È anche conosciuto con i nomiellenizzati diTosorthros, inManetone[4], eSesorthos, inEusebio[5]. È comunemente considerato il fondatore dell'Antico Regno (ca.2680 -2180 a.C.[6]). Era figlio del faraoneKhasekhemui, forse l'ultimo sovrano dellaII dinastia, e della reginaNimaathap[7], ma non è chiaro se ne fu o meno il diretto successore. Varie liste reali d'epocaramesside registrano un faraone di nome Nebka prima di Djoser, ma vi sono numerose difficoltà nell'identificare tale Nebka con un preciso personaggio storico, motivo per cui variegittologi mettono in discussione la sequenza di tali re[8].
La famosastatua di Djoser in calcare dipinto, oggi alMuseo egizio del Cairo, è probabilmente la più antica statua a grandezza naturale di un faraone mai realizzata[9][10], e anche la prima del genere in un contesto funerario[11]. Nel sito diSaqqara dove fu rinvenuta se ne trova, oggi, una copia in gesso. Tale statua fu rinvenuta durante una campagna di scavi del Servizio delle Antichità nella stagione1924-1925.
Nelle iscrizioni a lui coeve, Djoser è sempre chiamatoNetjerykhet, che significaDivino nel corpo[12]. Fonti successive, fra cui un riferimento alle sue costruzioni risalente alNuovo Regno, hanno confermato che Djoser e Netjerykhet sono la stessa persona. Il nome Djoser cominciò a essere usato solo durante laXII dinastia (1991 a.C. -1802 a.C.)[12].
Benché lostorico e sacerdote d'epoca tolemaica Manetone, nei suoiAegyptiaca, ponga un certoNecherophes come primo faraone della III dinastia, e ilPapiro dei Re (oLista reale diTorino) l'enigmatico Nebka, oggi gliegittologi tendono ad attribuire a Djoser tale posizione, notando che l'ordine di alcuni predecessori diCheope menzionati nelPapiro Westcar porta a credere che Nebka avrebbe regnato tra Djoser eHuni (2650 a.C. - 2630 a.C.?[13]) e non prima di Djoser. Più significativamente, l'egittologoinglese Toby Wilkinson ha dimostrato che i sigilli rinvenuti all'ingresso della tomba di Khasekhemui, adAbido, menzionano solo Djoser e non Nebka: ciò sostiene la tesi che sarebbe stato Djoser a presiedere airiti funebri di Khasekhemui e a succedergli[14].
Poiché la reginaNimaathap, sposa di Khasekhemui, ultimo faraone dellaII dinastia, è menzionata sul sigillo di una giara appartenente a Khasekhemui, con il titolo diMadre dei figli del re, alcuni studiosi ritengono che fosse la madre di Djoser, e che di conseguenza Khasekhemui fosse il padre di Djoser. Tale conclusione sarebbe suffragata da un altro sigillo, risalente al regno di Djoser, che appella NimaathapMadre del re delle Due Terre. Il suo culto postumo era ancora vivo ai tempi del faraoneSnefru (2613 a.C. -2589 a.C.[15]).
Inetkaues (o Intkaes) è la sua unica figlia nota per nome[3]. Esistono tracce di una terza donna appartenente al nucleo famigliare di Djoser, ma il suo nome è andato perduto. Non è invece del tutto chiaro il rapporto fra Djoser e il suo successoreSekhemkhet.
Manetone scrisse che Djoser ebbe un regno di 29 anni, mentre ilPapiro dei Re gli attribuisce 19 anni di regno. A causa delle sue numerose imprese architettoniche, soprattutto aSaqqara, alcuni studiosi ritengono che debba aver regnato per almeno tre decenni. La datazione di Manetone sembra la più accurata, stando all'analisi e alla ricostruzione degli Annali Reali compiuta da Toby Wilkinson. Wilkinson ricostruisce gli Annali attribuendo a Djoser 28 anni (completi o da compiere) di regno, notando che la conta del bestiame indicata nel quinto registro dellaPietra di Palermo e nel quinto registro del frammento n°1 degli Annali Reali segnalano, come estremi del suo regno, rispettivamente gli anni 1-5 e gli anni 19-28[16].
Djoser dispose varie spedizioni militari nellapenisola del Sinai, tramite le quali sottomise le popolazioni locali. Altre spedizioni furono indirizzate alle miniere diturchese erame del Sinai, e sono note grazie ad iscrizioni rinvenute colà[5]: alcune raffigurano l'esilio del dioSeth accanto ai simboli diHorus (motivo iconografico già comune ai tempi diKhasekhemui).
Il più importante monumento del regno di Djoser è lapiramide a gradoni, la più anticapiramide egizia, nata dall'intuizione di edificare piùmastabe una sopra l'altra[17]. La sua forma costituì il modello di tutte le altre piramidi dell'Antico Regno. Oltre duemillenni dopo, Manetone menzionò il notevole progresso nell'architettura raggiunto durante il suo regno, affermando cheTosorthros scoprì come edificare utilizzando pietre tagliate, cioèconci, assimilandolo inoltre all'eroe edio greco della medicinaAsclepio e attribuendogli alcune innovazioni nel campo della scrittura:
«[Djoser] era adorato presso gli Egiziani come Asclepiade [Asclepio] per la sua abilità di medico e come quello che inventò la scienza delle costruzioni in pietra tagliata; egli si dedicò anche alla scrittura.[5]»
Alcuni egittologi ritengono che Manetone si riferisse, o intendesse riferirsi, aImhotep, il famoso sacerdote, architetto e ingegnere, ministro di Djoser, che progettò la piramide a gradoni (successivamentedeificato e identificato con il dio greco Asclepio)[18].
Alcuni rilievi frammentari provenienti daEliopoli eGebelein menzionano Djoser, suggerendo che avesse commissionato costruzioni in quelle città; potrebbe inoltre aver fissato il confine meridionale dell'Egitto allaPrima cateratta del Nilo. Un'epigrafe dell'isola di Sehel, nota comeStele della carestia, che asserisce di risalire al regno di questo faraone, sarebbe stata creata in realtà inepoca tolemaica, probabilmente sottoTolomeo V (205 a.C. -180 a.C.): racconta di come Djoser ricostruì il tempio diKhnum sull'isola Elefantina, alla Prima cateratta, donandogli il territorio compreso fraAssuan eTakompso e ponendo fine, in questo modo, a unacarestia che durava ormai da 7 anni[19]. Alcuni studiosi reputano che si tratti della semplice trascrizione di una leggenda più antica, altri di una frode attuata dai sacerdoti del tempio di Khnum. In ogni caso, la stele mostra come la fama di Djoser persistesse più di duemila anni dopo la sua morte[20].
Benché abbia iniziato l'edificazione di una tomba adAbido, nell'Alto Egitto (mai conclusa), fra quelle dei suoi predecessori, Djoser fu sepolto nella sua piramide aSaqqara, nelBasso Egitto. Suo padre Khesekhmeui fu l'ultimo faraone a essere sepolto ad Abido, segno che il graduale spostamento del potere in una capitale più a nord fu completato durante il regno di Djoser.
Uno dei più famosi contemporanei di Djoser fu il suovisirImhotep,Capo del Cantiere navale del re eIspettore di tutte le Opere in pietra. Imhotep presiedette alla costruzione delle piramidi di Djoser eSekhemkhet. È possibile che Imhotep compaia nel celebrePapiro Westcar, e precisamente nel racconto chiamatoCheope e il mago. Ma, essendo lacunosa la parte iniziale del papiro, il suo nome risulta mancante. Un papiro proveniente dall'anticotempio egizio di Tebtunis, risalente alII secolo a.C., riporta inscrittura demotica una narrazione su Djoser e Imhotep. Ai tempi di Djoser, Imhotep ebbe un'importanza e una fama tali da venire menzionato sulle statue del faraone nellanecropoli di Saqqara.
Djoser fu inumato nella sua famosaPiramide a gradoni aSaqqara. La sua tomba fu originariamente progettata come una grandemastaba tradizionale di forma quasi quadrata, a cui furono sovrapposte successivamente altre cinque mastabe, sempre più piccole. Nacque così la prima piramide egizia a gradoni[21]. Imhotep, sacerdote, visir, matematico, ingegnere, architetto, supervisionò e diresse i lavori.
La Piramide a gradoni è inpietra calcarea. È massiccia e contiene solo uno stretto corridoio che porta nel cuore della costruzione, fino a una camera poco elaborata, dove era celato l'ingresso al pozzo sepolcrale, riempito di massi e detriti dopo l'inumazione del faraone. La piramide era originariamente alta 62 metri e misurava alla base 125 X 109 metri. Esternamente, era ricoperta di calcare bianco finemente levigato[22][23].
Pareti decorate con piastrelle infaience bluastra, nei sotterranei della piramide, in una fotografia d'epoca.
Sotto la Piramide a gradoni si trova un labirinto di corridoi, camere e gallerie, per un totale di 7 chilometri di lunghezza, collegati a un pozzo centrale largo 7 metri e profondo 28[21]. La camera sepolcrale, rivestita digranito, si trova al centro di questi ultimi ambienti: un pozzo profondo 28 metri, la cui entrata fu ostruita con un masso pesante 3,5 tonnellate, conduce direttamente dall'esterno alla sepoltura di Djoser[24]. Il dedalo di ambienti al di sotto della piramide annovera quattro gallerie-magazzino, accuratamente orientate verso i quattropunti cardinali. La galleria orientale è decorata con tre rilievi raffiguranti Djoser durante la celebrazione giubilare dell'Heb-Sed[25]; intorno alle rappresentazioni, le pareti sono coperte di piastrelle infaience azzurrognola. Si ritiene che intendessero imitare stuoie di canna, forse in riferimento alle acque sotterranee dell'Amduat, cioè delmondo dei morti egizio.
Nella parte orientale della piramide, molto vicino alle camere in faience, undici pozzi sepolcrali scendono per 30-32 metri, per poi deviare verso occidente. I pozzi I-V furono utilizzati come sepolture per membri della famiglia reale, i pozzi VI-XI erano cenotafi per gli antenati di Djoser, ossia i suoi predecessori dellaI eII dinastia, contenendone inoltre vari corredi funerari; vi furono rinvenuti più di 40'000 vasi e ciotole ricavati da ogni genere dipietre semipreziose[26]. Sul vasellame compaiono i nomi di faraoni comeDen eSemerkhet (I dinastia),Ninetjer eSekhemieb (II dinastia). Si ritiene comunemente che Djoser abbia restaurato tombe originarie dei suoi predecessori per poi sigillarne i corredi funebri nelle gallerie nel tentativo di preservarli dalle razzie.
↑Malek, Jaromir. 2003. "The Old Kingdom (c. 2686–2160 BCE)". In The Oxford History of Ancient Egypt, ed. Ian Shaw. Oxford-New York: Oxford University Press.ISBN 978-0-19-280458-7, p.83.
↑Aidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004)ISBN 0-500-05128-3, p.45.
↑Toby A. H. Wilkinson: Early Dynastic Egypt. Strategies, Society and Security. Routledge, London, 1999,ISBN 0-415-18633-1. pp.101-4.
↑Official Catalogue of the Egyptian Museum - Cairo, Verlag Philip von Zabern (ed.), Mainz (1987), reperto n°16.
↑Kathryn A. Bard, An Introduction to the Archaeology of Ancient Egypt (Oxford: Blackwell Publishing Ltd, 2008), pp.128-33.
↑History and Chronology of the 18th dynasty of Egypt: Seven studies. Toronto: University Press, 1967
↑Chronologie des Pharaonischen Ägypten (Chronology of the Egyptian Pharaohs), Mainz am Rhein: Verlag Philipp von Zabern. (1997)
↑(con John Baines), Atlante dell'antico Egitto, ed. italiana a cura di Alessandro Roccati, Istituto geografico De Agostini, 1980 (ed. orig.: Atlas of Ancient Egypt, Facts on File, 1980)
W.S. Smith, "Il Regno Antico in Egitto e l'inizio del Primo Periodo Intermedio", inStoria antica del Medio Oriente, 1,3 parte seconda, Il Saggiatore, Milano 1972
John A. Wilson,Egitto, I Propilei volume I, Arnoldo Mondadori, Milano, 1967