Commento:in tutto il testo ci sono solo due note (entrambe nella sezione "Il declino e la repressione del dissenso") che rimandano a fonti, rendendo di fatto impossibile capire se il testo sia stato scritto con l'ausilio dei testi in bibliografia o meno.
Guidò ilcolpo di Stato repubblicano che, nel 1952, abbatté la monarchia del re Fārūq I, assumendo la carica di Primo ministro in seno al nuovo ordinamento statale nel 1954. Da quel momento in poi iniziò una lunga gestione del potere che lo vide diventare presidente dell'Egitto dopo avere destituito il generaleMuḥammad Naǧīb.
È considerato una figura centrale nella storia moderna delMedio Oriente e delNordafrica della seconda metà del XX secolo. Nazionalizzò il canale di Suez e respinse le pretese di Francia eRegno Unito per continuare a controllare il canale, guadagnando un'altissima popolarità presso le masse arabe. Grande sostenitore dell'anticolonialismo e delpanarabismo, Nāṣer fondò conJawaharlal Nehru eJosip Broz Tito ilMovimento dei paesi non allineati. Perse parte del proprio prestigio dopo la sconfitta nellaguerra dei sei giorni controIsraele, ma mantenne un ruolo chiave in tutti i successivi dialoghi tra le parti avverse.
In politica interna fu propugnatore del cosiddettosocialismo arabo, un sistema socioeconomico e politico caratterizzato da un fortedirigismo einterventismo statale contestualmente alle caratteristiche intrinseche dellesocietà arabe, distinguendosi inoltre per la realizzazione di grandi progetti industriali, come ladiga di Aswān, portata a termine proprio nell'anno della sua dipartita.
Gamāl ʿAbd al-Nāṣer incarna ancora oggi un simbolo di dignità araba per i suoi sforzi, tesi al raggiungimento di una maggioregiustizia sociale, mentre i suoi detrattori ne criticano l'impostazione politica di baseautoritaria (accentuatasi soprattutto sul finire della sua parabola esistenziale quanto politica) e fondamentalmentepopulistica, le sue violazioni deidiritti umani e l'incapacità di dare vita a istituzioni civili solide e durature nel Paese.
Nasser nacque ad Alessandria d'Egitto il 15 gennaio 1918 in una modesta famiglia originaria diBeni Morr, un piccolo centro abitato non molto distante dalla città diAsyūṭ, figlio di un funzionario postale, ʿAbd al-Nāṣer.[1][2]
Il giovane Gamāl studiò per i primi due anni adAsyūṭ e per otto anni ad al-Khaṭāṭba, una località sita a nord-ovest delCairo, presso il confine libico.
All'età di otto anni, rimasto orfano per la morte dell'amatissima madre, venne inviato al Cairo, presso lo zio materno, Khalīl Ḥusayn, ma già nel 1929 tornò dal padre, trasferito adAlessandria, che si era da poco risposato.
Nel corso dei suoi studi secondari superiori, come presidente del "Comitato dei liceali", partecipò all'attività politica nei ranghi deinazionalisti, che cercavano di ottenere l'indipendenza dal Regno Unito.
Il 13 novembre 1935, nel corso di una manifestazione, venne leggermente ferito da un colpo diarma da fuoco esploso da ungendarme britannico.
La constatazione della manifesta impreparazione dell'esercito e del Paese rafforzarono i suoi sentimentirepubblicani. Prese parte così ai dibattiti all'interno dell'esercito, che sfociarono nella costituzione dell'organizzazione segreta dei "Liberi Ufficiali" (al-Ḍubbāṭ al-Aḥrār), divenuta poi il modello di riferimento di quasi tutti i movimenti clandestini filo-repubblicani delmondo arabo nelsecondo dopoguerra (inAlgeria, Siria, Iraq,Tunisia,Yemen,Sudan e Libia).
Si sposò nel 1944 con Taḥiya Kāẓem, dalla quale ebbe cinque figli: Hodā, Mona (che sposòAshraf Marwan), Khaled, ʿAbd al-Ḥamīd e ʿAbd al-Ḥakīm.
Nella notte fra il 22 e il 23 luglio 1952 la monarchia fu abbattuta da un colpo di Stato promosso dal movimento clandestino dei "Liberi ufficiali". Il reFārūq I venne detronizzato e costretto il sabato 26 all'esilio.[2][3]
Venne formato un governo provvisorio; a guidarlo fu chiamato il generaleMuḥammad Naǧīb, capo delConsiglio del Comando della Rivoluzione egiziano (CCR), organismo di cui Nasser era il vice. Il futuroRaʾīs assunse nel governo l'incarico nevralgico di ministro dell'Interno. Naǧīb il 18 giugno 1953, a seguito della dichiarazione della Repubblica, ne divenne il primo presidente.
Ad aprile del 1954 Naǧīb fu però indotto a lasciare spazio all'"uomo forte" del regime, il tenente colonnello Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, nominatoPrimo ministro, mentre un accordo firmato il 19 ottobre di quell'anno con il Regno Unito sullo sgombero entro 20 mesi delle forze militari britanniche, pur protraendo la presenza di tecnici nella zona delCanale di Suez, venne contestato dall'organizzazioneislamica deiFratelli Musulmani.[2]
A essa il governo rispose energicamente, cercando di indurre l'organizzazione a destituire il proprio capo,Hasan al-Hudaybi.
Gamāl ʿAbd al-Nāṣer venne fatto oggetto il 26 ottobre di unattentato di cui vennero incolpati i Fratelli Musulmani. Due giorni dopo l'organizzazione fu sciolta d'autorità; il 30 ottobre al-Ḥudaybī e i maggiori dirigenti della Fratellanza furono arrestati.
Il 14 novembre il presidente Naǧīb fu destituito e posto agli arresti domiciliari.[4] Sei dirigenti della Fratellanza furonocondannati a morte, ma al-Ḥudaybī vede commutata la sua pena nell'ergastolo.
Dopo l'adozione di unaCostituzione repubblicana di ispirazionesocialista con partito unico il 16 gennaio 1956 Nasser, eletto il 23 giugno Presidente della Repubblica (Raʾīs),nazionalizzò il 26 luglio 1956 laCompagnia del Canale di Suez (di proprietà franco-britannica).
Questo diede modo al presidente egiziano di recuperare appieno l'indipendenza del paese ma fornì anche la giustificazione perFrancia e Regno Unito di organizzareun'operazione militare congiunta contro l'Egitto, cui si unì Israele, che riuscì a condurre una brillante operazione militare, in risposta alla minaccia di Nasser di impedire allo Stato ebraico il transito attraverso il Canale di Suez, che si concluse con la rapida conquista dell'intero Sinai, daRafah adAl-Arish. Il 31 ottobre truppe anglo-francesi bombardarono Il Cairo, e il 5 novembre occuparonoPorto Said.
Bisogna osservare che la crisi di Suez comportò che le potenze democratiche occidentali (prevalentemente Francia e Regno Unito) e gli USA, non reagissero significativamente alla sanguinosainvasionesovietica dell'Ungheria, che raggiunse il culmine proprio nell'ottobre del 1956.
La guerra del 1956 venne interrotta dall'intervento congiunto sovietico-statunitense, si disse con la minaccia addirittura di un intervento nucleare suLondra eParigi da parte dell'URSS, ma nulla venne fatto per impedire a Israele di realizzare il suo progetto malgrado il suo esercito, guidato dal genio tattico del generaleMoshe Dayan, avesse proseguito nella sua rapida avanzata dopo l'ordine dell'ONU dicessate il fuoco fra le parti. Il "cessate-il-fuoco" entrò in vigore l'8 novembre, e il 15 dello stesso mese, truppe di pace dell'ONU giunsero nella zona di guerra.
A partire dal 1961 Gamal ʿAbd al-Nāṣer lanciò un vasto piano di nazionalizzazioni, che rispondeva a un ambizioso disegno di sviluppo di un suo originale modello disocietà socialista, tarata sulle caratteristiche e particolarità delmondo arabo (in realtà, per molti suoi aspetti, somigliante più a una specie dicapitalismo di Stato caratterizzato da una certa attenzione rivolta a politiche sociali redistributive che a unsistema socialista vero e proprio).
Rilevante fu il loro impatto sull'economia egiziana: banche e moltissime imprese furono nazionalizzate, la proprietà terriera ulteriormente frammentata per essere poi redistribuita tra i braccianti e contadini poveri e i grandi patrimoni privati espropriati. Vennero introdotte riforme per creare un sistema diassistenza sanitaria, rafforzare i diritti delle donne, assicurare unsalario minimo garantito e una riduzione dell'orario di lavoro e istituire un sistema di istruzione gratuita per tutti.
Tuttavia Nasser non riuscì a tradurre tutti questi suoi propositi in successi concreti; il ritmo serratissimo che impose alla suariforma agraria e soprattutto al piano di industrializzazione del Paese produssero infatti dei grossi scompensi.
Gamal ʿAbd al-Nāṣer, tra la folla che lo acclama, dopo l'annuncio della nazionalizzazione dellaCompagnia del Canale di Suez (1º agosto 1956)
Nasser intraprese una politica regionale tesa a promuovere una vasta solidarietà tra tutti gli stati arabi: nel gennaio del 1958 laSiria pretese, per rafforzare la sua sicurezza, di avviare immediatamente un processo di fusione con l'Egitto, dando così origine allaRepubblica Araba Unita (RAU), alla quale presto si aggiunse quella parte delloYemen che, a opera del colonnelloSallāl, si era ribellato all'ImamYaḥyā e al suo successoreMuhammad al-Badr per costituire una repubblica nella zona di territorio sotto il proprio controllo.
L'Egitto intervenne militarmente al fianco delle forze golpiste, mentre l'Arabia Saudita appoggiava le forze monarchiche; l'intervento in Yemen si rivelò un grave errore politico per Nasser, poiché lo costrinse a impegnare l'esercito inun logorante conflitto quinquennale.
L'Egitto di Nasser ebbe tuttavia un ruolo di primo piano in seno allaLega araba, utilizzando il conflitto contro Israele per realizzare una maggiore unità economica e politica dei Paesi arabi.
Nel settembre 1961 la Siria pretese però di recuperare la sua piena indipendenza per l'eccessivo squilibrio di potere all'interno dell'unione e l'Egitto, per esplicita volontà di Nasser, non prese alcuna misura per impedirlo; la Siria si ritirò dalla RAU, il cui nome rimase all'Egitto per altri dieci anni.
Gamāl ʿAbd al-Nāṣer saluta la folla aḤamā nel 1960
La"guerra dei sei giorni" del 1967 fu ancor più devastante per l'Egitto e per le sorti del nasserismo e della sua concezionepanaraba. Alla testa di una coalizione militare che, oltre all'Egitto, comprendeva la Siria e laGiordania, ottenne il ritiro delle truppe interposte dell'ONU lungo il confine israelo-egiziano e decise di bloccare i passaggi marittimi verso Israele.
Malgrado fosse stato ammonito daTel Aviv che la chiusura alla navigazione degliStretti di Tiran avrebbe rappresentato uncasus belli, l'aviazione e l'esercito egiziani si fecero cogliere il 5 giugno 1967 del tutto impreparati nelle loro basi (con la distruzione in un solo attacco di trecento velivoli militari, tutt'altro che in stato di allerta e posizionati a terra) dalleforze armate israeliane guidate dalCapo di Stato Maggiore, generaleMoshe Dayan.
Israele, che aveva con grande determinazione scatenato il suo attacco e conseguito i suoi obiettivi tattici e strategici, non ebbe alcuna difficoltà a inglobare laCisgiordania sotto amministrazione giordana, le alture siriane delGolan e l'interapenisola del Sinai egiziana mediante una rapidissima azione di accerchiamento, come pure lastriscia di Gaza che l'Egitto amministrava con un suo Governatore militare dal 1948.
Nasser, riconosciuta la colossale sconfitta militare, rassegnò le dimissioni, poi subito ritirate a seguito delle massicce pressioni dell'opinione pubblica egiziana: centinaia di migliaia di sostenitori si erano riversati nelle piazze arabe per manifestargli sostegno e rifiutare le sue dimissioni.
Il presidente continuò infatti ad avere l'appoggio delle grandi masse di popolazione egiziana, grazie al suo innegabilecarisma.
Risale al 1967 la destituzione diʿAbd al-Ḥakīm ʿĀmer, amico e compagno di Nasser e primo responsabile dell'inadeguatezza della condotta militare egiziana, che sisuicidò subito dopo.
IlRaʾīs alla cerimonia di inaugurazione dell'Alta Diga di Assuan, tra il Primo Ministro sovieticoNikita Khruscev e il ministro della Guerra egizianoʿAbd al-Ḥakīm ʿĀmer
Malgrado un'iniziale simpatia di Nasser nei confronti degli USA, specialmente dopo l'intervento diEisenhower contro l'attacco militare anglo-francese nella zona del Canale, la politica egiziana prese sempre più le distanze daWashington a causa del rifiuto del Cairo di entrare a fare parte di uno schieramento anti-sovietico incentrato sulPatto di Baghdad composto da Iraq,Turchia,Iran, USA e Gran Bretagna, cui gli USA replicarono creando gravi difficoltà per il necessario finanziamento da parte delFondo Monetario Internazionale (FMI) al progetto esposto fin dal 1952 di costruire una diga (Alta Diga, "al-Sadd al-ʿĀlī") adAssuan, sul fiume Nilo, che avrebbe garantito l'autosufficienza energetica a un Paese povero diidrocarburi e che avrebbe permesso dibonificare le terre a ovest delNilo, dalla depressione di al-Qaṭṭāra (nord ovest egiziano) alle aree a sud di Aswān, per un totale di diverse centinaia di migliaia di chilometri quadrati.
Per reazione l'Egitto si rivolse allora all'Unione Sovietica che, cogliendo la favorevole opportunità politica e strategica, finanziò la gigantesca operazione.
Nasser riuscì in qualche misura a raddrizzare la situazione grazie a imponenti rifornimenti di armi sovietiche e all'avvio a luglio del 1969 di una "guerra d'attrito" con Israele che mantenne vivo lo spiritopatriottico e nazionalistico egiziano.
Cionondimeno l'esperienza nasseriana era ormai segnata dalla catastrofe militare e politica del 1967 e anche il dibattito interno – che pure era inizialmente stato molto vivace – fu sempre più mal sopportato dal regime che, negli anni precedenti, aveva provveduto a soffocare qualsiasi tipo di opposizione, specie quella rappresentata dalla sinistracomunista (ilsocialismopanarabonasseriano aveva infatti, a dispetto delle sue alleanze tattiche con ilBlocco Orientale, un'anima profondamente anti-marxista e ben poco propensa a molte delle istanze delcomunismo) e daiFratelli Musulmani, dei quali un esponente di spicco,Sayyid Quṭb, venne arrestato il 9 agosto 1965 e giustiziato al Cairo il 29 agosto 1966. L'arresto di Quṭb rappresentò il momento culminante di una seconda ondata repressiva contro la Fratellanza a causa della sua implacabile ostilità al progetto nasseriano di cambiamento della società egiziana. Nasser fece arrestare, torturare e impiccare un numero imprecisato di militanti (secondo i Fratelli Musulmani alcune decine di migliaia), detenuti per anni in prigioni e incampi di concentramento costituiti appositamente neldeserto, tanto da indurre molti di loro a cercare rifugio in Arabia Saudita.[2]
Intanto l'intensa attività politica e il fumo avevano profondamente minato la salute delRaʾīs: aldiabete, diagnosticatogli già nel 1960, si erano aggiunti l'arteriosclerosi, l'ipertensione e altri problemi cardiaci. Mentre si trovava aMosca per cure mediche nel maggio del 1970, venne persuaso ad accettare la proposta di tregua statunitense per la guerra d'attrito.
Funerali di Nasser
Il 27 settembre 1970 Nasser riunì urgentemente al Cairo ileader arabi per trovare una soluzione al conflitto noto comeSettembre nero in Giordania. La conduzione dell'estenuante maratona negoziativa, complessivamente riuscita, fra il reHusayn di Giordania e illeader dell'OLPYasser Arafat, fu la sua ultima fatica politica.[2]
Il giorno successivo morì improvvisamente nella residenza presidenziale per unattacco cardiaco.
La notizia venne accolta con estremo cordoglio in tutto il mondo arabo, dove la sua figura aveva raggiunto un valore emblematico, e al suo funerale al Cairo partecipò una folla commossa di cinque milioni di persone[5] nonché tutti i capi di Stato arabi (meno il re sauditaFayṣal).
Durante il passaggio del carro funebre, issato su un affusto di cannone, non mancarono disordini ed eccessi: furono almeno una cinquantina i morti tra la gente che voleva a tutti i costi toccare la bara per ingraziarsi la benedizione del defunto.[6]
Venne sepolto nellamoschea al-Naṣr, da allora ribattezzata moschea ʿAbd al-Nāṣer.
Alla presidenza della Repubblica salì il vicepresidenteAnwar al-Sadat, che con Nasser aveva fatto parte del movimento dei "Liberi ufficiali", che da lì in poi attuò una ristrutturazione radicalissima dell'organizzazione socioeconomica egiziana, annullando molte delle riforme maggiori nasseriane.
^In Egitto ilnasab, o legame di filiazione, non è introdotto come altrove nel mondo arabo dal sostantivo "ibn", "ben" o "bin" (figlio [di]), ma è sottinteso, facendo sì che al nome proprio di persona dell'interessato segua immediatamente il nome proprio di persona del padre. Gamāl ʿAbd al-Nāṣer significa quindi semplicemente "Gamāl (figlio di) ʿAbd al-Nāṣer". La stessa cosa vale in altri Paesi arabi, come l'Iraq, dove il nome Ṣaddām Husayn significa "Ṣaddām (figlio di) Ḥusayn", o inLibia.