Giancarlo Fusco (La Spezia,18 giugno1915 –Roma,17 settembre1984) è stato unoscrittore,giornalista eattoreitaliano.
Fusco condusse una vita randagia, irrequieta e movimentata durante la quale praticò mestieri di ogni tipo - alcuni forse solo millantati - dall'attorecinematografico alboxeur. Figlio di Carlo Vittorio Fusco, ufficiale della Marina Militare, e di Frida Adele.
Queto[1], da ragazzo sognava di diventare un famoso pugile, ma nell'unico incontro ufficiale che combatté in vita sua finì male perdendo tutti i denti.[2] Giovanissimo scappò anche di casa per inseguire una ballerina di varietà[3] e per l'occasione s'improvvisò perfino ballerino.
All'età di 26 anni, è sul fronte greco-albanese nel genio telegrafisti, nel suo libroLe rose del ventennio, al capitoloLa sua battaglia, troviamo episodi satirici incentrati sulla visita di Mussolini alle truppe; alla fine della guerra diviene un protagonista della vita notturnaversiliese, vivacissimo tuttofare dell'anzianoErmete Zacconi, nonché ballerino e brillante narratore delle proprie avventure. Tra queste l'episodio della visita diEnrico Pea dalla fluviale barba bianca al grande attore morente. «Nella camera da letto semibuia, Pea si china sul capezzale dove Zacconi assopito apre gli occhi e a quella vista esclama: "Grazie Signore, di avermi accolto in Paradiso"».[4]
Inizia a lavorare come giornalista scrivendo perLa Gazzetta di Livorno;Manlio Cancogni lo introduce nel gruppo dei collaboratori deIl Mondo, dove inizia a frequentare le migliori penne del momento, per poi passare alle redazioni dell'Europeo, deIl Giorno, ove tiene la celebre "colonna", e del'Espresso, facendosi ammirare sempre più per i suoi irresistibili racconti. Personaggio eccentrico, nel libroGli indesiderabili fa un ritratto dei gangsters italo-americani, mentre inDuri a Marsiglia mette in scena la malavita marsigliese.
Maestro di giornalismo di cronaca e di costume cura anche una rubrica dicritica televisiva intitolataPollice Verso perIl Giornale d'Italia[5]). Ha scritto molti libri, una commedia conEnzo Biagi, ha svolto anche tanta attività in radio e steso diverse sceneggiature cinematografiche, lavorando conTinto Brass,Carmelo Bene,Mario Monicelli eVittorio Gassman: è stato un ironico, delizioso scrittore e un grande narratore orale.
Memorabile è il suo ruolo di un militare sardo scombinato e macchiettistico nel film diMario MonicelliVogliamo i colonnelli, accanto a un grandissimoUgo Tognazzi, deputato golpista.
Il suo amicoAndrea Camilleri lo descrive come un genio dell'affabulazione e della battuta, un uomo senza padroni, uno spirito anticonformista per eccellenza. Di lui dirà: «La pietà di Fusco lo porta a scegliere tra le tigri con meno denti e più spelacchiate».
Muore nel1984 alpoliclinico Gemelli diRoma dopo un'operazione al cervello, invaso da un tumore che da mesi lo faceva soffrire.
Stava per essere sepolto in una fossa comune e senza esequie, ma gli amici più cari riuscirono a organizzargli il funerale nellaChiesa degli artisti inPiazza del Popolo. La sorella Franca e la nipote Cinzia vollero poi ripetere il funerale aForte dei Marmi, dove è sepolto.
Nel 1976 la città di Forte dei Marmi l'aveva onorato con un premio speciale della Giuria delPremio Satira politica definendo lo scrittore e giornalista Giancarlo Fusco «un personaggio molto caro a questa terra e molto temuto nel resto della Penisola».[6]
(dalla prefazione diLuigi Silori al libroPapa Giovanni)
Fusco (il cui nome appare in diverse pubblicazioni come Gian Carlo Fusco[7]) è stato uno scrittore molto prolifico ed eclettico.
Pubblicò il suo primo libro,Biancheria, nel1935, a vent'anni. Il libro fu bloccato dallacensura fascista perché giudicato "anti-solare e disfattistico". Dopo una lunga pausa, riprese a scrivere solo nel1949, pubblicando sul settimanaleIl Mondo quelle prose, dedicate al costume littorio, che vennero poi raccolte da Einaudi nel volumeLe rose del ventennio.
Ha scritto inoltre, tra l'altro,La Guerra d'Albania,Duri a Marsiglia e una rievocazione del mondo delle case chiuse intitolataQuando l'Italia tollerava, che raccolse sedici racconti-testimonianza, più o meno brevi, di alcune delle penne migliori dell'epoca, daAlberto Bevilacqua aGiovanni Comisso, daDino Buzzati aLuigi Silori, daMario Soldati aErcole Patti, daCesare Zavattini aVincenzo Talarico. I racconti sono incentrati su aneddoti legati al mondo dei "casini", le case di tolleranza aperte in Italia - a quanto sostiene Fusco - già nel1432 e che saranno chiuse definitivamente nel1958 dallalegge Merlin, dal nome della sua proponente, la senatrice socialistaLina Merlin. Di particolare intensità narrativa, si segnalano i racconti 'Come fece Erostrato' diBuzzati, 'In via Panico' diZavattini, 'La "casa" di guerra di Atene' diSilori, 'L'uscio del batticuore' diSoldati. Il libro è illustrato da moltissime riproduzioni di opere diMino Maccari.
Il romanzoGli indesiderabili nasce dalla voglia di raccontare la vera sorte dei piccoli mafiosi italo-americani, ben diversa da quella diLucky Luciano, graziato per meriti di guerra e rimpatriato nel 1946 aNapoli, dove visse tra donne, cavalli e alberghi di lusso. Quasi tutti gli anonimi piccoli boss, rigettati in Italia a centinaia in quegli anni dagli Usa che li dichiararono indesiderabili, erano diversamente destinati a vite grame e solitarie.Come Frank Frigenti, appunto, che vive estorcendo qualche migliaia di lire a giornalisti creduloni o rassegnati - compreso lo stesso Fusco - con la promessa di una valigia piena di carte esplosive o documenti compromettenti.O come Lu Grisafi, altro indesiderabile, che viene salvato dall'indigenza da un maresciallo dei carabinieri che gli procura un posto di guardiano in una masseria. A questi uomini Fusco dedica i capitoli del suo libro, probabilmente alternando l'abile trasposizione della realtà all'altrettanto abile operazione di raccontare eventi forse mai vissuti.
Il confine tra la fantasia e la realtà è estremamente labile, del resto in linea con la "doppia vita" dell'autore: una vita diurna fatta di duro lavoro e molteplici soddisfazioni e una vita losca, oscura, vissuta tra i night della Versilia prima e del milanese poi.
Nel 1972 scrisse per Bietti un interessante saggio divulgativo supapa Giovanni, che ebbe un grande successo di vendite, tanto da esaurirsi nel giro di poche settimane. Nella prefazione,Luigi Silori descrive acutamente il carattere e la verve letteraria dell'irriverente Fusco che con questo best seller scrisse "non un'agiografia, né una biografia edificante e melensa, ma la testimonianza genuina e spregiudicata di un incontro memorabile". L'opera fu poi ristampata nel2006 daSellerio.
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