Il grande racket è unfilm poliziottesco del1976 diretto daEnzo G. Castellari.
(Piero Mazzarelli rivolgendosi a Palmieri)
Il maresciallo dellaPolizia di stato Nicola Palmieri, con l'aiuto del fidato sergente Salvatore Velasci, indaga nella città diRoma su un'organizzazione mafiosa che esercita il suo controllo nella città perpetuando ilracket delleestorsioni ai titolari di imprese commerciali nella capitale.
L'organizzazione è guidata da Rudy il Marsigliese, a cui fanno capo un gruppo di mafiosi feroci e vendicativi. I metodi violenti d'indagine di Palmieri, tuttavia, non sono accettati dai vertici della polizia e, quando egli viene estromesso dall'incarico, a seguito della morte di Velasci durante un conflitto a fuoco nel tentativo di sventare una rapina allastazione Tiburtina, decide di organizzare una rappresaglia armata, alla quale decide di partecipare un gruppo di vittime della banda del Marsigliese.
La colonna sonora è stata composta daGuido eMaurizio De Angelis, già noti per aver composto svariate musiche per film polizieschi italiani deglianni settanta tra cuiLa polizia incrimina, la legge assolve eRoma violenta. I brani sono i seguenti:
Distribuito nei cinema italiani il 4 agosto 1976,Il grande racket ha incassato complessivamente 1.479.567.800lire dell'epoca.[1]
Il film è uscito in edizioneDVD distribuito dalla 30 Holding.
Il criticoMorando Morandini, a proposito del film, scrisse sulIl Giorno: «È un filmfascista. È un film abietto. È un film idiota. È fascista perché, abbinando lo stereotipo del giustiziere solitario con quello del poliziotto reso impotente nell'esercizio del suo dovere dalle norme dello Stato di diritto [...], sostiene l'ideologia reazionaria secondo la quale lacriminalità non si combatte applicando le leggi, ma contrapponendo violenza a violenza secondo laregola del taglione: dente per dente, uccisione per uccisione».
Che il film sia "di parte" si può evincere ancora di più dalla frase "la borghesia capitalistica ha le ore contate!" pronunciata contro gli "sfruttatori del proletariato" da uno dei malavitosi rapinatori del supermercato per coprire il vero scopo dell'azione criminale: punire il proprietario per non aver ceduto alle estorsioni del racket. Lo stesso maresciallo poco dopo, quando i teppisti vengono tutti rilasciati dall'avvocato, li definisce "deficienti".
Il Messaggero, invece, scrisse che il regista «si è lasciato prendere un po' troppo la mano dalla componente in cui la violenza emerge in assoluto, trascurando di imprimere la dovuta sostanza al disegno psicologico dei personaggi e di conferire credibilità a taluni aspetti della nostra società, corollario all'avventurosa vicenda».
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