A lui viene accreditato lo sviluppo dellaDottrina Monroe, che incentrava la sua ideologia nella frase "L'America agli Americani". Questa dottrina verrà ripresa poi daTheodore Roosevelt per quanto riguarda il famosoCorollario Roosevelt. Sempre da lui prende il nomeMonrovia, capitale dellaLiberia, fondata nel 1822 durante la sua presidenza.
James Monroe nacque il 28 aprile1758 aMonroe Hall, nellacontea di Westmoreland, inVirginia, da una famiglia di proprietari terrieri. I suoi genitori, Spence Monroe (1727-1774) e Elizabeth Jones (1729-1762) erano agricoltori benestanti, mentre suo zio, Joseph Jones, fu un insigne statista e partecipò come delegato dellaVirginia alCongresso Continentale del1777. Nel1775, all'età di 17 anni, venne iniziato allamassoneria nellaLoggia "Williamsburg Lodge N.6", a Williamsburg, Virginia[1].
Da giovane Monroe frequentò la Campbelltown Academy, e in seguito ilCollege of William and Mary diWilliamsburg. Quando, nel1776 giunsero i primi venti dellaRivoluzione americana, Monroe, con alcuni maestri e compagni di corso abbandonò gli studi e si arruolò nel nascenteEsercito continentale, partecipando alle battaglie diTrenton (dove fu ferito) e diMonmouth, distinguendosi per valore e raggiungendo alla fine del conflitto il grado di tenente colonnello. Nel1780 l'alloragovernatore della Virginia,Thomas Jefferson, lo prese sotto la sua ala protettiva, guidandolo nello studio dilegge egiurisprudenza e esercitando su di lui un'enorme influenza politica, consolidata dall'amicizia personale.
Nel1782 James Monroe fu eletto deputato delParlamento del suo Stato, dove prese parte a dibattiti di natura economica e amministrativa, mentre l'anno successivo divenne deputato del Congresso continentale, restando in carica fino al1786. Successivamente, si rifiutò di partecipare allaConvenzione di Filadelfia, svoltasi tra il 25 maggio e il 7 settembre1787, convocata per ridiscutere gliArticoli della Confederazione, ritenuti da molti troppo deboli e inadatti all'assetto del nuovo Stato americano, e redigere una nuovaCostituzione. Infatti il testo della nuova carta costituzionale appariva agli occhi di Monroe troppo centralista e lesiva dell'autorità dei singoli Stati che formavano la Federazione. Tuttavia, quando nel1788 anche laVirginia la ratificò, il politico americano (che aveva votato contro) il 6 dicembre1790 venne eletto nel nuovoSenato federale, dove rimase fino al maggio del1794, distinguendosi per la sua vivace opposizione alle teorie federaliste propugnate daAlexander Hamilton, segretario al Tesoro dell'amministrazione diGeorge Washington (che tacitamente appoggiava la sua visione di Stato federale accentrato), sostenendo inveceThomas Jefferson, fautore del diritto di autonomia dei singoli Stati.
Anche per allontanarlo dall'agone politico americano, il governo statunitense nominò nel maggio del1794 Monroe come ambasciatore aParigi, in un momento di tensione tra la neonata nazione nordamericana e laFrancia rivoluzionaria. Giunto nella capitale francese il 15 agosto1794, subito dopo la caduta diRobespierre, il nuovo ambasciatore americano lesse allaConvenzione Nazionale un messaggio di viva simpatia del popolo americano verso quello francese, tanto che il governo dovette calmare il suo eccesso di zelo per la Francia repubblicana al fine di non compromettere la stipula di un accordo commerciale in corso conLondra, condotto all'oscuro dello stesso Monroe.
Richiamato in patria verso la fine del1796, il diplomatico statunitense fu l'oggetto di vivaci attacchi da parte dei suoi avversari politici, che si placarono solo il 19 dicembre1799, con la sua nomina agovernatore della Virginia. Scaduto il suo mandato il 1º dicembre1803, Monroe fu inviato daThomas Jefferson, divenuto terzopresidente degli Stati Uniti d'America, aParigi come inviato straordinario per assistere nei negoziati per l'acquisto della Louisiana e contrattare il prezzo per la cessione del territorio. L'ammontare fu stabilito in 15 milioni di dollari, equivalenti a circa 233 milioni di dollari del 2011[2], e il seguente trattato venne firmato il 30 aprile di quell'anno. Meno fortunate furono le trattative di Monroe con laSpagna e l'Inghilterra: con la prima non riuscì a concordare la cessione dellaFlorida, mentre il governo britannico, che attuava una politica di pressione verso gli americani, obbligando i mercantili statunitensi a perquisizioni per arruolare a forza marinai di origine inglese nellaRoyal Navy, offrì alla fine del1806 la bozza di un accordo che però Jefferson, senza consultare il Senato federale, rifiutò di accettare, perché non era stata ben regolata la posizione dei marinai reclutati forzatamente e non erano stati assegnati indennizzi agli americani danneggiati. Fu così che le relazioni diplomatiche tra i due Paesi peggiorarono di anno in anno.
Rientrato negliStati Uniti, Monroe presentò una dettagliata relazione del suo operato al segretario di StatoJames Madison; il suo insuccesso diplomatico però offuscò la sua immagine nella pubblica opinione e così fu lo stesso Madison, nel1809, a divenire presidente. Dopo aver ricoperto brevemente di nuovo la carica di governatore del suo Stato, nel1811 il presidente nominò Monroe Segretario di Stato, affidando nelle sue mani la direzione della politica estera americana dell'epoca, che portò alla rovinosaguerra del 1812 contro gli inglesi, durante la quale assunse anche il dicastero della Guerra, reggendolo energicamente, dando ulteriore impulso alle operazioni militari e galvanizzando l'opinione pubblica sulla continuazione del conflitto.
Dopo le conseguenze del conflitto, terminato nel1815 con ilTrattato di Gand, James Monroe venne scelto come candidato alla presidenza delPartito Democratico-Repubblicano, in opposizione al federalistaRufus King, che riuscì a battere nelle elezioni presidenziali del novembre del1816. Si insediò come nuovo presidente il 4 marzo1817.
Nel1818 il nuovo presidente stabilì un accordo diplomatico conLondra, in base al quale entrambe le Nazioni si impegnarono a riconoscere nel49º parallelo la linea di confine traCanada eStati Uniti, accordandosi anche per l'amministrazione congiunta del territorio nordoccidentale dell'Oregon. Nello stesso periodo Monroe incaricò il generaleAndrew Jackson di iniziare la guerra contro la tribù indiana deiSeminole, stanziata inFlorida, nel corso della quale le truppe statunitensi occuparono parte della regione, allora sotto controllo spagnolo, prendendo anche un forte spagnolo dove i ribelli Seminole e molti schiavi neri fuggiaschi avevano trovato rifugio, rischiando anche un incidente diplomatico con la corte diMadrid. Ciò fu in seguito causa di polemiche per i poteri conferiti a Jackson dal presidente. La questione tuttavia venne risolta con il trattato diWashington (dettoTrattato Adams-Onís) del 2 febbraio1819, in base al quale laSpagna cedeva laFlorida al governo statunitense in cambio della rinuncia di questo su qualsiasi rivendicazione sulTexas, allora parte delMessico spagnolo.
Oltre a questo, Monroe il 3 dicembre1818 aveva annesso all'Unione il nuovo Stato dell'Illinois, mentre il 14 dicembre1819 anche l'Alabama entrò a far parte degliStati Uniti.
Un avvenimento importante della sua amministrazione fu il cosiddettoCompromesso del Missouri del1820, originato dalla richiesta del territorio delMissouri, dove si praticava laschiavitù, di entrare nell'Unione, proposta osteggiata dagli abolizionisti e dagli Stati del Nord, in maggioranza non-schiavisti. La questione fu momentaneamente risolta con questo accordo, propugnato daHenry Clay, esponente dell'Ovest, secondo il quale il Missouri schiavista sarebbe stato annesso all'Unione, mentre la schiavitù sarebbe stata proibita nei territori a nord del 30°36' parallelo. Allo stesso tempo si annetteva, il 15 marzo di quell'anno, lo Stato libero delMaine, distaccato dalMassachusetts, per poter bilanciare il peso elettorale trastati schiavisti e stati liberi nel Senato federale (ilMissouri divenne Stato il 15 agosto1821).
Fu grazie a questi successi che Monroe fu rieletto presidente nel novembre del1820: il suo secondo mandato coincise con una rinnovata politica estera, grazie al riconoscimento delle Repubbliche indipendenti sudamericane nel1822 e all'enunciazione della cosiddettaDottrina Monroe (in gran parte redatta dal suo Segretario di StatoJohn Quincy Adams).
Questa dottrina fu presentata nel suo messaggio al Congresso del 2 dicembre1823: in essa Monroe proclamò che leAmeriche dovevano essere libere da future colonizzazioni europee, così come dovevano essere e libere dall'interferenza europea negli affari delle nazioni sovrane. Dichiarò inoltre l'intenzione statunitense di rimanere neutrale nelle guerre europee e nelle guerre tra le potenze europee e le loro colonie, ma di considerare ogni nuova colonia o interferenza con nazioni indipendenti nelle Americhe come un atto ostile nei confronti degli Stati Uniti. Questa enunciazione di politica internazionale rimase il cardine della politica estera statunitense fino allaprima guerra mondiale.
Scaduto il suo mandato il 4 marzo1825, Monroe si ritirò a vita privata con la ben meritata fama di abile amministratore. Negli ultimi anni di vita accettò il posto di rettore dell'Università della Virginia, fondata da Jefferson, con il quale ebbe ancora occasione di collaborare, affiancato da Madison. Il suo ultimo incarico politico fu quello di membro della Convenzione costituzionale della Virginia. Dopo aver scritto alcune opere filosofiche sulla natura dei singoli governi ed istituzioni, James Monroe morì aNew York il 4 luglio1831, a 73 anni.
James Monroe sposòElizabeth Kortright (1768–1830),[3] figlia di Laurence Kortright e di Hannah Aspinwall Kortright, il 16 febbraio 1786 a New York City. I Monroe ebbero tre figli:
Eliza Monroe (1786–1835) che sostituiva la madre ammalata come ospite ufficiale della Casa Bianca nelle occasioni ufficiali del padre presidente – sposòGeorge Hay nel 1808.
James Spence Monroe (1799–1801)
Maria Hester Monroe (1803–1850) – sposò il cuginoSamuel L. Gouverneur l'8 marzo 1820: il suo fu il primo matrimonio di un figlio di presidente alla Casa Bianca.[4][5] Alcune fonti affermano che Gladys Pearl Monroe, la madre diMarilyn Monroe, sia una sua discendente diretta.[senzafonte]
(EN) Samuel Flagg Bemis,John Quincy Adams and the Foundations of American Foreign Policy, 1949
(EN) Leonard Axel Lawson,The Relation of British Policy to the Declaration of the Monroe Doctrine, Columbia University, 1922
(EN) Frederick Merk,The Monroe Doctrine and American Expansionism, 1843-1849, New York, Knopf, 1966
(EN) Dexter Perkins,The Monroe Doctrine, 1823-1826, 3 voll., 1927
Nico Perrone,Il manifesto dell'imperialismo americano nelle borse di Londra e Parigi, inBelfagor (rivista), 1977, III (sulle reazioni delle borse europee)
(EN) Joel S. Poetker,The Monroe Doctrine, Columbus, Ohio, Charles E. Merrill Books, 1967