Nei due secoli successivi allarivoluzione industriale, l'attività manifatturiera ha inciso vistosamente sull'organizzazione economica e territoriale dello spazio terrestre. Al pari della prima grande rivoluzione della storia economica (scoperta dell'agricoltura), la nascita della manifattura non fu un evento improvviso, ma venne preceduta da altre trasformazioni economiche, sociali, tecnologiche che la resero possibile. L'attività manifatturiera è un fattore fondamentale in tutti isistemi economici moderni. L'industria è spesso sinonimo disettore secondario e si occupa della trasformazione dei beni primari (agricoltura,minerali, ecc). Si evidenziano tre fasi distinte di questa attività:
- L'approvvigionamento dimaterie prime che vengono concentrate in un determinato luogo;
- La produzione o trasformazione del bene primario inprodotto finito osemilavorato. Quanto più lungo e complesso sarà il processo di trasformazione, tanto più aumenterà il valore aggiunto attribuito al prezzo finale del bene. In alcuni settori ilvalore aggiunto è dato soprattutto dal lavoro umano (alta intensità dimano d'opera), in altri sono preponderanti i macchinari (alta intensità dicapitale);
- La distribuzione del bene prodotto sulmercato.
L'industria opera quindi nel sistema economico non isolatamente, ma instaurando una indispensabile serie di relazioni funzionali. Nella tradizione economica si distinguono tre tipi principali di rapporti tecnico-funzionali:
- verticali (processi produttivi legati da una successione dell'apporto manifatturiero all'interno di una stessaimpresa o tra diverse);
- laterali (produzione parziale destinata all'assemblaggio con altre componenti prodotte da diverse imprese);
- di servizio (quando le imprese utilizzano un processo o un servizio comune fornito in una determinata area). Il processo produttivo può essere descritto nei termini di unafiliera, una vera e propria catena del valore, la quale produrrà un vantaggio competitivo per tutte le imprese che ne fanno parte. L'organizzazione dello spazio industriale dipende quindi da un insieme di condizioni relativamente complesse. Lo spazio industriale è uno spazio discontinuo, ovvero uno spazio di relazioni tra molteplici elementi variamente localizzati.
I primi addensamenti industriali si formarono nel Settecento e consistevano soprattutto inmanifatture tessili e impianti per la lavorazione deimetalli. La localizzazione di quei primi distretti era fortemente orientata verso igiacimenti minerari e le fonti dienergia per tutto l'Ottocento. InItalia le prime lavorazioni tessili si localizzarono nelle bassevallialpine delPiemonte e dellaLombardia, attratte soprattutto dall'abbondanza dell'energia idrica.
Ben presto i primidistretti industriali attirarono consistentiflussi migratori dalle campagne, favorendo la concentrazione dellapopolazione. Quella prima fase diindustrializzazione favorì l'affermazione delle prime potenze industriali:Regno Unito,Francia,Germania,Stati Uniti. Solo dopo laseconda guerra mondiale lo sviluppo industriale si diffuse in altre regioni e paesi. L'intensificazione delle relazioni si realizza sia all'interno che all'esterno dell'impresa, determinando in entrambi i casi profonde conseguenze sul piano dell'organizzazione territoriale. All'interno, la riduzione dei costi di produzione è avvenuta anzitutto aumentando la dimensione degli impianti, come conseguenza dellastandardizzazione e dellaproduzione di massa. La divisione del lavoro ha consentito, sin oltre la metà delNovecento, di accrescere la produttività del lavoro utilizzando ampie quote dimano d'opera scarsamente qualificata alla quale veniva assegnata l'esecuzione di operazioni semplici e ripetitive.
All'esterno, l'intensificarsi delle relazioni tra più imprese localizzate in una stessa area produce la formazione di fitte relazioni funzionali fra di esse e con l'ambiente sociale e culturale circostante. Risparmi di costo, oeconomie esterne, sono riconducibili alle seguenti tipologie:
- una divisione del lavoro tra le diverse unità produttive (decentramento);
- unico sistema diinfrastrutture e diservizi
- imprese appartenenti allo stesso settore produttivo, sono localizzate nella stessa zona creando un fitto interscambio di personale e informazioni;
- la reputazione acquisita dai prodotti provenienti da una determinata località (stimolando la domanda per quei beni particolari).
L'agglomerazione entro un'area urbana di medie o grandi dimensioni offre alle imprese diversi vantaggi aggiuntivi o economie di urbanizzazione, tra cui rientrano:mercato del lavoro maggiormente differenziato; vasto mercato di sbocco; infrastrutture eservizi collettivi di livello superiore; ampia gamma di servizi per la produzione e attività collaterali. Le più grandiregioni industriali sono concentrate in un numero ristretto di paesi e corrispondono spesso alla localizzazione dibacini carboniferi e allearee metropolitane e portuali.
I processi di concentrazione e agglomerazione non si riproducono all'infinito dato che oltre una certa soglia si verificano dellediseconomie di scala. Per questo si assiste talvolta a processi di deglomerazione che assumono forme diverse:rilocalizzazione (decentramento territoriale); decentramento produttivo (simile al precedente, si ha quando le imprese trovano maggiormente conveniente la frammentazione del processo produttivo da parte di più aziende connesse tra di loro) esso produce un tessuto di imprese di piccole e medie dimensioni; 3 formazione di sistemi industriali periferici (conseguenza del decentramento)
Le imprese influenzano il destino del territorio in cui operano. Esse si pongono in relazione agli altri soggetti presenti. Si distingue tra grande epiccola impresa, nelle prime vi è un organoesecutivo, nelle seconde vi è solo la figura dell'imprenditore. Le grandi imprese sono favorite dal processo economico esse tendono infatti a formarsi inglobando quelle più piccole e affermandosi per le capacità strategiche di cui sono in possesso. L'elevata complessità della moderna impresa assume una organizzazione gerarchica in cui vi sono almeno tre livelli funzionali e spaziali:
- decisione, pianificazione, ricerca (in centri metropolitani);
- altre funzioni produttive a lavoro qualificato e che necessitano di infrastrutture (aree sviluppate);
- le produzioni standard che necessitano di mano d'opera non qualificata (aree sottosviluppate).
L'organizzazione dell'impresa assume quindi i livelli centrale, semiperiferico e periferico.
Nei primi anni del Novecento la grande impresa andava affermandosi, le prime furono quelle americane. Nelprimo dopoguerra gli investimenti internazionali si concentrarono soprattutto nelle economie industrializzate e gli scambi internazionali avvenivano soprattutto tra gli stati fino alsecondo dopoguerra. Soprattutto dagli anni1980 invece, oltre la metà degli scambi inizia ad avvenire soprattutto tra le grandi imprese. In questo periodo si passò dalcapitalismo concorrenziale, di inizio secolo, alcapitalismo monopolistico moderno. La fase più recente dello sviluppo della grande impresa multinazionale corrisponde all'approfondimento delle tendenze volte alla scomposizione internazionale dei cicli produttivi. Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e la maggior efficienza delle comunicazioni hanno consentito l'organizzazione di un sistema produttivo che presenta un'elevata flessibilità.
Inoltre le grandi imprese, fin dagli anni1980 hanno avuto nuove esigenze come l'ampliamento dei propri settori di attività, la differenziazione del prodotto, il perseguimento della ricerca tecnologica, nuove forme di strategia come alleanze e accordi. Schematicamente è possibile identificare alcune tipologie essenziali:
- Acquisizioni (le unità acquisite mantengono la propria autonomia giuridica ma rientrando in una più ampia rete d'impresa);
- joint venture e accordi di cooperazione (fra imprese autonome in specifici progetti e iniziative produttive);
- alleanze strategiche (ricerca di vantaggi competitivi tra imprese radicate in aree diverse).
L'impresamultinazionale appare di conseguenza più flessibile e libera di muoversi sui diversicontinenti riducendo i costi e realizzando una scomposizione delciclo produttivo. Si parla in questo caso di “impresa globale”. Le multinazionali dunque seguono una logica duplice: le produzioni a basso contenuto tecnologico si collocano nelle zone in via di sviluppo, le produzioni altamente tecnologiche privilegiano zone di consolidata base industriale. A seguito di queste novità nel sistema di imprese, si è andato affermando una nuova situazione economica mondiale per cui la periferia del mondo non è più un fornitore dimaterie prime quanto dimano d'opera.
Per gran parte del Novecento, l'economia industriale è andata organizzandosi intorno alla grande impresa e la concentrazione delle funzioni produttive in spazi relativamente ristretti. L'organizzazione produttiva dominante del secolo è definitaFord-Taylorista. Il modellofordista si basava sulla grande dimensione degli impianti, l'integrazione verticale del ciclo produttivo e lastandardizzazione dei beni. L'apporto diFrederick Taylor (Taylorismo) fu invece sulla capacità di quel tipo di impresa di espandersi e diventare soggetto dominante dell'economia. A queste condizioni, le grandi imprese iniziarono a concentrare le proprie funzioni nei pressi delle grandi agglomerazioni. L'impresa era anche spinta ainternalizzare funzioni crescenti al proprio interno allo scopo di realizzare siaeconomie di scala siaeconomie di varietà. Entrambe infatti realizzavano risparmi sui costi grazie alla produzione diversificata e in grandi quantità di beni. Questo modello organizzativo era però molto rigido e sulla fine degli anni1970 tali limiti si trasformarono in vere e propriediseconomie di scala.
A partire dagli anni1970, neipaesi sviluppati si verifica una nuovarivoluzione tecnologica con effetti tanto profondi da essere considerata analoga alla primarivoluzione industriale. Lo scambio delle informazioni diveniva sempre più facilitato e rapido, mentre si iniziavano a programmare sui calcolatori, diverse funzioni complesse per l'uomo. Le conseguenze della rivoluzione tecnologica sono soprattutto di processo e non di prodotto. La tendenza verso una crescente flessibilità del sistema è spiegabile individuando i principali cambiamenti:
- l'automazione dei cicli produttivi;
- acquisizione di polivalenza della posizione dei lavoratori nel ciclo produttivo. Inoltre si sono verificati dei cambiamenti anche nei comportamenti localizzativi per cui se da un lato, le imprese continuano a deconcentrare, dall'altro tendono a riagglomerare le funzioni di livello più elevato e anche le funzioni produttive che rispondono a canoni moderni come iljust in time.
L'introduzione di nuove tecnologie non è un fenomeno estraneo ad altri processi sociali ed economici. Essa è innanzitutto la risposta dei soggetti economici alla crescenteglobalizzazione e differenziazione delladomanda di mercato. Perinternazionalizzazione si intendono i processi che hanno caratterizzato nel corso del Novecento l'evoluzione delle grandiimprese industriali. All'inizio degli anni1990, gliinvestimenti esteri diretti hanno registrato una riduzione relativa e sono invece aumentati gli accordi inter-impresa e soprattutto si è andato sviluppando un modello spiccatamente regionalizzato.
L'organizzazione spaziale del sistema globale emultinazionale è caratterizzata da una struttura altamente integrata e gerarchizzata che si articola su tre livelli principali:
- In un livello superiore vi sono le aree metropolitane dove operano i centri decisionali;
- In un secondo livello si pongono i grandi centri industriali storici;
- In un livello inferiore si trovano invece, le aree di decentramento delle funzioni produttive più standardizzate, generalmente le aree in via di sviluppo.
Le condizioni moderne favoriscono quindi una nuova organizzazione economica basata sui seguenti criteri:decentramento delle funzioni produttive; selettività spaziale deiprocessi industriali; consolidamento dei nuovi sistemi produttivi periferici; concentramento di produzioni a elevato contenuto tecnologico.
I processi diindustrializzazione hanno coinvolto soprattutto i paesi a reddito medio, privilegiando l'Asia e marginalizzando l'Africa sub-sahariana.
I flussi di investimento sono divenuti più complessi anche se i destinatari principali sono ancora le economie sviluppate. L'Unione europea costituisce la zona geografica maggiormente dipendente dagli investimenti esteri, ma si registra una crescita nelle aree in via di sviluppo. Alcune aree geografiche restano comunque ancora marginalizzate. Il termineTriade globale evidenza l'organizzazione tripolare del mondo economico contemporaneo che ruota sui tre vertici:Nord America,Europa occidentale,Asia orientale.
Se nei primi decenni del Novecento le piccole e piccolissime imprese sembravano destinate a scomparire in seguito alla competizione con le grandi imprese standardizzate, negli ultimi anni pare che stiano invece riscoprendo una crescita di importanza nell'economia. Nei paesi di più antica industrializzazione si sono verificati nel tempo processi di agglomerazione, inItalia invece ancora oggi lepiccole imprese detengono un numero di occupati maggiore a quello delle grandi imprese. L'affermazione della piccola impresa si è fondata spesso sulla valorizzazione di condizioni imprenditoriali locali capaci però di attivare relazioni con ambiti più vasti, nazionali e internazionali. Caratteristiche peculiari della situazione italiana sono state: Presenza di capitale disponibile; tradizione commerciale e artigianale storicamente radicata;forza lavoro dispersa in una miriade di unità di piccole dimensioni; la struttura familiare “allargata”; la tradizionale frammentazione dellaproprietà agricola; mancata polarizzazione urbano-industriale che ha evitato le diseconomie moderne; forte coesione sociale e culturale.
La piccola impresa in virtù della sua elevataflessibilità è spesso coinvolta nella ricerca e nello sviluppo unitamente alla grandi imprese. Si tratta in questi casi di "impresa innovativa". Nel complesso, l'egemonia dei paesi sviluppati nei segmenti maggiormente produttivi si deve ad alcuni fattori decisivi: Le quote più alte destinate allaricerca; Definizione di politiche strategiche nazionali o regionali in materia tecnologica; La presenza di particolari condizioni infrastrutturali; la vicinanza ai principali poliuniversitari; Efficiente sistema diinfrastrutture; Presenza di economie di urbanizzazione; Una base industriale differenziata; vicinanza ai centri di ricerca militari; condizioni climatiche favorevoli e buon livello diqualità della vita.