Le specie incluse nella sottofamiglia posseggono almeno il 97% del DNA corrispondente algenoma umano ed esibiscono qualche capacità di linguaggio e una socialità nella famiglia e nel branco. Rispetto alla famiglia di appartenenza, quella degli ominidi, non figurano glioranghi, che formano una sottofamiglia distinta.
Albero evolutivo degliHominoidea, con gli Homininae messi in evidenza.
La sottofamiglia comprende attualmente tutte le forme viventi digrandi scimmie tranne ipongini, oltre a numerosi generi estintisi in tempi preistorici (ad es.Australopithecus). Fino al 1980 alla sottofamiglia veniva ascritta, per motivi di natura puramenteantropocentrica, unicamente la specie umana, mentre le grandi scimmie antropomorfe venivano raggruppate in una famiglia a sé stante, quella dei pongidi[1]. Le scoperte, sia a livellofossile chefilogenetico, portarono a una revisione tassonomica con lo spostamento delle grandi scimmie nella famiglia degliominidi come sottofamigliaPonginae[2].
Ulteriori ricerche hanno individuato più stretti legami filogenetici fra uomini, gorilla e scimpanzé rispetto a quelli che sussistono fra questi e glioranghi, il che ha portato allo spostamento dei generiGorilla ePan nella sottofamiglia Homininae insieme all'uomo[3].
I primi esponenti attribuibili a questa sottofamiglia, pur non appartenendo a nessuna delle due tribù attuali, sono probabilmenteNakalipithecus eOuranopithecus, vissuti nel tardoMiocene, che dimostrerebbero che il differenziamento degli Homininae daiPonginae si ebbe all'incirca otto milioni di anni fa.
↑ M. Goodman,Man’s place in the phylogeny of the primates as reflected in serum proteins, in S. L. Washburn (a cura di),Classification and human evolution, Aldine, Chicago, 1964, pp.204–234.