La regione divenne provincia romana nel121 a.C., col nome originario diGallia Transalpina (ossia "Gallia al di là delle Alpi", nota anche comeGallia ulterior eGallia comata, in contrapposizione allaGallia cisalpina ossia "Gallia al di qua delle Alpi", nota anche comeGallia citerior eGallia togata). Dopo la fondazione dellacittà diNarbo Martius, oNarbona, (l'attualeNarbona), nel118 a.C., la provincia fu rinominataGallia Narbonensis, oGallia bracata, con la nuovacoloniacostiera come capitale.
I Salluvi, che gravitavano sulla loro capitaleEntremont (presso l'attualeAix-en-Provence), furono rapidamente sconfitti e le legioni romane poterono fare immediato ritorno in patria.[4] Una generazione dopo, Roma è costretta a intervenire di nuovo: i Salluvi sono definitivamente sconfitti intorno al125-124 a.C. dalconsoleMarco Fulvio Flacco.[5] L'oppidum di Entremont cade in mano romana mentre i superstiti beneficiano dell'ospitalità dei vicini e temibiliAllobrogi.[4] È solo l'inizio di un processo che, in alcuni decenni, porterà alla decadenza politica e al completo assoggettamento della Gallia transalpina al potere di Roma.[3]
L'ingerenza armata nei territori d'oltralpe, potrebbe aver fornito a Roma le prime occasioni per stringere inedite alleanze con popolazioni celtiche: fu probabilmente negli stessi anni dell'intervento contro i celto-liguri che Roma poté intessere i primi benevoli contatti con gliEdui,[2] dislocati in Gallia centrale, in un territorio controllato dalla capitaleBibracte (nei pressi dell'odiernaAutun). Queste relazioni sedimentarono, in breve tempo in una vera e propria alleanza, fino al conferimento agli Edui di unostatus privilegiato, quello di «amici et socii populi Romani» («amici ed alleati del popolo romano»): quest'alleanza doveva rivelarsi decisiva per le successive mire di Roma nella regione, dagli anni che immediatamente seguirono, fino alle campagne militari di Cesare:[2] poco dopo, probabilmente con la fondazione della provincia narbonense, si fecero ancor più stretti i vincoli di amicizia con gli Edui, ora promossi al grado di «fratres populi Romani».[6]
Dalla conquista romana della Narbonense all'invasione di Cimbri e Teutoni
Negli anni immediatamente successivi alla sottomissione dei Salluvii e alla conquista di Entremont, si acuirono le tensioni con i popoli stanziati a est e a ovest del corso delRodano,Allobrogi eArverni.[3] Roma, forte anche della sua alleanza con gliEdui, si sentì pronta a lanciare una campagna di espansione nelle regioni meridionali della Gallia e a contrastare il risorgente egemonismo arverno portato avanti dal suo leaderBituito:[2][3] questi avrebbe radunato trecentomila uomini, ma i consoli che si avvicendarono in quegli anni,Quinto Fabio Massimo eGneo Domizio Enobarbo, portarono a termine l'annessione di territori a sudest e a cavallo delRodano. La vittoria di Enobarbo, presso la confluenza tra il Rodano e l'Isère decise definitivamente la contesa: nel121 a.C. venne eretta laprovincia romana della Gallia Narbonensis e,tre anni dopo, venne dedotta lacolonia diNarbona, capitale provinciale con il suo porto:[4][7] le nuove acquisizioni territoriali rendevano possibile la frequentazione di un agevole collegamento con leprovince ispaniche, attraverso laVia Domitia, costruita da Gneo Domizio Enobarbo negli anni dal121 al117 a.C.[3]
Nel102 a.C. le armate romane diGaio Mario vendicarono dieci anni di disastri romani contro i Germani: Mario aveva, infatti, provveduto a riorganizzare nel migliore dei modi la propria armata. I soldati erano stati sottoposti ad un addestramento che mai in precedenza si era visto, ed erano abituati a sopportare senza lamentarsi le fatiche delle lunghe marce di avvicinamento, dell'allestimento degli accampamenti, tanto da meritarsi il soprannome dimuli di Mario. Dapprima decise di affrontare iTeutoni, che si trovavano in quel momento nella provincia dellaGallia Narbonense e si stavano dirigendo verso le Alpi. Mario li attirò su di un terreno a lui congeniale nei pressi diAquae Sextiae (l'attualeAix en Provence), dove avvenne la prima delle due battaglie determinanti. Alcuni contingenti diAmbroni, avanguardia dell'esercito deiGermani, si lanciarono avventatamente all'attacco contro le postazioni romane, senza attendere l'arrivo dei rinforzi, e30 000 di essi rimasero uccisi. Mario schierò poi un contingente di30 000 uomini per tendere un'imboscata al grosso dell'esercito dei Germani, che presi alle spalle e attaccati frontalmente,furono completamente sterminati e persero100 000 uomini, e quasi altrettanti ne furono catturati.
A fornire a Cesare il pretesto perentrare in armi in Gallia fu la migrazione degliElvezi, stanziati tra ilLago di Costanza, il Rodano, ilGiura, il Reno e leAlpi Retiche. Nel58 a.C. Cesare si trovava ancora aRoma quando venne a sapere che gli Elvezi si stavano preparando a migrare verso le regioni occidentali della Gallia, con l'intento di attraversare il territorio della Gallia Narbonense. Il passaggio di un intero popolo all'interno della provincia romana avrebbe senza dubbio procurato enormi danni e avrebbe potuto spingere gliAllobrogi, che vivevano in quell'area, a ribellarsi contro il dominio romano.[13] Inoltre, i territori abbandonati dagli Elvezi avrebbero potuto essere occupati da popoli germanici, che sarebbero così divenuti pericolosi e bellicosi vicini dei possedimenti romani.
Gli Elvezi, pur senza sapere quale sarebbe stata la reazione dei Romani alla loro richiesta di trasferire l'intero popolo sul suolo romano, una volta raggiunto il Rodano indissero un'assemblea lungo la sua riva destra per decidere il da farsi. Era il 28 marzo.[14] Cesare, informato delle loro intenzioni, si precipitò da Roma nella Gallia Narbonense, percorrendo fino a 140-150 chilometri al giorno e raggiungendoGinevra il 2 aprile. Come prima misura il proconsole romano diede l'ordine di distruggere il ponte sul Rodano presso Ginevra così da rendere più difficoltoso l'attraversamento del fiume.[15] Nella Narbonense arruolò truppe ausiliarie e reclute, oltre a disporre che le tre legioni di stanza ad Aquileia lo raggiungessero, oltre a predisporre la formazione di due nuove legioni (laXI e laXII) nella Cisalpina.[16]
Riuscito a dissuaderli a non passare attraverso la provincia, Cesare desiderava però la guerra per fama, ricchezze e maggior potere a Roma. Il pretesto fu che, poiché gli Elvezi volevano stanziarsi nel territorio deiSantoni, non molto distante dal territorio deiTolosati,la cui città si trova nella provincia, ciò avrebbe causato un grave pericolo per l'intera provincia Narbonense ed anche della vicinaTarraconense.[17] Da qui lo scontro inevitabile con gli Elvezi nellabattaglia del fiume Arar ed inquella di Bibracte. La vittoria romana fu completa, determinando l'inizio dellaconquista dell'intera Gallia negli otto anni successivi (58-50 a.C.).
La Narbonense fu determinante anche nell'anno in cui Cesare si confrontò conVercingetorige nel52 a.C., quando, venuto a sapere dei piani del capo dei Galli e delle nuove alleanze che Lucterio era riuscito ad ottenere con Ruteni,Nitiobrogi eGabali, si affrettò a raggiungere la Narbonense. Qui Cesare arruolò i suoilegionari nel corso degli otto anni diguerra gallica, sia tra itranspadani che abitavano a nord delPo (e godevano didiritto latino), sia tra icispadani (muniti dicittadinanza romana) a sud del fiumepadano e dellaGallia cisalpina. Importante fu anche la novità apportata agli inizi del52 a.C., quando fu costretto ad arruolare una milizia di 22coorti tra la popolazione nativa della Gallia Narbonense, che in seguito costituì la base dellalegio V Alaudae[18]. Dispose quindi presidi armati tra i Ruteni stessi, iVolci Arecomici, iTolosati e nei dintorni della capitale,Narbona (tutti luoghi che confinavano con i territori del nemico). Ordinò, infine, che la parte rimanente delle truppe di stanza nella provincia, unitamente alle coorti dei complementi che aveva arruolato durante l'inverno in Italia e condotto con sé, fossero riuniti nel Paese degliElvi, che confinavano con gli Arverni.[19]
Con lariforma dioclezianea, la Gallia Narbonense perse la sua parte più settentrionale, che assunse il nome diGallia Viennensis. Poco dopo la provincia venne ulteriormente divisa, inNarbonensis prima (ad occidente delRodano), eNarbonensis secunda (oriente del Rodano). Le due province Narbonensi entrarono a far parte della diocesi delleSeptem provinciae, che comprendeva la Gallia a sud dellaLoira.
Arelate, all'inizio del V secolo, divenne capitale dellaprefettura del pretorio delle Gallie, soppiantandoTreviri (in Gallia settentrionale). Se alcuni studiosi (come ad esempio Halsall) sostengono che ciò avvenne prima dell'attraversamento del Reno del 406, altri (come Heather) sostengono invece che lo spostamento della sede del prefetto ad Arelate fu conseguenza dell'invasione.[31] Mentre nel 406Vandali,Alani eSvevi invasero e devastarono la Gallia, nel medesimo periodo, infatti, si rivoltarono le legioni britanniche, che elessero come usurpatoreCostantino III, che invase la Gallia, sottraendola al controllo diOnorio e ponendo la propria sede ad Arelate. Subito dopo aver preso il controllo della Narbonense, Costantino III dovette fronteggiare la controffensiva dell'Imperatore legittimo Onorio. Nel 407 il generalissimoStilicone, reggente di Onorio, aveva inviato contro l'usurpatore un'armata sotto il comando del generaleSaro. Quest'ultimo, attraversate le Alpi, sconfisse rapidamente nelle province della Narbonense i due generali di Costantino III,Giustiniano eNebiogaste, e cinse d'assedio la città diValentia (Valence), dove era riparato Costantino III.[32] Dopo sette giorni dall'inizio dell'assedio, tuttavia, accorsero in soccorso della città e dell'usurpatore i rinforzi condotti daEdobico eGeronzio, che costrinsero Saro a levare l'assedio e a battere in ritirata verso le Alpi.[32] L'attraversamento delle Alpi fu ostacolato dai brigantiBagaudi, i quali imposero all'esercito di Saro la cessione di tutto il bottino di guerra in cambio del passaggio.[32] Sventata la controffensiva delle armate di Onorio, Costantino III tentò di fermare gli invasori del Reno, ma con scarsi risultati. Essi invasero e saccheggiarono la Narbonense nel 408/409, attirando l'attenzione diSan Girolamo, che in un'epistola del 409, scrisse che «le province dell'Aquitania e delle Nove Nazioni, di Lione e di Narbona sono, con l'eccezione di alcune città, una scena universale di desolazione».[33] Nel 409 gli invasori del Reno si spostarono inSpagna, che conquistarono (a parte la provinciaTarraconense).[34]
Nel411 la situazione politico-militare giunse finalmente ad un punto di sblocco.Geronzio, generale di Costantino III, si era rivoltato in Spagna, eleggendo usurpatoreMassimo, suo amico intimo secondoSozomeno, addirittura suo figlio secondoOlimpiodoro.[35] Posta la propria sede a Tarragona, Geronzio, una volta fatta pace con i Vandali, gli Alani e gli Svevi che avevano invaso la penisola iberica, avanzò con la sua armata contro Costantino III, invadendo le province Narbonensi e sconfiggendo, catturando e uccidendo aVienneCostante II, figlio di Costantino III, associato al trono dal padre.[35][36] Geronzio, raggiunta ben presto Arelate (l'odiernaArles), l'assediò.[35][36][37] Della situazione approfittò Onorio, inviando sul posto il generaleFlavio Costanzo.[35][37]
Quando l'armata di Costanzo raggiunse Arelate, Geronzio levò precipitosamente l'assedio ritirandosi in Hispania con pochi soldati, mentre la maggior parte delle sue truppe disertava in massa unendosi all'esercito di Costanzo.[35] Geronzio fu poi costretto al suicidio dai suoi stessi soldati, che, intenzionati a ucciderlo, assaltarono la sua casa di notte, costringendolo al suicidio, mentre Massimoabdicava rifugiandosi tra i barbari.[35][36][37] Nel frattempo l'assedio di Arelate ad opera di Costanzo proseguiva: Costantino III oppose strenua resistenza, confidando nell'arrivo del suo generaleEdobico con i suoi ausiliari franchi e alemanni reclutati da oltre Reno.[38] Le truppe di Edobico furono però sconfitte al loro arrivo dall'esercito di Costanzo, coadiuvato nell'operazione da Ulfila;[38] Costantino III, abbandonata ogni speranza, si levò la porpora e gli altri ornamenti imperiali, riparandosi in chiesa, dove si fece ordinare sacerdote: le guardie a difesa delle mura, avendo ricevuto garanzie che sarebbero stati risparmiati, aprirono le porte a Costanzo, che effettivamente mantenne la promessa data.[39]Costantino III e suo figlio Giuliano furono inviati in Italia, maOnorio, ancora pieno di risentimento nei loro confronti per l'esecuzione dei suoi cugini ispanici Vereniano eDidimo, li fece decapitare a trenta miglia da Ravenna, violando la promessa che li avrebbe risparmiati.[36][37]
Gli usurpatori Massimo e Costantino furono però presto sostituiti da due nuovi ribelli. Nel412 ilcomes AfricaeEracliano si proclamò imperatore, tagliando le forniture di grano all'Italia, mentre a nord iBurgundi e gliAlani lungo lafrontiera renana, condotti rispettivamente daGundicaro eGoar, sobillarono le legioni di stanza nella regione a proclamare imperatore aMagonza il generaleGiovino, a cui tentarono di unirsi iVisigoti diAtaulfo.[37][40] Ben presto, però, Ataulfo ebbe disaccordi con Giovino, dovuti non solo all'intervento del prefetto del pretorio delle GallieDardano, il quale, fedele a Onorio, cercò di convincere Ataulfo a deporre l'usurpatore, ma anche al fatto che all'esercito di Giovino si era unito anche il suo rivaleSaro, il quale aveva deciso di disertare al nemico perché Onorio non aveva punito con vigore l'assassinio di Belleride suo domestico; deciso a risolvere il conto in sospeso con Saro, Ataulfo lo attaccò e lo uccise in una battaglia impari (Saro aveva solo una ventina di guerrieri con sé contro circa10 000 guerrieri dalla parte di Ataulfo).[40] I disaccordi si tramutarono in ostilità aperta quando Giovino innalzò al rango di Augusto suo fratelloSebastiano nonostante il mancato assenso del re visigoto, il quale inviò un messaggio ad Onorio promettendogli di inviargli le teste degli usurpatori in cambio della pace.[41] In seguito all'assenso di Onorio, Ataulfo si scontrò con Sebastiano, vincendolo e inviando la sua testa a Ravenna; la prossima mossa del re goto fu di assediare Valence, dove si era rifugiato Giovino; ottenuta la resa della città e dell'usurpatore, Ataulfo inviò Giovino al prefetto del pretorio delle Gallie Dardano, che, dopo averlo fatto decapitare a Narbona, inviò la sua testa a Ravenna; essa venne poi esposta, insieme a quelle degli altri usurpatori, a Cartagine.[37][41]
Le province Narbonensi vennero a questo punto invase daiVisigoti di reAtaulfo (412).Onorio chiese a questo punto in cambio della pace la restituzione diGalla Placidia, ostaggio dei Visigoti fin dal 410.Ataulfo, tuttavia, non era disposto a restituire a Onorio sua sorella, se in cambio non veniva rispettata la condizione di fornire ai Visigoti una grossa quantità di grano, una cosa che i Romani avevano promesso ai Visigoti ma che non era stata finora mantenuta.[42] Quando i Romani si rifiutarono di fornire ai Visigoti il grano promesso se prima non avveniva la restituzione di Galla Placidia, Ataulfo riprese la guerra contro Roma (413), tentando di impadronirsi diMarsiglia ma fallendo nella sortita grazie al valore del generaleBonifacio, il quale difese strenuamente la città, riuscendo anche nell'impresa di ferire, durante la battaglia, Ataulfo.[43]
Nel gennaio dell'anno successivo il re dei Visigoti sposò la sorella di Onorio, Galla Placidia, tenuta in ostaggio prima da Alarico e poi da Ataulfo stesso fin dai giorni del sacco di Roma.[44][45][46] L'ex-usurpatorePrisco Attalo, che aveva seguito il suo popolo d'adozione fin nelle Gallie, festeggiò l'evento decantando ilpanegirico in onore degli sposi. Poco tempo dopo, ai due sposi nacque un figlio, di nome Teodosio.[47] Secondo Heather, il matrimonio di Galla Placidia con Ataulfo aveva fini politici: sposando la sorella dell'Imperatore di Roma, Ataulfo sperava di ottenere per sé e per i Visigoti un ruolo di preponderante importanza all'interno dell'Impero, nutrendo forse anche la speranza che una volta deceduto Onorio suo figlio Teodosio, nipote di Onorio, per metà romano e per metà visigoto, sarebbe diventato imperatore d'Occidente in quanto Onorio non aveva avuto figli. Tuttavia, ogni tentativo di negoziazione tra i Visigoti e Roma ad opera di Ataulfo e Placidia fallì a causa dell'opposizione alla pace di Flavio Costanzo, e la morte prematura del figlioletto Teodosio dopo nemmeno un anno di età mandò a monte tutti i piani di Ataulfo.[47]
A quel punto - era sempre il414 - Ataulfo proclamò nuovamente imperatore Prisco Attalo, nel tentativo di raccogliere attorno a lui l'opposizione a Onorio. Numerosi proprietari terrieri romano-gallici della Narbonense, lasciati indifesi dal governo centrale di Ravenna e non potendo correre il rischio di perdere la loro principale fonte di ricchezza, costituita dalle terre, allentarono i loro legami con l'Impero e acconsentirono a collaborare con i Visigoti, ricevendone in cambio protezione, privilegi e la garanzia di poter conservare le proprie terre.[48] Una testimonianza di questo processo è costituita dallo scrittore e proprietario terriero gallicoPaolino di Pella, che per la sua collaborazione con il regime visigoto fu ricompensato da Attalo con la nomina acomes rerum privatarum e con l'esonero dal dover ospitare i Visigoti nelle proprie proprietà terriere. Il suddetto scrittore attesta che altri proprietari terrieri, che furono invece costretti a dover ospitare i Goti, ricevettero da essi in cambio protezione contro eventuali minacce militari.[49] Secondo Paolino di Pella, la cosiddettapace gotica, ovvero l'accordo di compromesso che i proprietari terrieri gallici avevano raggiunto con gli invasori Visigoti, «resta a tutt'oggi una pace da non deplorare, dal momento che vediamo molti, nel nostro stato, prosperare con il favore dei Goti, mentre prima avevamo dovuto sopportare ogni sventura».[50]
L'avanzata delle legioni di Flavio Costanzo costrinse però i Visigoti a ripiegare in Spagna, lasciando Attalo nelle mani di Onorio, che lo fece giustiziare nel415. In quello stesso anno Ataulfo si spense nei pressi diBarcellona, e il suo successore, Vallia, si riappacificò con l'Impero, accettando di restituire Galla Placidia a Onorio e combattere come federato i Barbari nella Spagna in cambio di un'immensa quantità di grano e dello stanziamento del proprio popolo in Aquitania.[51] Galla Placidia fece così trionfalmente ritorno in Italia, andando in sposa, nel417, proprio a Flavio Costanzo, che nel frattempo assumeva una posizione sempre più preminente a corte.[51]
Nel 418 i Visigoti furono stanziati comefoederati inGallia Aquitania (fatta eccezione per l'Alvernia).[51][52] Nello stesso anno, inoltre, per ristabilire un'intesa e una comunanza di interessi con i proprietari terrieri gallici, alcuni dei quali, vista la latitanza del potere centrale romano, avevano mostrato tendenze filo-barbariche o filo-gotiche, il regime di Costanzo ricostituì il consiglio delle sette province della Gallia meridionale.[48][51] Il consiglio delle sette province si teneva ogni anno con lo scopo di discutere questioni di interesse generale per i proprietari terrieri della Gallia.[48][51] Probabilmente la seduta del 418 riguardò lo stanziamento dei Goti nella valle della Garonna in Aquitania (province diAquitania II eNovempopulana, che comunque per un certo periodo continuarono ad essere governate da governatori romani).[48][51]
Grazie all'operato diFlavio Costanzo, rispetto al 410, l'Impero aveva recuperato la Gallia, sconfiggendo usurpatori e ribelli, e una parte della Spagna, annientando, grazie ai Visigoti, gli Alani.
In quegli anni Costanzo tentò di assumere sempre più il controllo su Onorio, finché l'8 febbraio421 venne proclamato co-imperatore comeCostanzo III. Il suo regno fu però molto breve e Costanzo morì improvvisamente e misteriosamente in quello stesso anno, dopo appena sette mesi dalla sua acclamazione.[51] Alla sua morte iniziò un periodo di intrighi politici a Ravenna, che minarono la capacità dello stato di fronteggiare le minacce esterne e che terminarono solo nel 433-435. IVisigoti, volendo approfittarne, invasero le province Narbonensi nella seconda metà degli anni 420, assediando Arelate ma fallendo per intervento delle truppe romane condotte daFlavio Ezio (425/428). Nel 436 assediaronoNarbona, tentando di ottenere per motivi strategici uno sbocco sul Mediterraneo,[53] ma furono costretti a levare l'assedio per il sopraggiungere del generale Litorio con ausiliari unni, che portarono ciascuno un sacco di grano alla popolazione cittadina affamata. La campagna contro i Visigoti proseguì con un certo successo: nel438 Ezio inflisse una pesante sconfitta aiVisigoti nellabattaglia di Mons Colubrarius, celebrata dal poetaMerobaude.
La scelta di Ezio di impiegare un popolo pagano come gli Unni contro i cristiani (seppurariani) Visigoti trovò però l'opposizione di taluni, come il vescovo diMarsigliaSalviano, autore delDe gubernatione dei ("Il governo di Dio")[54], secondo il quale i Romani, adoperando i pagani Unni contro i cristiani Visigoti, non avrebbero fatto altro che perdere la protezione di Dio. Gli autori cristiani furono soprattutto scandalizzati dal fatto che Litorio permettesse agli Unni non solo di compiere sacrifici alle loro divinità pagane e di predire il futuro attraverso la scapulimanzia, ma anche di saccheggiare in talune circostanze lo stesso territorio imperiale. Nel 439 Litorio arrivò alle porte diTolosa, capitale delRegno visigoto dove si scontrò con i Visigoti nel tentativo di annientarli definitivamente: nel corso della battaglia, però, fu catturato dal nemico, e ciò generò il panico tra i mercenari Unni, che vennero sconfitti e messi in rotta. Litorio fu giustiziato. La sconfitta e morte di Litorio spinse Ezio a firmare una pace con i Visigoti riconfermante il trattato del 418,[55] dopodiché tornò in Italia,[56] per l'emergenza dei Vandali, che proprio in quell'anno avevano conquistatoCartagine.
L'Impero romano d'Occidente sottoMaggioriano. Si noti come l'Illirico fosse solo nominalmente sotto il dominio dell'imperatore, mentre il potere effettivo era tenuto dalcomesMarcellino; anche laGallia e parte dell'Hispania erano di fatto, all'inizio del regno di Maggioriano, fuori dal controllo dell'imperatore, in quanto occupate daiVisigoti e daiBurgundi.
Nel 455 salì al tronoAvito, un gallo-romano di classe senatoria nominatomagister militum da Petronio, acclamato imperatore adArelate con il sostegno militare dei Visigoti e che, entrato a Roma, riuscì ad ottenere il riconoscimento da parte dell'esercito romano d'Italia grazie all'imponente esercito visigoto.[57] Avito era intenzionato a intraprendere un'azione contro gli Svevi, i quali minacciavano la Tarraconense: inviò dunque in Spagna i Visigoti, i quali, però, se riuscirono ad annientare gli Svevi, saccheggiarono il territorio ispanico e se ne impadronirono a scapito dei Romani. Inviso alla classe dirigente romana e all'esercito d'Italia per la sua gallica estraneità, contro Avito si rivoltarono i generali dell'esercito italicoRicimero, nipote del re visigotoVallia, eMaggioriano, che, approfittando dell'assenza dei Visigoti, partiti per la Spagna per combattere gli Svevi, lo sconfissero presso Piacenza nel456 e lo deposero. Il vuoto di potere creatosi alimentò le tensioni separatiste nei vari regni barbarici che si stavano formando.
Venne nominato imperatore, quindi,Maggioriano che, appoggiato dal Senato, si impegnò per quattro anni in un'attenta e decisa azione di riforma politica, amministrativa e giuridica, cercando di eliminare gli abusi e impedire la distruzione degli antichi monumenti per impiegarne i materiali per l'edificazione di nuovi edifici. Uno dei primi compiti che il nuovo imperatore si trovò ad affrontare fu quello di consolidare il dominio sull'Italia e riprendere il controllo dellaGallia, che gli si era ribellata dopo la morte dell'imperatore gallo-romanoAvito; i tentativi di riconquista dellaHispania e dell'Africa erano progetti in là nel futuro. Dopo aver assicurato la sicurezza dell'Italia sconfiggendo i Vandali, assoldò un forte contingente di mercenari barbari e lo portò[58] in Gallia, scacciando iVisigoti diTeodorico II daArelate, costringendoli a ritornare nella condizione difoederati e di riconsegnare ladiocesi di Spagna, che Teodorico aveva conquistato tre anni prima a nome di Avito; l'imperatore mise il proprio ex-commilitone Egidio a capo della provincia, nominandolomagister militum per Gallias e inviò dei messi in Hispania ad annunciare la propria vittoria sui Visigoti e l'accordo raggiunto con Teodorico.[59] Con l'aiuto dei suoi nuovifoederati, Maggioriano penetrò poi nella valle delRodano, conquistandola sia con la forza che con la diplomazia:[60] sconfisse infatti i Burgundi e riprese Lione dopo un assedio, condannando la città a pagare una forte indennità di guerra, mentre iBagaudi furono convinti a schierarsi con l'impero. L'intenzione di Maggioriano era però quella di riconciliarsi con la Gallia, malgrado la nobiltà gallo-romana avesse preso le parti di Avito: significativo è il fatto che il genero dell'imperatore gallico, il poetaSidonio Apollinare, ottenesse di poter declamare un panegirico all'imperatore[61] (inizio di gennaio459); sicuramente molto più efficace fu la concessione della esenzione dalle tasse alla città di Lione.[62]
Maggioriano decise quindi di attaccare l'Africa vandalica, ma la spedizione fallì quando la sua flotta, attraccata aPortus Illicitanus (vicino adElche), fu distrutta per mano di traditori al soldo dei Vandali.[63] Maggioriano, privato di quella flotta che gli era necessaria per l'invasione, annullò l'attacco ai Vandali e si mise sulla via del ritorno: quando ricevette gli ambasciatori di Genserico, accettò di stipulare la pace, che probabilmente prevedeva il riconoscimento romano dell'occupazionede facto della Mauretania da parte vandala. Al suo ritorno inItalia, venne assassinato per ordine di Ricimero nell'agosto461. La morte di Maggioriano significò la definitiva perdita a favore dei Vandali dell'Africa, Sicilia, Sardegna, Corsica e Baleari.
Area controllata daSiagrio, figlio e successore di Egidio.
Con la morte di Maggioriano scomparve l'ultimo vero imperatore dell'Occidente. Ricimero, imparentato con le case reali burgunda e visigota, divenne il vero arbitro di questa parte dell'Impero, e per sei anni nominò e depose augusti sulla base delle più impellenti necessità politiche del momento e del proprio tornaconto personale. Nel 461, Ricimero elesse come Imperatore fantoccioLibio Severo. Ilmagister militum per GalliasEgidio e ilcomes di DalmaziaMarcellino, però, essendo fedeli a Maggioriano, si rifiutarono di riconoscere il nuovo imperatore, un fantoccio di Ricimero; quest'ultimo reagì nominando un nuovomagister militum per Gallias, il suo sostenitoreAgrippino. Agrippino si rivolse aiVisigoti e col loro aiuto combatté contro Egidio e i suoi alleatiFranchi, condotti dal reChilderico I: per ottenerne il sostegno, nel462 Agrippino diede ai Visigoti l'accesso alMar Mediterraneo, assegnando loro la città diNarbona. Egidio si trovò a governare unostato romano autonomo nella regione attorno a Soissons: la sua indipendenza era accentuata dal fatto che non riconosceva altra autorità che quella, lontana, dell'Impero romano d'Oriente. Dopo Agrippino, Ricimero nominòmagister militum per Gallias il re burgundoGundioco, marito di sua sorella (463). Mettendo Burgundi e Visigoti contro Egidio, Ricimero e Severo speravano di ottenere il controllo sull'ancora potente esercito della Gallia, ma Egidio sconfisse i Visigoti adOrléans, nel463. Nel 465, però, Egidio morì, forse avvelenato: a succedergli fu prima ilcomesPaolo e poi il proprio figlioSiagrio. Il Dominio di Soissons, l'ultimo baluardo romano nella Gallia settentrionale, cadde solo nel 486, allorché fu conquistato dai Franchi.
Nel 466 ascese al trono visigotoEurico, il quale, desideroso di formare un regno completamente indipendente da Roma, a partire dal 469 invase i territori imperiali nella Gallia, su incitazione del prefetto del pretorio delle GallieArvando, il quale gli scrisse, tradendo l'Impero, incitandolo ad invadere i territori dell'Imperatore "greco" (Antemio, imposto da Bisanzio) e a spartirsi la Gallia meridionale con iBurgundi.[64] Tra il 469 al 476 espanse i domini dei Visigoti in Gallia fino alla Loira, mentre nel 471 riportò una netta vittoria sull'esercito imperiale nei pressi del Rodano.[64] In questo scontro perse la vita anche uno dei figli di Antemio,Antemiolo.[64] Negli anni successivi i Visigoti conquistarono anche l'Alvernia, oltre ad espugnare Arles e Marsiglia (entrambe nel 476).[64] Il nuovo re ottenne significativi successi anche in Hispania, dove occupò Terragona e la costa mediterranea della penisola iberica (473), che già nel 476 apparteneva interamente ai Visigoti, se si esclude una piccola enclave sveva.[64] Nel 476, anno dellacaduta dell'Impero, la Narbonense era caduta completamente in mani visigote, i quali, nel 475, avevano ottenuto il riconoscimento della loro completa indipendenza dell'Impero daGiulio Nepote.
Mappa della Gallia narbonense nel20 a.C. al tempo diAugusto, con i maggiori centri e vie di comunicazione.
LaGallia Narbonensis ricoprì, fin dalla sua costituzione, un ruolo di primo piano nella strutturaeconomica e militare dellaRepubblica, sia a protezione delle comunicazioni viaterra con leprovince iberiche, conquistate dopo laseconda guerra punica, sia come presidio contro le incursioni deiGalli.
Nel territorio della provincia, inoltre, scorreva il tratto terminale delfiume Rodano, importante via dicommercio fluviale da tutto l'interno dellaGallia fino alMar Mediterraneo, con il porto diMassilia, l'attuale città diMarsiglia. Al termine della conquista dellaGallia le merci trasportate erano, principalmente, vetro e ceramica daLedosus (Lezoux),Vienna (Vienne) eLugdunum (Lione) a cui si aggiungono, nelperiodo imperiale, metalli qualiargento,piombo,bronzi dal nord della Gallia e dallaRenania. Le produzioni della provincia stessa vennero anch'esse esportate versoRoma (soprattuttocuoio efrumento).
Aginum (Agen), città gallo-romana che si estendeva per 80ettari e di cui rimangono i resti di un teatro, un anfiteatro (databile al 215, cosa insolita per una cittadina di medie dimensioni) che poteva ospitare10 000-15 000 persone. La sua prosperità era legata ad attività di transito come emporio commerciale.
Città romana nei pressi di Aix-en-Provence (città delle torri)
Santuario di Grassie.
Arausio (Orange;colonia dellaseconda legione augustea), in seguito allasconfitta romana subita durante l'invasione germanica diCimbri eTeutoni, provenienti da nord, un accampamento militare romano fu creato sulla stessa collina di Sant'Eutropia, per controllare la via costituita dalla valle del Rodano. La colonia romana, con il nome diColonia Iulia Firma Secundanorum Aurasio, fu fondata daOttaviano nel36-35 a.C., avendo ottenuto il territorio da assegnare ai coloni dalla tribù dei Tricastini. La colonia ebbe un'ulteriore deduzione di coloni all'epoca diVespasiano. Vi passava la strada costruita daAgrippa traArles eLione; un'altra strada romana conduceva aVaison. La cinta muraria racchiudeva la città ormai sviluppatasi su 70 ettari circa. All'epoca dellegrandi invasioni fu saccheggiata prima dagliAlamanni e poi daiVisigoti (nel 412).
L'antico teatro oggi utilizzato per rappresentazioni moderne.
Rovine diArausio.
Arelate (Arles), nei cui pressiMario fece scavare il canale detto "Fossae mariana", che facilitava la navigazione. Durante laguerra civile traGiulio Cesare ePompeo si schierò dalla parte di Cesare e dopo la vittoria di quest'ultimo ottenne buona parte del territorio della "pompeiana"Massilia. Nel46 a.C. divennecolonia romana[65] accogliendo i veterani dellaLegio VI Ferrata e il suo porto fluviale si sviluppò, insieme allo sfruttamento del suo fertile territorio. NelIV secolo fu una delle residenze preferite dell'imperatoreCostantino I, e capoluogo dellaprefettura del pretorio delle Gallie; vi si tenne anche ilconcilio di Arles nel314. Ebbe il nome ufficiale diConstantina tra il328, anno in cui Costantino I le cambiò il nome in onore del proprio figlioCostantino II che proprio qui era nato, e il340, anno in cui quest'ultimo morì e fu colpito dadamnatio memoriae; in seguito l'altro figlio di Costantino I,Costanzo II, mutò il nome della città inConstantia, dopo il353. Qui fu posta poi unazecca imperiale che coniò moneta fino al423.[66] A partire dal 328, la città, sostituendosi aNîmes come centro più popoloso e più importante delle Gallie meridionali, conservò una fondamentale funzione politica, economica e militare fino allacaduta dell'Impero romano d'Occidente.
L'anfiteatro diArelate.
L'anfiteatro romano, parte della facciata esterna.
Resti del Foro romano diArelate inplace du Forum.
Una delle gallerie dei criptoportici diArelate.
Resti dell'esedra annessa al Foro romano, nel cortile delMuséon Arlaten (Hôtel Lavan-Castellane).
Teatro romano, gradinate e resti della scena.
Teatro romano, facciata esterna.
Terme di Costantino, facciata verso il fiume con grande abside.
Ricostruzione ideale delle terme di Costantino.
Acquedotto romano.
Rovine del ponte romano.
Avenio (Avignone), città citata sottoAugusto tra le città della Gallia. Fu colonia latina sottoClaudio e ottenne la cittadinanza romana sottoAdriano.
Antiche mura diAvenio.
Rovine delforum diAvenio.
Vestigia romane presso la piazza Amirande diAvignone.
Carcasum (Carcassonne), divenne strategicamente importante quando iRomani fortificarono la cima della collina attorno all'anno100 a.C. e resero il centro capitale della colonia diJulia Carcaso, in seguitoCarcasum. La parte principale delle mura settentrionali risale a quell'epoca.
Forum Iulii (Fréjus): il sito della città era posizionato nei pressi del mare, vicino a tutta una serie di canali navigabili che conducevano almar Mediterraneo. Era anche crocevia tra due importanti "arterie stradali" come lavia Julia Augusta (che portava dall'Italia alRodano) e laVia Domizia (che collegava l'Italia allaSpagna romana). Fucivitas fondata daGiulio Cesare, in sostituzione della vicinaMassalia, attorno al49 a.C. Fu porto militare dellaflotta romana, l'unico dellaGallia Narbonense. Tra il29 ed il27 a.C.,Forum Julii divennecolonia romana con il nome diColonia Octaviorum con iveterani dellalegio VIII Augusta. Divenne importante mercato per la produzione artigianale e di beni agricoli. Aveva una cinta muraria di 3.700 metri, a protezione di un'area di 35 ettari e dei suoi6 000 abitanti. Più tardi, durante il regno di Tiberio, qui furono costruite tutte le strutture principali come l'anfiteatro, l'acquedotto, le terme ed il teatro. Qui nacque, nel40, il generaleGneo Giulio Agricola, suocero diTacito. A partire dalIV secolo vide l'istituzione della diocesi diFréjus, la seconda più grande in Francia dopo quella di Lione.
Acquedotto romano aForum Iulii.
Acquedotto romano (2).
Anfiteatro romano.
Arena dell'anfiteatro romano.
Entrate dell'anfiteatro.
Glanum (Saint-Rémy-de-Provence), di fondazione romana, conserva nei pressi ilMausoleo dei Giulii, monumento funebre romano eretto tra il30 a.C. e il20 a.C., durante il principato diAugusto. È molto ben conservato sia per quanto riguarda la struttura sia per le decorazioni. L'iscrizione presente sul monumento recita
SEX(tus) M(arcus) L(ucius) IVLIEI C(aii) •F(ilii) PARENTIBVS SVEIS (Sesto, Marco e Lucio Giulio, figli di Gaio, per i loro parenti.)
Ilnomen Giulio indica che i defunti sono Galli i cui antenati avevano ottenuto la cittadinanza romana combattendo nell'esercito romano, ai tempi diGiulio Cesare o di Augusto. Come di consueto questi antenati presero il cognome di coloro che li aveva liberati concedendogli la cittadinanza.
Massilia (Marsiglia), fondata da coloni greci diFocea nel600 a.C., fu un fedele alleato di Roma a partire dalla seconda metà delVI secolo a.C. Durante leGuerre civili tra Cesare e Pompeo, si schierò con quest'ultimo. Cesare inviò, quindi, un esercito al comando diDecimo Giunio Bruto cheassediò e conquistò la città nel49 a.C. Massilia rimase unalibera civitas ("città libera"), autonoma rispetto algovernatore provinciale, con proprie leggi ma facente parte dell'Impero romano. Inetà augustea la città conosce una grande fase costruttiva: dal grandeforum, alteatro, al porto ed alleterme. Nel2 d.C. vi morì di malattiaLucio Cesare, erede diAugusto assieme al fratelloGaio.[67] Durante l'alto Impero romano Massilia prosperò grazie alle attività portuali. Tuttavia perse gradualmente la sua importanza commerciale a favore diArelate, iniziando poi la fase del declino nel corso deltardo impero. Nel313 l'Editto di Milano concesse la libertà di culto in tutto l'impero. Finalmente i cristiani di Massilia poterono uscire allo scoperto e professare pubblicamente la propria fede. In questo modo nel314 Orosio, primo vescovo di Marsiglia di cui si abbia notizia, può partecipare alConcilio di Arles. Nel476, infine, Massilia fu conquistata daiVisigoti diEurico.
ricostruzione di nave romana, ora al museo di Marsiglia.
Banchine romane diMassilia.
Mosaico delle terme romane.
Narbo Martius (Narbona; colonia delladecima legione gemella e capitale fino al principato diOttaviano Augusto), fu fondata dai nel118 a.C. comecolonia romana, con il nome diColonia Narbo Martius. Il nome di origine celtica o iberica significa "casa vicino al mare" con l'aggiunta del dio della guerra romano di "Marte", a protezione della nuova città. Questo nome non ha nulla a che vedere con il console dell'anno,Quinto Marzio Re. La città sorgeva lungo lavia Domitia, prima via di comunicazione dellaGallia romana, che collegava i territori dell'Italia romana con laSpagna romana. Prima di questi fatti, Narbo era una località commerciale, collegata al vicino aloppidumceltico diMontlaurès, a quattro chilometri a nord della città.Narbo Martius divenne la capitale della nuova provincia romana dellaGallia Narbonense, da cui prese il nome. Durante i primi due secoli, rappresentò una delle più importanti città dell'intera Gallia, raggiungendo un'estensione di circa 100 ettari, con una popolazione di circa35 000 abitanti. Fu distrutta da un grosso incendio nel145, e ricostruita su ordine diAntonino Pio nel160. Nel462 fu inglobata, infine, nelregno dei Visigoti.
Nemausus (Nîmes; fu resa capitale della Narbonense stessa da Ottaviano Augusto), aveva il nome del figlio di Ercole, eroe eponimo di Nimes. Il seguito alla vittoria sugliArverni da parteGneo Domizio Enobarbo eQuinto Fabio Massimo Allobrogico nel 121 a.C., la città si mise sotto la protezione dei Romani, ma non riuscì a sottrarsi alla devastazione causata dall'invasione di Cimbri e Teutoni. La colonia fu fondata da Ottaviano grazie al suo collaboratoreMarco Vipsanio Agrippa nel27 a.C. La città aveva una cinta muraria di 6km, e racchiudendo la terza area urbana della Gallia, pari a 220 ettari. Verso la fine del III secolo, il cristianesimo entrò a far parte della vita quotidiana di Nimes. All'inizio del V secolo (407-408) iVandali invasero i territori imperiali e portarono grande devastazione fino alla colonia diNemasus.
Ruscino (Château-Roussillon), nel121 a.C. fu romanizzato. La costruzione dellaVia Domizia, che attraversava la città collegandola con i centri vicini diNarbo Martius (Narbona),Baetiris (Béziers) e le città costiere diPortus Veneris (Port-Vendres) eBanyuls, favorì gli scambi commerciali e lo sviluppo della città che conobbe il suo apice nelI secolo sotto il principato diOttaviano Augusto con la costruzione del Foro. Verso la fine dell'Impero romano, nel462, la zona di Ruscino passò sotto iVisigoti che mantennero il controllo della regione, detta alloraSettimania.
Tolosa (Tolosa), città deiVolci Tectosagi, fu prima della conquista, alleata di Roma. Ribellatisi ai Romani furono sconfitti nel107 a.C. e la città divenne parte dellaRepubblica romana. Sotto Augusto (verso la fine delI secolo a.C.), fu creato il nuovo centro diTolosa, non molto distante da quello attuale. Qui i Romani costruirono acquedotti, come in altre grandi città, oltre ad un teatro, un anfiteatro da14 000 posti ancora visibili nel quartiere Purpan-Ancely, le terme e diversi templi. A partire dal30 fu eretta una cinta muraria tutta intorno alla città. Nel250, Tolosa viene ricordata per il martirio cristiano diSaturnino di Tolosa. NelIII eIV secolo la città continua a crescere ed è fiorente. La prima basilica cristiana fu iniziata nel403. Nel413, i Visigoti invasero la città e scelseroTolosa come capitale del loro regno. Seppure avessero una cultura e una religione diversa, i gallo-romani ed i Visigoti riuscirono a coesistere a Tolosa, fino a quando nel508, il re deiFranchi,Clodoveo, dopo aver sconfitto i Visigoti nella battaglia di Vouillé (nel507), occupò la città.
Anfiteatro romano diTolosa.
Resti delle terme romane diTolosa.
Mura romane e fossato aTolosa.
Mura romane aTolosa.
Sala dei busti romani rinvenuti aTolosa (oggi al Museo Saint-Raymond).
Valentia (Valence), fu una città a pianta ortogonale, come tante altre. Ilcardo maximus cittadino si trovava lungo lavia Agrippa, che tagliava la città da nord a sud e lungo la quale si trovava anche ilForo (costruito tra il15 a.C. ed il15 d.C.), con annessa una basilica civile, la curia, un tempio, ecc. Vi era poi un teatro, delle terme, ed un acquedotto. Vi era poi anche un circo, un anfiteatro (probabilmente lungo ilfiume Rodano, al di fuori delle mura), un teatro ed un Odeon (?). Vi era poi un porto, che si trovava forse nel territorio della città attuale diBourg-lès-Valence. A partire però dalIV secolo dovette affrontare numeroseinvasioni barbariche.[68] La città cadde nelle mani dei Visigoti nel413.
Vienna (Vienne), fu inizialmente capitale degliAllobrogi. PoiCesare vi fondò unacolonia di diritto latino, chiamataColonia Julia Viennensis. Ancor oggi si possono ammirare in città, e nei suoi immediati dintorni, alcuni importanti monumenti ed edifici di età romana come ilTempio di Augusto e Livia, il santuario diCibele e il teatro romano. Molti dei manufatti sono esposti nelMusée gallo-romain nel sito archeologico del limitrofo comune diSaint-Romain-en-Gal, una riserva archeologica ultimata nel1967, estesa per circa sette ettari sulla sponda del fiume, dove era presente anche ungrande circo. Vienne fu posta poi al centro di unadiocesi deltardo Impero romano, sotto il comando dellaprefettura del pretorio delle Gallie. Essa comprendeva l'Aquitania e parte della Narbonense, ovvero la Francia a sud e a ovest della Loira, compresa la Provenza, vale a dire le province di:Aquitania prima,Aquitania seconda,Novempopulana (o Aquitanica Tertia),Narbonensis prima,Narbonensis secunda,Gallia Viennense eAlpi Marittime. Questa diocesi fu creata in seguito allariforma tetrarchica diDiocleziano, da parte diCostantino I attorno al314. Nel407Vandali,Alani eSuebi invasero la Gallia, devastandola, per poi passare in Spagna nel 409. Successivamente la diocesi subì il passaggio dei Visigoti di Ataulfo che nel 411 si stabilirono nella Gallia meridionale, ma furono poi costretti dal generale Flavio Costanzo dapprima a spostarsi in Spagna e successivamente a negoziare con l'Impero.
Singolari sono le caratteristiche della produzione artistica dellaGallia Narbonensis (aSt. Remy de Provence,Carpentras edOrange). I monumenti di questa provincia, sulla cui datazione si è a lungo discusso, presentano uno stile ricco, dotato di libertà spaziale superiore perfino ai coevi monumenti di Roma, con elementi stilistici (quali il contorno delle figure evidenziato a con una linea scavata dal trapano corrente) che aRoma compaiono solo dal II secolo. Scartata l'ipotesi di una datazione più tarda (II-III secolo) grazie a precise datazioni archeologiche[69], la spiegazione più plausibile di questa fioritura è che si abbia avuto in questa zona una più diretta discendenza dall'arte ellenistica sia in pittura che scultura[70]. Alcune conferme hanno rafforzato questa convinzione, come il rinvenimento aGlanum di uno strato di epoca ellenistica con sculture in stilepergameneo, legato probabilmente alla remota ascendenza greca di quegli insediamenti.
↑La Gallia Cisalpina corrispondeva ai territori della pianura padana compresi tra il fiumeOglio e leAlpi piemontesi
↑Le tre legioni affidate a Cesare dallaLex Vatinia erano laVII, l'VIII e laVIIII
↑La provincia della Gallia Narbonense era stata costituita nel 121 a.C. e comprendeva tutta la fascia costiera e la valle delRodano, nelle attualiProvenza (che proprio daprovinciaderiva il proprio nome) eLinguadoca
↑Lawrence Keppie (inThe making of the roman army, from Republic to Empire, Oklahoma 1998, pagg. 80-81) suppone che la X legione fosse posizionata nella capitale della Gallia Narbonense,Narbona.
Bert Freyberger|Bert Freyberger:Südgallien im 1. Jahrhundert v. Chr. Phasen, Konsequenzen und Grenzen römischer Eroberung (125–27/22 v. Chr.). Steiner, Stuttgart 1999 (Geographica historica, 11)ISBN 3-515-07330-2
Guy Halsall,Barbarian Migrations and the Roman West, 376–568, New York, Cambridge Universitary Press, 2007,ISBN978-0-521-43491-1.
Peter Heather,La caduta dell'Impero romano: una nuova storia, Milano, Garzanti, 2006,ISBN978-88-11-68090-1.
Peter Heather,L'Impero e i barbari: le grandi migrazioni e la nascita dell'Europa, Milano, Garzanti, 2010,ISBN978-88-11-74089-6.
Christopher Kelly,Attila e la caduta di Roma, Milano, Bruno Mondadori, 2009,ISBN9788861593633.
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Albert L. F. Rivet:Gallia Narbonensis. Southern France in Roman Times. London 1988.
Giuseppe Zecchini,Vercingetorige, Roma-Bari, Laterza, 2002,ISBN88-420-6698-2.