Probabile evoluzione del grafema |  |  |  |  |  |
| Proto-semitico | Heth fenicio | Etrusco | Heta di alcuni alfabeti greci arcaici | Eta greco, maiuscolo e minuscolo | Lettera Ha Latina. |
La lettera deriva dallahethfenicia, che indicava un'aspirazione, forse[ħ] : la sua forma rappresentava probabilmente un recinto chiuso.
Mentre alcuni dialetti greci ne ricavarono lalettera Heta, l'alfabeto greco ionico ne utilizzò solo la forma maiuscola per il suono[ɛː] dellaeta (η).
Nell'alfabeto latino la H invece mantenne il suo valore fonetico originario/h/ ed era chiamata HA/ha:/, la sua pronuncia costante persistette almeno fino al 5º secolo[1], ed i digramma CH, PH e TH vennero usati per indicare consonanti occlusive aspirate importate dalGreco.
Tuttavia, nellapronuncia popolare la pronuncia della H già cominciò a scomparire nel 4º secolo, diventando muta.
Questo fenomeno della scomparsa della pronuncia della H /h/, insieme ad altri mutamenti del latino volgare, venne combattuta dai grammatici e linguisti romani, che però con lacaduta dell'Impero Romano questa pratica scomparve.
Diverse lingue romanze ripresero il fonema della H, come lo spagnolo antico, tramite l'indebolimento della F, anche se scomparve nuovamente diventando muta, stessa cosa per il Francese, che riprese la /h/ tramite prestiti linguistici dalle lingue germaniche, anch'essa scomparve nel tardo medioevo.
L'acca ha nella lingua italiana una lunga e movimentata storia. Alla fine del Quattrocento e soprattutto a partire dal Cinquecento, alcuni scrittori (per esempio, l'umanistaAldo Manuzio) pensarono di abolirla completamente, anche dalle forme del verbo «avere». Sono famose le parole diLudovico Ariosto: «Chi leva la H all'huomo non si conosce huomo, e chi la leva all'honore, non è degno di honore».
L'edizione del 1691 del Vocabolario degli Accademici della Crusca stabilisce in modo pressoché definitivo che la lettera acca va mantenuta solo nelle quattro forme del verbo «avere» per distinguerle dalle omofone. Dato che tale regola costituisce un'eccezione nel sistema grafico italiano, da più parti fu avanzata la proposta di eliminare la lettera h e affrontare il problema della distinzione delle forme con altre indicazioni, ad esempio ponendo l'accento sulle quattro voci verbali («ò», «ài», «à», «ànno» invece di «ho», «hai», «ha», «hanno»), analogamente a quanto avviene in altri casi simili.
Nell'Ottocento,Pietro Fanfani (1815-1879) eGiuseppe Rigutini (1829-1903) furono fautori della acca, mentrePolicarpo Petrocchi preferiva le forme accentate, suggerite pure dallaSocietà Ortografica Italiana.[2]
La controversia è proseguita per tutto il periodo compreso tra le due guerre. La rivista diGiuseppe Bottai,Critica fascista, usava il verbo «avere» senza l'acca, che veniva normalmente bandita anche nelle scuole elementari.
Nel secondo dopoguerra l'uso delle forme accentate è andato sempre più rarefacendosi, e attualmente le forme con l'acca sono quelle generalmente insegnate nelle scuole e indicate come corrette nelle grammatiche.
Nellalingua latina classica, la lettera H era la normale realizzazione dellafricativa glottidale sorda[4][5], fonema presente nel latino nativo in molte parole.
Era pronunciata aspirata, ed era quasi considerata come vocale anziché come consonante; di solito si trova a inizio parola, a eccezione di alcune parole come 'mihi'.
Le consonanti aspirate vennero importate dal Greco, suoni non presenti nel latino standard, come nel caso dei digrammi PH, TH, CH, che in greco erano rappresentate da lettere singole (Φ,Θ eΧ), in queste trascrizioni permisero a questi suoni di entrare nella lingua latina, pronunciate rispettivamente come [p'ʰ]^[6], [tʰ][6] e [kʰ'][6].
Tuttavia, il fonema della fricativa glottidale sorda scomparve nel periodo medioevale, così come le consonanti aspirate mutarono pronuncia, è ignoto però se cambiarono prima nelle rispettive consonanti aspirate[ɸ],[θ][7],[ʃ] e[χ], come probabilmente accade anche nelgreco, nel caso della parola"phĭlŏsŏpphĭa", pronunciata in epoca classica[pʰɪlɔsɔp'ʰìɪ̯a] a una pronuncia intermedia[ɸɪlɔˈsoɸɪa] infine all'italiano "filosofia"[filoˈzofia][8] oppure persero l'aspirazione e divennero semplicemente pronunciate come le normali consonanti non aspirate, come nel caso del digramma CH in Italiano, che ritiene la pronuncia dell'occlusiva velare sorda [k] per la letteraC davanti alle vocali anteriori[ɛ],[i] ed[e] altrimenti pronunciata[t͡ʃ].