Tra i Socratici, Antistene si distinse per l'orgogliosa esibizione della propria povertà[4] e per il feroce dibattito controPlatone[5].
Fondò, poi, una sua scuola, detta cinica perché icinici si riunivano nelCinosarge, il ginnasio ateniese dove erano accettati anche i "semi-cittadini" (Antistene era, infatti, in quanto di madre straniera, unmeteco)[6]. Probabilmente fu maestro diDiogene di Sinope, anche se non se ne hanno prove certe.
Ilpinax (catalogo) delle numerose opere di Antistene è conservato daDiogene Laerzio, nella sezione del VI libro della sua opera dedicata proprio al filosofo ateniese e alla sua scuola. Di esse ci restano unadeclamazione dal titoloAiace, che è un brevissimo discorso (in 9 paragrafi) sulla rivendicazione dell'eroe di Salamina per le armi diAchille, cui si contrappone, sempre di Antistene, unOdisseo, una risposta in 14 paragrafi: entrambe testimoniano la militanza retorica di Antistene, ricche di figure gorgiane.[7] Delle altre opere abbiamo circa 150 frammenti.[8]
Esemplificazione dell'idea platonica contestata da Antistene
Il pensiero antistenico è ricostruibile da questi numerosi frammenti e dalla sezione dossografica laerziana, da cui risulta che Antistene neghi l'oggettività sostanziale del concetto socratico, riducendolo a un mero prodotto soggettivo della riflessione dell'uomo sulla realtà circostante, disgregando il valore dell'idea platonica: in particolare col suo motto divenuto celebre, «vedo ilcavallo ma non la cavallinità», intende contestare l'essenzialismo diPlatone, il quale gli avrebbe risposto: «perché non hai l'occhio per vederla».[9]
Ne consegue una forma dinominalismo: la conoscenza della realtà è limitata al puro nome, che, essendo specifico di ciascun oggetto, vieta di formulare predicazioni universali, cioègiudizi.
Sul pianomorale la filosofia di Antistene conduce in due direzioni: da una parte all'attivismo, simboleggiato dalla figura diEracle, ovvero verso uno strenuo impegno individuale nella pratica dellavirtù; dall'altra parte verso un ritorno allostato di natura, in cui l'uomo tende a liberarsi dei bisogni che eccedono la necessità della sopravvivenza; ossia: potere, ricchezza, fama, amore.