Figlio primogenito di Amedeo (1850-1929), maresciallo maggiore della gendarmeria localetirolese originario diSardagna, località nei pressi diTrento, e di Maria Morandini, originaria diPredazzo, ebbe due fratelli, Luigi Mario, seminarista (1883-1906), eAugusto, e una sorella, Marcellina (morta nel1949).[14]
Fin da giovanissimo partecipò ad attività politiche d'ispirazione cristiano-sociale: nel periodo degli studi universitari, aVienna e aInnsbruck (capitale dellaContea del Tirolo), fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti trentini, che miravano a ottenere un'università in lingua italiana per le minoranze italofone del Tirolo e dell'impero, partecipando anche aifatti di Innsbruck. Dopo la rivolta degli studenti di lingua tedesca, dovette scontare per queste sue attività anche qualche giorno di reclusione aInnsbruck.[15]
Dopo la laurea, nel 1905 entrò a far parte dellaredazione del giornaleLa Voce Cattolica (poi rinominatoIl Trentino)[14][16] e in breve tempo assunse la carica di direttore, scrisse una serie di articoli con cui difendeva l'autonomia culturale delTirolo italiano a fronte delTirolo tedesco, ma non mise mai in discussione l'appartenenza di tutto il Tirolo all'Impero austro-ungarico.
Nelle elezioni delReichsrat (il parlamento austriaco) del 13 e 20 giugno1911[15] venne eletto tra le file dei Popolari: nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civezzano, di 4275 elettori, ottenne ben 3116 voti. Il 27 aprile1914 ottenne anche un seggio nellaDieta Tirolese di Innsbruck. Anche il suo impegno di parlamentare fu legato alla difesa dell'autonomia delle popolazioni trentine di etnia italiana. La sua attività propagandistica finì con l'essere tenacemente avversata dagli organi polizieschi in seguito al precipitare degli eventi internazionali: l'attentato di Sarajevo che determinò lo scoppio dellaprima guerra mondiale e soprattutto il posizionamento delRegno d'Italia a favore dellaTriplice intesa.
Inizialmente De Gasperi sperò che l'Italia entrasse in guerra a fianco dell'Austria-Ungheria e dellaGermania sulla base dellaTriplice alleanza. Quando ciò non avvenne, s'impegnò perché fosse almeno mantenuta la neutralità italiana, sapendo quanto l'opinione pubblica trentina fosse legata alla casa d'Asburgo. In questo modo la politica di De Gasperi era in aspro contrasto con quella diCesare Battisti, interventista in chiave anti-asburgica, che in quello stesso anno si recò aRoma.
Prova del suo convincimento in merito alla lealtà trentina nei confronti dell'Austria è la dichiarazione resa a Roma nel settembre del 1914 all'ambasciatore asburgico, Barone Karl von Macchio, che se si fosse tenuto un plebiscito, il 90 % dei trentini avrebbe votato per rimanere nell'Impero.[17]
Durante il periodo in cui il Reichsrat rimase inoperoso (dal 25 luglio 1914 al 30 maggio1917), De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi diguerra. A tal fine venne nominato delegato per l'Austria Superiore e per laBoemia occidentale dal Segretariato per i profughi erifugiati. Anche dopo la riapertura del Parlamento continuò a occuparsi del tema, tanto che presentò e fece approvare una legge per regolare il trattamento loro riservato.
Alla luce delle forti repressioni operate dalle autorità asburgiche, le sue posizioni in merito allaquestione nazionale trentina cambiarono e si fece fautore deldiritto all'autodeterminazione dei popoli: nel maggio 1918, quando ormai l'impero austro-ungarico stava crollando, fu tra i promotori di un documento comune sottoscritto dalle rappresentanze deipolacchi, deicechi, deglislovacchi, deirumeni, deglisloveni, deicroati e deiserbi. Il successivo 24 ottobre partecipò alla formazione del "Fascio nazionale italiano", una formazione comprendente i deputati popolari e liberali italiani del Parlamento austro-ungarico di cui fu eletto segretario.[18] Il giorno dopo dichiarò che i territori italiani fino a quel momento soggetti alla monarchia austroungarica dovevano considerarsi congiunti all’Italia.[19]
Il 3 novembre 1918 i primi reparti dell'esercito italiano entrarono a Trento. Con ilTrattato di San Germain (10 settembre 1919) la parte della Contea del Tirolo a sud delBrennero (corrispondente alle attuali province diTrento eBolzano) venne annessa all'Italia. Il 26 settembre 1920 ilParlamento del Regno d'Italia approvò la legge che ratificava il trattato, in base alla quale tutte le popolazioni locali acquisironoope legis ('per forza di legge') la cittadinanza italiana.
Dopo l'annessione del Trentino, De Gasperi aderì alPartito Popolare Italiano fondato alcuni mesi prima da donLuigi Sturzo. Nel1921 venne eletto deputato ma nel collegio diRoma, in quanto il Trentino era sottoposto a regime commissariale.
Nella prima composizione delgoverno Mussolini il PPI era rappresentato da due ministri, quindi anche De Gasperi, il 16 novembre 1922, gli votò la fiducia. Già nell'aprile1923 tuttavia, i ministri del PPI ne uscirono su impulso del loro segretario Sturzo.
Il 10 luglio 1923, avendo perso l'appoggio delle gerarchie vaticane per il suo antifascismo,Sturzo si dimise da segretario del PPI.[23] Il 15 luglio De Gasperi, in qualità dicapogruppo, tenne un discorso alla Camera dei Deputati esprimendo il suo parere verso lalegge Acerbo e tentando di trovare un compromesso tra le due ali del partito.[24][25][26]
Il 20 maggio1924 assunse la segreteria del Partito Popolare portando il partito su posizioni di opposizione al fascismo, tanto da farlo aderire in blocco allasecessione aventiniana.
Ormai isolato e impossibilitato a far politica, De Gasperi fu fermato dalla polizia alla stazione diFirenze l'11 marzo1927, insieme alla moglie, in possesso di un passaporto scaduto e di documenti falsi, mentre si stava recando in treno aTrieste (durante la perquisizione furono trovate due tessere delTouring Club Italiano intestate l’una al Prof. Paolo De Rossi e l’altra alla Signora Francesca De Rossi Prati, ma portanti le fotografie di De Gasperi e della moglie, e delle carte topografiche di Fiume e Trieste[27]).
Venne arrestato con l’accusa di espatrio clandestino per motivi politici, punibile ai sensi del primo comma art. 160 del nuovoTesto Unico delle Leggi per la Sicurezza Pubblica (TULPS – 1926), con una multa non inferiore a Lire 20.000 e la reclusione non inferiore ad anni tre. De Gasperi ammise di stare espatriando per motivi politici ma negò di essere a conoscenza del possesso di documenti falsi, indicando che gli erano stati messi addosso da ignoti.
Durante il processo, il difensore di De Gasperi sostenne che il tentativo di espatrio era motivato dalla necessità di sfuggire alle angherie degli squadristi del fascio e, pertanto, non sanzionabile ai sensi dell’art. 49 dell'allora vigenteCodice Zanardelli, che disciplinava lascriminante per pericolo imminente.
Il tribunale riconobbe il motivo politico e il 28 maggio1927[27] condannò De Gasperi a quattro anni di reclusione, poi ridotti alla metà con ricorso in Cassazione, e Lire 20.000 di multa. De Gasperi venne graziato nel 1928 ma rimase unsorvegliato speciale da quel momento in avanti.
Dopo la scarcerazione, alla fine del luglio 1928, venne continuamente sorvegliato dalla polizia e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà economiche e isolamento sia morale, sia politico. Senza un impiego stabile, provò a presentare domanda presso laBiblioteca Apostolica Vaticana nell'autunno1928, contando sull'interessamento delvescovo di Trento, mons.Celestino Endrici, e di alcuni amici ex popolari. Lo stesso capo bibliotecarioIgino Giordani si adoperò presso padreTacchi Venturi, affinché i pedinamenti della polizia terminassero.[28][29] L'assunzione - come collaboratore soprannumerario - venne il 3 aprile1929, quindi dopo la firma deiPatti Lateranensi (11 febbraio1929). De Gasperi fu impiegato al catalogo degli stampati.[30]
In quella sede passò lunghi anni di studio e di osservazione degli avvenimenti politici italiani e internazionali, nonché di approfondimento della storia delPartito di Centro Tedesco e delle teorie economiche e sociali maturate in seno alle varie correnti della cultura cattolica europea.
In questo periodo De Gasperi scrisse articoli regolari, sotto lo pseudonimo diSpectator, su una rivista vaticana chiamata "L'Illustrazione Vaticana" e mostrò un evidente coinvolgimento nella lotta tra cattolicesimo e comunismo anche a scapito della perspicacia delle sue valutazioni sulnazismo tedesco. In particolare giustificò l'annessione dell'Austria al Reich criticando il "processo di scristianizzazione" portato avanti a suo dire dal Partito Socialdemocratico austriaco e nel 1937 appoggiò le posizioni della Chiesa favorevoli al nazismo in opposizione ai comunisti tedeschi.[31] Tra queste, quella delSegretario di Stato Eugenio Pacelli, futuroPapa Pio XII che, a pochi mesi dall'ascesa diAdolf Hitler al potere (30 gennaio 1933), aveva firmato ilReichskonkordat con laGermania. Questo discusso concordato accordava il riconoscimento della Chiesa a un regime come quello nazista che segnò la fine di ogni vita democratica inGermania e l'avvio dellepersecuzioni razzialiantisemite. In questo contesto vanno collocate le posizioni di De Gasperi che, all'indomani dell'Anschluss austriaco, scrisse: «La liquidazione delle fortune ebraiche allarga le prospettive degli affari per gli altri, e i posti di avvocati e di medici rimasti vacanti aprono uno sfogo alle carriere».[32]
Il partito così appena costituito visse una vita clandestina fino al 25 luglio1943. Ilgoverno Badoglio, pur ufficialmente vietando la ricostituzione dei partiti, di fatto ne consentì l'esistenza, incontrandone gli esponenti in due occasioni prima dell'armistizio dell'8 settembre 1943. Il 10 settembre anche la DC partecipò alla costituzione delComitato di Liberazione Nazionale, all'interno del quale il partito cercò di assumere la guida delle forze politiche più moderate contrapponendosi ai partiti di sinistraPCI ePSIUP. L'atteggiamento della DC, in linea con quello della Chiesa, era di evitare prese di posizione troppo nette sul destino dellamonarchia nel dopoguerra e di ridurre la portata della lotta armata, ad esempio schierandosi a favore della dichiarazione di Romacittà aperta.
IlGoverno De Gasperi I gestì il passaggio da monarchia a repubblica, mediante ilreferendum istituzionale. Tra il 24 e il 28 aprile 1946, nell'ambito dei lavori del suo I Congresso, laDemocrazia Cristiana, a scrutinio segreto, si espresse a favore della Repubblica, con 730 500 voti favorevoli, 252 000 contrari, 75 000 astenuti e 4 000 schede bianche. Fu però lasciata libertà di voto agli elettori democristiani.[36] Nella giornata del 2 giugno e la mattina del 3 giugno1946 ebbe dunque luogo ilreferendum per scegliere fra monarchia o repubblica. Il 10 giugno 1946 laCorte suprema di cassazione proclamò i risultati: i voti validi in favore della soluzione repubblicana furono circa due milioni più di quelli per la monarchia. Contestualmente, i risultati per l'elezione dell'Assemblea Costituente dettero la vittoria alla Democrazia Cristiana che risultò il primo partito con oltre otto milioni di voti (35,2%) e un vantaggio di quasi 3,5 mln sulPartito Socialista.
Il Presidente del Consiglio De Gasperi durante un'interrogazione parlamentare nel 1947
Nella tarda mattinata del 12 giugno, però, giunse al Presidente del Consiglio la risposta scritta delQuirinale nella quale il re dichiarava che avrebbe rispettato:«il responso della maggioranza del popolo italiano espresso dagli elettori votanti, quale sarebbe risultato dal giudizio definitivo dellaCorte Suprema di Cassazione»; non avendo la corte indicato il numero complessivo degli elettori votanti e quello dei voti nulli, secondo il sovrano, non era ancora certo se la scelta repubblicana, pure in netto vantaggio, rappresentasse la maggioranza degli elettori votanti. In quelle ore si ebbe il drammatico scambio di battute conFalcone Lucifero, in cui De Gasperi affermò: «O lei verrà a trovare me aRegina Coeli, o io verrò a trovare lei».[37]
De Gasperi allora, durante la notte tra il 12 e il 13 giugno, riunì ilConsiglio dei ministri il quale stabilì che, a seguito della proclamazione dei risultati data il 10 giugno, da parte dellaCorte di cassazione, le funzioni diCapo provvisorio dello Stato, in base all'art. 2 deldecreto legislativo luogotenenziale n. 98 del 16 marzo 1946, dovevano essere già assunteope legis dalPresidente del Consiglio, nonostante il rinvio della comunicazione definitiva. Secondo il parere della maggioranza dei ministri, infatti, sarebbe stato assurdo non rivestire di alcuna rilevanza l'annuncio del 10 giugno1946, che altrimenti la Cassazione avrebbe potuto non dare.Umberto II diramò un proclama nel quale denunciò la presunta illegalità commessa dal governo: «Questa notte, in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario assumendo, con atto unilaterale e arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza». Il 13 stesso, nel primo pomeriggio, partì polemicamente in aeroplano daCiampino alla volta delPortogallo, con decisione non concordata.
Al proclama dell'ex re, seguì la ferma risposta del Presidente del Consiglio, che lo definì « [...] un documento penoso, impostato su basi false ed artificiose». De Gasperi puntualizzò che si tentò espressamente di tener nascosta al Presidente del Consiglio la partenza del re. Ribadì che i dati diffusi dalla Corte di Cassazione il 10 giugno 1946 non fossero una semplice comunicazione ma una proclamazione a tutti gli effetti. Già nella notte del 10-11 giugno il governo «prese atto della proclamazione dei risultati del referendum che riconosceva la maggioranza alla repubblica, riservandosi di decidere sui provvedimenti concreti che ne derivavano». Ricordò che nei due giorni successivi erano incorse trattative tra governo e sovrano sulle modalità di delega dei poteri regi al Presidente del Consiglio, senza che il sovrano stesso avesse nulla da eccepire. Tali trattative sarebbero state bruscamente interrotte da una telefonata del ministro della Real Casa Lucifero nella serata del 12 giugno, costringendo il governo a ribadire il suo punto di vista circa gli effetti costituzionali della proclamazione. De Gasperi, quindi, respinse l'affermazione contenuta nel proclama emesso dall'ormai ex-re il 13 giugno alle ore 22:30, relativamente a un presunto "gesto rivoluzionario" e sull'arbitrarietà dell'assunzione dei poteri da parte del governo. Respinse anche l'accusa di "spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della Magistratura" e di aver posto l'ex-re "nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza". Il Presidente del Consiglio terminò il documento osservando che «un periodo che non fu senza dignità si conclude con una pagina indegna. Il governo e il buon senso degli Italiani provvederanno a riparare questo gesto disgregatore, rinsaldando la loro concordia per l'avvenire democratico della Patria».[38][39]
Prima seduta dell'Assemblea costituente, 25 giugno 1946
I poteri accessori della Presidenza del Consiglio ebbero termine contestualmente all'elezione diEnrico De Nicola comeCapo provvisorio dello Stato il 28 giugno da parte dell'Assemblea Costituente.[40] L'iniziale contrapposizione delle candidature diVittorio Emanuele Orlando (proposta daDC e destre) e di Benedetto Croce (proposta dalle sinistre e dai laici) si protrasse sterilmente per lungo tempo e tardò a essere composta, per evolvere infine nella comune indicazione di De Nicola, grazie principalmente all'incessante opera di convincimento condotta da De Gasperi.
Dopo la vittoria della Repubblica, De Gasperi lasciò la segreteria del partito al suo vicesegretarioAttilio Piccioni. Come primo capo di governo dell'Italia repubblicana guidò un governo diunità nazionale che durò fino al1947, quando crollò a seguito dellacrisi di maggio. Finanziò una rivista,Terza generazione, il cui scopo era di unire i giovani di là dai partiti e superare le divisioni.
De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di pace con le nazioni vincitrici, che porteranno alla firma delTrattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare (che con il tempo sarebbero state superate andando a decadere), ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto Adige (riguardo al quale lo statista trentino aveva già anche firmato il famosoAccordo De Gasperi-Gruber) e laValle d'Aosta. Cercò inoltre di risolvere a vantaggio dell'Italia la questione dellasovranità dell'Istria e diTrieste, ove però ebbe meno successo dovendo accettare la perdita della prima in favore della neonataRepubblica Socialista Federale di Jugoslavia guidata daTito e l'istituzione delTerritorio Libero di Trieste soggetto all'autorità anglo-americana nella seconda. Il 10 agosto 1946intervenne a Parigi allaConferenza di pace, dove ebbe modo di contestare, attraverso un elegante e impeccabile discorso, le dure condizioni inflitte all'Italia dalla Conferenza.
«Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me [...]»
La situazione del paese dal punto di vista economico rimaneva critica. Il ministro del Tesoro, il liberaleEpicarmo Corbino, tentò di introdurre misure di rigore seguendo una politica fondata sulla parsimonia e sulla corretta amministrazione e per questo dovette dimettersi il 2 settembre 1946 a seguito degli attacchi della stampa comunista che non digerivano la sua opposizione in maniera intransigente al cambio della moneta proposto dalcomunistaMauro Scoccimarro,Ministro delle Finanze. Corbino venne sostituito daGiovanni Battista Bertone che ideò la formula del "Prestito della Ricostruzione" dando respiro, almeno temporaneamente, alle finanze statali.[41]
De Gasperi, temendo molto lo spettro dell'Unione Sovietica, voleva limitare l'ingerenza dei comunisti ma, differentemente da altri, al tempo stesso auspicava che tutto ciò fosse fatto con mezzi parlamentari e non con l'uso della forza come aveva fatto precedentemente ilfascismo.
Nel gennaio1947 ebbe luogo la celebre missione di De Gasperi negli Stati Uniti, nel corso della quale lo statista conseguì un importante successo politico con l'ottenere dalle autorità statunitensi un prestitoEximbank di 100 milioni di dollari. Nell'occasione fu il terzo italiano a essere onorato di unaticker-tape parade dalla città diNew York, e sarà l'unico a ripeterne l'esperienza, nel1951.
L'apertura di un dialogo costruttivo tra i due paesi conferì a De Gasperi la motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo governo monocolore senza le sinistre con il solo apporto, a titolo "tecnico", delMinistro degli EsteriCarlo Sforza e delGovernatore della Banca d'ItaliaLuigi Einaudi, alleFinanze e alTesoro. La formazione delquarto gabinetto De Gasperi contribuirà a ripristinare la credibilità dell'azione di governo, consentendo l'adozione della strategia antinflazionistica nota come "linea Einaudi",[42] attraverso una serie di interventi quali l'abolizione dei prezzi politici, la diminuzione deidazi doganali, l'aumento delle imposte sui capitali, sui redditi e sui consumi, il contenimento del credito bancario e il controllo della circolazione monetaria, provocò una stretta creditizia che riuscì ad arrestare laspirale inflazionistica, migliorare la bilancia dei pagamenti e dare stabilità alla moneta.[43]
Le elezioni del 18 aprile del1948 furono tra le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC e ilFronte popolare, composto dasocialisti ecomunisti. De Gasperi riuscì a guidare la DC a uno storico successo, ottenendo il 48 % dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia).
Sul risultato elettorale del 1948 pesò anche l'influenza delle vicende internazionali e in particolare ilcolpo di Stato in Cecoslovacchia, ad opera di un partito comunista minoritario, che spaventò l'opinione pubblica italiana. Così come la più o meno velata minaccia statunitense di escludere l'Italia dagli aiuti delpiano Marshall qualora le urne avessero sancito la vittoria del fronte di sinistra. GliAlleati, inoltre, offrirono a De Gasperi la promessa del ritorno diTrieste all'Italia, mentre contemporaneamente dagliUSA arrivavano lettere di italo-americani che esortavano i propri connazionali a non votare per i comunisti, esaltando la ricchezza e il benessere che regnano negli Stati Uniti. A ciò va aggiunto il diretto impegno in favore della DC da parte della Chiesa cattolica.[44]
Dopo il voto si aprì la battaglia parlamentare per l'elezione del Presidente della Repubblica. La conferma delCapo provvisorio dello StatoEnrico De Nicola, che sulla carta sembrava scontata, non era particolarmente gradita alpresidente del Consiglio. De Nicola, infatti non aveva mostrato un particolare entusiasmo al cambio di formula politica governativa dal tripartito DC-PSI-PCI alcentrismo (DC-PSLI-PRI-PLI)[45] ed aveva opposto resistenze formali alla ratifica deltrattato di pace con le potenze alleate. Per tali motivi De Gasperi decise di candidare il ministro degli esteriCarlo Sforza, che avrebbe rappresentato maggiormente un'Italia inserita nello schieramento occidentale, anche nella prospettiva di una possibileUnione europea.[46] Al primo turno, però, quest'ultimo non ottenne i suffragi delPSLI e soprattutto, della sinistra democristiana, all'epoca, su posizioni "neutraliste". Al secondo turno, a Sforza mancarono ancora i voti di almeno 46 "franchi tiratori", per essere eletto al momento in cui sarebbe stato possibile con la maggioranza della metà più uno dei parlamentari (cioè al quarto scrutinio). Prese atto delle difficoltà incontrate da Sforza, il presidente del Consiglio decise di candidareLuigi Einaudi, anch'egli europeistaante litteram, che ottenne la disponibilità deiliberali e deisocialdemocratici.[47] Einaudi fu elettopresidente della Repubblica l'11 maggio1948, al quarto scrutinio, con 518 voti.[47]
De Gasperi fu confermato Presidente del Consiglio dei ministri. Con l'ampia maggioranza ottenuta alle elezioni, la DC era in grado di governare da sola, ma lo statista democristiano preferì prosegure la collaborazione con i partiti laici liberali, socialdemocratici e repubblicani. SecondoMontanelli, «De Gasperi li aveva imbarcati nel suo ministero appunto per sottrarre il suo partito al pericolo di diventare vassallo della Chiesa e per sottrarre la Chiesa alla tentazione di servirsi del partito per governare l'Italia come una parrocchia».[48]
La tensione non si smorzò, ma anzi si arrivò sull'orlo della guerra civile vera e propria quando, in luglio, il leader comunistaTogliatti subì un attentato. Venne proclamato lo sciopero generale e in tutte le piazze italiane i dimostranti si scontrano con le forze dell'ordine. Il buonsenso dei dirigenti comunisti e l'invito alla calma dello stesso Togliatti evitarono il peggio, ma da questo momento in poi ilPCI accettò in pieno la logica dellaguerra fredda, incentrando la propria politica sulla opposizione durissima su temi quali la partecipazione alPatto Atlantico (che nasce nel 1949) e il dislocamento in Italia delle basi NATO.[44]
L'inverno del 1948 vide De Gasperi impegnato nel dibattito sull'adesione dell'Italia al patto militare difensivo in funzione anticomunista, che poi si sarebbe concretizzato nell'Alleanza Atlantica. Le riserve circa il coinvolgimento dell'Italia - oltre che dai social-comunisti - sembravano provenire dallaSanta Sede, rappresentate quanto meno dalla figura del pro-segretario di Stato cardinaleDomenico Tardini, che propendeva per il mantenimento della neutralità da parte dello Stato italiano.[49] A tale esigenze era sensibile la componente di sinistra della DC, facente capo aGiuseppe Dossetti, con il risultato di una paradossale convergenza tra idossettiani e ilneutralismo filosovietico deipartiti social-comunisti. Ciò indusse De Gasperi a intervenire, in proposito, sulla Santa Sede.[50] Tale intervento fu effettuato dal ministro degli esteri Sforza, in un colloquio segreto con il pontefice tenutosi aCastelgandolfo nell'imminenza delle feste natalizie.[50] Dopo tale incontro,Pio XII ritenne opportuno pronunciare, alla vigilia di Natale del 1948, un discorso decisamente favorevole alla lineaatlantista,[51] che indusse anche la sinistra democristiana ad adeguarsi. L'adesione della sinistra DC fu, però, ugualmente sofferta. Il 22 febbraio1949, a trattative in corso, infatti, Dossetti scrisse a De Gasperi sottolineando la necessità di un pubblico dibattito che il Presidente del Consiglio decise di svolgere in Parlamento, richiedendo l'autorizzazione preventiva alla sottoscrizione del trattato.[52] L'11 marzo, prima del voto parlamentare, si tenne una seduta della direzione della DC, nella quale Dossetti fu il solo a votare contro l'adesione dell'Italia. Il giorno dopo, in una riunione del gruppo parlamentare democristiano, Dossetti,Dino Del Bo eLuigi Gui espressero ancora il proprio dissenso ma, al momento del voto alla Camera, Dossetti votò a favore del Patto atlantico. Tra i democristiani, vi furono solo cinque astensioni.[53] Il 4 aprile1949 il ministro Sforza poté sottoscrivere l'ingresso dell'Italia nell'alleanza atlantica. Fu poi necessaria un'ulteriore battaglia parlamentare per la ratifica del Trattato. Il relativo disegno di legge fu approvato dallaCamera dei deputati il 21 luglio 1949 e dalSenato il 29 luglio. Divenne legge il 1º agosto 1949.[54][55]
al fine di eliminare progressivamente il divario storico ed economico fra il Nord ed il Sud dell'Italia nacque (con legge 10 agosto1950 n. 64) laCassa per il Mezzogiorno per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico delmeridione d'Italia (i cui risultati, con il tempo, furono la realizzazione, tra le altre cose, di 16 000 km di collegamenti stradali, 23 000 km di acquedotti, 40 000 km di reti elettriche, 1 600 scuole e 160 ospedali);
venne varata, grazie ai fondi delPiano Marshall, una riforma agraria dettaLegge Stralcio (legge n. 841 del 21 ottobre 1950), da alcuni studiosi ritenuta la più importante riforma dell'interosecondo dopoguerra,[4] che sancì l'esproprio coatto delle terre ai grandi latifondisti e la sua distribuzione ai braccianti agricoli di modo da renderlide factopiccoli imprenditori non più sottomessi al grande latifondista e facendo nascere successivamente forme di collaborazione come lecooperative agricole che, programmando le produzioni e centralizzando la vendita dei prodotti, diedero all'agricoltura quel carattere imprenditoriale che era venuto meno con la divisione delle terre;
il Piano per il rimboschimento e per i cantieri di lavoro, tendenti a risolvere i problemi della mano d’opera;[57]
un vasto programma di addestramento professionale che, tra il 1949 e il 1952, interessò circa 270 000 lavoratori;[57]
con laLegge Vanoni (legge 11 gennaio1951, n. 25), dal nome delMinistro delle finanze promotoreEzio Vanoni, venne riformato profondamente il sistema tributario italiano introducendo l'obbligo delladichiarazione dei redditi rendendo attuabile il principio costituzionale dell'imposizione fiscale progressiva;
a partire dal1945 vi furono i primi promettenti ritrovamenti di gasmetano in alcuni pozzi scavati dall'AGIP inPianura Padana e, per poter garantire il loro pieno sfruttamento, venne quindi istituita, grazie soprattutto all'azione diEnrico Mattei, l'ENI (con la legge numero 136 del 10 febbraio1953) alla quale veniva concesso ilmonopolio nella ricerca e produzione d'idrocarburi nell'area delPo assieme al controllo di altre società operanti nel settore degli idrocarburi comeAgip,Anic eSnam ed altre società minori, configurandosi così come un gruppo petrolifero-energetico integrato che potesse garantire lo sfruttamento delle risorse energetiche italiane con il fondamentale compito di "promuovere ed intraprendere iniziative di interesse nazionale nei settori degli idrocarburi e del gas naturale" considerando poi che la "rendita metanifera" garantita dal monopolio del gas permise all'ENI di finanziare i propri investimenti, alcuni dei quali molto ingenti come ad esempio la costruzione, negli anni cinquanta, delpolo petrolchimico diRavenna, che andò a intaccare il monopolio dellaMontecatini neifertilizzanti.
La situazione precaria del paese migliorava però molto lentamente, provocando il malcontento del movimento operaio e sindacale; ad alimentare la protesta e i disagi fu anche una spaventosaalluvione del Po che fece molte vittime nella zona agricola delleprovince di Rovigo eVenezia (1951).
In politica estera si conclusero importanti accordi con le potenze occidentali per finanziare la ricostruzione e il riassetto dell'economia italiana. Rimase sempre un convinto fautore di una politica filo-americana pur rimanendo sempre molto critico verso laNATO a cui avrebbe preferito l'Italia non partecipasse in favore piuttosto di unpatto di difesa comune europeo. Vanno quindi soprattutto ricordate le sue profonde convinzioni sulla necessità di un'integrazione europea e i suoi molti sforzi (affiancato e coadiuvato dal ministroCarlo Sforza) nella costruzione di quella che con il tempo diverrà progressivamente l'Unione europea e che si concretizzarono a livello economico nella fondazione dellaCECA con ilTrattato di Parigi.
Nel1952, per il timore di un'affermazione in Italia delle posizioni marxiste, ilVaticano avallò per le elezioni amministrative del comune di Roma l'iniziativa delpartito romano di candidare donLuigi Sturzo a sindaco con un'ampia alleanza elettorale che coinvolgesse, oltre ai quattro partiti governativi, anche ilMovimento Sociale Italiano e ilPartito Nazionale Monarchico.[58][59] La Santa Sede non avrebbe accettato che la "Città Eterna", in quanto sede della Cristianità Cattolica, potesse essere amministrata da un sindaco comunista. De Gasperi si oppose nettamente a questa ipotesi per motivi morali e per il suo passato antifascista, e anche per sostenere la sua visione laica dello stato. Affermò con decisione:
«Se mi verrà imposto, dovrò chinare la testa, ma rinunzierò alla vita politica.[60]»
La coalizione con le destre non venne accettata ed egli seppe resistere sulle sue posizioni sino a quandopapa Pio XII – che aveva persino mandato da lui il famoso predicatoreRiccardo Lombardi, nell'intento di persuaderlo[61] – si arrese di fronte all'impraticabilità della proposta. Le elezioni dettero comunque ragione a De Gasperi e portarono alla formazione di una giunta centrista (DC-PLI-PRI-PSDI), guidata dal democristianoSalvatore Rebecchini, sconfiggendo i socialcomunisti senza ricorrere all'"apparentamento" con le destre.[62]
L'incidente diplomatico con il Vaticano, tuttavia, turbò profondamente l'animo di De Gasperi; ai suoi collaboratori scrisse:
«Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa.[?]»
Di lì a poco, nello stesso anno, Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi in occasione del trentennale delle sue nozze con Francesca Romani.[59] De Gasperi ne fu molto amareggiato e rispose ufficialmente all'ambasciatore Mameli che gli aveva comunicato il rifiuto:
«Come cristiano accetto l'umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Come Presidente del Consiglio italiano e Ministro degli Esteri, l'autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m'impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla segreteria di Stato un chiarimento.[60]»
Alleelezioni politiche del 1953, tenute con la nuovalegge elettorale, denominata dai suoi avversarilegge truffa, i partiti centristi "apparentati" (DC-PLI-PSDI-PRI) non riuscirono a far scattare il premio di maggioranza. Ottennero comunque una risicata maggioranza in Parlamento sulla quale contava De Gasperi per la necessaria fiducia. Riuscì peraltro a formare soltanto un monocoloreDC. Quando si presentò alla Camera dei deputati ilGoverno De Gasperi VIII fu battuto e, nell'agosto1953, il Presidente del Consiglio fu costretto a rassegnare le dimissioni. Fu la prima volta che un governo repubblicano non ottenne la fiducia presentandosi alla Camere e fu anche l'ultimo guidato da De Gasperi.[63]
Nel gennaio1954Giovannino Guareschi, direttore delCandido, fece pubblicare due lettere datate 1944: una dattiloscritta su carta intestata dellaSegreteria di Stato Vaticana e una manoscritta, asserendo che riportassero in calce la firma di De Gasperi. Il testo riportava una presunta richiesta diretta al Comando alleato diSalerno di effettuare il bombardamento della periferia diRoma, per causare una reazione della popolazione e affrettare il ritiro dei tedeschi. Guareschi (che imputava a De Gasperi un atteggiamento troppo poco deciso verso ilcomunismo) vi aggiunse un proprio commento politico, in toni assai pesanti, che portò De Gasperi a denunciarlo per diffamazione nel febbraio dello stesso anno.[64][65]
Il tribunale di Milano dopo tre giorni di udienze non ritenne necessario acquisire la perizia di parte, richiesta dal Candido a un perito accreditato che aveva dichiarato autentiche le lettere e condannò Guareschi a un anno di reclusione per diffamazione a mezzo stampa senza necessità di alcuna perizia calligrafica.[64] Il giudice sentenziò che, tenuto anche conto che il presunto autore non aveva riconosciuto come proprie sia le lettere e sia la calligrafia, un'eventuale perizia di tono diversonon avrebbe potuto far diventare credibile e certo, ciò che obiettivamente è risultato impossibile ed inverosimile.[66]
Nel1956 in un processo intentato in contumacia presso lo stesso Tribunale nei confronti del fornitore delle lettere, i periti della difesa sostennero di aver rilevato che le lettere pubblicate sul Candido, presentavano diversità palesi con quelle effettivamente scritte dallo statista. Anche in questo caso, tuttavia, i giudici decisero di non tener conto di alcuna perizia e, nel 1958, dichiararono estinto per amnistia il reato di falso e assolsero l'imputato dal reato di truffa.[66]
Il giornalista e scrittore, che aveva già subito quattro anni prima una condanna a otto mesi con la condizionale per vilipendio a mezzo stampa del Presidente della RepubblicaEinaudi, fu incarcerato. Si rifiutò di chiedere l'appello e poi anche la grazia. A fine maggio 1954 si presentò volontariamente al carcere di Parma, dove scontò 410 giorni, uscendo in libertà vigilata per buona condotta.[64][67]
La vicenda ebbe una coda a cavallo tra luglio e agosto: uscì la notizia di una richiesta di grazia alla quale la procura di Roma aveva dato seguito, effettuata - come inizialmente riportato - dalla moglie di Guareschi Ennia. De Gasperi, interpellato dallaprocura meno di un mese prima di morire, aveva concesso al condannato il necessario perdono, senza che ciò infirmasse la verità dei fatti accertata nel processo.[68] Il giornalista reagì violentemente. La grazia comunque non ebbe corso, essendo emerso che era stata presentata da un gruppo di grandi invalidi decorati di guerra che non ne avevano titolo. Alcuni anni dopo, nel maggio1957 tuttavia, Guareschi ebbe a scrivere che a confronto dei politici dell'epoca De Gasperi era un gigante.[69]
Nel 2014, studiando i documenti rimasti con l'esperta Nicole Ciacco, lo storicoMimmo Franzinelli ha concluso che le lettere erano sicuramente dei falsi (anche se probabilmente Guareschi ne fu ingannato dai fornitori, riconducibili all'areaneofascista[70]). Lo confermano la presenza di errori grossolani: il protocollo indicato nella lettera del 12 gennaio 1944 (297/4/55) non corrispondeva ai criteri di protocollo dellaSegreteria di Stato Vaticana; il colonnello inglese Bonham Carter[71] e il generale britannicoHarold Alexander avevano escluso categoricamente che quelle presunte lettere fossero mai pervenute agli inglesi; infine, De Gasperi non lavorava più alla Segreteria Vaticana dal luglio 1943 ed è dunque impossibile che abbia protocollato lettere nel 1944.[72]
Il 21 aprile 1954, alla Conferenza Parlamentare Europea diParigi De Gasperi pronunciò lo storico discorso "La nostra patria Europa".[73] Il 29 giugno 1954, durante il Congresso dellaDC a Napoli, si dimise da segretario del partito, cedendone la segreteria adAmintore Fanfani. Morì meno di due mesi dopo.
Alcide De Gasperi morì il 19 agosto 1954, in seguito a un attacco cardiaco, nella sua casa inVal di Sella (situata nel territorio comunale diBorgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia. Le sue ultime parole furono: "Gesù! Gesù!".[74] Cinque giorni prima della morte, disse alla figliaMaria Romana:
«Adesso ho fatto tutto ciò ch'era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l'oggetto della propria passione incompiuto.[60]»
La scomparsa di Alcide De Gasperi suscitò commozione in tutta Italia. Il percorso del treno con cui la salma fu trasportata a Roma per ifunerali di Stato fu interrotto diverse volte da persone accorse per rendergli omaggio. In tutte le stazioni in cui il convoglio fermò o rallentò erano presenti folte delegazioni, gruppi o privati cittadini che, con bandiere o striscioni a lutto, assistettero in religioso silenzio al passaggio.[75] Al funerale poi furono presenti esponenti di tutti i partiti con l'esclusione delMSI, a causa del fermoantifascismo dello statista. È sepolto a Roma, nel portico dellabasilica di San Lorenzo fuori le mura. La tomba è opera dello scultoreGiacomo Manzù.[76]
Poco dopo la sua morte, iniziarono le richieste di avviare per lui il processo dibeatificazione. È in corso aTrento la fase diocesana del processo di beatificazione, che è stata aperta nel1993, per cui laChiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo diServo di Dio.[13]
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I cattolici trentini sotto l'Austria. Antologia degli scritti dal 1902 al 1915 con i discorsi al Parlamento austriaco, 2 voll., Roma, Storia e Letteratura, 1964,ISBN978-88-849-8402-9.
Scritti politici, Introduzione e cura di Pier Giorgio Zunino, Milano, Feltrinelli, 1979.
Discorsi parlamentari 1921-1954, 2 voll., Camera dei Deputati, 1985[1973].
Scritti e discorsi in 4 volumi, a cura di Carlo Danè, Giovanni Allara, Angelo Gatti, Giuseppe Rossoni, Roma, Edizioni Cinque Lune, 1990.
Le battaglie del Partito Popolare. Raccolta di scritti e discorsi politici dal 1919 al 1926, a cura di Paolo Piccoli e Armando Vadagnini, prefazione di Francesco Malgeri, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1992,ISBN978-88-849-8403-6.
L'Italia atlantica, a cura di Nico Perrone, Roma, Manifestolibri, 1996, p. 64,ISBN978-88-728-5102-9.
Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi nel Trentino Asburgico. Vol. I: tomo I, tomo II, a cura di E. Tonezzer, M. Bigaran, M. Guiotto, Bologna, Il Mulino, 2006,ISBN978-88-1511-353-5.
Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi dal Partito Popolare Italiano all'esilio interno 1919-1942, Vol. II, tomo I, tomo II, tomo III, a cura di M. Bigaran e M. Cau, Bologna, Il Mulino, 2007,ISBN978-88-1512-085-4.
Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi e la fondazione della Democrazia Cristiana 1943-1948, Vol. III, tomo I, tomo II, a cura di V. Capperucci e S. Lorenzini, Bologna, Il Mulino, 2008,ISBN978-88-1512-640-5.
Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi e la stabilizzazione della Repubblica, 1948-1954, Vol. IV, tomo I, tomo II, tomo III, tomo IV, a cura di S. Lorenzini e B. Taverni, Bologna, Il Mulino, 2009,ISBN978-88-1513-095-2.
L'Europa. Scritti e discorsi, a cura di Maria Romana De Gasperi, Collana Pellicano Rosso, Brescia, Morcelliana, 2019,ISBN978-88-372-3254-2.
Maurizio Cau, Sara Tonelli, Giovanni Moretti, Matteo Largaiolli, Rachele Sprugnoli e Matteo Moretti (a cura di),Alcide (un viaggio negli scritti di De Gasperi),Fondazione Bruno Kessler (FBK).URL consultato il 19 agosto 2024(archiviato il 24 ottobre 2021) (rappresenta l'edizione digitale degliScritti e discorsi politici, il Mulino 2006-2009)
Nel 2016 è stata avviata l'Edizione Nazionale degli epistolari dello statista con corrispondenti italiani e stranieri secondo criteri cronologici, tematici e geografici. La corrispondenza, garantita da un comitato scientifico, sarà digitalizzata e pubblicata online.
Lettere dalla prigione (1927-1928), a cura diMaria Romana Catti De Gasperi, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, maggio 1955. - Roma, Edizioni Cinque Lune, 1974; Milano, Marietti, 2003,ISBN 978-88-2115-801-8.
Lettere al Presidente. Carteggio De Gasperi Malvestiti (1948-1953), a cura di Carlo Bellò, con una testimonianza diPiero Malvestiti, Milano, Bonetti Editore, 1964.
Suor Lucia De Gasperi,Appunti spirituali e lettere al padre, a cura di M. R. Catti De Gasperi, Brescia, Morcelliana, 1968. [epistolario tra la figlia e lo statista]
Lettere sul Concordato, con saggi di M. R. De Gasperi e Giacomo Martina, Brescia, Morcelliana, 1970. - Milano, Marietti, 2004,ISBN 978-88-2115-802-5.
Cara Francesca. Lettere, a cura di M. R. De Gasperi, Collana Testimoni, Brescia, Morcelliana, 1999,ISBN978-88-3721-756-3.
Luigi Sturzo-Alcide De Gasperi,Carteggio (1920-1953), a cura di F. Malgeri, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2007,ISBN978-88-4981-794-2.
De Gasperi scrive. Corrispondenza con capi di Stato, cardinali, uomini politici, giornalisti, diplomatici, a cura di M. R. e Maria Paola De Gasperi, Cinisello Balsamo (Mi), San Paolo Edizioni, 2018[2 voll., Brescia, Morcelliana, 1974],ISBN978-88-9221-391-3.
^Prima come luogotenente del Regno e poi come Re d'Italia: anche il primo decreto di nomina di De Gasperi fu firmato da Umberto, essendosi Vittorio Emanuele ritirato dalla vita pubblica attiva per questioni di opportunità politica.
^Come Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.
^Nonostante sia ilregistro parrocchiale del luogo di nascita (Pieve Tesino) sia la sua firma su tutti i documenti (come si vede, ad esempio, sulla copia originale dell'Accordo De Gasperi-Gruber) attestino la grafiaDegasperi, è comunemente diffusa la variante erroneaDe Gasperi, che campeggia anche nel titolo e nel testo di questa voce.
^Igino Giordani,Alcide De Gasperi, il ricostruttore, articolo pubblicato su Historia, aprile 1963, nº 65, pag. 20: "Ricordo d'essermi recato io stesso dal padre gesuita Tacchi Venturi, il quale godeva di notevole credito presso il Duce, a pregarlo d'intervenire perché De Gasperi fosse lasciato in pace. Mi fu riferito che, venuta la cosa a conoscenza di Mussolini, costui si era sorpreso che ancora De Gasperi fosse trattato in quel modo; e aveva dato l'ordine che lo lasciassero in pace."
^L'appunto di un informatore fascista in Vaticano del 22 febbraio 1941 recitava: «È opportuno far vigilare moltissimo l'ex on. Alcide De Gasperi (egli abita in Roma). Egli attualmente riveste la carica di segretario della biblioteca apostolica vaticana. È un protetto di monsignor Montini con il quale ci risulta che si incontra non in Segreteria di Stato» (Dino Messina, Corriere della Sera, 8 ottobre 2003, pag. 35).
^ Antonio Zanardi Landi e Giovanni Maria Vian,Singolarissimo giornale. I 150 anni dell'«Osservatore Romano», Torino, Allemandi, 2011.
^P. Ginsborg,Storia d'Italia dal dopoguerra ad oggi, p. 61.
^Alessandro Gnocchi,Il De Gasperi sconosciuto: contro gli ebrei e per la razza, in “Libero”, 28 aprile 2005.
^"L'ultimo monarca gli aveva promesso che in caso di sconfitta avrebbe lasciato immediatamente l'Italia. Così appena il ministro dell'interno Romita la sera del 4 giugno gli comunicò i risultati abbastanza sicuri, con due milioni di vantaggio per la Repubblica, il presidente del Consiglio avvertì della situazione il ministro della Real Casa Falcone Lucifero. (...) Ne nacque un contenzioso giuridico cui si aggiunse il sospetto di brogli e il ricorso alla Cassazione dei monarchici. Il 10, l'11 e il 12 giugno tra De Gasperi e Umberto, che infine il 13 sarebbe partito in aereo per Lisbona, ci fu un vero braccio di ferro. Il re sconfitto, condizionato dal suoentourage, non voleva più partire fino alla pronuncia ufficiale della Corte di Cassazione e si dichiarava disposto al massimo a delegare a De Gasperi i poteri di luogotenente. Poteri di capo dello Stato che invece spettavano provvisoriamente per legge al primo ministro fino alla nomina del nuovo Presidente da parte dell'assemblea costituente. In tutta questa vicenda De Gasperi sfoderò la sua calma proverbiale" (Corriere della Sera, 8 ottobre 2003).
^Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, in:L'Italia Libera, 14 giugno 1946.
^Ai sensi dell'art.2 del DLegLtn 98/1946 i poteri di De Nicola si attivarono subito all'elezione e non all'atto del giuramento, condizione questa introdotta solo successivamente dalla Costituzione nel 1948.
^ Alfredo Canavero,Capitolo 6, inAlcide de Gasperi: il trentino che ricostruì l'italia e fondò l'europa.
^Aveva tentato di ricomporre il rapporto tra i tre partiti affidando l'incarico prima aVittorio Emanuele Orlando e poi aFrancesco Saverio Nitti, in entrambi i casi infruttuosamente. Francesco Bartolotta,Parlamenti e governi d'Italia, Vito Bianco Editore, Roma, 1971, p. 217.
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^Atti parlamentari, Camera dei deputati, seduta pomeridiana del 20 luglio 1949,Sul disegno di legge "Ratifica ed esecuzione del Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949.
^Atti parlamentari, Senato della Repubblica, seduta pomeridiana del 29 luglio 1949,Sul disegno di legge "Ratifica ed esecuzione del Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949.
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