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Duomo di Cremona

Coordinate:45°08′00.6″N 10°01′31.8″E45°08′00.6″N,10°01′31.8″E
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Cattedrale di Santa Maria Assunta
Il Duomo con ilTorrazzo
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneLombardia
LocalitàCremona
Indirizzopiazza del Comune
Coordinate45°08′00.6″N 10°01′31.8″E45°08′00.6″N,10°01′31.8″E
Religionecattolica dirito romano
TitolareMaria Assunta
Diocesi Cremona
Consacrazione1190
Stile architettonicoromanico,gotico,rinascimentale,barocco
Inizio costruzione1107
Completamento1491
Sito webSito ufficiale
Modifica dati su Wikidata ·Manuale

Ilduomo di Cremona, noto pure comecattedrale di Santa Maria Assunta, è ilprincipale luogo di cultocattolico della città diCremona, inLombardia,sede vescovile delladiocesi omonima.

La cattedrale è untempioromanico continuamente riadattato con elementigotici,rinascimentali ebarocchi. All'interno conserva notevoli capolavori discultura e dipittura, tra cui l'avello dei SS.Mario e Marta e dei loro figli Audiface e Abaco, originari dellaPersia e martirizzati aRoma, detta "Arca dei martiri persiani".Dal1940 èmonumento nazionale italiano[1].

Storia

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Lacattedrale di Cremona fu eretta nelXII secolo, periodo di grande prestigio della città, collegato a una serie di successi in campo militare e a condizioni di benessere economico. Il luogo scelto per la costruzione era il punto più alto della cittàmedioevale, non lontano dal centro dell'originariocastrum romano, al riparo dalle alluvioni delPo che all'epoca scorreva molto più vicino al centro storico rispetto ad oggi.In questo luogo, all'epoca, sorgevano due chiese, l'una dedicata aSanto Stefano e l'altra aSanta Maria, che furono demolite per dare inizio ai lavori di costruzione del tempio principale. La data di posa della prima pietra è nota: 26 agosto1107[2].

Durante la reggenza del vescovoOberto da Dovara, il devastanteterremoto del 3 gennaio 1117 sconvolse ilNord Italia e danneggiò gravemente anche la nuova cattedrale cremonese, che venne pertanto ricostruita, praticamente in toto, nei decenni successivi. Un documento redatto dal vescovoSicardo attesta la ripresa dei lavori di costruzione nell'anno1129, quando furono ritrovate, sotto le macerie, le reliquie disant'Imerio[2]. Nel1190 avvenne la consacrazione, presieduta dal vescovo Sicardo.

La facciata della cattedrale nel1645

La cattedrale eretta nelXII secolo si presentava molto diversa dall'attuale. Innanzitutto già aveva unafacciata a salienti, come dimostrano alcune raffigurazioni (tra cui un sigillo comunale, ora conservato presso l'Archivio di Stato), e la pianta erabasilicale, senzatransetto. Il progetto originario prevedeva inoltre che la facciata venisse affiancata da due torri laterali, sul modello delle grandi cattedrali delle cittàimperiali d'oltralpe (westwerk). Tale idea non fu però messa in pratica, forse anche a causa dell'erezione, a lato della facciata, di una ben più altatorre campanaria (ilTorrazzo).

Fra la fine delXIII secolo e la metà delXIV furono aggiunti i due bracci del transetto[3], conferendo alla chiesa una planimetria cruciforme (quasi acroce greca, in quanto la lunghezza del transetto supera appena quella del corpo longitudinale).

Ulteriori interventi si susseguirono nei secoli successivi, concentrati soprattutto all'interno della chiesa. Tra le modifiche operate all'esterno, vi sono soprattutto quelle riguardanti la vecchia facciata di mattoni romanica. Infatti quest'ultima a partire dal 1274 venne rivestita in marmo e dotata del rosone daGiacomo Porrata. Nella fine del secolo i Mestri campionesi realizzarono i due origini di logge e ilprotiro[3]. Nel1491 l'architettoAlberto Maffiolo daCarrara è chiamato per ritoccare la parte superiore della facciata, conferendogli l'aspetto attuale con le nicchie dei santi, iltimpano, le volute e la guglia centrale[4]. Nel medesimo periodo, l'architetto Lorenzo de Trotti realizzò parte delportico (di formebramantesche) che collega il Duomo al Torrazzo, completandolo all'inizio del secolosuccessivo con la costruzione della loggetta rinascimentale denominataBertazzola[4].

NelXX secolo l'intervento più significativo riguardò la sistemazione, in termini urbanistici, dell'area attorno alla cattedrale, al Torrazzo e al Battistero. Nel1931 furono demolite le case che si addossavano al lato settentrionale del duomo, creando l'odierno Largo Boccaccino.

Descrizione

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Il profilo della città col duomo.

Esterno

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Il complesso costituito dal duomo, dalbattistero e dalTorrazzo risulta completamente staccato dal resto del tessuto urbano, essendo circoscritto da vie e piazze (dopo una serie di demolizioni effettuate nella prima metà delXX secolo).

L'intero edificio è sormontato da numeroseguglie, di ispirazione nordica che trovano dei parallelismi nell'architettura romanicatedesca[5]. Tre sovrastano la facciata settentrionale, tre la facciata meridionale, due il complesso absidale e due la facciata principale, per un totale di dieci. La facciata principale ne possedeva in origine tre: le modifiche apportate in epoca rinascimentale hanno comportato l'abbattimento della guglia centrale, e la costruzione dell'attuale torretta.

Sul fianco destro è collocata lastatua di Giovanni Baldesio, leggendario personaggio della città.

Facciata principale

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La facciata principale

La facciata principale, affiancata dal Torrazzo, guarda su Piazza del Comune (anticaPlatea Maior della città medievale), esattamente di fronte alpalazzo Comunale. Della primitiva cattedrale conserva i quattro rilievi con iProfeti Geremia, Isaia, Daniele, Ezechiele posti sugli stipiti del portale e realizzati dalMaestro dei Profeti, in uno stilebizantino-ottoniano con influenzeborgognona e diWiligelmo[3]. Dello stesso artista anche i rilievi delLeone e delToro, nella base della lunetta. Pregevole anche il marmoreoFregio dei Mesi, sopra l'arcone del protiro, intervallato dal rilievo delVescovo Sicardo, realizzati fra il 1220 e il 1230[3].

Rivestita, a partire dal 1274[3], dimarmo bianco di Carrara e rosso di Verona daimaestri campionesi, è caratterizzata da un granderosone centrale, opera di Giacomo Porrata daComo. Il fronte è alleggerito da una loggetta a due piani, interrotta nel mezzo dall'eleganteprotiro sormontato da una loggetta a tre arcate, che accolgono le statue diSant'Imerio, laMadonna col Bambino, eSant'Omobono realizzate intorno al 1320 daMarco Romano[3]. I dueleoni che reggono le colonne del protiro scolpiti daGiovanni Bono daBissone nel 1285[3].

Gli interventi rinascimentali riguardano soprattutto la parte superiore della facciata; Alberto Maffiolo daCarrara, nel1491 vi innalza unattico con quattro nicchie, ospitanti le quattro statue deiSanti Pietro, Paolo, Pietro Esorcista e Marcellino, scolpite daGiovanni Pietro da Rho nel 1507[6]. I medaglioni laterali raffigurantiBianca Maria Visconti eFrancesco Sforza risalgono al XV secolo.

Facciate dei Transetti

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I due bracci (settentrionale e meridionale) del transetto terminano anch'essi con delle facciate, entrambe a capanna irte di tre guglie, alleggerite da gallerie nel sottotetto e aperte da rosoni e polifore. Quella del braccio settentrionale fu eretta nel1288 da Giacomo Camperio e Bartolino Bragerio, ma ripresa nel1319 per riparare i danni di un terremoto. Precede il portale d'ingresso unprotiro della fine del XIII secolo, sostenuto da due leoni di Giambono da Bissone e decorato da i rilievi dell'Arcangelo e dell'Annunziata, attribuiti aWiligelmo[3]. Sull'architrave del portale è un fregio proveniente dalla vecchia chiesa.

La facciata del transetto meridionale realizzata da Franceschino e Canino Toselli fra il 1342[3] e il1374, su impronta di quella nord, ma con minor enfasi.

  • Le statue del protiro
    Le statue del protiro
  • Il rosone
    Il rosone
  • La facciata del transetto nord
    La facciata del transetto nord
  • La facciata del transetto sud
    La facciata del transetto sud
  • Le absidi
    Le absidi
  • Statua di Giovanni Baldesio
    Statua di Giovanni Baldesio

Interno

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Veduta dell'interno

L'interno della cattedrale è a trenavate separate da due serie di massiccipilastri alternatamente cruciformi e circolari, i quali sostengono severe volte gotichea sesto acuto. Al di sopra delle navate laterali, si aprono imatronei, che guardano sulla navata principale attraverso ampiebifore. Lecampate della navata maggiore sono coperte da volte a crociera, asesto acuto, impostate nel secolo XIV al posto delle originarie volte romaniche.

La navata maggiore termina in una grandeabside semicircolare, nel cui catino fu realizzato un notevole affresco raffigurante ilRedentore. Anche le due navate laterali terminano in absidi semicircolari, di dimensioni più ristrette, entro le quali sono ricavate due cappelle riccamente decorate: la cappella del SS. Sacramento, al termine della navata destra, e la cappella della Madonna del Popolo, al termine della navata sinistra. Di lato alla cappella della Madonna è ubicata la statua di San Giuseppe con Bambino in maiolica policroma realizzata dallo scultore Marco Silecchia.

Ilcoro ligneo venne disegnato da Antonio delle Corna,Antonio Cicognara e Bernardino di Lera, e intagliati e intarsiati daGiovanni Maria Platina fra il 1482 e il 1490[3].

Benedetto Briosco,Arca dei Santi Marcellino e Pietro,1506

LaGrande Croce da altare in argento e rifinita in oro fu fabbricata dal 1470 al 1478 dagli orafi Ambrogio Pozzi e Agostino Sacchi cremonese, «colli ori che tolsero i Cremonesi ai Milanesi nella vittoria del 1213 aCastelleone». Il capolavoro, alto tre metri, si trova nel museo diocesano di Cremona a fianco della cattedrale. La croce è composta dall'assemblaggio di oltre mille pezzi, con una folla di ben 160 statue tra piccole e grandi, con 50 busti di Santi. La nuova base in argento è del '700, disegnata da Giovanni B. Manfredi e eseguita dall'argentiere Giuseppe Berselli, due cremonesi. Il restauro della Grande Croce dal 1991 fino al 1994 fu eseguito dalGruppo Orafi e Orologiai di Cremona e dall'Opificio delle pietre dure di Firenze.[7]

La cripta e l'Arca dei santi Marcellino e Pietro

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Sotto ilpresbiterio si apre l'ampiacripta, scavata in epoca romanica ma rinnovata nel1606 da Francesco Laurenzi, al quale subentraronoGiuseppe Dattaro eGiovanni Battista Maiolo dopo il rovinoso crollo della volta. La cripta è a tre navate, e conserva l'Arca dei santi Marcellino e Pietro, del1506[8]. L'arca fu scolpita dallo scultore rinascimentaleBenedetto Briosco, allievo dell'Amadeo e autore del portale principale dellaCertosa di Pavia, all'inizio del XVI secolo, per la chiesa di San Tommaso a Cremona. In epoca barocca, all'inizio del Seicento, il sarcofago fu traslato in duomo nella sua sede attuale e ricostruito dallo scultore Matteo Galletti utilizzando le formelle originali del Briosco, oltre alla formella centrale conCristo Risorto proviene dall'arca di S. Arealdo dell'Amadeo. I sei episodi della vita deisanti Marcellino e Pietro rappresentati sono i seguenti:

  • Sul fronte, a destra, Pietro che, arrestato nello sfondo e uscito miracolosamente di prigione, esorcizza Paolina, figlia ossessa del carceriere Artemio.
  • Sul lato destro della cassa, ilbattesimo della famiglia di Artemio
  • sul retro, l'interrogatorio dinanzi al giudice Sereno
  • sempre sul retro, la decollazione dei santi, mentre gli angeli nello sfondo ne raccolgono in cielo le anime
  • Sul fronte, a sinistra, laLeggenda delle colombe: secondo quanto narra Antonio Campi, durante la battaglia diCastelleone le donne di Cremona si raccolsero in San Tommaso a pregare; la lotta con i milanesi volgeva al peggio quando «si viddero miracolosamente uscire due candidissime colombe dall'arca di quei due santi, che per la porta di detta chiesa se ne volarono verso l'essercito de' cremonesi»
  • lato sinistro dell'arca, il trasporto dei due corpi e la loro sepoltura[9].
Rilievi provenienti dall'Arca del martiri persiani di Giovanni Antonio Amadeo e Giovanni Antonio Piatti (1482)

Le sculture rinascimentali dell'Amadeo e del Piatti: l'Arca dei martiri persiani e l'arca di S. Arealdo

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I due pulpiti gemelli del duomo furono realizzati nel 1820, utilizzando una serie di formelle in marmo di Carrara, capolavoro di epoca rinascimentale che furono scolpite per la cosiddetta Arca dei martiri persiani, destinata a custodire i resti dei SS.Mario e Marta e dei loro figli Audiface e Abaco, originari dellaPersia e martirizzati aRoma. ll monumento fu commissionato il 15 marzo 1479 dall'abate del monastero benedettino di San Lorenzo a Cremona, Antonio Meli, allo scultore milaneseGiovanni Antonio Piatti. Le formelle raffigurano le varie ed efferate procedure di martirio cui furono sottoposti i santi: nel pulpito di Sinistra,I martiri davanti all'imperatore, La condanna, La flagellazione, il rogo; in quello di destra,Il taglio delle mani, La decapitazione, I cadaveri gettati nel rogo e Il martirio di Marta[10]. All'arca appartenevano anche due rilievi con l'Annunciazione oggi alLouvre e laNatività alCastello Sforzesco di Milano, tre statue a tutto tondo (la cosiddetta Madonna Fonie del Philadelphia Museum of Art tra San Benedetto e San Lorenzo del John and Mable Ringling Museum of Art di Sarasota); dovevano fare parte del monumento anche quattro statuette diAngeli con gli strumenti della passione sempre del Castello Sforzesco[11]. Scomparso il Piatti, fu affidato l'incarico di terminare l'ornamentazione al suo socio, lo scultoreGiovanni Antonio Amadeo. L'anno dopo i fabbricieri del Duomo, bene impressionati, gli commissionano un rilievo di"S. Imerio elemosiniere", oggi murato sul fianco destro dell'altare maggiore, per il frontale dell'arca di S. Imerio in cui riecheggia lo stile del Mantegazza.

Ancora a Cremona nel1482 il canonico del Duomo Isaac Restalli lo incarica di scolpire l'"arca di S. Arealdo". La data del1484 con la sua firma sta su quattro rilievi marmorei della smembrata Arca, ossia"S. Gerolamo penitente", "S. Francesco stigmatizzato", "Noli me tangere", "Gesù alla colonna", oggi murati nel transetto. Nel palazzo del Comune di Cremona il "portale rinascimentale" della Sala del Consiglio reca sculture ornamentali con le statue della "Giustizia" e della "Temperanza" che rivelano il suo stile.

Decorazione pittorica

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Veduta delle pitture interne.

La decorazione ad affresco della navata maggiore della Cattedrale, realizzata da vari artisti nei primi due decenni del XVI secolo, rappresenta uno dei più importanti episodi della cultura figurativa lombarda del periodo. Iniziò i lavori il pittore cremoneseBoccaccio Boccaccino, artista per il quale si è ipotizzata una formazione ‘prospettica’ milanese arricchita successivamente dal contatto con il proto-classicismo emiliano e i cromatismi dell'area veneta, durante il soggiorno presso la corte estense diErcole I (1497-1500). Tornato a Cremona, tra il 1506 ed il 1507 il Boccaccino affrescò il catino absidale con ilRedentore tra i Santi Marcellino, Imerio, Omobono e Pietro esorcista, protettori della città,l'Annunciazione sull'arco trionfale e due volte, andate perdute. L'affresco del Redentore sembra evidenziare l'assimilazione delle novità veneziane non solo diGiorgione ma anche diDurer, che hanno fatto ipotizzare un soggiorno lagunare dell'artista.

LeStorie della Vergine di Boccaccino, Bembo e Melone
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Altobello Melone,Fuga in Egitto, Strage degli Innocenti, affreschi della navata principale (XVI secolo)

Il programma pittorico degli arconi delle campate della navata centrale prevedeva il ciclo delleStorie della Vergine per la parete sinistra, e delleStorie della Passione di Cristo per quella di destra. Spettò ancora al Boccaccino intraprendere la decorazione dei primi affreschi con episodi della vita di Maria nei primi quattro arconi, completati tra il 1512 ed il 1516:apparizione dell'angelo a Gioachino, incontro di Gioachino e Anna, natività di Maria, sposalizio della vergine, annunciazione, visitazione, adorazione dei pastori ecirconcisione.

L'artista fu affiancato da altri pittori cremonesi a partire dal 1515, quandoGiovanni Francesco Bembo iniziò a dipingere l'Adorazione dei Magi e laPresentazione al Tempio nel quinto arcone, mentreAltobello Melone, dall'anno successivo, affrescava laStrage degli Innocenti e laFuga in Egitto nel settimo (la sesta campata è occupata dalla monumentale cinquecentesca cassa intagliata e dorata contenente l'organo "Mascioni" del 1984), per poi affrescare sulla parete di destra altre due campate a partire dal presbiterio con episodi della Passione.Le novità stilistiche introdotte dai due artisti impressero un'evoluzione anche al Boccaccino, che mostra un passaggio da un calmo stile narrativo ad una visione meno simmetrica e centrata della composizione. La decorazione del duomo di Cremona è infatti di grande interesse per l'apporto di alcuni dei maggiori degli artisti “eccentrici” dell'Italia settentrionale, che sperimentano soluzioni formali alternative rispetto al linguaggio del classicismo[12].

Romanino ePordenone, affreschi della navata centrale, XVI secolo
Le Storie della Passione di Cristo di Romanino e Pordenone
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Nel 1519 i due arconi successivi della parete destra furono affidati al bresciano Girolamo di Romano, dettoIl Romanino, che vi rappresentòCristo davanti a Caifa, laFlagellazione, l'Incoronazione di spine e l'"Ecce homo". Tuttavia i nuovi Massari nel 1520 gli ritirarono la commissione per ulteriori tre arconi, preferendogli Giovanni Antonio de Sacchis, dettoil Pordenone, che, reduce da un'esperienza romana, poté concludere la decorazione con un linguaggio considerato più avanzato perché aggiornato sulle novità diRaffaello e, soprattutto,Michelangelo. La massima intensità stilistica raggiunta dall'artista appare, oltre che nella splendidaDeposizione affrescata sull'arcone, anche nella controfacciata, dove il Pordenone dipinse una drammaticaCrocifissione e uno stupendoCompianto, dipinto in uno spazio architettonico fittizio, con il corpo del Cristo deposto in scorcio. Il ciclo venne concluso nel 1529 daBernardino Gatti detto "il Soiaro", che dipinse la"Resurrezione di Cristo" nella zona inferiore sinistra della controfacciata.

Lo stesso argomento in dettaglio:Crocifissione del Duomo di Cremona.
Il Pordenone,Crocifissione (ca. 1520-1521), affresco sulla controfacciata

Lo stesso Gatti dipinse nel 1575 la pala dell'altare maggiore con l'Assunta. Il presbiterio fu inoltre impreziosito da affreschi diBernardino eAntonio Campi in seguito all'apertura delle due finestre absidali che comportarono la distruzione di preesistenti affreschi del Boccaccino.

Storie bibliche, volte del transetto, XV secolo

Nelle navate minori dell'esteso transetto è notevole un ciclo quattrocentesco pittorico di affreschi raffiguranti episodi veterotestamentari, la cui attribuzione è tutt'oggi incerta. Il ciclo, in origine esteso alle navi minori del corpo centrale, in quest'ultima zona è stato nascosto da sovrapposizioni pittoriche a partire dal XVII secolo. Non è stato identificato l'autore o gli autori di queste opere di gusto ancora tardogotico, caratterizzate dal fondo bianco su cui spiccano le figure dipinte a colori vivaci e le estese citazioni bibliche che indicano i personaggi e le loro azioni[13].

Al termine del transetto sinistro è laCappella disan Rocco con le opere del pittore baroccoLuigi Miradori, detto il Genovesino (1646). All'interno di una grande ancona lignea dorata e fittamente decorata, con al centro la statua del santo, sono ospitate le piccole tele che narrano la vita del santo, capolavori del barocco cremonese. In alto al centro èSan Rocco e il cane, al di sotto vi sonoGuarigione degli appestati, la Processione con la statua di San Rocco e San Rocco risana gli animali. Di fianco alla statua, da sinistra, in alto, laNascita, la distribuzione dei beni ai poveri eSan Rocco che ottiene la cessazione della peste, a destra laSegnatura del cardinale, San Rocco visitato dalle fiere nel deserto e l'annuncio della morte in carcere. Le scene, rappresentate a colori vivaci che spiccano nel forte chiaroscuro, rappresentano un'interessante testimonianza della vita quotidiana nel Seicento[14].

Organi a canne

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Nella cattedrale si trovano due organi a canne:

  • l'organo maggiore è ilMascioniopus 1066, è stato costruito nel1984 e dispone di 54 registri su tre manuali e pedale; esso è alloggiato all'interno di un'antica cassa, finemente decorata dal pittoreFrancesco Pesenti e intagliata, risalente alla metà delXVI secolo;[15]
  • l'organo corale, unorgano positivo a cassapanca, è stato costruito nel2003 da Daniele Giani e si compone di 8 registri con unico manuale, senza pedale.[16]

Persone legate alla cattedrale di Cremona

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Note

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  1. ^Regio decreto 21 novembre 1940, n. 1746
  2. ^abPietro Bonometti,Cremona, una città segreta, edizioni Italcards, Bologna 1988, pag. 6
  3. ^abcdefghij"Lombardia", Guida TCI, pag. 151.
  4. ^abPietro Bonometti,Cremona, una città segreta, edizioni Italcards, Bologna 1988, pag. 14
  5. ^come ad sesmpio lachiesa di San Michele (Hildesheim), lachiesa abbaziale di Santa Maria Laach, lachiesa di San Pantaleone (Colonia)
  6. ^ Carlo La Bella,GIOVANNI PIETRO da Rho, inDizionario Biografico degli Italiani, Treccani, 2001.
  7. ^a curi di Loretta Dolcini:La GRANDE CROCE del Duomo di Cremona. Storia e restauro. 1994.
  8. ^Pietro Bonometti,Cremona, una città segreta, edizioni Italcards, Bologna 1988, pag. 24
  9. ^Dall'arca alle esequie. Aspetti della scultura a Cremona nel XVI secolo, Alessandro Nova, In: I Campi e la cultura artistica cremonese del Cinquecento, Milano, 1985, pp. 409-430
  10. ^Cattedrale di Cremona, i restauri degli ultimi ventanni (1992-2011) a cura di Achille Bonazzi
  11. ^M. Tanzi, Piatti, Amadeo e l'Arca dei Martin Persiani, m Giovanni Antonio Amadeo. Scultura e architettura del suo tempo, a cura di J. Shell, L. Castelfranchi, Milano 1993, pp. 175-188
  12. ^ Francesco Frangi,Pittura a Cremona dal Romanico al Settecento, a cura diMina Gregori, pp. 31-38.
  13. ^Pittura a Cremona dal Romanico al Settecento, a cura di Mina Gregori, p. 231.
  14. ^Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona. Catalogo della mostra (Cremona, 6 ottobre 2017-6 gennaio 2018).Curatori F. Frangi, V. Guazzoni, M. Tanzi,Editore Officina Libraria, 2017
  15. ^Cremona - Chiesa Cattedrale di S. Maria Assunta - Organo "Mascioni" Op. 1066 - Anno 1984, suorganicremonesi.it.URL consultato il 24 febbraio 2015.
  16. ^Cremona - Cattedrale (PDF), suorganigiani.com.URL consultato il 24 febbraio 2015.
  17. ^Biografia cremonese ossia dizionario storico delle famiglie e persone per qualsivoglia titolo memorabili e chiare spettanti alla città di Cremona dai tempi più remoti fino all'età nostra. Di Vincenzo Lancetti ... Volume 1.[-3.]: 1, 1819, p. 162.

Bibliografia

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Voci correlate

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