Fu discepolo diCleante e suo successore acapo della scuola filosofica dellostoicismo; la sua sistematizzazione delle dottrine stoiche, contenuta in circa settecento opere, lo fece diventare un secondo padre dello stoicismo, rendendo questa scuola una delle più influenti nel mondo greco e romano per secoli. Fu anche autore di contributi importanti nellalogica delle proposizioni.
Le circa settecento opere da lui scritte sono andate tutte perdute; si conosce il suo pensiero attraverso autori successivi che lo citarono. Inoltre, sono stati di recente scoperti frammenti di alcune sue opere nei papiri carbonizzati dellaVilla dei Papiri diErcolano.
Crisippo crebbe nei pressi diTarso, dove forse ebbe i suoi primi contatti con la filosofia. A seguito di un contenzioso legale, perse significativi beni ereditati. Decise allora di trasferirsi adAtene per studiare filosofia. Fu colpito dalla fedeltà dellostoicoCleante per il suo maestroZenone di Cizio, tanto da diventarne il discepolo; forse studiò anche sottoArcesilao,[1] capo dell'Accademia di Atene.
Fu uno scrittore prolifico – si racconta che raramente passasse giorno senza che avesse scritto 500 linee[2] – e un disputatore accanito, tanto che spesso sosteneva entrambe le posizioni in una disputa, guadagnandosi le critiche dei suoi sostenitori.
Si racconta che Crisippomorì di risate per aver detto al suo schiavo, dopo aver visto il suo asino mangiare dei fichi a lui destinati: “Adesso dagli un po’ di vino”.[3] In verità lo scrittore aveva attirato su di sé l'ostilità di alcuni importanti personaggi ateniesi del tempo: l'aneddoto sulla morte avrebbe sottolineato la stoltezza di Crisippo, che lo avrebbe condotto al suo assassinio.
Scrisse oltre settecento opere, tutte perse. Alcuni frammenti sono conservati in opere di autori successivi, comeCicerone,Seneca,Galeno,Plutarco e altri. Alcuni papiri carbonizzati ritrovati nellaVilla dei Papiri diErcolano contengono frammenti di due opere di Crisippo, leQuestioni logiche[4] eSulla provvidenza;[5] potrebbe anche essere sopravvissuto un suo terzo lavoro, anonimo.[6]
Crisippo, come altri stoici, condusse un'analisi piuttosto dettagliata dei procedimenti dimostrativi usati dai matematici e pose l'accento sull'importanza delleproposizioni (lektà), cioè su queglienunciati che possono essere sia veri che falsi, piuttosto che sulsillogismo su cui aveva focalizzato l'attenzioneAristotele.
Particolare importanza rivestivano i condizionali o leimplicazioni, come nella frase «Se è giorno,allora c'è luce». L'implicazione sarebbe risultata falsa nel caso in cui partendo da premesse vere si fosse giunti a conclusioni false. Crisippo ricondusse tutte le argomentazioni possibili a quattro schemi di validità, dettianapodittici, ossia indimostrati e indimostrabili, mediante i quali si costruiscono le dimostrazioni, ma che a loro volta non possono essere oggetto didimostrazione. In questi schemi ricorrono le proposizioni complesse, quali appunto le condizionali, e le proposizionicongiuntive edisgiuntive, con particolare riferimento allanegazione di due proposizioni congiunte.[7]
Crisippo riprese poi daCleante la concezione fisica eontologica della dottrina stoica, dandole un'impostazione definitiva e organica. IlLògos è per lui l'elemento attivo dell'universo, composto non solo difuoco come dicevano i suoi predecessori, ma anche diaria. Alla base del suo insegnamento vi è una concezioneunitaria del cosmo. Secondo la testimonianza diDiogene Laerzio:
«Crisippo nel primo libroSulla provvidenza... afferma che il cosmo è un animale dotato diLògos,anima eintelletto: essendo un animale, è una sostanza dotata di anima e della capacità di sentire. L'animale, infatti, è migliore del non animale; ma nulla è migliore del cosmo; dunque il cosmo è un animale. E ha un'anima, come è evidente dalla nostra anima che è una particella proveniente da esso.»
A differenza diCleante, Crisippo riteneva che dopo la morte solo le anime dei sapienti sopravvivessero,[8] fino alla conflagrazione cosmica finale in cui tutto veniva assorbito dall'Anima del mondo.
Sul pianoetico, a seguito di alcune critiche mosse allo stoicismo da altre scuole di pensiero, cercò di risolvere il problema di come conciliare l'ineluttabilità delLògos, per cui tutto avviene secondo necessità, con lalibertà di ognuno di poter aderire o meno alle norme della saggezza. Egli introdusse allora una distinzione tra le «cause primarie», che regolano il mondo secondo criteri immodificabili dall'uomo, e «cause secondarie», che hanno un ambito limitato ma su cui ognuno ha la possibilità di intervenire.
^Lalogica proposizionale sviluppata da Crisippo rimase pressoché ignorata fino all'età contemporanea, quando fu riscoperta da Jan Łukasiewicz nel saggio "Z historii logiki zdan" (Sulla storia della logica delle proposizioni),Przeglàd Filozoficzny, 37 (1934), pp. 417-437 (tr. ing.On the History of the Logic of Propositions, in L. Łukasiewicz,Selected Works, edited by L. Borkowski, Amsterdam, North-Holland, 1970, pp. 197-217).
Roberto Radice (a cura di),Stoici antichi. Tutti i frammenti secondo la raccolta diHans Von Arnim (1903), Milano, Rusconi editore, 1998 (abbreviato inSVF).
Richard Dufour (a cura di),Chrysippe. Oeuvre philosophique, 2 volumi, Parigi, Les Belles Lettres, 2004 (nuova edizione dei frammenti di logica e fisica con traduzione francese)