
Henri Verneuil, vero nomeAshot Malakian (Tekirdağ,15 ottobre1920 –Bagnolet,11 gennaio2002[1]), è stato unregista,sceneggiatore eproduttore cinematograficoarmenonaturalizzatofrancese.
Verneuil è conosciuto soprattutto per aver affrontato con grande abilità quasi tutti i generi cinematografici: il western conI cannoni di San Sebastian, che però non è western (1968), il thriller conIl poliziotto della brigata criminale (1975), il drammatico conIl cadavere del mio nemico (1976), lo storico critico conLa 25ª ora (1967), il noir conColpo grosso al casinò (1963), il gangster-movie conIl clan dei siciliani (1969), l'avventura conL'oro dei legionari (1984), lo spionaggio conIl serpente (1973), il poliziesco conGli scassinatori (1971), il genere bellico conWeek-end a Zuydcoote (1964), la denuncia sociale conI... come Icaro (1979), il rosa conQuando torna l'inverno (1962), la commedia conIl presidente (1961), il road-movie con100.000 dollari al sole (1964) e il biografico conMayrig (1991) eQuella strada chiamata paradiso (1992).
Nel 1996 ha vinto ilPremio César alla carriera assieme all'attriceLauren Bacall.
Nato inTurchia, a quattro anni scappò con la famiglia aMarsiglia, così come molti altriarmeni costretti a fuggire neglianni venti etrenta ai massacri pianificati dalgovernoturco. Dopo aver studiatoingegneria adAix-en-Provence, si occupò digiornalismo eradio prima di debuttare nel cinema alla fine deglianni quaranta quando prima fu assistente e poi regista di alcunicortometraggi. FuFernandel ad offrirgli la prima possibilità confidando in lui per la realizzazione diLa table aux crevés (1951) e poi deIl frutto proibito (1952). Verneuil diresse di nuovoFernandel nel 1959 neLa vacca e il prigioniero che fu il suo primo grande successo commerciale. Trovò, tuttavia, buone affermazioni anche conGli amanti del Tago (1955) e conAppuntamento al Km. 424 (1955), primo di quattro film conJean Gabin.
Il talento di Verneuil si espresse soprattutto in alcune produzioni popolari. ConQuando torna l'inverno (1962) egli riunìJean-Paul Belmondo eJean Gabin, trasformando il romanzo diAntoine Blondin in una strana epopea dove due individui rivelano le loro qualità di uomo attraverso l'alcol. La sua bravura nella regia emerse, in ogni caso, nel 1969 conIl clan dei siciliani,gangster-movie di ottima fattura, interpretato daJean Gabin,Alain Delon eLino Ventura, un film che resta ancora oggi uno dei più grandi successi delcinema francese di tutti i tempi. Seguirono le buone prove registiche conGli scassinatori (1971), dove Verneuil tornò a dirigereJean-Paul Belmondo in unpoliziesco di notevole fattura, e conIl serpente (1973),film di spionaggio dal cast internazionale, interpretato, tra gli altri, daYul Brynner,Virna Lisi, Henry Fonda,Dirk Bogarde eMichel Bouquet.
Nel 1991, dopo anni di lontananza dallamacchina da presa, Henri Verneuil dette corpo ai suoi ricordi d'infanzia con i suoi ultimi due film,Mayrig eQuella strada chiamata paradiso interpretati daOmar Sharif eClaudia Cardinale.Mayrig, che in armeno significa "madre" è un racconto intimo e accorato, una sorta di testamento spirituale per Verneuil.Quella strada chiamata paradiso, la popolare strada di Marsiglia "Rue Paradis", è una metafora della vita, del successo cercato e trovato attraverso il sacrificio e il lavoro. Nel suo insieme i due film rappresentano un inno alla famiglia, ispirato ad un senso radicato di appartenenza alla propria terra e alle proprie origini.
Nel 1996, a coronamento della sua carriera, gli venne consegnato unCésar onorario (premio alla carriera) ed entrò a far parte dell'Accademia delle belle arti.
Muore in ospedale a 81 anni per un arresto cardiaco l'11 gennaio 2002.
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