La diocesi è composta da 74parrocchie distribuite su un territorio di 753 km² ed è divisa in 4zone pastorali[1] accorpando le precedenti 7[2][3], e con il decreto episcopale dato in Alessandria l’11 novembre2022[4], sono inoltre state identificate 9unità pastorali:
Mappa della diocesi
Zona pastorale "Alessandria"
unità pastoraleSette Chiese che comprende 7 parrocchie;
La diocesi venne eretta nel1175 per volere dipapa Alessandro III, a cui era stata dedicata la città, con labollaSacrosanctæ Romanæ Ecclesiæ[7], con la quale il pontefice onora con la dignità episcopale«la chiesa e la città che è stata costituita in onore diSan Pietro e per utilità e gloria di tutta la Lombardia».
L'estensione della diocesi originaria era pressoché simile a quella odierna, tranne per il confine orientale con ladiocesi di Tortona che non aveva una precisa delimitazione.[10]
Nel breve Congruam officii[11] al vescovo Ottone (18 luglio1178 oppure1180), Alessandro III confermava la costituzione del capitolo dei canonici dellaCattedrale di San Pietro, attuata daOttone, e riconosceva alla giovane Chiesa alessandrina tutti i suoi possedimenti.
La vita della diocesi, nei suoi primi decenni, fu molto travagliata per discordie di giurisdizione con ladiocesi di Acqui, dal cui territorio era nata la sede alessandrina. Papa Alessandro diede incarico all'arcivescovo milaneseAlgisio di unire le due sedi sotto il vescovo di Acqui, ma per l'opposizione sia di Ottone che del vescovo di Acqui la disposizione non ebbe effetto. La diocesi alessandrina rimasevacante per lungo tempo.
Nel maggio1205papa Innocenzo III riprese in mano la questione, decidendo di dare attuazione alle disposizioni di Alessandro III. Fu rinnovata l'unioneaeque principaliter delle due sedi con la bollaCum beatus Petrus[12] e il vescovo acquese Ugo Tornielli divenne anche vescovo di Alessandria, con l'obbligo di risiedere sei mesi in una città e sei mesi nell'altra. Ma i dissidi fra le due diocesi furono tali che alla fine, nel novembre1213, Ugo Tornielli decise di dimettersi.
Da questo momento Alessandria, benché ancora formalmente unita ad Acqui, non ebbe più vescovi propri; inizialmente fu governata dal capitolo della cattedrale e poi, dal1235, dall'arcidiacono capitolare. Il vescovo di Acqui, alla cui sede era unita quella di Alessandria, non si preoccupò mai della Chiesa alessandrina, e, ad eccezione di un solo caso, nessuno dei vescovi acquesi portò mai la titolazione divescovo di Alessandria.[13]
In occasione del riordino delle diocesi piemontesi voluto daNapoleone Bonaparte, la sede alessandrina si ampliò con il territorio delle soppresse diocesi diBobbio,Tortona eCasale.[16] Tuttavia Napoleone decise di trasformare la città diAlessandria in una delle roccaforti dell'impero; per esigenze militari furono perciò demolite la cattedrale e le strutture adiacenti.[17] Questo impose il trasferimento a Casale della sede vescovile, con decreto delcardinaleCaprara,plenipotenziario dipapa Pio VII nell'impero francese, del 17 luglio1805.[18] Questo imposede facto la soppressione della diocesi di Alessandria e la sua ridenominazione in "diocesi di Casale".
La sede alessandrina stata ristabilita il 17 luglio1817 con la bollaBeati Petri di Pio VII e nel contempo è divenuta suffraganea della nuovaarcidiocesi di Vercelli.
Fino agli anni‘60 delXX secolo, il vescovo di Alessandria portava, tra gli altri, il titolo nobiliare diconte, e il titolo onorifico diabate dei SantiPietro eDalmazzo. Più precisamente quest'ultimo è: "abate dell'insigneCollegiata dei Santi Pietro e Dalmazzo".
Secondo Giuseppe Chenna[20] il titolo di conte è da far risalire alXV secolo, al vescovoBertolino Beccari, il quale, come primo vescovo dopo il lungo periodo degliarcidiaconi, assunse tale titolo trasmesso poi a suoi successori. Non è dato sapere, però, né il motivo né il modo con i quali abbia acquistato questo diritto.Ludovico Antonio Muratori prova che altri vescovi, nello specifico quelli diNovara,Vercelli,Asti eTortona l'ebbero per concessione degliimperatori. Il Muratori specifica che i vescovi italiani, intorno alX secolo, si adoperarono al fine di ottenere anche il potere temporale delle città che governavano spiritualmente[21]. Non esistono prove che il vescovo Bertolino seguì questo solco, rimane il fatto che da lui il titolo di conte venne trasmesso ininterrottamente a tutti i suoi successori.
Per quanto risguarda il titolo di abate, si può dire sia stato il risultato di un divenire storico che affonda le sue radici in un periodo antecedente allafondazione della città. San Pietro, detto diBergoglio (o Borgoglio), dal nome del borgo oltre il fiumeTanaro nel quale si trovava, era un monasterobenedettino che esisteva ben prima della formazione della città e di cui si ha la prima traccia in una bolla dipapa Alessandro III del1162. Viene in seguito datain commenda e nel1520Giulio de Medici, futuro papa Clemente VII e cugino del contemporaneopapa Leone X, soppresse il monastero benedettino sostituendolo con unacollegiata secolare abbaziale.
La collegiata rimase nella sua chiesa in Bergoglio fino al1728, quando dovette trasferirsi a seguito della demolizione dell'intero quartiere ordinata da reVittorio Amedeo II per la costruzione della nuovacittadella militare. Approfittando di ciò e del fatto che l'abate Curioni era deceduto da otto mesi, quindi la dignità era vacante,papa Benedetto XIII con bolla del 22 aprile1728 estinse la commenda abbaziale e la unì con i suoi redditi alla "mensa vescovile" ed è per questo che da quel momento il vescovo di Alessandria porta il titolo di abate della collegiata.
^Le zone pastorali di "Alessandria Centro", "Alessandria Cristo" e "Alessandria Periferia" erano già state riunite in precedenza nella zona pastorale "Alessandria"
^Il documento non menziona il nome del vescovo, che potrebbe essere sia Arduino che il suo successore Ottone.
^Giuseppe Antonio Chenna, pp. 5-6 Scrive il Chenna «[...]Non può credersi certamente che sia stata costituita quale di presente si trova; se però è lecito, finché non si produca alcun convincente monimento, che rischiari questo bujo, avventurare quale congettura, la quale non sia senza fondamento; si propone che la diocesi Alessandrina possa essere stata formata dei luoghi, e delle ville, che seguono; e se pure gliene furono assegnati altri di più, debba credersi, che questo non gli abbia la Chiesa d'Alessandria fin d'allora conseguiti, ed alcuni di essi non mai, e sono.ROVERETO, o sia la città stessa d'Alessandria edificatasi nello stesso castello di Rovereto, o presso il medesimo,Bergoglio,Bergamasco,Carentino,Felizzano,Foro,Fubine,Gamondio, San Giuliano(Successivamente, nelXVIII secolo, si suddividerà in due distinti paesiSan Giuliano Nuovo eSan Giuliano Vecchio),Lu,Marengo,Oviglio,Portanova,Quargnento,Solero. A questi luoghi però si possono aggiungere alcuni altri, i quali si credono non per anco esistenti nel1175, ma fondati, e formati in appresso nei territorj delle ville sopra menzionate, cioè:Borgoratto,Casal Cermelli,Casalbagliano,Cascinagrossa,Cantalupo,Castelceriolo,Castelferro,Castelspina,Lobbi. [...]»
^Secondo Cappelletti, per la sua fedeltà all'imperatore, la città di Alessandria fu privata dal1213 al1240 della dignità episcopale; ripristinata la diocesi nel 1240, fu governata dai vescovi di Acqui fino al1405. Secondo Savio invece nel 1240papa Gregorio IX avrebbe sciolto l'unione tra Acqui ed Alessandria, ma senza nominare vescovi alessandrini fino al 1405.
^Testo della lettera apostolicaGravissimis causis, pubblicata in edizione latina e traduzione francese in:Bulletin des lois de l'Empire français, quarta serie, tomo terzo, pp. 58-69. A seguire la lettera esecutoria del cardinaleCaprara (pp. 69-92), con la quale vengono definiti ed elencati i borghi e i paesi appartenenti a ciascuna delle diocesi piemontesi.
(LA)Bolla "Beati Petri", inBullarii Romani Continuatio, Tomo VII parte 2ª, Prato, Tipografia Aldina, 1852, pp. 1490-1503.URL consultato il 2 gennaio 2023.