrari, altri favorevoli all'intervento dello Stato nell'economia)»
«Con riferimento alla storia parlamentare europea, il r. è la tendenza «democratica» del liberalismo europeo che nello schieramento parlamentare dei partiti liberali ha tenuto sempre la sinistra. Il termineradical nacque in Inghilterra intorno alla fine del 18° sec. per designare formazioni politiche democratiche, in partic. i sostenitori più accesi della riforma parlamentare (radical reform): tra i primissimi a usarlo fu J. Cartwright (The people’s barrier against undue influence, 1780). L’esperienza della Rivoluzione francese decretò la crisi del r. inglese di stampo giacobino (T. Paine) screditando il termine. Il «r. filosofico» diventò la concezione dominante del liberalismo avanzato, nel contesto della battaglia per ilReform bill, che non era più una semplice richiesta di correzioni nel funzionamento delle Camere ma investiva tutti i problemi politico-economici della nazione. Si sviluppò tra la fine del sec. 18° e la prima metà del 19° per opera soprattutto di J. Bentham e J. Stuart Mill, che sostenne, applicando alla politica e all'economia i principi dell'utilitarismo, un programma di riforme sociali dirette all'allargamento della partecipazione popolare alla vita politica, una più equa distribuzione delle ricchezze e la libertà d'industria e di commercio. L'intonazione democratica del r. inglese non ne ha però mai tradito l'originario carattere liberale: nell'opposizione congiunta al conservatorismo e ai movimenti socialisti – clamorosa fu soprattutto la campagna dei radicali contro il cartismo negli anni intorno al 1830 – esso si è mantenuto fedele al credo individualistico; e se ha accettato, e in parte anche favorito, la formazione di organismi sindacali, l'ha indirizzata tuttavia verso quella concezione di rapporti autonomi fratrade unions e partito politico che definisce tuttora le relazioni tra la potente organizzazione sindacale e i laburisti. L'avvento del laburismo ha comportato anche la scomparsa del r. tradizionale, i cui postulati teorici sono però ancora alla base della visione politico-sociale dei laburisti moderati»
«Beveridge of Tuggal, William Henry. - Economista e uomo politico inglese (Rangpur, Bengala, 1879 - Oxford 1963); rettore della London School of Economics dal 1919 al 1937, e dell'University College di Oxford (1937-45), ideò (1942) il complesso piano di assicurazione sanitaria obbligatoria e gratuita per tutti (indipendentemente dal loro reddito) e di previdenza per il caso di disoccupazione, vedovanza, vecchiaia e morte che è detto appunto from the cradle to the grave (dalla culla alla tomba) ed entrò in vigore nel 1948 con il nome di piano B. Deputato liberale di Berwick-on-Tweed nel 1944, cadde alle elezioni del 1945, e, creato barone (1946), entrò a fare parte della camera dei Lord»
«Nei decenni del dopoguerra, schiacciati tra conservatori e laburisti nell'ambito di un sistema maggioritario e tendenzialmente bipartitico come quello britannico, i liberali furono ridotti a un ruolo poco più che testimoniale, impegnandosi perlopiù sul terreno dei diritti civili. Solo nel 1979 il partito cominciò a riguadagnare consensi, giungendo al 13% dei voti, e alle elezioni del 1981, allorché esso si alleò con il piccolo Partito socialdemocratico, addirittura al 25% (conquistando però pochi seggi per via del sistema elettorale). Nel 1988 l'alleanza con i socialdemocratici divenne organica e il partito assunse il nome di Partito liberaldemocratico»
«Ciò comporta anche il rifiuto della distinzione tra liberalismo politico e liberalismo economico /elaborata in particolare da Croce come distinzione tra liberismo e liberalismo) Per la tradizione inglese i due concetti sono inseparabili. Infatti il principio fondamentale per cui l'intervento coercitivo dell'autorità statale deve limitarsi a imporre il rispetto delle norme generali di mera condotta priva il governo del potere di dirigere e controllare le attività economiche degli individui»
^ Dario Antiseri,Liberalismo politico e liberalismo economico, Rubbettino.
^I sostenitori dell'esistenza di una dottrina liberista la attribuiscono adAdam Smith e al suo saggioLa Ricchezza delle Nazioni, laddove questi utilizzò il termine "liberal policy" un paio di volte per indicare il commercio privo di dazi. Smith non vedeva di buon occhio l'assenza di regolamentazione statale, infatti dichiarò: «Raramente la gente dello stesso mestiere si ritrova insieme, anche se per motivi di svago e di divertimento, senza che la conversazione risulti in una cospirazione contro i profani o in un qualche espediente per fare alzare i prezzi».
^La lingua francese parla dilibéralisme politique elibéralisme économique (quest'ultimo chiamato anchelaissez-faire, lett.lasciate fare), lo spagnolo diliberalismo social eliberalismo económico. La lingua inglese parla difree trade (libero commercio) ma usa il termineliberalism anche per riferirsi al liberismo economico.
^ Boehm-Bawerk,Potere o legge economica?, Rubbettino, 1999, p. 67.
^According to the Encyclopædia Britannica: «In the United States, liberalism is associated with the welfare-state policies of the New Deal programme of the Democratic administration of Pres. Franklin D. Roosevelt»
^abDalla pagina ufficiale del movimento libertario italiano:In una società anarco-capitalista, l'applicazione della legge e tutti gli altri servizi compresi quelli difensivi e di sicurezza possono essere forniti dai concorrenti finanziati su base volontaria come le agenzie di difesa privata piuttosto che attraverso l'imposizione fiscale, attraverso la gestione privata e competitiva fornita in un mercato aperto anche a livello monetario.
^a "Anarchopedia": l'ANARCO CAPITALISMOapparse sulla scena americana nel corso degli anni "Sessanta", questa teoria politica propone l'instaurazione di una società basata esclusivamente sul libero mercato e nella quale sia eliminato ogni ricorso alla coercizione attraverso il superamento dello Stato
^"CREONTE: E pur la legge violare osasti? ANTIGONE: Non Giove a me lanciò simile bando, né la Giustizia, che dimora insieme con i Dèmoni d'Averno, onde altre leggi furono imposte agli uomini; e i tuoi bandi io non credei che tanta forza avessero da fare sì che le leggi dei Celesti, non scritte, e incrollabili, potesse soverchiare un mortal: ché non adesso furon sancite, o ieri: eterne vivono esse; e niuno conosce il dí che nacquero".
^Giuseppe Bailone:"A partire dall’Antigone di Sofocle, che rappresenta il conflitto tra la volontà del sovrano e le leggi “non scritte”, divine e assolute, la filosofia greca elabora con i Sofisti, con Platone, con i Cinici, ma, soprattutto, con gli Stoici la teoria del diritto naturale, dell'esistenza, cioè, di una legge di giustizia non scritta ma ben presente nella coscienza degli uomini dotati di ragione. Cicerone offre alla teoria una splendida veste letteraria, la rende convincente con una chiarezza espositiva esemplare e con la semplicità delle argomentazioni. Grazie a Cicerone la teoria del diritto naturale esercita un'influenza grandissima nel processo di formazione della cultura giuridica cristiana." FONTE:AGOSTINO D'IPPONA (354-430): la legge naturale, suhomolaicus.com.URL consultato il 22 ottobre 2018.
^Gaetano Mosca, Storia delle Dottrine Politiche, Ed Laterza, 1962
^Steven E. Aschheim,At the Edges of Liberalism: Junctions of European, German, and Jewish History, [1 ed.] 978-1-137-00228-0, 978-1-137-00229-7, Palgrave Macmillan US, 2012.
^ John Locke,Il secondo trattato sul governo, Milano, BUR, 2007, capitoli II-IX.
^"Gli uomini sono uguali per natura" nel senso che le diseguaglianze "si accordano con l'eguaglianza di tutti di fronte alla giurisdizione", "essendo quell'eguale diritto che ogni uomo ha di non essere soggetto alla volontà o all'autorità di un altro".
^Per il Kant giusnaturalista (“L'uomo obbedisce a una legge che egli stesso liberamente si è dato”, con diritto, libertà ed etica definite contemporaneamente nella nota frase “Devo, dunque posso”), il diritto deve interpretare l'imperativo categorico dell'etica: “Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di legislazione universale” (Metaphysics of Morals). Ma anche: “ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri). (cit. da “Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto). O anche: Il diritto è [...] l'insieme delle condizioni per mezzo delle quali l'arbitrio dell'uno può accordarsi con l'arbitrio di un altro secondo una legge universale della libertà (cit. da “Stato di diritto e società civile”).
^Legge di eguale libertà di Spencer: “ogni uomo è libero di fare ciò che vuole, purché non violi l'eguale libertà di ogni altro uomo”
^Giacomo Gavazzi,KELSEN: DALLA LIBERTÀ ANARCHICA ALLE LIBERTÀ DEMOCRATICHE, Il Politico, Vol. 46, No. 3 (sett. 1981), pp. 337-360.
^Karl Popper, partendo dalla filosofia della scienza (principio di indeterminismo) criticò aspramente il positivismo razionalista nella filosofia giuridica
^Bruno Leoni, Lezioni di filosofia del diritto, raccolte da M. Bagni, Pavia, Viscontea, 1959 (nuova edizione, a cura di Carlo Lottieri: Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003)
^Bruno Leoni, Freedom and the Law, New York, Nostrand, 1961; trad. it. La libertà e la legge, Introduzione di Raimondo Cubeddu, Macerata, Liberilibri, 1995
^ Bruno Leoni,Il diritto come pretesa individuale, 1964.
^Leoni ed Hayek anteposero al diritto positivo la common law, ovvero la supremazia della giurisprudenza.
^ Bruno Leoni,La libertà e la Legge, Macerata, Liberilibri, 1995,ISBN88-85140-19-X.
^ Mauro Barberis,La teoria del diritto di Bruno Leoni, in Antonio Masala (a cura di),La teoria politica di Bruno Leoni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005, pp. 15-34,ISBN88-498-1278-7.
^UGO GROZIO, sufilosofico.net.URL consultato il 22 ottobre 2018.
^Anche se a volte troviamo nell'amministrazione dello Stato Pontificio alcune manifestazioni tipiche del pensiero liberalista, come l'intensa autonomia amministrativa di cui godevano le su province e città. Interessante è l'istituzione delle partecipanze agrarie, ovvero la concessione gratuita di terreni a famiglie la cui unica prerogativa per mantenerla era (ed è tuttora) di abitarvi. In completa coerenza con il pensiero lockiano di giustificazione dell'occupazione dei fondi solo con il lavoro diretto dell'occupante. E in completa antitesi con l'esempio fallimentare della gestione del latifondo nel contemporaneo regno delle due Sicilie, in cui i proprietari di immense distese coltivabili le lasciavano andare in malora mentre questi vivevano nella mondana Napoli
^Infatti, tra ilnon expedit di Pio IX e laPascendi Dominici gregis di Pio X, cresceva e s'imponeva nel pensiero cattolico il modernismo teologico.
^Per esempio per ogni decisione legislativa. Per quelle attività intermedie che necessitano di rappresentanza, per esempio quelle parlamentari, l'affidamento diretto significa che le candidature per la rappresentatività non possono essere affidate ai partiti, che le votazioni siano di tipo nominale e non partitico, che il loro esito non sia modificato con premi o esclusioni per partito
^ Thomas Jefferson,Lettera a Samuel Kercheval, Philadelphia, 1816, pp. 4, 12.
^Come sostieneMarco Bassani, docente di Storia delle Dottrine Politiche e uno dei più eminenti sostenitori del federalismo in Italia, la democrazia più efficiente si attua quandoil capo del governo abita a un tiro di schioppo dall'abitante più lontano.
^Jefferson scrisse il testo del veto del Kentucky ai poteri eccezionali da attribuire al presidente John Adams al fine di fare fronte al rischio di estensione in USA della Rivoluzione Francese.
^Come Catone, ai suoi tempi, concludeva ogni suo discorso con le parole, Carthago delenda est, così io concludo sempre con l'esortazione, “dividete le contee in comunità”. Cominciate con l'istituirle per una sola funzione; dimostreranno ben presto per quali altre esse siano lo strumento migliore.
^Il vero fondamento di un governo repubblicano è il pari diritto di ogni cittadino al possesso e all'autogoverno della sua persona e della sua proprietà. Usate questo, come metro di giudizio, per valutare le disposizioni della nostra costituzione, per verificare se essa discende direttamente dalla volontà del popolo.Riducete perciò la vostra legislatura a un numero di componenti sufficiente a un discussione approfondita, ma ordinata.L'organizzazione amministrativa delle nostre contee può apparire più ardua, ma è sufficiente seguire lo stesso principio, e il nodo si scioglie da sé. Si dividano le contee in ward (distretti) di dimensioni tali da permettere a ogni cittadino di partecipare, quando viene il momento, e di agire di persona. Si assegni ai cittadini il governo di questi ward in ogni cosa che li riguardi direttamente: la scelta, in ciascuno di essi, di un giudice di pace, una guardia, una compagnia della milizia e una ronda, la gestione di una scuola, dell'assistenza ai poveri e della loro parte delle strade pubbliche, la scelta di uno o più giurati per il tribunale e infine la possibilità di votare nei propri ward per tutti gli incarichi elettivi del livello superiore. Tutto questo solleverà l'amministrazione di contea da quasi tutti i suoi compiti, li farà eseguire meglio e, facendo di ogni cittadino un membro attivo del governo del suo paese, facendogli sentire la responsabilità degli uffici che gli sono più vicini e che più lo interessano, farà sì ch'egli si senta legato nel modo più profondo all'indipendenza del suo paese e alla sua costituzione repubblicana.Dovremmo quindi strutturare il nostro governo come segue:1. La repubblica federale, per tutte le questioni estere e tra gli Stati;2. lo Stato, per tutte ciò che riguarda esclusivamente i nostri cittadini;3. le repubbliche di contea, per i compiti e le questioni di contea;4. le repubbliche di ward, per le necessità, piccole ma numerose e appassionanti, della loro regione.Nel governo, come in ogni altra cosa della vita, è soltanto con la divisione e la suddivisione dei compiti che tutte le questioni, grandi e piccole, possono essere affrontate nel migliore dei modi. Il tutto è cementato dal fatto di dare a ogni cittadino, individualmente, una parte nell'amministrazione degli affari pubblici.
^Articolo sul tema dell'intellettuale liberalista Guglielmo Piombini:link
^tema trattato estesamente da François GarçonConoscere la Svizzera. Il segreto del suo successo (Armando Dadò Editore, 2013 - 344 pagine)
^Per esempio Hayek propose l'ipotesi di un mercato concorrenziale di valute private. Nel suo trattato, però, le regole a cui avrebbero dovuto sottostare tali banche private sembrano abbastanza complicate, e nessun riferimento viene fatto al problema della valuta scelta per pagare le imposte. Altri (Murray Rothbard) ritengono che la massa monetaria dovrebbe semplicemente restare della quantità attuale, non associando alle conseguenze deflattive alcun rischio economico né danno al sistema creditizio.
^"Adottando parzialmente questo approccio, in certi paesi, come gli USA, le persone che pagano l'imposta sulle persone fisiche sono relativamente poche.
^The Workhouse Test Act through parliament in 1723;The “Gilbert's Act (1782)”;The Speenhamland system;The Removal Act in 1795;1817 also saw the passing of the Poor Employment Act,“to authorise the issue of Exchequer Bills and the Advance of Money out of the Consolidated Fund, to a limited Amount, for the carrying on of Public Works and Fisheries in the United Kingdom and Employment of the Poor in Great Britain”.By 1820, before the passing of the Poor Law Amendment Act, workhouses were already being built to reduce the spiraling cost of poor relief.1832 Royal Commission into the Operation of the Poor Laws ecc. ect., by Nassau William Senior and others;The "English Poor Laws"
^Talvolta il terminelibertarianism è utilizzato per indicare ciò che si intende per liberalismo neoclassico.
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