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Carnevale di Bagolino

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Carnevale di Bagolino e Ponte Caffaro
Ballerini con i tipici costumi
PeriodoDomenica, lunedì e il martedì di carnevale
Celebrata inBagolino ePonte Caffaro
Oggetto della ricorrenzaesibizioni in costume
Data d'istituzioneXVI secolo
Altri nomiCarnevale Bagosso
«Le sante feste di Pasqua e Natale, le santissime feste di Carnevale»

(Proverbio bagosso[1])

Ilcarnevale diBagolino ePonte Caffaro per il suofolklore tipico, conservatosi tale in virtù della posizione isolata del paese, ha acquisito notorietà crescente, attirando anche l'attenzione di studiosi dietnologia. La festa si articola in due manifestazioni distinte, animate rispettivamente dalle eleganti figure deiBälärì (ballerini e suonatori) e dalle figure grottesche deiMàscär (maschere).

Folclore carnevalesco

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«non v’è paese in cui odansi tanti strumenti e si ami tanto il divertimento del suono come in Bagolino, in cui sembra forestiero chi non sa toccarne alcuno»

(Carlo Buccio, storico[2])

Il carnevale di Bagolino (ocarnevale Bagosso) è, in realtà, formato da due carnevali con tradizioni diverse. Il più antico è quello deimàscär: figure mascherate che affondano certe loro tradizioni neisaturnali romani. Il secondo è quello deiBalarì (compagnie di ballerini e suonatori), più recente del carnevale delle maschere. Si hanno documenti che attestano queste figure risalenti al 1523 (ballerini) e 1518 (suonatori); quest'ultimo è una delibera comunale con cui si disponeva di ricompensare con una forma di formaggio la Compagnia di Laveno che era intervenuta a rallegrare la festa di carnevale.

La manifestazione è mutata profondamente nel corso dei secoli; tuttavia, a causa dell’incendio che colpì Bagolino nel 1779, sono oggi pochi i documenti comunali conservati risalenti a periodi anteriori a tale data. Nella seconda metà delXX secolo il carnevale di Bagolino ha attraversato una fase di lento declino, sia per quanto riguarda il numero dei partecipanti, sia per il progressivo allontanamento dalle regole e dalle forme della tradizione.

Tra la fine del XX e gli inizi delXXI secolo, tuttavia, la manifestazione ha conosciuto una fase di rinnovato interesse e rifioritura. Ciò è avvenuto grazie, tra le altre cose, alla costituzione di gruppi di piccoli ballerini, impegnati nell’insegnamento dei passi di danza e dei canti tradizionali ai bambini bagossi, nonché al lavoro distorici emusicisti locali e non, che hanno studiato e recuperato tradizioni e musiche in parte dimenticate. A questo si è aggiunta la crescente notorietà del carnevale come attrazione turistica.

Il carnevale rappresenta una ricorrenza tradizionalmente sentita all’interno della comunità bagossa, sia nel capoluogo di Bagolino sia nella frazione lacustre di Ponte Caffaro. Negli ultimi decenni le compagnie di ballerini sono aumentate di numero e sono stati recuperati elementi delle musiche, delle danze e dei costumi della tradizione che nel tempo avevano subito modifiche o parziali perdite.

IBalarì

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I balarì a Ponte Caffaro

La tradizione deibalarì, che si esibiscono esclusivamente il lunedì ed il martedì di carnevale, rappresenta l'aspetto più spettacolare del Carnevale Bagosso; essa si è imposta alla attenzione degli studietnografici per la originalità delle musiche e per la complessità delle danze che vengono eseguite nelle strade e nelle piazze del paese.

«[Le musiche e le danze costituiscono] un fenomeno unico in Italia e con pochi equivalenti in tutta Europa e fornisce un esempio impressionante del livello di complessità cui può giungere una civiltà musicale popolare...»

(Italo Sordi, antropologo[3])

Il cappello del balarì, con gli ori e il voluminoso fiocco, e la maschera.

Il costume dei ballerini è caratterizzato da uncappello infeltro interamente ricoperto da un lungo nastro rosso che viene cucito e ripiegato, in modo da formare delle increspature che donano al cappello il suo singolare aspetto. Questo particolare copricapo viene inoltre ornato di ricami su cui sono cuciti monili d'oro (catene, spille, orecchini, anelli) di famiglia o presi in prestito. Ibalarì non si esibiscono all'aperto in caso di pioggia per evitare che i monili si stacchino e vadano perduti a causa del filo bagnato, che potrebbe rompersi per i salti e i movimenti dei ballerini. A rendere ancora più appariscente il copricapo è il grande fiocco che si trova sul lato sinistro del cappello. Il fiocco è formato da innumerevoli nastri variopinti che, durante le danze, esaltano i movimenti della testa del ballerino.

Tipica decorazione della manica sinistra dell'abito. Si può notare la coccarda rossa a metà braccio.

Il volto deibalarì è nascosto da unamaschera priva di espressione di coloravorio, un tempo di tela e spalmata all'interno di cera (perché il sudore del ballerino non la bagnasse).
L'abito portato dai balarì è di colore blu scuro o nero, un tempo questo vestito era il comune abito scuro che i bagossi portavano durante l'anno, ma oggi anche il vestito è divenuto un elemento peculiare del carnevale, infatti viene adornato con ricami, disegni e passamanerie di vari colori e forme (talvolta può apparire sul braccio sinistro dell'abito unacoccarda particolarmente decorata). I calzoni arrivano al ginocchio del ballerino e, come l'abito, sono di colore scuro e vengono arricchiti con fettucce e ricami.

Parte finale del calzone del ballerino. Oltre al ricamo, si possono notare le "mésoline" (nappe).

Il costume del ballerino dispone di un voluminososcialle con frange, che presenta numerosi disegni, spesso dai colori molto sgargianti. Lo scialle ricade lungo tutta la schiena del ballerino, arrivando fino sotto al ginocchio, e viene fissato alle spalline. Le spalline sono un altro elemento molto appariscente del costume: sono di cotone bianco e presentano vari alamari (talvolta alcune spalline possono avere anche degli ori ricamati, come per il cappello). A differenza degli altri elementi del costume, la tradizione di decorare le spalline è piuttosto recente, infatti è apparsa solo dopo il 1915 (prima le spalline erano più semplici, e il ricamo era formato da una spighetta).

Scialli dei ballerini.

Una fascia diseta riccamente decorata forma una tracolla che parte dalla spalla destra e conclude sul fianco sinistro. Alla fine della fascia sono presenti nappe, coccarde o fiocchi che fanno risaltare il movimento del ballerino durante le danze. Lecalze sono di colore bianco e presentano vari ricami lavorati a mano con i 4 ferri. Per evitare che le calze si abbassino durante le danze, queste vengono fissate ai calzoni utilizzando lesènte (passamaneria lavorata al telaio) decorate con lemèsoline (nappe). Inoltre il ballerino indossa delle sottocalze rosse, più leggere e meno lavorate di quelle esterne.
Anche iguanti sono di cotone bianco e vengono ricamati e decorati a mano, presentano inoltre un sottile laccio di cotone, che, venendo annodato, permette al ballerino di fissare i guanti al polso. Esistono anche dei sottoguanti di colore rosso, ma sono raramente utilizzati dai ballerini.Il costume presenta inoltre un particolarecamaglio di cotone nero o blu scuro, che ricopre il collo e la testa del ballerino.
A completare il vestito sono presenti unacamicia bianca sotto l'abito, con unacravatta o un fiocco, e le scarpe, di colore nero.

IMàscär

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La maschera della "vèciä", con la tipica "guèrnèl".

La tradizione dellemaschere ha carattere più popolano e fa riferimento alla burla carnevalesca consumata sempre mantenendo incognita la propria identità. Queste figure sono antichissime e hanno ereditato certe tradizioni addirittura daisaturnali romani: per esempio il "gesto della palpata", utilizzato dalle maschere per canzonare le altre persone, è di origine romana (veniva utilizzato in segno di augurio e fertilità dai commilitoni romani).[4]

I personaggi si muovono disordinatamente tra la folla, con maschere grottesche o paurose e glisgàlbär ai piedi, questi sono deglizoccoli e sono uno degli elementi più identificativi del Carnevale bagosso. Sono dicuoio rigido e presentano una spessasuola in legno chiodato. La camminata goffa deimàscär fa si che glisgàlbär vengano strisciati sul terreno e sulselciato delle vie, producendo così quel rumore tipico che fa da fondo al Carnevale. Questi personaggi indossano i costumi, sia maschili che femminili, tipici della tradizione bagossa: ilvèciö e lavèciä, e di solito si muovono in coppia o in gruppo. A nascondere l'identità deimàscär contribuisce anche la postura goffa, la camminata strascicata e il ricorso alla voce infalsetto.

Il movimento delle maschere è parte integrante della burla carnevalesca e nei secoli queste figure hanno acquisito vari significati: partendo dai saturnali romani, questi personaggi hanno poi tratto ispirazione da altri fenomeni, come quello dei cosiddetti, in dialetto locale, San Martì. Loro eranocontadini emalgari che ininverno si spostavano da unacascina all'altra a seconda delle condizioni climatiche o di convenienza. Proprio per questo motivo ancora oggi le maschere spesso trasportano con loro oggetti della tradizione contadina, come utensili o carretti, che ricordano il movimento dei San Martì.[5]

L'obiettivo delle maschere, con i loro goffi movimenti e comportamenti, è sempre stato quello di canzonare e sdrammatizzare la situazionepolitica eculturale a loro contemporanea. Infatti c'è stato un periodo in passato in cui le burle hanno avuto come bersaglio polemico persino i Conti diLodron, signorifeudali del comune in tarda epocamedievale, spesso invisi alla gente di Bagolino.

Molto spesso ilsesso dell'individuo è lo stesso della maschera che indossa, ma non sempre; talvolta un uomo può mascherarsi da vèciä, viceversa una donna può indossare il ceviöl del vèciö. Anche questo fa parte della burla carnevalesca, oltre che rendere ancor più difficile l'identificazione della persona mascherata.

Un altro aspetto fantasioso delle maschere è la differenza delle burle che possono fare: queste figure spesso sono compagnie di amici o conoscenti che preparano la modalità degli scherzi in anticipo, perciò non è raro vederle portare elementi di ogni tipo, come strumentimusicali, bastoni, carretti, talvolta anche animali, che ricordano la tradizione dei San Martì, ma che talvolta vengono poi utilizzati per le burle; a volte possono anche indossare abiti differenti da quelli della tradizione o utilizzarecontrofigure non mascherate per rendere più ricca lascenografia degli scherzi.
Le maschere puntano a canzonare sia i bagossi non mascherati sia i turisti, senza mai offendere nè farsi riconoscere. Data la forteidentità culturale di questi personaggi, le maschere parlano unicamente dialetto bagosso.

A differenza dei ballerini che si esibiscono solo il lunedì e ilmartedì grasso, imàscär possono apparire nelle strade del paese già dopo l'Epifania, in particolare nei lunedì e nei giovedì che precedono il Carnevale. Il fatto che le maschere siano attive in questi due giorni della settimana si rifà alla tradizione del corteggiamento dellelaurette. Queste erano delle ragazze bagosse che in passato lavoravano stipendiate nelle cascine private fuori dall'abitato diBagolino, i lunedì e i giovedì invernali. I giovani bagossi che volevano andare a trovarle si mascheravano per non farsi riconoscere dagli estranei e mantenere così nascosto il corteggiamento. La caratteristica parlata in falsetto delmàscär deriva proprio da questa tradizione. Nel tempo anche queste abitudini si sono sovrapposte ad altre tradizioni, come quelle deisaturnali e dei San Martì, e vanno oggi a completare e arricchire la figura delmàscär.[6]

Il costume maschile, portato dalvèciö, si chiamaceviöl, ed è formato dai seguenti elementi:

  • Abito infustagno, di color marrone
  • camicia bianca
  • Calzoni al ginocchio, di colore nero o marrone, presentano una patta quadrata a due bottoni
  • Gilet corto, chiamatocrozèt
  • Calze bianche e ghette di lana rossa, queste ultime sono allacciate lateralmente con una fila di bottoni
  • Sgàlbär ai piedi, questi zoccoli vengono strisciati sul terreno e producono quel suono caratteristico deimaschèr e del Carnevale
  • Il viso è coperto da unamaschera, mentre il capo da uncappello o unfoulard


Invece il costume femminile portato dallavèciä si chiama gùernèl, ed è così composto:

  • Abito lungo con o senza maniche, in tela grossa, scura e grezza
  • Gédä (grembiule), così come l'abito, in passato veniva tessuta a mano sul telaio.
  • Scialle grande e a motivi floreali. Lo scialle può coprire la testa o essere portato sulle spalle e fissato alle estremità sul davanti, al di sotto della “gédä”.
  • L'intimo è composto da una camicia bianca e mutandoni lunghi. Mentre le calze hanno colori differenti con significati differenti: di colore bianco per le nubili, rosse per le sposate e viola per la anziane.
  • Sgàlbär ai piedi
  • Maschera in viso e, talvolta,foulard in testa[7]

I carri

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Un'altratradizione della manifestazione è quella dei carri. A differenza di altricarnevali italiani, dove i carri vengono utilizzati principalmente a scopo scenico, i carri del carnevale di Bagolino sono delle piccole casette in legno su ruote, trainate per il paese datrattori (in passato animali). I carri vengono fabbricati direttamente dai bagossi e molto spesso vengono utilizzati da compagnie di amici. Per questol'arredamento interno può cambiare, però solitamente è formato da unastufa per scaldare e cucinare e da un tavolo dove riunirsi. I carri vengono spostati per le vie del paese e utilizzati come punto di ritrovo mobile. Qui le maschere, ma anche i bagossi che non prendono parte ai travestimenti o fanno una pausa dagli stessi, si ritrovano e mangiano, bevono o chiccherano con i loro amici. Proprio il fatto di avere questi numerosi luoghi di ristoro mobili e privati, contribuisce a creare quel forte senso dicomunità all'interno del paese.

Per via di problemi di viabilità sulla statale delCaffaro, a Ponte Caffaro i carri non possono essere spostati durante i giorni di festa: rimangono comunque parcheggiati nei luoghi di ritrovo e nellepiazze del paese, contribuendo così, anche senza lo spostamento, a creare la comunità e l'atmosfera tipica del carnevale.

Controversie

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Agli inizi deglianni '70 del secolo scorso laRegione Lombardia, accortasi della ricchezza culturale presente a Bagolino, finanzia studietnologici eantropologici riguardanti queste tradizioni. A seguito degli studi, vengono pubblicati numerosi articoli, documentari, film e dischi riguardanti l'evento. Ciò diede al carnevale una risonanza mediatica mai vista prima, che comportò diversi problemi nelle relazioni tra la comunità locale e la regione; primo tra tutti laproprietà intellettuale delle opere che, di fatto, appartenevano alla regione, sebbene riguardassero tradizioni secolari tramandate da sempreoralmente e che mai (nel caso delle musiche) erano state messe per iscritto. Un altro motivo di tensione tra i due enti fu il fatto che quasi la totalità degli studi venne pubblicata da ricercatori esterni alla comunità, che talvolta avevano avuto contatti minimi o nulli con la popolazione locale.[8][9]

Note

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  1. Luca Ferremi,Riti, miti, ricorrenze religiose della bassa Lombardia, Treccani – Regione Lombardia, 2017, p. 38.
  2. Riti, miti, ricorrenze religiose della bassa Lombardia, in Luca Ferremi (a cura di), Treccani – Regione Lombardia, 2017, p. 38.
  3. Il Carnevale di Bagolino, in Roberto Leydi-Bruno Pianta,Brescia e il suo territorio, il mondo popolare in Lombardia, vol. 3, Milano, Silvana, pp. 25-43
  4. Loft Podcast,Smascherato il carnevale di Bagolino, suYouTube, Loft Podcast, 28/02/2025.URL consultato il 09/02/2026.
    «Intervista a Luca Ferremi, minuto 0:57.»
  5. Regione Lombardia assessorato ai beni e alle attività culturali,bagolino 1972 remaster, suYouTube, Orti filmstudio, 28/01/2025.URL consultato il 31/01/2026.
    «Intervista a Eligio Zanetti, minuto 35:30.»
  6. Loft Podcast,Smascherato il carnevale di Bagolino, suYouTube, Loft Podcast, 28/02/2025.URL consultato il 10/02/2026.
    «Intervista ai tre ballerini, minuto 6:40.»
  7. Bagolino, subagolinoinfo.it.URL consultato il 19 novembre 2025.
  8. Regione Lombardia assessorato ai beni e alle attività culturali,bagolino 1972 remaster, suYouTube, Orti filmstudio, 28/01/2025.URL consultato l'08/02/2026.
    «Intervista finale, minuto 46:40.»
  9. Loft Podcast,Smascherato il carnevale di Bagolino, suYouTube, Loft Podcast, 28/02/2025.URL consultato l'08/02/2026.
    «Intervista a Luca Ferremi, minuto 3:34.»

Bibliografia

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  • Francesca Cappelletto,Il carnevale: organizzazione sociale e pratiche cerimoniali a Bagolino, Brescia, Grafo, 1995, p. 238,ISBN 978-88-7385-270-4.
  • Nerio Richiedei,Il Carnevale di Bagolino in Val Sabbia, in Luca Giarelli (a cura di),Carnevali e folclore delle Alpi. Riti, suoni e tradizioni popolari delle vallate europee, 2012,ISBN 978-88-6618-948-0.
  • Roberto Leydi-Bruno Pianta,Il Carnevale di Bagolino, inBrescia e il suo territorio, il mondo popolare in Lombardia, (autore del capitolo Italo Sordi), vol. 2, Milano, Silvana, 1976, pp. 25-43.

Voci correlate

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