Alcuni dissidenti aMonaco di Baviera nel 1978. Nella foto Julija Višnevskaja, Ljudmila Alekseeva, Dina Kaminskaja, Kronid Ljubarskij.
Perdissidenza in Unione Sovietica s'intende l'insieme di coloro che erano in disaccordo con le decisioni politiche nel periodo dell'Unione Sovietica esistito dal1917 al1991.
L'etimologia del termine fa riferimento aldissenso espresso contro la politica sovietica. In merito ai dissidenti sovietici lo storico russoRoy Medvedev dichiarava che, secondo lui, il dissidente non è semplicemente colui che la pensa diversamente, bensì colui che esprime esplicitamente il proprio pensiero, manifestandolo in qualche modo ai suoi concittadini e allo Stato[4].
Ilgiornalista russoLeonid Borodin, ad esempio, noto oppositore del regime sovietico, non si è mai voluto definire "dissidente"[5].
Nei documenti ufficiali il termine veniva sempre virgolettato. I dissidenti sono anche chiamati "antisovietici".
La dissidenza sovietica traeva origine da varie posizioni ideologiche e politiche, unite tuttavia dalla comune opposizione alle politiche del governo sovietico[6]. I dissidenti non costituirono mai alcun movimento unitario[7] durante il periodo dell'URSS.
Il regime sovietico represse il dissenso principalmente attraverso deportazioni verso il sistema penitenziario delGulag[8] compiute dall'NKVD, la polizia politica. Essa fu coadiuvata, nella repressione, da altri organi quali ilKGB e ilGPU.
Nel 1983 la fondatrice delGruppo Helsinki di Mosca,Ljudmila Alekseeva, ha individuato diversi tipi di dissidenza nell'Unione Sovietica come i comunisti, i liberali, i socialisti, i nazionalisti e altri gruppi minori[9].
Dalla fine deglianni '60 ci furono lotte per idiritti umani che impiegarono gran parte dei dissidenti anche negli anni successivi[10].
Uno striscione storico contro l'URSS,Per la nostra e la vostra libertà
La maggior parte delle cittadini sovietici non disponeva di alcuna informazione sulla dissidenza. Tale fenomeno ebbe quindi una maggior risonanza all'estero tanto che, grazie all'appoggio di Stati delblocco occidentale, alcuni dissidenti chiesero (e alle volte ottennero) lo status di prigioniero politico. Durante laprimavera di Praga alcuni dissidenti dell'URSS pubblicarono in periodici cecoslovacchi degli scritti che, tradotti in URSS, misero in imbarazzo lanomenklatura del regime[11].
I testi letterari, i saggi, gli articoli a stampa erano inviati clandestinamente in Occidente[12].
Nel 1984 lo stato bloccò le pubblicazioni della rivistaTechnika Molodëži che stava pubblicando a puntate un libro diArthur Clarke poiché in esso erano utilizzati i cognomi di alcuni dissidenti sovietici[13].
Ilsamizdat, cioè la diffusione clandestina di scritti illegali, è un fenomeno che ebbe il suo maggior sviluppo durante l'URSS[14].
Vladimir Bukovskij, dissidente internato in campi di lavoro e ospedali psichiatrici
La repressione del dissenso prevedeva il licenziamento dal lavoro, la cacciata dalle scuole, l'arresto, la privazione dellacittadinanza e la detenzione inospedali psichiatrici[15] o neigulag[16].
↑Adriano Guerra,Comunismi e comunisti: dalle "svolte" di Togliatti e Stalin del 1944 al crollo del comunismo democratico, edizioni Dedalo, 2005, pag. 276
↑ Roy Medvedev,Intervista sul dissenso in URSS, Laterza, 1977.
Vladimir Bukovskij, Semen Gluzman, Marco Leva,Guida psichiatrica per dissidenti. Con esempi pratici e una lettera dal Gulag, Milano, L'erba voglio, 1979.
Carlo Ripa di Meana, Gabriella Mecucci,L'ordine di Mosca: fermate la biennale del dissenso, Roma, Liberal Edizioni, 2007,ISBN88-88835-37-7.
Robert Horvath,The Legacy of Soviet Dissent: Dissidents, Democratisation and Radical Nationalism in Russia, Londra, New York, Routledge, 2005,ISBN0-415-33320-2.
(EN) S.P. de Boer, E.J. Driessen e H.L. Verhaar (a cura di),Biographical Dictionary of Dissidents in the Soviet Union, 1956-1975, Martinus Nijhoff, 1982,ISBN978-90-24-72538-0.