Cratippo di Pergamo (in greco: Κράτιππος) (fl.I secolo a.C.) è stato unfilosofoperipateticogreco antico vissuto nelI secolo a.C..
Nato aPergamo, insegnò nella vicinaMitilene e adAtene. Ciò che conosciamo del suo pensiero è legato alladivinazione e ci è noto grazie all'operaDe divinatione diCicerone[1]. È incerto se sia stato unoscolarca.[2]
Cratippo fu contemporaneo diCicerone, con il quale fu legato da un rapporto di intima amicizia, dovuto al fatto che Cicerone, oltre ad aver affermato che il filosofo era uno deiperipatetici più illustri che avesse mai conosciuto[3], lo aveva posto sullo stesso piano dei più grandi uomini della sua scuola.[4]Vissuto per un po' aMitilene, capoluogo dell'isola diLesbo, Cratippo fu compagno diPompeo nella fuga di quest'ultimo a seguito dellabattaglia di Farsalo, con la qualeCesare aveva inflitto al leader degliottimati una dura sconfitta. Sappiamo che, in quell'occasione, Cratippo tentò di consolare Pompeo con argomenti filosofici.[5]
Fu in contatto con diversi illustri personaggi romani, tra i qualiMarco Claudio Marcello e, come si è detto, Cicerone. Quest'ultimo poi fece sì che suo figlio diventasse suo allievo adAtene nel44 a.C.[6]. Sembra che il figlio del console romano abbia visitato l'Asia assieme a Cratippo, il che dimostra l'attaccamento del giovane discepolo al maestro e la grande fiducia di Cicerone nei confronti del filosofo[7]. Sappiamo inoltre che Cicerone ottenne da Cesare, che nel frattempo aveva conquistato il potere, la cittadinanza romana per Cratippo.[8]
Nonostante l'alta opinione di Cicerone sulla conoscenza e il talento di Cratippo, non sappiamo se il filosofo si sia dedicato a svariate tematiche filosofiche, dal momento che ciò che sappiamo del pensiero di Cratippo è relativo soltanto alladivinazione, sulla quale sembra abbia composto un'opera.
Cicerone riporta che il filosofo credeva nei sogni e nell'ispirazione soprannaturale (in latino:furor), ma rifiutava qualsiasi altro tipo di divinazione[9]. Credeva che il senso e l'appetito non potessero esistere al di fuori del corpo, che il pensiero raggiungesse la sua massima potenza quando si liberava dalle influenze corporee e che la divinazione è dovuta all'azione diretta della mente divina su quella facoltà dell'anima umana che non dipende dal corpo.
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