Leinvasioni barbariche (dal164 al476) costituirono un periodo ininterrotto di scorrerie all'interno dei confini dell'Impero romano fino allacaduta della sua parte occidentale. Il fenomeno, a volte indicato anche con il termine tedescoVölkerwanderung ("migrazioni di popoli"), si conclude sostanzialmente con la formazione deiRegni latino-germanici (o "romano-barbarici") dalla disgregazione dell'Impero romano d'Occidente, la fine definitiva del cosiddetto "mondo classico" (oevo antico) e l'entrata dell'Europa nell'alto Medioevo, avvenimenti tradizionalmente collocati nel periodo dellatarda antichità.
Inizialmente si trattava di scorrerie per fini di saccheggio e bottino da genti armate, appartenenti alle popolazioni che gravitavano lungo lefrontiere settentrionali (Pitti,Caledoni eSassoni inBritannia).
Sembrava di essere tornati al periodo delle grandi guerre dell'epoca diTraiano o diAugusto, mentre nell'Europa Centro-Orientale il mondobarbaro era scosso da forti agitazioni interne e da movimenti migratori tra le sue popolazioni che finirono per modificare gli equilibri con il vicino mondo romano.
Nel II secolo d.C., all'interno e ai margini dellamassa germanica si erano verificati, infatti, movimenti e mescolanze di popoli, capaci di indurre trasformazioni di naturapolitica, con l'avvento di un fenomeno nuovo tra iGermani: interi popoli (comeMarcomanni,Quadi eNaristi,Vandali,Cotini,Iazigi,Buri ecc.), sotto la pressione deiGermani orientali[1] (su tutti iGoti), furono costretti a ristrutturarsi e ad organizzarsi in sistemi sociali più robusti e permanenti, ovvero si raggrupparono in coalizioni ("confederazioni") di natura più che altro militare, con la conseguenza che illimes renano-danubiano finì per essere sottoposto a una maggiore pressione. Tale trasformazione fu anche, se non soprattutto, indotta dalla vicinanza e dal confronto con la civiltà imperiale romana, con le sue ricchezze, la sua lingua, le sue armi, la sua organizzazione.
Dunque, alle tribù germaniche guerriere con capi eletti democraticamente tipiche dei secoli precedenti, subentrarono coalizioni (come quella degliAlemanni, deiFranchi, etc.) rette da un'aristocrazia guerriera, prefigurazione della futura nobiltà feudale[2]. Alla fine la pressione violenta di altri popoli migranti (Goti,Vandali,Sarmati) finì per costringere queste confederazioni di popoli confinanti con l'Impero romano a decidere di dare l'assalto direttamente alle province renano-danubiane, all'inizio per semplici fini di saccheggio e bottino (III secolo d.C.), dalla metà del IV secolo in poi invece con lo scopo di stabilirsi all'interno dei territori dell'Impero romano d'Occidente.
I primi a muoversi, sul Danubio, furono iMarcomanni ed iQuadi. L'offensiva barbarica fu facilitata dal fatto che i Romani avevano dovuto sguarnire buona parte del settore diLimesdanubiano per il trasferimento inOriente (per laguerra partica del162-166) di una parte dei contingenti militari che difendevano il confine. Fu così che, appena terminata la guerra partica, cominciava lungo la frontiera europea una nuova guerra contro le popolazioni germano-sarmatiche dell'Europa continentale, nota col nome diGuerre marcomanniche, e che rappresentò l'inizio di una tempesta che infuriò per quasi tutto il III secolo.
Entrando nel dettaglio a questa voce corrispondono quattro periodi storici dellaTarda antichità, collegati ai movimenti migratori dei popoli antichi, provenienti in particolare dal nordEuropa e dall'Asia settentrionale.
Il culmine delle guerre marcomanniche negli anni178-179.
Nel166/167, avvenne il primo scontro lungo lefrontiere dellaPannonia, ad opera di poche bande di predoniLongobardi eOsii, che, grazie al pronto intervento delle truppe di confine, furono prontamente respinte. La pace stipulata con le limitrofe popolazioni germaniche a Nord delDanubio fu gestita direttamente dagli stessi imperatori,Marco Aurelio eLucio Vero (ambedue figli adottivi di Antonino Pio) ormai diffidenti nei confronti dei barbari aggressori e recatisi per questi motivi fino nella lontanaCarnuntum (nel168).[3]
La morte prematura del fratello Lucio (nel169, poco distante daAquileia) ed il venir meno ai patti da parte dei barbari portò una massa mai vista prima di allora a riversarsi in modo devastante nell'Italia Settentrionale fin sotto le mura diAquileia, il cuore dellaVenetia. Enorme fu l'impressione provocata: era dai tempi diMario che una popolazione barbara non assediava dei centri del Nord Italia.[4]
Si racconta cheMarco Aurelio combatté una lunga ed estenuante guerra contro le popolazioni barbariche, prima respingendole e "ripulendo" i territori dellaGallia Cisalpina,Norico eRezia (170-171), poi contrattaccando con una massiccia offensiva interritorio germanico, che richiese diversi anni di scontri, fino al175. Questi avvenimenti costrinsero lo stesso imperatore a risiedere per numerosi anni lungo il fronte pannonico, senza mai far ritorno a Roma. La tregua apparentemente sottoscritta con queste popolazioni, in particolareMarcomanni,Quadi eIazigi, durò però solo un paio d'anni. Alla fine del178 l'imperatore Marco Aurelio era costretto a fare ritorno nelcastrum diBrigetio da dove, nella successiva primavera del179, fu condotta l'ultima campagna.[5] La morte dell'imperatore nel180 pose presto fine ai piani espansionistici romani e determinò l'abbandono dei territori occupati dellaMarcomannia.[6]
La crescente minaccia per l'Impero romano da parte diGermani eSarmati era dovuta principalmente a un cambiamento nella struttura tribale della loro società rispetto ai precedenti secoli: la popolazione, sottoposta all'urto di altri popoli barbarici provenienti dalla Scandinavia e dalle pianure dell'Europa orientale, necessitava di una struttura organizzativa più forte, pena l'estinzione delle tribù più deboli. Da qui la necessità di aggregarsi in federazioni etniche di grandi dimensioni, come quelle diAlemanni,Franchi eGoti, per difendersi da altre bellicose popolazioni barbariche o per meglio aggredire il vicino Impero romano, la cui ricchezza faceva gola.
Per altri studiosi, invece, oltre alla pressione delle popolazioni esterne, fu anche il contatto ed il confronto con la civiltà imperiale romana (le sue ricchezze, la sua lingua, le sue armi, la sua organizzazione) a suggerire ai popoli germanici di ristrutturarsi ed organizzarsi in sistemi sociali più robusti e permanenti, in grado di minacciare seriamente l'Impero.[2]Roma, dal canto suo, ormai dal I secolo d.C. provava ad impedire la penetrazione dei barbari trincerandosi dietro unalinea continua di fortificazioni estesa tra il Reno e il Danubio e costruita proprio per contenere la pressione dei popoli germanici.[7].
Nel III secolo, quindi, Roma dovette affrontare numerose scorrerie all'interno dei confini dell'Impero. Tali invasioni erano condotte principalmente per fini di saccheggio e di bottino più che di occupazione vera e propria del territorio. A muoversi, infatti, erano orde di guerrieri, più o meno numerose, che in genere si lasciavano alle spalle, nei territori dove si erano stabiliti immediatamente al di là del Limes, le famiglie e gli accampamenti delle tribù; dopo una o due stagioni di razzie, facevano rientro alle basi, non curandosi di creare colonie stabili nel territorio romano. Non si trattava, quindi, ancora di spostamenti di massa di intere popolazioni come quelli che si sarebbero verificati nei secoli successivi, quando l'irruzione degliUnni nello scacchiere europeo avrebbe indotto molte tribù germaniche a cercare nuove sedi d'insediamento all'interno dell'Impero romano.
Lo sfondamento dellimes renano-danubiano fu favorito anche dalla grave crisi interna che travagliava l'Impero romano. Roma, infatti, attraversava unperiodo di grande instabilità interna, causata dal continuo alternarsi diimperatori edusurpatori (la cosiddettaanarchia militare). Le guerre interne non solo consumavano inutilmente importanti risorse negli scontri tra i vari contendenti, ma - cosa ben più grave - finivano proprio per sguarnire le frontiere, facilitando lo sfondamento da parte delle popolazioni barbariche che si trovavano lungo illimes.
Le invasioni del III secolo, secondo tradizione, ebbero inizio con la prima incursione condotta della confederazione germanica degliAlemanni nel212 sotto l'imperatoreCaracalla e terminarono nel 305 al tempo dell'abdicazione diDiocleziano a vantaggio del nuovo sistematetrarchico.[8]
Fu grazie anche alla successiva divisione, interna e provvisoria, dello Stato romano in tre parti (ad occidente l'impero delle Gallie, al centroItalia,Illirico e province africane, ad oriente ilRegno di Palmira) che l'Impero riuscì a salvarsi da un definitivo tracollo e smembramento. Ma fu solo dopo la morte diGallieno (268), che un gruppo di imperatori-soldati di origineillirica (Claudio il Gotico,Aureliano eMarco Aurelio Probo) riuscì infine a riunificare l'Impero in un unico blocco, anche se le guerre civili che si erano susseguite per circa un cinquantennio e le invasioni barbariche avevano costretto i Romani a rinunciare sia alla regione degliAgri decumates (lasciata agliAlemanni nel260 circa), sia alla provincia dellaDacia (256-271), sottoposta alle incursioni deiCarpi, deiGotiTervingi e deiSarmatiIazigi.[9]
Lo sforzo intrapreso dagliaugusti che si erano susseguiti già nel corso del III secolo e poi nel IV secolo, tanto a causa della mancanza di un progetto a lungo termine, quanto per la crisi economica che aveva investito il sistema tributario romano, non riuscì a salvare l'integrità dell'Impero. Era ormai chiaro che qualsiasi sforzo per il mantenimento dellostatus quo non avrebbe prodotto i risultati sperati.Diocleziano e la suatetrarchia,Costantino I e la suadinastia, poterono solo rallentare questo processo.
Dopo laterribile disfatta di Adrianopoli del378, costata la vita allo stesso imperatoreValente, gli imperatori romani furono infatti costretti a sopportare la presenza dei barbari sia all'interno sia all'esterno deiconfini imperiali, una delle principali cause della disgregazione ed allontanamento tra laparte occidentale edorientale dell'impero.Teodosio, infatti, chiamato alla guida dell'impero d'Oriente daGraziano dopo la morte di Valente, ed i suoi successori adottarono una nuova strategia di contenimento nei confronti dei barbari. Dopo quell'evento infatti gli imperatori, incapaci di fermare le invasioni militarmente, cominciarono ad adottare una politica basata sui sistemi dellahospitalitas e dellafoederatio.
L'estrema agonia di Roma iniziò quando, intorno al395, iVisigoti si ribellarono.[10] La morte diTeodosio I e la divisione definitiva dell'impero romano d'Occidente e d'Oriente tra i due suoi figliOnorio eArcadio, portò il generale visigotoAlarico a rompere l'alleanza con l'impero ed a penetrare attraverso la Tracia fino ad accamparsi sotto le mura diCostantinopoli. Contemporaneamente gliUnni invasero la Tracia e l'Asia Minore mentre iMarcomanni la Pannonia. Fu solo grazie all'intervento del generaleStilicone, seppur trattenuto dall'autorità diArcadio, che un possibile assedio della capitale d'Oriente venne fermato sul nascere.[11][12][13]
Ed ancora nel402 sempre i Visigoti tentarono un nuovo colpo di mano assediandoMediolanum, l'altra capitale imperiale (questa volta della parte occidentale) dove si era rifugiatoOnorio. Fu solo grazie ad un nuovo intervento di Stilicone che fu salvata e Alarico fu costretto a togliere l'assedio.
Pochi anni più tardi, nel410, i tentativi di Alarico ottennero un importante successo. Grazie soprattutto alla morte di Stilicone, unico baluardo della romanità, egli riuscì a penetrare in Italia ed mettere asacco la stessaRoma.[14][15][16] A quella data, già da alcuni anni, la capitale imperiale si era trasferita aRavenna,[17] ma qualche storico candida il 410 quale possibile data della vera caduta dell'impero romano.[18] Privato di Roma e di molte delle sue precedentiprovince, con un'impronta germanica sempre più marcata, l'impero romano degli anni successivi al 410 aveva davvero poco in comune con quello dei secoli passati. Nel 410, laBritannia era ormai andata perduta definitivamente,[19] come pure grossa parte dell'Europa occidentale fu messa alle strette "da ogni genere di calamità e disastri",[20] finendo in mano aregni romano-barbarici formatisi all'interno dei suoi originari confini e comandati daVandali,Svevi,Visigoti eBurgundi.[21]
Vi fu solo un timido tentativo di ripristinare l'antico splendore di Roma da parte delmagister militumEzio, che riuscì a fronteggiare provvisoriamente i barbari fino al451, quando batté gli Unni diAttila grazie ad una coalizione di genti germaniche federate nellabattaglia dei Campi Catalaunici.[22][23][24] La morte di Ezio nel454 portò alla successiva fine nell'arco di venticinque anni e a un nuovosacco di Roma nel455.
Il476 sancì infatti la fine formale dell'Impero romano d'Occidente. In quell'anno,Flavio Oreste rifiutò di pagare i mercenari germanici al suo servizio. I mercenari insoddisfatti, inclusi gliEruli, si rivoltarono. La rivolta era capeggiata dal barbaroOdoacre. Odoacre e i suoi uomini catturarono e uccisero Oreste. Poche settimane dopo,Ravenna, la capitale dell'Impero, cadde e l'ultimo imperatoreRomolo Augusto venne deposto. Questo evento viene tradizionalmente considerato la caduta dell'Impero romano, almeno in Occidente. Tutta l'Italia era in mano a Odoacre, il quale mandò le insegne Imperiali all'imperatore d'OrienteZenone.[25]
Le conquiste sotto il regno diGiustiniano I (527-565), nell'ultimo tentativo di riunire Occidente ed Oriente.
Odoacre passò così alla storia come colui che mise fine all'Impero romano d'Occidente, rompendo pertanto la consuetudine degli imperatori fantoccio asserragliati a Ravenna, che la storiografia moderna ha scelto come confine traEvo antico eMedioevo. A Odoacre toccò la parte dell'Impero che comprendeva l'Italia e le zone confinanti, mentre su altre porzioniregnarono Visigoti, gliOstrogoti, iFranchi gliAlani, ecc. L'impero romano d'Occidente era caduto,[21][25] e le sue vestigia italiche avevano ormai ben poco della loro originaria natura romana.
Il periodo successivo alla deposizione dell'ultimo imperatore romanoRomolo Augusto e alla fine dell'Impero romano d'Occidente del476 vide lo stabilizzarsi di nuoviregni romano-barbarici, che si erano andati formando nelle exprovince romane a partire dalV secolo e che, inizialmente, facevano parte ed erano stati formalmente dipendenti dall'impero. Contemporaneamente l'impero bizantino e gliOstrogoti continuarono per molti anni acontendersi Roma e le aree circostanti, sebbene l'importanza della città fosse divenuta ormai trascurabile. Dopo anni di guerre laceranti, negli anni intorno al540 la città fu praticamente abbandonata e avviata alla desolazione, con molti dei suoi dintorni trasformati in paludi insalubri, una fine ingloriosa per lacaput mundi che aveva dominato su molta parte delmondo conosciuto. Si giunse così ad un'epoca in cui rimase in piedi il soloImpero romano d'Oriente.
↑Discesa dalla Scandinavia dei Goti e immigrazione di Sarmati e Vandali da oriente (Giorgio Ruffolo,Quando l'Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004, p. 84).
12Giorgio Ruffolo,Quando l'Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004, p. 84.