La prima linea è unfilm del2009 diretto daRenato De Maria, liberamente ispirato[1] al libroMiccia corta diSergio Segio.
Il film narra la storia della militanza diSergio Segio nel gruppo armato rivoluzionarioPrima Linea, del suo incontro conSusanna Ronconi e la relazione nata tra i due, dell'arresto della stessa e della sua evasione dal carcere diRovigo nel 1982 grazie all'azione armata di Sergio e di quel che restava dell'organizzazione. Il film si apre con l'arresto di Sergio pochi mesi dopo l'operazione al carcere diRovigo. La scena seguente mostra Sergio in carcere all'indomani della caduta delMuro di Berlino, e quindi del "crollo di quel che resta delComunismo nel mondo", il quale spiega al pubblico in prima persona il contesto nel quale egli si è avvicinato al movimento dei gruppi extraparlamentari, dai cortei studenteschi e operai del 1968, quando era ancora adolescente, proseguendo col racconto delle "stragi di Stato" che iniziarono lastrategia della tensione, fino alla nascita dei gruppi extraparlamentari di estrema sinistra comeLotta Continua, dalla quale poi nascerà Prima Linea, alla quale Sergio aderirà.
Il racconto è accompagnato da vere immagini di repertorio che mostrano, tra le altre, lastrage di Piazza Fontana e i resti del treno Italicus dilaniato da un ordigno esplosivo. Durante questa prima parte Sergio giustifica la nascita dei gruppi terroristici come risposta alle "stragi di Stato", ma fa anche un mea culpa per i metodi adottati, cioè ferimenti e omicidi, per inseguire il sogno di un mondo migliore in cui non ci fossero più sfruttatori e sfruttati. Inoltre ammette la visione distorta e in parte anacronistica che essi avevano della realtà sociale, economica e politica dell'Italia del tempo. La scena seguente mostra poi Sergio e gli ultimi rimasti dell'organizzazione che, il 3 gennaio1982, dalla base che avevano stabilito aVenezia, partono verso Rovigo intenzionati a fare evadere Susanna Ronconi e altre tre detenute dal carcere della città. Da qui in poi il film è un continuo alternarsi tra le immagini del viaggio verso Rovigo, e i ricordi di Sergio riguardanti la sua militanza, il tutto raccontato dalla voce narrante dello stesso Sergio in carcere. Durante questi flashback vengono mostrate alcune azioni del gruppo come la rapina ad un'armeria e la "gambizzazione" di un dirigente di fabbrica colpevole di aver messo in mezzo a una strada diversi operai.
Inoltre largo spazio viene dato all'incontro tra Sergio e Susanna Ronconi aMilano, in occasione di una riunione dell'organizzazione. Veneziana d'origine, Susanna ha scelto come base operativaNapoli, e si reca a Milano solo in occasione delle riunioni dei militanti. Tra lei e Sergio nasce una relazione intensa. Sergio si trasferisce a Napoli e continua la sua attività in seno a Prima Linea, cercando di coinvolgere gli operai della zona. Nel frattempo la spirale della violenza si fa sempre più vorticosa, e porta a due episodi che segneranno profondamente Sergio e gli faranno prendere la decisione di lasciare la lotta armata: l'uccisione a sangue freddo del giudiceEmilio Alessandrini che stava indagando su di loro, e l'agguato ad un ex compagno, Willy che, torchiato dalla polizia, aveva parlato. Prima delle due azioni Sergio ritorna aSesto San Giovanni, sua città d'origine, per rivedere i genitori e incontra l'ex compagno di militanza e amico Piero, uscito dal giro dei movimenti, che tenta in tutti i modi, ma inutilmente, di dissuadere Sergio dal compiere altri atti terroristici.
Dopo l'uccisione di Willy inizia la disgregazione del gruppo. Molti militanti vengono arrestati e collaborano con la giustizia, Susanna viene arrestata e anche Sergio decide di uscire dall'organizzazione, ma non prima di avere liberato i compagni in carcere. L'ultima parte del film mostra la scena dell'evasione di Susanna e di altre tre compagne dal carcere diRovigo ad opera di Sergio e del suo nucleo armato. Nel finale la voce fuori campo di Sergio racconta i tristi eventi seguiti all'evasione: il nuovo arresto di Susanna e l'arresto dello stesso Sergio, entrambi nel 1982. La prima uscirà dal carcere nel1998. Il secondo, inizialmente condannato all'ergastolo, sconterà poi ventidue anni di carcere ed uscirà nel2004.
Sergio Segio prese polemicamente le distanze dal film, che a detta sua condannerebbe con una rappresentazione fin troppo schematica e capziosa il fenomeno dellalotta armata diquegli anni nella sua interezza[2].
Discutibile anche il fatto che il personaggio della Ronconi (di origini veneziane) parli nel film con uno spiccato accento romano, che di fatto demolisce la ricostruzione ambientale. Inoltre le automobili utilizzate nei set, risalenti aglianni settanta, sono ordinatamente parcheggiate e tutte scrupolosamente pulite e lucide, dando la parvenza di una mostra di macchine d'epoca anziché di una ambientazione realistica.
La scena dell’attentato al carcere di Rovigo in realtà non è stata girata nel capoluogo polesano ma in un altro luogo.