Castelsardo si affaccia al centro delgolfo dell'Asinara, nella regione storica dell'Anglona nel nord dellaSardegna, in un susseguirsi di coste rocciosetrachitiche con piccole insenature, eccetto la spiaggia diLu Bagnu. Grazie a questa posizione la località, oltre ad essere esposta ai venti, gode di un panorama unico spaziando su tutte le coste del golfo, comprese quelle dellaCorsica. Appartengono al territorio di Castelsardo l'isola di Molino e gliscogli Forani[6].
La presenza delmare rende gli inverni miti: le temperature non scendono quasi mai sotto lo zero[7]. Le estati sono calde e secche. Le temperature estive superano normalmente i 30 °C e raggiungono anche i 45 °C.
La particolare posizione, oltre all'esistenza di piccoli approdi naturali, contribuì sicuramente alla scelta del luogo come sede di antichi insediamentipre-nuragici enuragici, oggetto di studi sempre più approfonditi, anche in relazione con la storia delMediterraneo. Il sito fu frequentato in periodoromano di cui rimangono numerose testimonianze[8]. A quei tempi l'approdo era situato su una spiaggia denominataFritum Janii (porto di Giano) da cui il nome del villaggio che vi si trovava sino alla fine del Medioevo e l'odierno nome del porto e della collina sovrastante,Frigiano.
Detto approdo fungeva da scalo commerciale per la cittadina diTibula, mai individuata con certezza, ma collocata da alcuni in territorio di Castelsardo[8]. Vi erano anche altri approdi, come ilportum granaticum (Lu Grannadu) eCala Lagustina oHostilia (Baia Ostina).
A pochi chilometri fu fondato l'importantissimo monastero benedettino diTergu, ora in fase di studio archeologico, mentre sul colle di Frigiano vi era già un monastero probabilmente di eremiti antoniani, intorno a cui si unì la popolazione locale, per lo più sparsa in focolai rurali. Tale centro di aggregazione perse di importanza, per divenire poi un lazzaretto, quando nel1102 venne fondato ilcastello della famiglia genovese deiDoria, battezzatoCastelgenovese (da non confondere conCastel Doria)[9]. A questa data, riportata dallo storico del CinquecentoGiovanni Francesco Fara, in passato veniva fatta risalire la fondazione del castello, così come al 1111 quella del suo borgo, sulla base della lettura della scritta nell'antica campana del campanile del Comune. Invece gli scavi dell'Università di Sassari, guidati dal professorMarco Milanese, hanno determinato che il castello fu costruito nella seconda metà del Duecento. Giuseppe Piras, epigrafista, ha studiato e riletto l'epigrafe della campana stabilendo in modo indiscutibile che l'anno riportato è il 1604 e non il 1111.
Costruito il castello, gli abitanti della zona si trasferirono progressivamente all'interno della rocca, dotata di un approdo indipendente e di numerose vasche per la raccolta dell'acqua; importante fu anche l'afflusso di famigliecòrse eliguri[10]. Quella fu la nascita del paese così come si presenta ancora oggi, nonostante l'urbanizzazione avvenuta a partire dal1950. Con qualche breve parentesi, fu la sede dei Doria in Sardegna durante le varie lotte per il possesso dell'isola che portarono allo sfinimento di tutte le forze in campo. A cominciare dai Doria, passando per igiudici di Arborea (la moglie diBrancaleone Doria,Eleonora D'Arborea, vi abitò per anni), fino agliaragonesi, che uscirono vincitori dagli ultimi conflitti, ma dopo aver pagato un alto prezzo in termini di vite, denari e tempo.
La rocca, così come era stata concepita, rimase imprendibile fino all'avvento delle armi moderne. Nel1520 (la data non è certa) il paese fu rinominatoCastellaragonès (Castelaragonese); nel frattempo divenne sede vescovile, sostituendo l'ormai scomparsaEmpúries, di cui però conservò la denominazione. Nel1586 iniziò la costruzione della cattedrale. Nel romanzo diGiulio AngioniLe fiamme di Toledo (2006) l'autore mette in scena sugli spalti del castello una lunga disputa teologica, verosimilmente svoltasi verso il 1550 tra Gaspar Centelles, allora governatore del castello, e il giovane magistrato cagliaritanoSigismondo Arquer. Ambedue finirono sul rogo per eresia in Spagna ai tempi di Filippo II.[13]
La città cominciò a perdere di importanza nella prima metà dell'Ottocento, schiacciata da proprietari terrieri troppo autoritari e da un impoverimento della vita culturale e sociale, dovuta al progressivo allontanarsi dei seminaristi, dei frati, del vescovo.
Lapeste di fine secolo, arrivata con notevole ritardo rispetto al resto dell'isola, completò l'opera condannando il paese al periodo più povero della sua storia, superato grazie ai molti figli emigrati e poi rientrati, ai finanziamenti delle varie amministrazioni, all'industria del turismo, possibile grazie ai luoghi ricchi di mare, fascino e storia.
È in corso un adeguamento delle infrastrutture che mirano alla ricezione di turisti attenti e colti, nonché un rilancio delle iniziative culturali, tra cui la riqualificazione della biblioteca, recentemente trasferita, assieme al prezioso archivio storico, in un palazzo posto a ridosso del Castello dei Doria[12].
Il campanile della cattedraleLa chiesa di Santa Maria delle GrazieLa torre costiera di Frigiano
Lo stemma e il gonfalone di Castelsardo sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 9 febbraio 1994.[14]
«D'azzurro, alcastello di argento, murato di nero, fondato in punta, aperto del campo, il fastigio privo di merli, esso castello munito di tre torri merlate di tre alla guelfa, la torre centrale più alta e più larga, cimata dalla bandiera bifida, di rosso, astata di nero, caricata dell'aquila di nero e sventolantea sinistra; il tutto sotto ilcapo d'oro, caricato da quattro pali di rosso ed ornamenti esteriori da Comune, con sottostante il mottoPax et bonum Rem Publicam conservant – AD 1102.»
Il gonfalone è un drappo troncato di bianco e di rosso.
la chiesa di Santa Maria delle Grazie con il ligneoCristo nero;
il monastero dei Benedettini, acquisito al patrimonio comunale ed in fase di restauro, che ospiterà il centro di documentazione sulla storia della città regia;
l'episcopio, sede del vescovo di Ampurias dal 1503, restaurato.
il palazzo "La Loggia" (restaurato), sede del Consiglio comunale;
il palazzo Eleonora d'Arborea (restaurato), sede di rappresentanza del sindaco e della vetrina telematica dalla quale è possibile partire con visite teleguidate per il borgo antico;
la sede dell'archivio storico, restaurata, con un doppio accesso da via Vittorio Emanuele e da via Marconi.
L'intero borgo, edificato sulla rocca e interamente circondato da possenti mura (con 17 torri, delle quali solo tre a pianta quadra) è costituito di case antiche di secoli:
castello dei Doria del1102, sede del rinnovato Museo dell'intreccio mediterraneo (MIM), il sito museale più visitato della Sardegna, recentemente oggetto di lavori di restauro delle sale e di modernizzazione museografica[16];
la cinta muraria a mare ed il percorso di sentinella (ripristinato nell'area di Manganella, con l'accesso al mare "Mandracho del soccoro", da cui si gode di una splendida vista sull'interogolfo dell'Asinara;
il ponte levatoio e la porta Pisana, uno dei due accessi alla città, recuperati.
laroccia dell'Elefante, situata al km 4,3 della SS 134 che porta aSedini. È una roccia ditrachite color ruggine, staccatasi in antichità dal massiccio di monteCastellazzu e rotolata a valle. Qui gli agenti atmosferici hanno provveduto a modellarla nella forma attuale[17];
Il castellanese è parlato nel capoluogo e nella frazione di Lu Bagnu. È una varietà di transizione tra il gallurese e il sassarese. Ha una base morfologica e lessicale di origine corsa, mentre la sintassi è condivisa col sardo[21].
Il paese è sede della Confraternita di Santa Croce che ha la propria sede nell'oratorio di Santa Maria. La sua storia prosegue ininterrotta dalla fondazione (XVI secolo), così come ininterrotto è stato il tramandarsi dei canti e delle relative tecniche. La confraternita, pur essendo composta da laici, ha carattere religioso e dipende direttamente dalvescovo, che ha facoltà di legittimarne il priore (eletto ogni anno), come anche di sciogliere la confraternita stessa. Questo perché, essendo stata per lunghi periodi l'unico centro di aggregazione e di affermazione sociale, molto spesso ha contribuito alla formazione di gruppi di potere all'interno del paese e delladiocesi, a volte in aperto contrasto con il vescovo stesso[22].
L'evento più importante e famoso che caratterizza il paese è l'insieme dei riti della settimana santa. La tradizione secolare è portata avanti dalla Confraternita di Santa Croce fin dalXVI secolo. La giornata più pittoresca e interessante è il lunissanti, in cui, oltre a varie processioni, viene praticato un pellegrinaggio alla vicina basilica diTergu. L'evento è noto in tutto il mondo e la confraternita viene studiata daimusicologi[23][24].
Fra gli eventi minori, la festa del patrono del 17 gennaio, la processione in mare con la Madonna dei pescatori il 15 agosto, la festa di san Giovanni del 24 giugno (consuetudine che prende origine dai riti pagani di inizio estate, in cui i "compari" e le "comari" saltavano in coppia i falò), ormai quasi del tutto in disuso.
Le sale delCastello, le cripte dellaCattedrale, il seminario vescovile e l'episcopio ospitano interessanti esposizioni permanenti ed allestimenti tematici. In particolare il Museo dell'Intreccio mediterraneo (MIM), ospitato nelCastello dei Doria, con oltre 100 000 visitatori all'anno. Dopo una breve chiusura per lavori di restauro, il Castello ed il MIM hanno riaperto con una nuova gestione, con oltre 120 000 biglietti venduti all'anno[26].
Castelsardo dal 2000 ospita uno dei concerti di capodanno più importanti della Sardegna e d'Italia, fra i tanti artisti nazionali protagonisti del Capodanno in piazza: Francesco Renga, Le Vibrazioni, Negramaro, Max Pezzali, Negrita, Max Gazzè, Elio e Le Storie Tese, Litfiba,Gianna Nannini[28][29][30].
L'economia attuale è basata principalmente sulturismo, sull'edilizia e sulla pesca. Il paese è ben fornito di negozi, fra cui spiccano quelli diartigianato locale.[31]
A Castelsardo termina laS.S. 200 che collega conSassari, che dista 32 km. Da Castelsardo parte la S.S. 134 che collega con Sedini ed altri centri minori dell'Anglona, mentre la S.P. 90 conduce, con una strada panoramica molto suggestiva, aSanta Teresa di Gallura.
Castelsardo dispone di un porto turistico dotato di oltre 700 posti barca. Quello di Castelsardo è uno dei porti pilota nel programma europeoOdyssea. Vi hanno base varie attività: vela, pescaturismo,diving esnorkeling[32].
La città dispone di una linea di autobus che attraversa il territorio comunale dal confine con il comune diSorso fino a quello con il comune diValledoria, passando per Peruledda, Lu Bagnu, il centro storico, Multeddu; è stato attivato anche un servizio di bus navetta, che dal parcheggio di interscambio, situato nei pressi dello stadio comunale, conduce al centro storico, dove vige una ZTL ed il divieto di accesso per i bus turistici[33]
L'ASD Castelsardo è la principale squadra della città. Ha militato per dieci stagioni nel campionato diSerie D, massima serie dilettantistica del campionato italiano[41]. La seconda squadra della città è l'Atletico Castelsardo, fondata nel 2023 e che milita inSeconda Categoria nella stagione 2024-25[42].
Presso la spiaggia Ampurias (frazione diLu Bagnu) è operativa la Bulli Surf Club A.S.D., nata nel2013. Vanta atleti in ambito nazionale ed internazionale[44].
Castelsardo dispone di un complesso sportivo che comprende lo stadio comunale in erba naturale con tribune coperte, nel quale gioca la locale squadra di calcio (ASD Castelsardo), i campi da tennis, basket ecalcetto (dove gioca il Castelsardo Futsal). Dispone, inoltre, di un impianto sportivo con campo in erba sintetica in località Lu Ponti e di una palestra dipallavolo nel complesso scolastico dell'Istituto comprensivo "Eleonora D'arborea".
^Giuseppe Meloni,Casteldoria: processo per una resa, inArchivio Storico Sardo, XXXV, Cagliari, 1986.
^LIVI C.,La popolazione della Sardegna nel periodo aragonese, inArchivio Storico Sardo, vol. XXXIV, fasc. II, Cagliari, 1984, p. 95.
^ Francesco Cesare Casula,La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, marzo 1998, p. 389,ISBN88-7741-760-9.
^ab Francesco Cesare Casula,La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, marzo 1998, p. 464,ISBN88-7741-760-9.
^Giulio Angioni,Le fiamme di Toledo, Palermo, Sellerio, 2006, 265-281; Antonello Mattone,Castellaragonese. Una città fortezza nel Mediterraneo moderno (XVI-XVIII secolo), in AA. VV. (a cura di Antonello Mattone e Alessandro Soddu),Castelsardo. Novecento anni di Storia, Roma, Carocci, 2007, pp. 458-464