L'allelopatia (detta anchecompetizione chimica,[1] oantagonismo radicale) è un fenomeno che interviene molto frequentemente nellacompetizione interspecifica ecompetizione intraspecifica tra le piante nell'agroecosistema, per cui una pianta rilascia nelterreno, a seguito del metabolismo della stessa, sostanze (esempiometaboliti secondari) che inibiscono la crescita e lo sviluppo di piante concorrenti vicine.[1] Tali sostanze si comportano perciò comefitotossine radicali (esempiojuglone dalnoce nero,amigdalina dalpesco,florizina dalmelo). Talvolta può essere stimolata da alcuniparassiti, i quali agevolano la produzione di tali sostanze per impedire ad altri parassiti di interagire con lo stesso ospite.[1]
L'allelopatia riduce pertanto la competizione interspecifica, perché diminuisce o elimina altre piante potenzialmente competitrici nella disponibilità dellerisorse (nutrienti, acqua, luce). D'altro canto,negli ultimi anni[quali?]l'allelopatia è considerata come quel fenomeno che inibisce o incrementa la crescita delle piante[non chiaro] (hormesis).
Sotto l'aspetto tecnico è considerato un fenomeno negativo nei casi di reimpianto, in quanto fa parte del complesso di fenomeni alla base dellastanchezza del terreno: a causa della presenza di tossine radicali, diverse specie da frutto, in particolare ledrupacee, manifestano sintomi di sofferenza quando viene reimpiantato un frutteto in successione ad uno della stessa specie. Sotto un altro aspetto, il fenomeno è invece utile negli impianti ad alta densità, in quanto la minore competizione permette una riduzione della distanza tra le file.